martedì 31 marzo 2015

LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO: IL TESTO INTEGRALE DEL PROTOCOLLO D’INTESA SU CAVALLERIZZA

Oggi, martedì 31 marzo 2015, è un giorno a suo modo storico per Torino: gli enti che ci governano, ovvero Compagnia Di San Paolo, Cartolarizzazione Citta’ Di Torino s.r.l. a socio unico, Università, fondazioni culturali e (stavo per dimenticarle) Comune Di Torino e Regione Piemonte, hanno diramato alla cittadinanza, previa approvazione della Giunta e (pare) nessuna visione da parte del Consiglio Comunale (ove siedono i rappresentanti votati direttamente dal popolo sovrano) il documento d’intesa che sancisce la destinazione futura della cavallerizza che, giova sempre ricordarlo, è bene patrimonio dell’umanità UNESCO.
Questa procedura di discussione e approvazione del protocollo, ristretta e segreta tanto ieri nelle Commissioni cultura di Regione e Comune quanto oggi nella Giunta Comunale, è stata fortemente contestata dall'Assemblea Cavallerizza con un presidio sotto il Palazzo comunale. Presidio che poi si e' spostato al Museo Egizio dove si stava svolgendo l'inaugurazione dei suoi nuovi allestimenti.
Il protocollo è accompagnato da un comunicato stampa che annuncia urbi et orbi l’avvio del tanto decantato e reclamato “percorso partecipativo”, ovvero quella parte decisionale in cui gli abitanti, gli attivisti, le associazioni, gli occupanti-liberanti possono dire la loro e contribuire alle scelte pubbliche.
Certo, tutto molto bello: peccato che nella valutazione dell’iter di formazione di una decisione la forma rischi di prevalere sulla sostanza, soprattutto in eventi come questo. E la distorsione della forma partecipativa è evidente: Comune e Regione hanno deciso di firmare un documento di indirizzo molto preciso prima di consultare il popolo sovrano, e prima ancora di farlo valutare, emendare ed eventualmente modificare (o perché no affossare) nel consiglio cittadino degli eletti.
Nel contempo, è comparsa “come per magia” una cordata di imprenditori locali (chissà perché si parla sempre di “cordata locale”, come se ce li facesse apparire più vicini a noi, quasi come nostri dirimpettai di condominio) che con la tecnica del “dico/non dico” su La Stampa di ieri palesava un interesse concreto a metterci i soldi. Ed io sono così democratico da pensare che chi mette il danaro, soprattutto se l’unità di misura sono i milioni di euro, abbia il diritto di fare un po’ come gli pare, altro che seguire il dettato di un Protocollo d’Intesa che di per sé già non è vincolante. Ma questo lo scopriremo solo vivendo: sarei curioso di vedere quanto il protocollo sarà distante dagli obiettivi del privato o se, “come per magia”, interesse privato e dettami del protocollo d’intesa coincideranno.
Staremo alla finestra. anzi no, Sistema Torino rimarrà ancora lì, sul pezzo, ad interrogarsi ed interrogare tutti gli attori pubblici e privati coinvolti nella “valorizzazione” (parola magica) di un bene dal valore artistico-storico-architettonico ineguagliabile. 


Il protocollo d’intesa è quindi da oggi documento pubblico: per questo la nostra scelta è pubblicarlo per intero sul nostro blog, cosicché ogni cittadino abbia la possibilità di leggerselo senza filtri e fare le proprie considerazioni.

Buona lettura.















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