lunedì 23 marzo 2015

Intervista con l'Assessora Ilda Curti. I nuovi Murazzi prendono forma: sarà una vera svolta?

1) Esattamente un anno fa eravamo in attesa dell’uscita imminente del bando, che vedrà invece la luce a breve: cosa è successo in tutto questo tempo? Qual è la genesi dei Murazzi 2.0?
Ilda Curti: Vi era la necessità di ripartire identificando tutti gli elementi di potenziale difficoltà, strutturale ed amministrativa, per evitare una situazione simile a quella del 2005. Abbiamo voluto affrontare il tema della complessità di questo ecosistema, da ogni punto di vista: ambientale, architettonico, fisico, sociale. Il documento centrale della nuova organizzazione amministrativa è il “Piano integrato d’Ambito”, una sorta di regolamento speciale per zone speciali di cui si è dotato il Comune di Torino, vista la particolarità del sistema-Muri: approvato a febbraio 2013, mentre imperversava la bufera Murazzi, revisionato con la delibera attuale. Le future destinazioni d’uso previste sono sostanzialmente quattro: arcate a servizio pubblico associativo senza somministrazione, le cosiddette ASPI (attivicommerciali di ristorazione che va dal bar al circolo ARCI che spilla birre), commerciale senza somministrazione (per esempio una palestra), e pubblico spettacolo (cioè una zona discoteca posta di fronte all’imbarco GTT, più distante possibile dal centro abitato).
E’ davvero un Murazzi 2.0, in cui si ricomincia da zero: ne sento le responsabilità, perché vi sarà un inevitabile parallelo con quello che ha significato per la Torino underground degli anni 90, ma oggi c’è una ricerca nuova e diversa da parte dei giovani, e sta a loro decidere la nuova direzione. L’assetto delle regole ha voluto preservare la biodiversità dei Murazzi, in opposizione alla corrente di pensiero che vuole il modello francese (sempre che esista un modello unico lungo tutta la Senna), una biodiversità che sarà in grado di attirare sia i turisti che gli Erasmus, dove il ristorante “fighetto” potrà vivere vicino al locale grunge: perché no? 

2) Rimaniamo sulla scorsa estate: il proprietario privato di undici arcate destò scalpore presentando un progetto che, per vari motivi che non indagheremo ora, poi non partì. Qual è l’attuale rapporto della Giunta con tale parte? Si prospetterà uno sviluppo integrato pubblico-privato della zona? 
Ilda Curti: Il privato è uno degli attori in gioco ma non è l’unico, anche l’arcata del  Doctor Sax per esempio è di proprietà privata. Sembra che la parte dei privati si stia orientando verso una scelta di ristorazione “di livello”: sono liberi di farlo e sicuramente arricchiranno l’offerta commerciale. Le undici arcate di proprietà privata hanno destinazioni ASPI e  sanno quel che possono fare all’interno delle regole definite dal Piano Integrato d’Ambito. Sarà comunque indispensabile fare una cabina di regia pubblico-privato anche coi futuri concessionari, dato che mi ha sempre stupito l’assenza di una comunicazione condivisa ai Murazzi come luogo unico.
2.1) Da privato cittadino mi viene però da pretendere dall’amministrazione pubblica che il coordinamento pubblico-privati proprietari si faccia sin da subito no? 
Dalle interlocuzioni avute, il privato ha l’intenzione di fare una cosa più diurna e pre-serale di target turistico medio-alto, che può comunque convivere con quello che uscirà dal nostro Piano d’Ambito. Non c’è coordinamento giuridicamente vincolante ma solo un continuo scambio informale e, successivamente alle assegnazioni, si definirà una cabina di regia pubblica con un’auspicabile forma associativa di chi vive e lavora ai Murazzi. 

3) Quanto hanno influito e quanto influenzeranno le inchieste in corso, che vedono variamente coinvolti alcuni rappresentanti  (compresi dirigenti in carica che mantengono ampi poteri proprio sulla vicenda Murazzi) di vecchie ed attuali Giunte,  sul destino delle nostre amate arcate?
Le inchieste hanno influito sulla cautela e prudenza da noi utilizzata in tutta questa fase. Dal punto di vista etico invece bisogna innanzitutto dimostrare l’esistenza di una “mala etica” e solo un processo penale lo potrà definire, insieme alle relative responsabilità. Al momento non vi è coinvolgimento in reati gravi come corruzione, concussione, o interessi privati in atti pubblici, ma solo approfondimenti relativi a tentativi di risolvere situazioni storte, nate in seguito alla rottura, per responsabilità “di tutti e nessuno”, dell’equilibrio esistente fino al 2008. 
3.1) Nessuno però ha deciso di fare un passo indietro tra gli attori pubblici.
Alcuni attori pubblici non sono più nelle posizioni precedenti. In altri casi si è convenuto non dovessero essere coinvolti nella firma degli atti, per loro tutela e per tutela dell’Amministrazione. Dovevamo comunque occuparcene, per il ruolo che occupiamo, e non potevamo certo aspettare l’esito delle inchieste che comunque fanno riferimento ad un periodo circoscritto della vicenda.
3.2) Secondo alcuni, poteva essere una buona occasione per un repulisti, per un Murazzi “nuova versione” anche dal punto di vista del “chi se ne occupa e decide”.
Cosa si intende per repulisti? Il funzionario pubblico non se ne sarebbe dovuto occupare? Finché nessuno è colpevole, finché non ci sono avvisi di garanzia per reati gravi come appropriazione indebita o corruzione, eticamente devastanti, o reati patrimoniali contro la PA, è nostro assoluto diritto e dovere tirare avanti. La tipologia dei reati imputati rendono l’idea della natura tecnico-amministrativa delle presunte irregolarità, ben lontane dall’ipotesi di una tangentopoli in salsa sabauda.

4) Chiudiamo i riferimenti alla stagione estiva ai Murazzi 2014, salva grazie all’intervento di ARCI e AICS che, con volontà e spirito di sacrificio, allestirono in fretta e furia un palinsesto estivo più che dignitoso, affrontando inoltre sostanziose perdite economiche. Verrà riconosciuto loro un canale preferenziale nell’assegnazione degli spazi futuri? 
Non ci sarà alcun canale preferenziale per loro, se non la visione del Piano d’Ambito in qualità di soggetti collettivi che forniscono un parere tecnico sul documento. Se poi qualche associazione deciderà di affiliarsi a loro per partecipare al bando ben venga.  Nella trasparenza della procedura, il canale preferenziale sarà dato a buoni progetti e buone offerte. 

5) Leggendo il Piano d’Ambito e le relative scadenze ravvicinate previste, mi sovviene la solita domanda: i bandi sono già assegnati? Avete già avuto contatto con qualche futuro assegnatario delle arcate? Alcuni quotidiani sembrano già sapere che ci saranno una palestra, determinate attività e quale associazionismo sarà presente.
Il bando potrà essere diviso in due parti. Per la parte commerciale il Comune mette a bando con le regole tipiche delle procedure pubbliche applicabili in questi casi: un mix tra offerta economica e tipologia dell’offerta, in cui la parte predominante sarà l’offerta economica. La parte associativa ha regole diverse: daremo un valore economico ed una premialità al progetto culturale secondo criteri di interesse pubblico, indicatori e criteri decisi dalla Giunta, coerentemente con il Regolamento per le concessioni alle associazioni che già applichiamo altrove. Migliore il progetto meno paghi, semplice. 
5.1) I maliziosi pensano che saprete già chi vincerà.
Noi non sappiamo nulla e francamente mi interessa poco chi vince: sono molto più interessata a sapere cosa vince, quale idea, quale progetto. Sia io che Passoni siamo convinti che i Murazzi siano una scommessa con un forte valore urbano e culturale. I rischi di una valorizzazione solo economica sono più alti che altrove: per questo cerchiamo un equilibrio tra l’offerta economica e la tipologia di insediamento, evitando il rischio di premiare soltanto chi ha tanti soldi da investire con la conseguenza di avere attività esclusivamente “predatorie” dal punto di vista commerciale. Per il resto vincerà chi offre i progetti migliori.
5.2) Come facciamo a credere che i Murazzi saranno nuovi anche nella gestione da parte dell’associazionismo culturale?
Io scommetto sulle energie fresche della città, che esistono, scatenando un immaginario sano. In questo dobbiamo liberarci dalla nostalgia, ed abbandonarci ai giovani ed al loro diverso e fecondo approccio all’impresa culturale. Inoltre chi ha un contenzioso con la Città non potrà partecipare ai bandi (inadempienze, abusi edilizi, morosità) e già questa è una bella svolta. 

6) Allora facciamo un “case study”: faccio parte di una scuola di improvvisazione teatrale che sta portando il proprio format in giro per il mondo. La nostra compagnia vorrebbe partecipare al bando per gestire un’arcata ai Murazzi in cui fare attività culturale aperta. Quale iter dovremmo seguire? Quante possibilità reali avremmo di poter “vincere uno spazio”?
Vi saranno tre arcate, quella ex Puddhu più le altre due a fianco, adibite a spazio temporaneo. Verranno mantenute pubbliche (quindi  fuori dal bando), ed i lavori saranno a carico del  Comune: le associazioni che ne fanno richiesta al Comune potranno utilizzare per un certo periodo di tempo per fare mostre piuttosto che spettacoli teatrali (anche a pagamento) o per eventi particolari di qualsiasi forma artistica. Non è detto che la Torino 2.0 abbia per forza bisogno della musica come punto focale: magari oggi esploderà una creatività artistica di altro genere, noi dobbiamo mettere a disposizione l’humus, all’interno del quale le forze propulsive saranno libere di crescere.
6.1) La paura è che la struttura dei bandi favorisca più o meno consapevolmente alcune realtà rispetto alla piccola associazione, che non ha ancora il know-how necessario, o l’ARCI alle spalle, per potersi auto-sostenere.
Il fatto di avere l’arcata pubblica, la “temporary arcade”, potrebbe favorire questa tipologia di associazione che non ha risorse economiche o competenze strutturate. Io mi immagino un luogo di ispirazione nord-europea: in Italia abbiamo un insieme di vincoli devastanti che rendono difficile l’utilizzo temporaneo di un posto, e mi suggestiona l’idea che noi ereditiamo un patrimonio urbano, e molti vuoti urbani, che abbiamo l’ansia di riempire e di trovargli una funzione. Che è anche un’ansia giusta, ma mi immagino una funzione non certo uguale a quella che ci servirà tra trent’anni, ma che sia regolata da quanto necessario al momento. Avevamo già fatto con Grimaldi il progetto “Waiting for the future”, luoghi che uso mentre attendo di destinarli ad una funzione definitiva (modello Bunker). In Germania e Belgio è già pieno di luoghi del genere, perché non provarci qua? 

7) Nelle varie dichiarazioni pubbliche della prima  ora emerge lo slogan “Meno discoteche più servizi”:  cosa si intende precisamente? E’ una vittoria degli anti-movida, unita  al trionfo di chi ha sempre immaginato il lungo fiume come un susseguirsi di attività commerciali?
Già nel 2005 c’era l’obbligo di fare attività diurna che però nessuno ha mai fatto nella pratica. Anche lì dipende dal mercato, l’attività diurna esiste se conviene: se tu porti delle attività di produzione di artisti giovani, scultori, studenti, generi un movimento che innesta un circolo economico positivo. Viene tutto naturale se c’è passaggio di gente che genera necessità di offerta commerciale. La presenza di attività commerciali non di somministrazione sono un altro potenziale generatore di attività diurna. Per quanto riguarda gli orari di apertura dei locali, resterà valida la normativa vigente, poi vedremo se necessiterà di un’ordinanza ad hoc come per esempio è successo a San Salvario. Spero non ce ne sia bisogno data la relativa distanza dai centri abitati, e non voglio neanche pensare che le discoteche debbano essere relegate all’estrema periferia, così come tutto ciò che “disturba”. Meno discoteca non significa zero discoteca. 

8) Sono andato a rileggermi la promozione dell’evento “Save Murazzi”, così come il mio articolo dell’epoca e tanti altri. La parola d’ordine era, manco a dirlo, “Cultura”: quale spazio avrà nel futuro che Lei immagina per i Muri?
I luoghi in cui si farà cultura saranno quelli della parte associativa così come di quella temporary; penso ad associazioni omologhe a quelle delle “Case del quartiere”, luoghi di espressione culturale completamente libera, entro gli spazi concessi dal Comune. Io ora mi aspetto e mi auguro che questa città che si dice giovane, libera, underground e partecipata si metta in gioco. Questa è l’occasione per farlo.

9) Passando ad una ottica sistemica, il futuro prossimo vedrà nuovi Murazzi, Cavallerizza destinata al turismo low cost, Vanchiglia in espansione continua, San Salvario cuore della movida. Molto semplicemente: non è un po’ troppo? Quale visione d’insieme della città presiede tutto questo? Spiace dirlo ma esclusa  Bilbao (sebbene la letteratura scientifica sia spaccata anche su di essa) nessuna grande città Europea è riuscita a sostituire, in termini di Pil generato, l’industria manifatturiera. Sarà Torino la prima?
Io sto riflettendo molto su quanto questa città abbia abbassato la soglia di tolleranza. E’ un dato demografico, la città invecchia e diventa intollerante: bisogna ritornare ad un’idea della politica che cerca di mettere insieme interessi diversi. Abbiamo un eccesso sabaudo di mentalità regolativa, come diceva Pavese, col rischio conseguente di pensare ad una città divisa in quartieri-compartimenti stagni. A medio-lungo termine il mix di funzioni, generazioni, modalità di vivere la città sono fattori di crescita e di benessere collettivo. E’ indispensabile cercare un equilibrio ma è sbagliato perimetrare le funzioni e confinarle all’esterno del tessuto urbano. Le città senza vita muoiono, come gli organismi viventi.
9.1) Dal punto di vista economico questo significa che passeremo dal tutti operai al tutti operatori turistici?
Beh, se fosse così sarebbe meglio stare sotto al sole che sotto una pressa. Ma sono la prima ad ammettere che una città manifatturiera ha bisogno anche di produzione, si spera con forme di produzione da terzo millennio e non da nuovo schiavismo; non è certo  immaginabile sostituire il bar con le fabbriche. 
9.2) Non è un discorso più da immagine di Torino “always on the move” che da città più povera del Nord?
Torino è anche quella con il più basso tasso di laureati rispetto alle altre grandi città del Nord: è una città che ha attratto manodopera scarsamente qualificata, per cui il rischio è la città duale, che offre occasioni solo a chi ha le competenze, non solo economiche. Penso per esempio agli immigrati che hanno la forza giusta per avere successo economico e sociale.  Dall’altro lato c’è l’ampia fascia di deboli e vulnerabili, data da una fase di crisi che è molto più generale e non riguarda solo i torinesi. Siamo in un’era di cambiamento sociologico, dopo la quale i dinosauri scompariranno.
9.3) Chi sono i dinosauri di oggi?
Quelli non sufficientemente agili per re-integrarsi, penso alla grande borghesia che vive di una rendita che nel futuro prossimo potrebbe non bastargli più, auto-condannandosi all’estinzione. Si prospetta un futuro in cui da un lato hai la società liquida, il mondo 2.0, i co-worker, dall’altro hai la massa indistinta di persone rimaste indietro e di cui la Sinistra vuole occuparsi: Torino è la città dove la sostenibilità sociale viene messa al centro dell’attenzione. Saranno gli outsiders “territoriali” e sociali a salvare questa città, dal ragazzino cinese ai numerosi talenti portatori di innovazione tecnologica. 
(a cura di Paolo Tex Tessarin)



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