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mercoledì 23 ottobre 2019

QUANTO IL PROGETTO APPENDINO DIFFERISCE DAL PROGETTO PASSONI?

Potrebbe diventare un fulmine a ciel (quasi) sereno l’ articolo di Paolo Coccorese di oggi che illustra alla cittadinanza l’ ipotesi di masterplan relativo a Cavallerizza. Il 31 ottobre il progetto verrà presentato a CDP (Cassa Deposito e Prestiti), e non sappiamo se e quando verrà presentato alla cittadinanza (a proposito di trasparenza e partecipazione).

Un puzzle ben disegnato dall’architetto Agostino Magnaghi (un nome che ritorna spesso nei progetti relativi al bene patrimonio UNESCO) in cui si “intravedono” benissimo le mani sulla città: Compagnia di San Paolo (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?), Cassa Depositi e Prestiti e CCT, la società di cartolarizzazione di Torino che sembra essere il vero nodo gordiano del
la vicenda fin dal 2015.
Immagine presa dal Corriere della Sera, 23/10/2019

Recuperiamo proprio da un nostro approfondimento di quell’ anno il suo ruolo nella vicenda e la nascita della società:

“L’attore terzo che entra in scena è la CCT, “Cartolarizzazione Città di Torino” s.r.l., creata a novembre 2010 dal Comune stesso ma che, stando a quanto afferma Passoni (Assessore Bilancio), agisce in autonomia completa. In realtà i membri del Consiglio d’Amministrazione della Società sono nominati dal Comune, quindi è facile immaginare che il Municipio mantenga perlomeno un ruolo di indirizzo politico. Nell’atto costituivo della Società, si specifica che la sua nascita “ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Torino”: non è quindi una sorpresa che i nostri governanti, sotto la stringente necessità di andare a coprire il passivo dei conti pubblici locali, cerchino maldestramente di fare cassa attraverso la vendita (o svendita?) dei gioielli storici del suolo cittadino. Era già tutto previsto ed organizzato alla perfezione, negli stessi giorni del 2011 in cui Fassino lanciava lo slogan “Torino Bene Comune”. 
Nel nostro caso specifico, il Comune ha ceduto il complesso alla CCT in cambio di un anticipo di cassa di 10 milioni di euro: tale Società dovrà ora occuparsi di vendere il bene al fine di rientrare dell’investimento fatto. Peccato che due aste siano già andate deserte, e così ora si va alla ricerca del miglior offerente.  “

Insomma i famosi 11 milioni che si cercavano all’ epoca per “riscattare” il bene cartolarizzato per quattro spiccioli ma che non si trovavano da nessuna parte. Nei seguenti link (qui e qui ), trovate delle succulenti nostre vecchie interviste proprio di quell’ anno, quando l’ allora Assessore Gianguido Passoni presentava un progetto che stamattina ci è ritornato in mente leggendo la cronaca odierna del Corriere della Sera: quanto dista e quanto potrebbe distare dal vecchio masterplan la proposta della Giunta Appendino? Eppure l‘ allora consigliera di minoranza sembrava maggiormente propensa alla partecipazione e a percorsi partecipativi deliberativi ieri rispetto a oggi: cosa è cambiato in questi quattro anni? 

Giusto per continuare il parallelismo con quattro anni fa (il recupero dello speciale “DALLE STALLE ALL’OSTELLO” ci ha fatto ritornare alle nostre origini) vorremmo umilmente ricordare che l’origine di tutto ciò non sta nell’ occupazione (a prescindere dal giudizio che si voglia dare su di essa), né tantomeno nei troppo frequenti incendi (cosa ovviamente gravissima), né forse nei percorsi a zig-zag delle diverse Amministrazioni che rimbalzano tra benicomunisti (qua l’ottimo lavoro e approfondimento che stanno facendo gli amici di Assemblea21), fondazioni bancarie (sembra che nel masterplan vi sia lo studendato di Camplus, una diramazione di CL) e quel SISTEMA TORINO che ha cambiato interlocutori ma non ha certo cambiato il fine di appropriarsi di tutti gli immobili possibili della città (ex MOI ultimo esempio di “sgombero dolce” e ritorno dei beni a chi di dovere).

L’ origine del tutto sta nel DEBITO soffocante che trasforma l’ attore politico che guida le Giunte in un amministratore di condominio, che prima capisce (e Appendino l’ha capito ben presto) che è altrove (cioè banche e relative fondazioni) che detengono in una mano il borsellino coi risparmi e nell’ altra il welfare della città (sabato il Rapporto Rota ci dirà in che percentuale quest’ anno) ed è a loro che bisogna affidare gli immobili torinesi, pena il fallimento della città tutta.

Per cui, se una battaglia vogliamo fare (lo diceva anche Appendino nella succitata intervista del 2015) è quella sulla rinegoziazione nominale del debito (non la finta ristrutturazione dell’ attuale Assessore Rolando): altrimenti, come sono soliti dirci i politici di turno, TINA, cioè There Is No Alternative, come disse Tatcher con una straordinaria visione profetica quarant’ anni fa.

mercoledì 14 marzo 2018

OLIMPIADI BIS: INTERVISTA ALL' AVVOCATO STEFANO BERTONE

Vi ricordate la nostra intervista di due anni fa all' Avvocato Stefano Bertone, autore del libro "Il libro nero delle olimpiadi di Torino 2006"? Bene, di fronte al nuovo entusiasmo olimpico che ha abbracciato tutto l'arco costituzionale cittadino (esclusi alcuni dissidenti pentastellati che non si sono dimenticati le loro origini critiche nei confronti di Grandi Eventi e debiti a cinque cerchi) abbiamo deciso di tornare da lui (ringraziandolo infinitamente per la disponibilità) per "rinnovare" le domande relative a una eventuale candidatura per le Olimpiadi invernali 2026.
Buona gustosa lettura!

1) Incredibile ma vero, Torino ripresenta oggi la candidatura olimpica della città mentre si lecca ancora le ferite per le conseguenze, in termini di debito e di devastazione ambientale, dei Giochi invernali 2006. Stefano Bertone, ti abbiamo intervistato due anni fa, quando Torino si preparava a ricordare il decennale di quel mega evento. Cosa ne pensi di questa inaspettata proposta?

Il presidente del CIO che assegnò le olimpiadi a Torino era Samaranch, il secondo dopo la signora vestita di bianco. Per i non vedenti: fanno tutti il saluto romano.
Non mi stupisce che vi sia gente che si prefigura già nomine, appalti, subappalti e il proprio futuro a posto per i prossimi 40 anni. Credo che, in questo momento, ci siano diverse aspettative. Ci sono sicuramente ideatori mossi da un grande ottimismo. Poi, una piccola fetta di persone che ha ben chiara la questione: avvantaggiarsi, o economicamente o per acquisire peso sociale, in prima persona. Questa è, inoltre, una proposta che potrebbe risvegliare l’appetito delle famiglie ‘ndraghetiste radicate in Piemonte da quasi 50 anni: miliardi di euro pubblici sono pronti a frusciare in mille rivoli. C’è, infine, una grande maggioranza, ignara oggi come 20 anni fa, delle informazioni fondamentali necessarie per poter esprimere una libera e ponderata scelta. In assenza di questo tassello basilare, se intervisti i torinesi, ti diranno in larga parte che, a proposito del 2006, avevano percepito un evento ottimo e non saprebbero indicarti effetti collaterali; ti direbbero dunque perché non bissare? Fin qui, tutto nella norma. Quello che cambia rispetto a venti anni fa sono i Cinque stelle, che però stanno rapidamente prendendo una piega governativa, un atteggiamento molto ordinario.

2) Molti membri della attuale Giunta e della maggioranza consiliare, compresa la sindaca Appendino, quando erano all’opposizione si espressero in modo contrario all’organizzazione di questi grandi eventi: oggi invece, aldilà delle speculazioni giornalistiche, sembrano ondeggiare e tendere verso il Sì. Che cosa sta succedendo secondo te?

Staranno probabilmente dicendo “bene, dimostriamo cosa siamo capaci di fare”. Ripeto quello che ti dissi nell’intervista di due anni fa: sono vittime anche loro di una propaganda fenomenale che ha protetto Torino 2006 per venti anni dipingendola per quello che non è stata. Questo è il punto centrale. Il popolo di tutte le condizioni sociali e reddituali, e quindi anche loro, è rimasto all’oscuro dei veri costi, dei debiti assunti, delle morti sul lavoro, dei disboscamenti, delle compromissioni con produttori di armi, dei conflitti di interesse, delle garanzie non rispettate, dell’identità del CIO e del contratto capestro che impone a tutte le città candidate.

3) Però in termine di pubblico e di immagine massmediatica l’Olimpiade ha funzionato.

Il risultato televisivo di Torino 2006 fu così inferiore alle attese che Nbc si ritrovò con clienti, che avevano acquistato spazi pubblicitari, largamente insoddisfatti, tanto che il network pensò di offrire spazi gratuiti in futuro. Questo l'avete mai letto da qualche parte? I turisti stranieri, rispetto a quel che si è detto negli anni successivi, sono rimasti stabili. Il numero dei biglietti venduti fu mediocre, largamente inferiore alle previsioni. Gli accessi alle piazze e agli stadi furono pesantemente limitati da ordinanze di polizia e autentiche barriere. E tra i divieti per il pubblico ricordo quello di indossare negli stadi indumenti con loghi di produttori diversi dagli sponsor olimpici, oltre al divieto di portarsi panini da casa. Si tratta di condizioni contrattuali imposte cui gli organizzatori diedero il loro assenso già sette anni prima dell’evento. Mi fermo qui con la lista. I due maggiori editori presenti a Torino tacquero, magnificarono, invece, ogni fase del pre e del durante. Sia il proprietario di Repubblica che quello della Stampa hanno avuto interessi immobiliari legati a Torino 2006. RAI 3 regionale fu uno strazio, il che fu peggio essendo in mano pubblica. Come puoi pretendere che l’ambiente cittadino oggi non sia influenzato da questo silenzio che ha lasciato trasparire solo luci? La propaganda dei promotori ha perpetrato una lobotomia collettiva. Questo spiega lo stato di ignoranza, ma non lo giustifica. Quando hai assunto un potere esecutivo locale, e siedi in consiglio comunale, o regionale, hai il dovere di informarti. Qualcuno di loro, leggo, lo sta facendo. Ottimo. Le possibilità, per tutti, oggi sono moltissime, molte di più di venti anni fa. Abbiamo scritto un libro, tenuto aperto un sito internet per quindici anni, di tanto in tanto lo riattiviamo quando escono notizie di questo genere. In rete circola materiale scientifico più che sufficiente per capire che bisogna tenersi al largo.

4) Secondo te come mai a Torino il Movimento 5 Stelle sembra tergiversare, mentre a Roma la Raggi e il suo entourage si espressero in modo contrario da subito?

Vedo un po' di ragioni diverse. Credo che gli M5S romani abbiano fatto un lavoro di studio serio, documentale, e quelli torinesi, quantomeno molti di loro giudicando dai risultati di queste ore, no. Le frasi di Raggi in conferenza stampa sul perché non si dava Roma in pasto al business delle Olimpiadi sono state nette, sfrontate, profondamente giuste, un autentico boato. A Torino sembra di avere a che fare con un’entità distinta, nonostante Torino 2006 sia costata al contribuente più di Atene, Atlanta, Salt Lake City. Adesso c’è anche l’apertura di Grillo che avrebbe dichiarato che sia possibile farle “sostenibili e a costo zero”. Se ha proprio dichiarato così, o è ignorante oppure sta tradendo quella sua parte sana che ha determinato il successo del M5S. Anni fa i cavalli di battaglia del comico erano le tematiche ambientali, il risparmio di denaro pubblico; Grillo ridicolizzava le bugie dei burattinai che, invece, oggi avvalla. L’antitesi di se stesso. In più, fa davvero specie che l’attenzione sia soprattutto sul contenimento dei costi.
E il modello che propongono le Olimpiadi? Gli eventi culturali sponsorizzati da Finmeccanica produttore di armi? Gli sponsor olimpici che entrano nelle scuole pubbliche come pacchetto educativo? Il retaggio nazista della torcia olimpica che prosegue ancora oggi come simbolo di pace? Ma lo sanno chi è stato, e chi è il CIO? L’approccio di Grillo è ancora più grave perché proviene da una persona che negli anni passati aveva espresso idee nette e capacità critica. D’altronde, questa giunta comunale ha accettato e fatto partire la sperimentazione 5G con TIM e in nessuno dei documenti ufficiali che ho visto si cita la questione, estremamente seria, degli effetti sulla salute collettiva dell’inquinamento elettromagnetico. Mentre la riduzione, oltreché essere doverosa sotto molti punti di vista, è anche parte del loro programma! Forse M5S ha dentro un po' di tutto, così trovi chi vuole ipertecnologie moderne, ma anche chi ne combatte i riflessi su salute e ambiente. Ho come l’impressione che nel medio termine si arrivi alla progressiva scomparsa della linea ecologista.

5) Per quello che avete potuto studiare voi, ci sono garanzie che le promesse e gli impegni presi in fase di candidatura siano poi rispettate nella fase di realizzazione, e non ci si ritrovi con strane sorprese? Cosa puoi dire del caso precedente?

Dovresti intervistare Chiamparino, o se vuoi Castellani, Mercedes Bresso, Enzo Ghigo, Saitta, o più in generale tutti quelli che hanno messo le loro firme a favore di Torino 2006. Credo che saresti capace di metterli in enorme difficoltà. In fase di candidatura in documenti ufficiali trovavi scritto, in corrispondenza di molti dei progetti degli impianti: “l’unicità della struttura ne garantisce il riutilizzo futuro”.
Documenti realizzati da un’associazione costituita da enti pubblici e finanziata con soldi pubblici. Hai visto come è andata, sia in città che in montagna. Lo sapevano bene. Dopo, hanno fatto gli equilibristi. Pragelato, fine degli anni ’90. Intervengo in un’assemblea pubblica e chiedo a Castellani, che da un’ora ripeteva “se saremo bravi… se saremo bravi…”: e se invece non sarete bravi, che ne sarà dello stadio del trampolino, chi lo pagherà? E lui, candido.
"Se non saremo bravi, lo vedremo alla fine."
Non disse “pagheremo noi amministratori, di tasca nostra, perché saremo stati incapaci”.
Non disse “visto che non siamo sicuri che saremo bravi, allora questo obbrobrio non lo costruiamo”. Disse vedremo poi.

E proseguirono dritto. Oggi che siamo alla fine, possiamo dire che Castellani e il Toroc non sono stati bravi. Però li senti ancora dire di guardare altrove, dire che non è colpa dei comuni della valle se gli impianti sono abbandonati. Non ci pensano nemmeno a riconoscere una loro grande incapacità. C’è un’intervista a Chiamparino intorno a fine gennaio 2006, L’Espresso gli dice “In ogni Olimpiade, con la costruzione di nuovi impianti, si rischia di creare cattedrali nel deserto...”, e lui: "Il villaggio olimpico sarà adibito in parte a edilizia pubblica, in parte a centro servizi. Il nuovo Palasport avrà una funzione polivalente, ma, insieme con l'Oval, ospiterà soprattutto convegni ed esposizioni".  E di tutti gli altri impianti – trampolino, bob, biathlon, freestyle, per centinaia di milioni di euro? Non parla. Nessuno gli chiede, e lui glissa. La morale è che nessuno li ha mai veramente messi in difficoltà tra quelli che avrebbero potuto causare reazioni pubbliche, ad esempio in quel caso l’Espresso non gli ha chiesto conto delle altre innumerevoli opere con destino segnato, e se questo non fosse ampiamente previsto. Nessuno ha mai preteso che giustificassero un tale collasso rispetto alle premesse. Hanno fatto un debito di un quarto di miliardo di euro,  a favore di un ente privato come Toroc, ma affermano di esserne usciti con solo 11 milioni di disavanzo. Come è possibile? Nessuno chiede loro del marchingegno finanziario creato per far accollare la maggior parte del debito ad altri soggetti, e farli uscire quasi puliti nei loro conti. Castellani oggi riesce anche a dire che Toroc ha restituito dei soldi alla città. Ma che bravi. È anche per questo che puoi trovarli in posizioni di potere, presidenza della Regione, direzione del Museo Egizio, circondati da un’aura di fascino.
Hanno dominato la scena politica, amministrativa e mediatica, senza avversari.

6) Si parla di Olimpiadi lowcost, una parola che sembra tornare di moda per far digerire il debito futuro. Low cost come la Torino Lione. Ti sembra una proposta credibile?

Naturalmente no e questo rende ancora più ridicola l’apertura di Grillo. Ti darò una risposta un po' lunga. Innanzitutto potrà sembrare banale, ma conta molto la moneta, è un po' una mia fissazione. L’unità anziché le decine di migliaia: 1 miliardo, 2 miliardi. Quanto è più forte dire 2.000 milioni, 4.000 milioni? Molto. È la stessa genialità secolare che trovi a ogni trattativa nei suk dei paesi nordafricani ed è la stessa che trovi anche nel caso del progetto Tav. Prima idea: costerà – diciamo – 20 miliardi di euro. E tutti “Ohhh ma è tantissimo”. Valore àncora, con l’accento sulla prima a. Qualche anno e qualche manganellata dopo, i proponenti ti dicono, ok, ci abbiamo ripensato, nuova versione low cost, costerà solo 8 miliardi. E tutti “Wow, grande risparmio!”. Quell’otto miliardi, cioè sedicimila miliardi di lire, diventa piccolissimo, quasi trascurabile, perché tu – è provato da una scienza comportamentale - con la testa continui a rimanere al valore àncora, e vedi quanto hai risparmiato sui 20 miliardi (12 miliardi), non quanto costano 8 miliardi di euro. A proposito, ti consiglio uno splendido libro che si chiama Priceless, The hidden psychology of value, di W. Poundstone (Oneworld, 2010), si raccontano tanti esperimenti compiuti da diversi team di studiosi per dimostrare la totale insensatezza e irrazionalità delle scelte che compiamo ogni giorno intorno ai numeri e ai valori.

Stessa cosa per questa nuova idea di Olimpiadi al ribasso, che peraltro nasce in ambito CIO (non è una proposta dei torinesi) proprio perché è sempre più difficile trovare polli che vogliano farsi spennare. Dicono i promotori: sarebbe costato 3 miliardi di euro in circostanze normali, ma siccome abbiamo già gli impianti, allora ne costa solo 2. Mettiamo che sia vero. Un miliardo di euro risparmiati. Psicologicamente hai come primissima reazione, non l’attenzione ai due miliardi di euro, ma al miliardo risparmiato. Verrebbe quasi da ringraziarli.
Invece io dico, tralasciando per un secondo le questioni culturali: state proponendo di spendere 4.000 miliardi di lire togliendoli agli asili comunali? All’incremento dei medici di pronto soccorso? Mi sembra fenomenale.

7) Beh, ma stavolta è diverso: i 5 Stelle vigileranno!

La storia ha sempre insegnato – e noi lo documentammo prima che iniziassero a piantare il primo chiodo – che le spese crescono sempre vertiginosamente rispetto alle previsioni. È successo anche qui, ma se vai a vedere i bilanci definitivi, quasi non te ne accorgi. Roba che Grillo non avrà letto. A Torino cosa è successo? Come ti dicevo, il Toroc, il Comitato Organizzatore, è fallito e ha avuto bisogno di ricorrere a pesanti finanziamenti pubblici, di diversa origine, alla fine mi pare che fossero nell’ordine del quarto di miliardo di euro. La cosa stupefacente è che nessuno ha mai indagato nonostante una magistratura locale attentissima....su altri temi.

8) Molti sostengono che la formula della doppia Olimpiade negli stessi luoghi è una formula vincente, poiché i costi in qualche modo vengono contenuti a fronte di una doppia esposizione mediatica e turistica: cosa c’è di fondato in questa teoria?

Non so chi lo sostenga e su che basi. Però ricordo bene che la popolazione austriaca delle zone intorno a Innsbruck ha bocciato ripetutamente, l’ultima volta pochi mesi fa con un referendum, qualunque proposta di ricandidatura. E non mi pare che sia l’unico caso. Penso che questa teoria potrebbe avere un senso, mi sto sforzando, se la manifestazione si ripetesse subito dopo, che ne so, a poche settimane di distanza, con impianti ancora agibili e un’organizzazione presente. Anni dopo, è inimmaginabile.
Peraltro, e tocco un altro pezzo di “sogno”, questa famosa esposizione turistica e apertura verso il mondo è stata annunciata, scritta, ma è ancora una volta solo propaganda. Non è provata. I dati regionali del 2012 dimostravano che i viaggiatori stranieri che avevano raggiunto Torino nel 2011 erano 140.000: meno del 2010, del 2007, del 2006, del 2005, del 2002. E si fermavano tutti, in media, sempre tre giorni. Sia prima, che dopo i famosi Giochi. Quindi a cosa era servito? A convincere i torinesi di essere internazionali?



9) La grancassa mediatica sta ricominciando a suonare forte e all’unisono in favore del “nuovo sogno olimpico”: quanto spazio vi sarà per una informazione diversa e alternativa dell’evento?

Si è vero, ho visto che ricompaiono queste parole ingannevoli come ‘sogno’, che tocca le emozioni e induce alla smaterializzazione dei costi sociali, ambientali, economici. Comunque, per quanto riguarda i canali più tradizionali, Stampa e Repubblica, i cui diversi proprietari nel 2006 avevano interessi economici diretti, ora hanno una regia aziendale unica. Dubito che l’editore pretenderà giornalismo d’inchiesta dopo aver volontariamente dormito e con ragione sull’edizione precedente. Me li vedo perciò ripercorrere le loro vecchie tracce. La novità rispetto a vent’anni fa, lancio della candidatura e anni successivi, è il Fatto Quotidiano. Se proprio devo stare ai media tradizionali e più consultati, è il Fatto quello da cui mi aspetterei di più in termini di garanzia di diffusione dell’informazione non allineata.

Passando al pubblico: la RAI è stata una realtà deprimente. Non solo il regionale, ma RAI 3 nazionale riuscì a stoppare un servizio tra l’altro molto equilibrato di Fulvio Grimaldi, un giornalista d’inchiesta vecchio stampo. Il problema Torino però era più vasto. Neanche Report si è attivato quando era l’ora di farlo – e cioè prima che si costruisse e sprecasse -, nonostante avessimo sottoposto di persona a Giovanna Boursier diversi elementi di indagine. Erano gli anni dei progetti e delle prime gare d’appalto, le prime violazioni delle leggi sugli appalti pubblici, e la risposta fu che non vedevano al momento ragioni di interessarsene. Non so se abbiano fatto servizi dopo. Molte testate hanno messo in cantiere servizi critici sulle cattedrali nel deserto, a evento finito. Comprese Repubblica e La Stampa. Facile a stadi abbandonati, ma dov’erano nei dieci anni precedenti, avevano chiuso la redazione di Torino? Sono convinto che Ranucci di Report capirà di avere una responsabilità sociale per denunciare prima che un evento avverso accada e se sarà così potremo aspettarci che Report, ad esempio, indaghi e riporti nella fase di candidatura.

10) Da più parti sembra emergere l’ipotesi di un referendum a riguardo della candidatura, come avvenuto altrove: quante possibilità di successo avrebbe a tuo parere?

Credo che se venisse messa a disposizione un’informazione chiara, il referendum direbbe di no. La storia è per i comitati contrari. Dove non ci sono referendum, dove domina il meccanismo della delega anche a livello locale, si organizzano Olimpiadi sui cittadini, senza la loro condivisione ed appoggio. Comunque, dove si è votato, ti basti ancora il caso di Innsbruck pochi mesi fa, su una proposta “low cost” si è detto "ciao Olimpiadi!". Perché il promotore non deve aver dalla sua solo i capigruppo consiliari e regionali di 3 o 4 partiti, ti ricordo che a Torino in comune votarono tutti a favore tranne tre consiglieri di RC, Avanzi, Contu, Alfonzi, e i caporedattori dei giornali e TV locale. Deve convincere 4 milioni di persone. Su un numero così grande, la maggioranza non crederebbe a garanzie di riutilizzo “basate sull’unicità dell’opera”, non accetterebbe che il pubblico si accolli in bianco, sempre e comunque, come condizione giuridica, ogni deficit del comitato organizzatore a favore di un’associazione privata che sta in Svizzera.

Grazie Avvocato per la disponibilità e alla prossima!

Nota finale: se i nostri lettori volessero "surfare" dentro i vecchi archivi di documenti relativi a Torino2006 può accedere a questo sito:
http://nolimpiadi.mysite.com/mainita.html
con una avvertenza temporanea: dentro il sito dovrete sempre sostituire la prima parte fissa dei link vecchi (http://nolimpiadi.8m.com) con la parte fissa dei link nuovi (http://nolimpiadi.mysite.com)





mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI ED EX-MOI: IL COMUNE SI MUOVE, IN BUONA COMPAGNIA…DI SAN PAOLO

Cominciano a vedersi dei segnali sul fronte delle palazzine di Via Giordano Bruno “di proprietà del Fondo Immobiliare Città di Torino gestito da PRELIOS SGR S.p.A”, come tiene a sottolineare il comunicato di Compagnia di San Paolo diramato ieri per annunciare l’audizione del (suo) Project Manager Antonio Maspoli alla conferenza Capigruppo in Comune.
"La situazione, come previsto, è complessa- commenta Antonio Maspoli-  soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti, circa 120 per ora, che sarà approfondita da un censimento effettivo. La mappatura consente già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica (la maggior parte degli occupanti non parla italiano), e sono stati individuati alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione da parte di alcune aziende produttive di altre Regioni".
Questo è quel che ci è dato sapere dal comunicato stampa della maggioranza consiliare pentastellata, che mette in luce come sia la Compagnia di San Paolo (do you remember “il Sistema Torino da abbattere!”?) a tirare le fila e “sedersi a capo-tavola” come dichiarato dalla consigliera di minoranza Eleonora Artesio in una intervista ai nostri microfoni un mese fa.
Da quanto emerge invece dal comunicato congiunto Città di Torino – Regione Piemonte – Compagnia di San Paolo – Diocesi di Torino (da leggere tutto d’un fiato) il Protocollo d’Intesa tra le parti prevede come obiettivo “l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle PALAZZINE OCCUPATE PER CONSENTIRNE LA GRADUALE RESTITUZIONE e verificarne i possibili utilizzi a fini della RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE, procedendo alla definizione di percorsi condivisi” (il maiuscolo non è un errore di battitura, ma un sottolineare che probabilmente PRELIOS SGR S.p.A ha nuovamente bisogno dei suoi immobili per specul… ehm ehm… riqualificare la zona).
Lo strumento sarà quello della progettazione condivisa, con il coinvolgimento degli abitanti (ma non delle Circoscrizioni stando a quanto dichiarano i rappresentanti territoriali PD); la prima fase del progetto sarà “conoscitiva degli abitanti delle palazzine occupate”, con una susseguente “ricollocazione abitativa e di interventi di inclusione lavorativa e sociale e valutazione dei profili individuali”.

Continueremo a tenere d’occhio la situazione con la speranza e la fiducia nel fatto che, aldilà degli attori sistemici presenti al Tavolo, questo processo sarà indirizzato verso “il bene dei migranti”, qualsiasi cosa questo possa significare e di qualsiasi contenuto ognuno di noi lo voglia riempire.
(di seguito il comunicato stampa "iniziativa MOI 23 maggio" http://www.compagniadisanpaolo.it/ita/News/Iniziativa-MOI-migrazione-opportunita-e-inclusione)



giovedì 16 marzo 2017

INTERVISTA A FABIO CREMASCHINI – ASIA-USB (Associazione Inquilini Abitanti)

1) "Torino Capitale degli sfratti" è stato uno dei tristi primati cittadini degli ultimi anni: il censimento delle case pubbliche e private sfitte annunciato dalla maggioranza può essere un primo passo per combattere il paradosso del continuo aumento parallelo di famiglie senza casa e di case vuote?
Il ri-utilizzo di spazi pubblici vuoti va nella direzione positiva di ampliare l’ edilizia residenziale popolare, il censimento è un primo passo importante, anche perché è assurdo che il Comune non conosca approfonditamente questi dati. La svolta sarà nel passo successivo al censimento: gli investimenti nell’emergenza casa devono provenire da fondi pubblici, perché faccio fatica ad immaginare investimenti privati filantropici. In Commissione l’Assessora Schellino ha accennato a una gestione “per bandi di affidamento” di questi stabili.

1.1) Come sarebbero strutturati questi bandi?
Questo non lo sappiamo perché non vi sono ancora. Ci hanno parlato di bandi “aperti”, ma questo può significare tanto l’auto-recupero dei nuovi residenti quanto l’introduzione di grandi proprietari privati, che al massimo possono portare a un social housing. In campagna elettorale il M5S si dichiarò contrario, ma per esempio a Falchera stanno dando il via libera alla costruzione di più di duemila alloggi di social housing, progetto precedentemente osteggiato dai loro militanti.
Detto brevemente, la differenza vera la vedremo nel momento in cui saranno presentati i bandi dall’ attuale Giunta.
1.2) Quindi c’è il rischio che una azione di per sé positiva come quella del censimento possa sfociare nel favorire l’attore privato.
Eh, questo potrebbe accadere, paradossalmente utilizzando soldi pubblici nel censimento. Sta ai movimenti e ai soggetti sindacali come noi continuare a vigilare e fare pressione nella direzione della destinazione popolare delle loro scelte politiche.

2)    Nell'incontro pubblico del 21 gennaio i movimenti per la casa chiesero un freno all'uso, e abuso recente, dell’Articolo 610. È possibile una azione politica in tal senso? Voi cosa ne pensate? 
E’ necessaria una azione politica contro questo articolo. Il problema è che l’unica soluzione vera è cambiare questa legge, per quanto sia necessario un rilancio del dibattito pubblico a riguardo. Questo è quanto un Comune può fare, e auspichiamo che Torino crei un clima politico in questa direzione.
Certo, il 610 è un abuso, anche se il nostro obiettivo ultimo da abbattere deve essere lo sfratto di per sé, e puntare al blocco degli sfratti coinvolgendo Prefetti, Governo e Regioni.

3) Sospensione degli sfratti, accompagnate da azioni di sostegno per le famiglie con problema-morosità delle utenze sono stati slogan elettorali di campagna elettorale nella primavera scorsa. Quali azioni chiedete al Comune a breve termine?
Il Comune può intervenire sugli sfratti di proprietà pubblica ovviamente, sul piano di blocco degli sfratti del privato è più complesso, detto ciò non sta a noi risolvere i loro problemi di coerenza con quanto detto in campagna elettorale. Non ci si può nascondere dietro la mancanza di potere nel farlo, già una campagna mediatica forte accompagnata da un tavolo aperto con i Prefetti può essere un segnale con un possibile risvolto nazionale.
Per il sostegno relativo alle utenze si può da subito destinare dei fondi comunali ai soggetti deboli economicamente, legandololo a misure di reddito minimo garantito, su cui lo stesso M5S porta una proposta. La chiave di volta è chiaramente il lavoro e la possibilità per tutti di accedere a un reddito, che sia di lavoro o un reddito minimo.

4)    Il ruolo della Compagnia di San Paolo nel welfare è il perno centrale del “Sistema Torino quello vero”: come vi ponete nei loro confronti? Ritenete che sia una sinergia positiva o preferireste un ritorno al pubblico?
Faccio fatica a immaginare un privato che svolge una funzione pubblica, e bisogna innanzitutto chiedersi: perché i Comuni sono senza soldi? Dove li destinano? A mio avviso una Giunta che vuole intraprendere strade differenti deve fare scelte coraggiose, in primis la messa in discussione del vincolo del pareggio di bilancio. 
La gestione dei progetti di welfare affidati alla Compagnia di San Paolo rischiano di portare a processi di gentrificazione e di “espulsione dei ceti popolari” in alcune zone della città. Non è accettabile che funzioni pubbliche vengano terziarizzate, con i lavoratori che passano a dimensioni meno tutelate come diritti sindacali e commistioni pubblico-privato che rischiano di nascondere fini secondari, anche solo in termini di sempre più profonde interconnessioni tra il Comune e la banca di riferimento.
Noi siamo per la totale esclusione di enti privati dalla gestione di interessi pubblici, a Torino come nelle città e metropoli di tutta Italia.

5)    A tal proposito, Cosa pensi del fatto che sarà un project manager della Compagnia San Paolo a gestire la questione MOI e la liberazione delle palazzine?
La fuoriuscita dal MOI non può che passare da progetti di lavoro e diritti alla casa, non certo attraverso la creazione di nuovi ghetti che concentrino i rifugiati in alcuni spazi. Faccio fatica a immaginare l’affidamento di tale progetto nelle mani di un manager nominato da Intesa San Paolo, i cui interessi sono direttamente legati agli stabili attualmente occupati del MOI.
Ricordiamo che i rifugiati, profughi e richiedenti asilo stanno semplicemente chiedendo diritti riconosciuti dalla legge, niente di più. Come facciamo a soddisfarli attraverso progetti scritti dai privati?

6)    La Sindaca Appendino è stata a Roma per firmare il bando periferie, all'interno del quale vi è una destinazione alle case popolari. Due settimane fa l'Assessora al Welfare Schellino ha presentato il bando per l'acquisto di alloggi a destinazione sociale. Sarà una svolta per le periferie, decisive in campagna elettorale?
Bisogna innanzitutto verificare i dati relativi alle vendite e conseguenti acquisti, legati all’art.3 del piano casa che impone alle Regioni di vendere determinate tipologie di alloggi con alto costo di manutenzione e re-investire quanto guadagnato nell’acquisto di altre case: tale logica però rischia di ridurre invece che aumentare il numero di alloggi pubblici a disposizione. Il bando discusso in Consiglio Comunale il 27 febbraio non si può certo definire una svolta, dato che non accenna al cambiamento delle politiche generali ma segue la linea già tracciata nel passato. Nell’ultimo incontro avuto con Mazzù, Presidente ATC, si parlava di mille case dell’ATC vuote in Torino e cintura: sono numeri altissimi, non tutti, a quanto dice l'agenzia, immediatamente assegnabili perché necessitanti di manutenzioni costose. 

6.1) C’è già però un piano investimento di ATC sulle manutenzioni.
ATC sta re-investendo tendenzialmente sulle piccole manutenzioni, che sono le uniche che si può permettere a causa delle alte spese e debiti di ATC. E’ un problema generale nazionale: le case sono lasciate in abbandono, gli appalti sulle manutenzioni sono talvolta oggetto di scandali in Italia e i tempi richiesti sono molto lunghi rispetto alle esigenze stringenti di chi sta cercando casa. Il Comune sta destinando qui i soldi del piano-periferie “firmato” dalla Sindaca: sono per la maggior parte progetti già presentati dalla precedente Amministrazione tanto che il tecnico, Valter Cavallaro, è rimasto lo stesso.

6.2) E dire che non sono ancora riuscito a farmi dichiarare la reale paternità dei progetti né da esponenti PD né da esponenti M5S.
L’attuale Amministrazione parla di interventi di “agopuntura”, cioè una parte di AxTO sarà destinato alle manutenzioni delle case popolari, ma non basta: ci vuole un piano nazionale che destini una maggior quantità di fondi all’emergenza-casa, un piano che vada in completa contro-tendenza rispetto all’ attuale. Si sta svendendo il patrimonio pubblico, riducendo al lumicino l’edilizia popolare, costruita nei decenni passati coi fondi GESCAL.

6.3) Cosa sono i fondi GESCAL?
Sono fondi finanziati dalla busta paga dei lavoratori, da destinare all’ edilizia popolare. Sono cessati circa vent’anni fa, in teoria esistono ancora ma sono utilizzati per svariate altre necessità, con il conseguente paradosso che risorse sottratte al salario degli operai vengono girati altrove, e non al sacrosanto diritto sociale alla casa.
Una delle nostre proposte fu quella di destinare almeno il 3% del bilancio comunale all’ ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) partendo dal ri-uso delle case vuote esistenti in numero altissimo in città (che a loro volta condizionano verso l’alto il prezzo degli affitti restringendo il numero di alloggi a disposizione sul mercato). Bisogna intervenire in maniera strutturale aumentando il numero di case popolari passando dal riutilizzo alla requisizione, per quanto sia difficile sul piano legale l’esproprio degli stabili da destinare al pubblico.

6.4) Si possono davvero attuare gli espropri con finalità sociale?

Si possono attuare ed esiste pure uno strumento chiamato requisizione, finora utilizzato raramente ma che una amministrazione cittadina coraggiosa e a favore degli strati più poveri della popolazione dovrebbe lavorare per attuare.
Vi fu una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che impose in sostanza all’ Italia di pagare gli espropri a prezzo di mercato, e non a un prezzo calmierato in funzione della sua finalità pubblica. Questo complica ulteriormente scelte in tal senso da parte delle Amministrazioni pubbliche.

6.5) Nogarin sta seguendo questa strada a Livorno.
Si tratta per ora di una mozione di indirizzo, ampiamente condivisibile, ma con un risvolto nullo nella realtà. Staremo a vedere se si tratta di sola propaganda o volontà di cambiamento.


7) Il 18 marzo ci sarà la manifestazione del Movimento per la casa: quale appello alla partecipazione volete fare ai cittadini?
Noi parteciperemo certamente alla manifestazione e abbiamo invitato tutti i nostri iscritti a farlo, per continuare a mantenere alta la pressione cittadina su una emergenza che è ben lontana dall’essere risolta a breve.

Vai alle altre interviste:

Eleonora Artesio, consigliere comunale Torino in Comune
Elide Tisi, consigliere comunale PD
Sonia Schellino, Assessore al Welfare (siamo in attesa delle sue risposte)

EMERGENZA CASA: LA PAROLA ALL'ASSESSORE SCHELLINO

Scherzetto! Ci siete cascati? Avete creduto anche voi che una Assessora rappresentante di un settore di peso sociale fondamentale potesse confrontarsi sull’emergenza-casa?

E invece niente da fare, per quanto ci sarebbe piaciuto avere l'opinione dell’Assessora su questo tema fondamentale, dirimente e di stringente attualità per la città. Dopo un primo contatto con la segreteria dell’Assessore e in seguito telefonico con l’addetto stampa, abbiamo concordato l’invio via mail delle domande che pensavamo di porre a tal proposito. Non il massimo della vita, ma tale e quale altri Assessori (non tutti) della precedente Amministrazione.

Dopo dieci giorni, e un paio di nostre sollecitazioni, è arrivata una mail in cui ci comunicano che non rilasciano interviste prima della chiusura del bilancio. Tutto rimandato ad aprile o giù di lì. Con buona pace di chi osa voler interloquire con i nostri amministratori.
Per carità, tutto legittimo (forse). Spiace però constatare ancora una volta la chiusura di questa Giunta di fronte alle sollecitazioni di confronto che arrivano da cittadini, movimenti, collettivi e “contenitori di informazione” come il nostro.

È un peccato doppio perché arriva da un Movimento nato dai cittadini, che si definisce “portavoce dei cittadini”, che utilizza “partecipazione” e “confronto” come parole chiave della comunicazione, ma che sembrano al momento parole vuote utilizzate appunto come forma di mantenimento del consenso che una reale pratica di condivisione delle scelte con i cittadini attraverso i canali massmediatici della città.
Ovviamente, Sistema Torino resta un blog di apertura al confronto e ai diversi contributi, per cui siamo pronti a ospitare eventuali future volontà di esposizione delle loro idee ai rappresentanti della attuale Giunta Appendino.
Per completezza di informazione, vi riportiamo qua sotto le domande che avremmo voluto fare alla Assessora al Welfare Sonia Schellino e che abbiamo mandato nei giorni passati alla sua Segreteria:



1) "Torino Capitale degli sfratti" è stato uno dei tristi primati cittadini degli ultimi anni: il censimento delle case pubbliche e private sfitte può essere un primo passo per combattere il paradosso del continuo aumento parallelo di famiglie senza casa e di case vuote? A che punto stiamo del censimento “annunciato” da alcuni consiglieri della maggioranza?

2) Nell'incontro pubblico del 21 gennaio i movimenti per la casa chiesero un freno all'uso, e abuso recente, dell’Articolo 610. È possibile una azione politica in tal senso? Lei che ne pensa?

3) Sospensione degli sfratti e azioni di sostegno per le famiglie con problema-morosità delle utenze: sono solo slogan elettorali? Cosa può fare il Comune oggi con effetti immediati?

4) Il ruolo della Compagnia di San Paolo nel welfare è il perno centrale del “Sistema Torino quello vero” secondo i suoi teorici: Lei come valuta il ruolo e la funzione delle fondazioni in questo settore? E’ auspicabile secondo Lei un ritorno a una “predominanza pubblica” nelle funzioni sociali?

5) Cosa pensa del fatto che sarà un project manager della Compagnia San Paolo a gestire la questione MOI e la liberazione delle palazzine?

6) Il 18 marzo vi sarà una importante manifestazione del Movimento per la casa: come si pone il suo Assessorato, e in generale la sua Giunta, nei loro confronti?

7) La Sindaca Appendino è stata a Roma per firmare il bando periferie, all'interno del quale vi è una destinazione di parte dei fondi alle case popolari. Sarà una svolta per le periferie, risultate decisive in campagna elettorale?

8) Due settimane fa Lei ha presentato in Sala Rossa il bando per l'acquisto di alloggi a destinazione edilizia sociale: 60% acquisto, 40% manutenzione straordinaria di alloggi già disponibili. La critica che vi è stata fatta in Consiglio è quella di una insufficienza di fondi destinati ad ampliare il numero di alloggi per l’ERPS. Non si poteva sfruttare meglio il “bando periferie” e destinare tutti i 5,5 milioni di questo bando all’acquisto?

Vai alle altre interviste:

Eleonora Artesio, consigliere comunale Torino in Comune
Elide Tisi, consigliere comunale PD
Fabio Cremaschini, rappresentante ASIA-CUB (ASsociazione Inquilini Abitanti)

giovedì 26 gennaio 2017

PROFUMO DI SISTEMA TORINO CHE RESISTE

Vi ricordate gli anarchici di GattoneroGattorosso che avevano seminato il terrore nel pre-collina di Via Asti conducendo, in una assolata domenica pomeriggio, le famiglie sgomberate dal campo rom di Lungo Stura Lazio all’interno della caserma La Marmora? Ecco, oggi dovremmo ringraziarli perché si sono rivelati una avanguardia. Stessa cosa potremmo dire di coloro che occuparono quella caserma, per quanto da noi ampiamente criticati su alcuni punti, reclamando un suo utilizzo a scopo sociale (e non di incubatore, acceleratore di startup ed altri inglesismi e neologismi che ricordano più il CERN di Ginevra che un polo dell’innovazione).

Bene, qualcuno dovrebbe scusarsi con loro dato che si sono rivelati una avanguardia: la notizia non è nuova, ma sembra che sia in procinto di attuazione l’idea di trasferire gli occupanti dell’ex MOI (nella quasi totalità richiedenti asilo) nella caserma trasformata in centro di smistamento verso non si sa quali lidi. Certo, giusto per continuare il parallelismo, ci auguriamo che le sistemazioni non siano le stesse proposte al tempo de “La città possibile”: una mancetta se tornavi al tuo Paese oppure qualche soffitta priva di agibilità di proprietà del signor Molino.

Ma oggi le cose sono cambiate! Il cambiamento è reale! Lo sponsor tecnico del progetto è Compagnia di San Paolo! 
Ops, ma davvero? Ancora loro? Andiamo a controllare e sì, sono proprio loro, quel Francesco Profumo di cui Chiara Appendino chiese metaforicamente la testa durante la campagna elettorale.
Il dovere istituzionale di collaborazione con chi detiene il portafoglio della città sembra essersi però spinto un po’ troppo in là: la questione del MOI è seria, e va affrontata con molta attenzione. Cinque palazzine occupate da più di un migliaio di persone, una convivenza con il quartiere che dura da anni senza particolari problemi se non quando a fine novembre gruppi neo-fascisti passarono dalle provocazioni ai fatti, spalleggiati da consiglieri leghisti sempre pronti a soffiare sul fuoco del razzismo in Sala Rossa. Certo, qualcosa bisogna fare, e chissà che lo sgombero una palazzina alla volta alla ricerca di sistemazioni adeguate e riconoscimento dei diritti per ogni persona che vive lì dentro non sia una buona soluzione.
Quel che stride, quando si parla di diritti, di integrazione, di welfare e di giustizia sociale è vedere il nome del finanziatore del progetto: Compagnia di San Paolo è il simbolo di quel Sistema Torino che noi tra i primi mettemmo al centro dell’attenzione mediatica cittadina. E che la stessa Appendino decise di mettere al centro della campagna elettorale come vulnus di una città preda del debito e del welfare sub-appaltato a chi quel debito lo detiene.
Nella stessa assemblea pubblica di sabato qualche intervento chiese conto di questo rapido avvicinamento con gli uomini ed i simboli di quel Sistema Torino che vive e lotta insieme a noi: fu in particolare l’illuminato intervento di Eleonora Artesio a ricordare che il welfare deve essere gestito dal pubblico, e non dalle fondazioni bancarie. Altrimenti diventa una lamentela sterile quella della errata distribuzione delle risorse e dei mancati aiuti a chi si trova senza casa e senza cure: se la delega della funzione sociale continuerà inesorabile, diventerà anche pleonastico andare a confrontarsi con consiglieri che poco o nullo potere hanno in proposito.
A quanto pare, nessuno ha messo in dubbio tutto questo alla presentazione dei dati economico-finanziari della Compagnia di ieri: Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo, si vanta, giustamente dal suo punto di vista, del miliardo tondo di euro che verrà investito nell’ambito sociale e di sviluppo locale all’interno del Piano strategico 2017-2020 presentato ieri in pompa magna, in presenza di una entusiasta Chiara Appendino che dichiara a Repubblica quanto si lavori bene con la Compagnia.
Lo sgombero dei rifugiati del MOI come primo passo di un lungo lavoro insieme tra il Comune di Torino e la fondazione bancaria che detiene parte del nostro debito: chissà quanti illuminati progetti verranno fuori, magari ne parleranno stasera sorseggiando un cocktail all'ultimo piano del grattacielo per festeggiare tutti insieme appassionatamente il decennale di Intesa San Paolo.

martedì 30 agosto 2016

BENTORNATI DALLE VACANZE AMICI SISTEMISTI!


Salve compagni del Sistema! Avete concluso le ferie in Liguria e al vostro rientro avete trovato solo alghe ad attendervi? Girate per la città spaesati alla ricerca dei segni tangibili di scie pentastellate?

Bene, state tranquilli, abbiamo presidiato la città per tenervi sempre aggiornati sugli eventi della capitale sabauda. Ed è proprio, volenti o nolenti, dalla questione piante tropicali nel Po che bisogna partire, foss'anche per il semplice motivo che i social sono stati invasi da esperti biologi pronti ad edurci sulle migliori pratiche di sradicamento di myriophyllum aquaticum dal fiume. I fatti sono questi: a luglio è emersa questa inedita chiazza verde enorme, visibile soprattuto in zona Murazzi. Bisogna toglierle, ma ci vanno circa 50 mila euro per un intervento tecnico a spese dell' Assessorato alla mobilità, Settore Ponti e vie d'acqua della neo-eletta Maria Lapietra. Peccato che manchino i soldi (aldilà del dibattito ideo-biologico, bisognerebbe riflettere a fondo sul fatto che manchino pochi spiccioli ad un Comune come il nostro) per cui l'idea a Cinque Stelle è quella di affidarsi al volontarismo etico di lavoratori del Comune, attivisti ed ambientalisti. Tutto molto bello, peccato che l'alga sia ancora presente, e chissà se ora quei 50 mila euro caleranno o aumenteranno: lasciando ai tecnici le valutazioni del caso, sembra certamente evitabile la "passeggiata in canoa" che col senno di poi risulta più propagandistica che risolutiva.

Rimaniamo sulle sponde del fiume e proseguiamo verso Moncalieri, prossima sosta: Valentino. Cosa succederà a breve all'interno del polmone verde torinese? A settembre sarà il turno del Salone del Gusto di Slow Food-Terra Madre, già deciso ai tempi in cui Chiampassino regalò il nostro parco al Compagno Carlin Petrini. Beh ma ora le cose cambieranno no? Eh più o meno, perchè (come documentato in un nostro precedente post dedicato all'argomento) nel frattempo il Comune ed il Comitato organizzatore presieduto da Andrea Levy hanno raggiunto l'accordo per il Salone dell' Auto 2017, che continuerà ad utilizzare il nostro amato parco come location principale (la novità è il pagamento per l'utilizzo dello stesso), accompagnata da mini-eventi in periferia. Bene ma non benissimo per una Giunta tratteggiata come un covo di pericolosi ambientalisti ostili ai Grandi Eventi. In questo caso, avremmo preferito la versione macchiettistica a quella reale troppo aderente al recente passato.

Restiamo alla questione saloni, e torniamo sul primo tema pesante, corposo, che la neo-Sindaca Appendino ha dovuto affrontare, cioè lo sconvolgimento del Salone del Libro in seuito all'indagine che ha portato in carcere alcuni importanti interlocutori (anche su questo vi è un nostro post dedicato), alla perquisizione in casa dell'ex Assessore Braccialarghe, ed alla successiva fuga direzione Milano dell' AIE (Associazione Italiana Editori), con relativa contro-fuga dei piccoli editori, che potrebbe portare all'allestimento di un di un salone "alternativo per davvero". Così alternativo che tra i nomi che circolano nel ruolo di direttore del Salone c'è quello di Giuseppe Culicchia, quell' ex scrittore ribelle che nel perioodo elettorale tratteggiava su Internazionale una città priva di problemi (mica la più povera del Nord Italia come dicono quei cattivoni dei dati statistici), dove tutto è very cool grazie ai grandi eventi ed alle Olimpiadi che hanno reso tutto più bello (una versione letteraria della Evelina nazionale tanto per intenderci).

Degna di nota, almeno per il dibattito agostano, la nuova intesa Chiampa-Appendino, che tanto ha smosso la base torinese del Partito Democratico: collaboriamo o combattiamo? Mentre gli organizzatori della Festa dell'Unità sfogliavano i petali della margherita per decidere se invitare o meno la Sindaca della Città (optando, legittimamente, per il no al confronto), il Presidente della Regione ha avviato e sta tenendo in piedi una liason che ha prodotto la nomina del nuovo presidente in pectore della Fondazione per il Libro Massimo Bray, ex Ministro della Cultura e uomo certamente di sistema. Nello stesso tempo, sembra farina della Sindaca la politica giustamente aggressiva nei confronti di GI Events al fine di ottenere l'utilizzo gratuito di alcuni spazi del Lingotto (previsto da passati accordi) e un dimezzamento del costo d'affitto. Vedremo come proseguirà il giallo nostrano, data l'importanza dell'edizione del trentennale del Salone.

Sì va bene, ma gli atti concreti? Uno c’è stato, ed anche molto divertente: il Comune di Torino ha comunicato all’ Osservatorio Torino Lione lo sfratto dai locali della Città Metropolitana (guidata dalla stessa Appendino). Beh, se l’obiettivo dichiarato della Giunta è quella di uscire dal Tavolo stesso, perché concedergli una sede sul nostro territorio? Dopo il mezzo scivolone della solidarietà alle forze dell’ordine maldigerito dal movimento NO TAV, chissà che questa non sia l’anticipazione dell’ uscita del Comune di Torino dall’ente tecnico che valuta la fattibilità della Grande Opera in Valsusa. Questo è quello che auspichiamo tutti.

L’apertura dei lavori della Giunta è invece quanto di più beffardo per gli uscenti Fassino e soci: Chiara Appendino e il suo team tengono fede al mantra delle periferie presentando 1200 pagine di progetto al bando del Governo per l’assegnazione di 18 milioni di euro. Figata no? Peccato che il bando esca quasi interamente dal lavoro della precedente Amministrazione, tanto che il coordinamento dei lavori è stato affidato all’architetto Valter Cavallaro.
Le parole d’ordine ricorrenti nel documento sono le solite che conosciamo benissimo, dal bike sharing alla riqualificazione policentrica passando per il finanziamento del centro per l’innovazione “ex INCET” (altro riconoscibilissimo segno PD). Vediamo se questo documento ibrido e polimorfo riuscirà a farci vincere l’assegnazione dei fondi necessari per far rivivere le nostre periferie.

Attendiamo quindi con ansia la riapertura settembrina del Consiglio Comunale e delle azioni politiche “vere”, dato che tra wifi e diete vegan a base di alga abbiamo avuto fin troppi argomenti da ombrellone da spiaggia, quest’anno purtroppo assente ai Murazzi.

martedì 14 giugno 2016

O’ SISTEMA T’ANCATENA: DA SALZA&SALIZZONI ALLA SCHELLINO

IL SISTEMA TORINO E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI
E’ stata una campagna elettorale estenuante per tutti. Un rincorrersi di notizie, dichiarazioni, imbeccate, lotte social versus  giri nei mercati. Sfiancante, in primis per Fassino ed Appendino possiamo immaginare: in tutto questo, Sistema Torino si è divertito a giocare il ruolo per cui è nato, cioè individuare come il “Sistema Torino quello vero” si sia mosso all’interno di questo mare magnum. Nel frattempo, constatiamo con piacere che tale formula è entrata ormai nel linguaggio politico nazionale, dalla citazione fatta nel dibattito Sky all’utilizzo diffuso che viene fatto nelle cronache locali dei media mainstream.

PRIMO: MANTENERE LO STATUS QUO
La dichiarazione più importante, e più grave, è senz’altro quella di Enrico Salza, presidente di Intesa San Paolo Hightline, che dall’atrio del “suo” grattacielo ha affermato senza mezzi termini: “Non può non vincere Fassino perché se capitasse questo è finita non solo Torino e il Piemonte ma molte altre cose”. Arriveranno le cavallette! Abbiamo raccontato spesso il legame indissolubile tra la Fondazione e l’Amministrazione ventennale della città (vi basta ricordarvi Sergio Chiamparino Presidente della Compagnia di San Paolo?), per cui ci saremmo stupiti molto di più del contrario. Una investitura che suona scontata se non per la neanche troppo velata profezia di sventura in caso di sconfitta del Sistema: una sorta di profezia che si auto-avvera se consideriamo che sono loro ad avere in mano portafoglio e Welfare (su questo torneremo dopo) del capoluogo sabaudo.
Sempre rimanendo con le mani nel portafoglio, un capitolo importante è quello degli investimenti e delle nuove costruzioni in città, volano dello sviluppo secondo il modello attuale: una delle più importanti è la “Città della Salute”, al centro di scontri verbali anche violenti in questi giorni e possibile catalizzatore di forti investimenti privati (case farmaceutiche comprese?). A tal proposito, i giornali hanno dato ampio risalto all’opinione del cosiddetto re dei trapianti Mauro Salizzoni, Primario  e  attualmente  Direttore del  Centro  Trapianto  di  Fegato  all’Ospedale Molinette  di  Torino . Una figura storica di riferimento, che ha attaccato frontalmente l’idea a Cinque Stelle di ridimensionamento del progetto: una stroncatura cui è stato dato molto risalto, titolando e presentandolo come l’opinione di un tecnico. Salvo poi scoprire, leggendo il testo di Repubblica, che Salizzoni era lì per presentare il progetto sanitario di Fassino.
Per questo è sempre interessante confrontare i titoli sparati con il testo dell’articolo stesso: a volte si svelano diversità imbarazzanti. Il principale quotidiano locale ha giocato sul filo del rasoio un paio di volte nel presentare un apparentamento (che non esiste) tra Lega e M5S, ma resta pienamente coerente tra titolo e testo quando deve presentare “il buon Piero che sta su piazza da quando aveva i pantaloni corti” che si concede del relax bevendo spremuta d’arancia (una questione dirimente diciamo).
Le vette sono state raggiunte dal Buongiorno di Gramellini, che in prima pagina vende come verità assoluta il fatto che “i Fassino e i Giachetti, rispettivamente cresciuti alla grande scuola di Berlinguer e Pannella, siano più preparati e affidabili delle loro rivali a Cinquestelle.” Aggiungendo inoltre nel suo intervento a La7 che candidare due donne giovani (Appendino e Raggi, NdR) è un lascito del berlusconismo perché significa in qualche modo puntare tutto sull'immagine. Verrebbe da dire “buongiorno un caz..” se non fosse già un gruppo di Facebook.
Sul fronte politico resta l’ovvio e scontato appoggio incondizionato di Novelli, la cui rivista “Nuova Società” ha fatto ampiamente da megafono alla campagna del Sindaco uscente: quanto successe nelle elezioni del 1993 sembra ormai acqua passata di fronte al pericolo grillino. Ha fatto però specie la dichiarazione ai giornali di Gianguido Passoni, Assessore al Bilancio uscente, che sembrava quasi stupito dal fatto che parte dell’establishment della “sinistra che si è fatta destra” non fosse più assoldabile tra i sostenitori indefessi del progressismo moderno di Piero Fassino.
Ed il m
ondo della cultura? Sembra difficile immaginarseli sul fronte opposto a quello dominante anche se, tolte le dichiarazione di “pesci piccoli” delle zone gentry, ci saremmo aspettati di più dai grandi nomi del mondo giovanile. In un incontro pubblico al CAP10100, Enzo Frammartino, candidato PD ed ex collaboratore in staff dell'Assessore per la Cultura Braccialarghe, citò le numerose iniziative culturali, soprattutto grandi eventi, come una delle punte di diamante dello sviluppo cittadino. Sono effettivamente molte le realtà che si sono giovate dei finanziamenti privati raccolti dalla Fondazione per la Cultura: ricambieranno ora il favore con un “sostegno indiretto underground”? Staremo a vedere.
Rimane invece scoperto il fronte riassumibile nella formula “i murazziani”: non abbiamo voglia di ritirar fuori le nostre solite polemiche con l’amico Max Casacci, ma certo il suo, salvo l’ appoggio all’idea del Sindaco della Notte, è un silenzio che pesa. A tal proposito, non si può non citare il nuovo bando relativo al locale storico Giancarlo, che sarebbe potuto essere riassegnato proprio in questi giorni, ma il ricorso del vecchio concessionario (beccato con le mani in più offerte per lo stesso lotto) ha bloccato il coup de theatre della riassegnazione di Gianca in pieno ballottaggio. Sempre a proposito del nostro amato lungo fiume, siamo ancora in attesa del “bando culturale” che avrebbe dovuto assegnare alcune arcate alle associazioni più meritevoli dal punto di vista progettuale.
Suona invece scontato l’endorsment di famiglia della Direttrice del Circolo dei Lettori (preferiamo non commentare il post con la dichiarazione di voto del figlio disabile).
Resta invece super partes il mondo spirituale. La questione delle “due città”, fatta emergere dall’arcivescovo Cesare Nosiglia nei mesi scorsi, sembra aver raffreddato i rapporti tra Chiesa e Politica: un tasto troppo dolente quello della città invisibile che soffre per passare inosservato. Tanto che è diventato tema di attualità nazionale con i dati Caritas sulla povertà contestati in diretta su Sky da Piero Fassino: sono cento mila? Di più, di meno? Il presidente Pierluigi Dovis ha richiamato solennemente all’ordine entrambi i candidati, chiedendo che chi soffre venga sottratto dai giochini propagandistici di entrambi.

IL SISTEMA APPENDINO ESISTE?
L’alternativa al Sistema può essere ugualmente Sistema? Questa è la domanda madre, in primis per il nostro collettivo ça va sans dire. Difficile dirlo di chi non gestisce (ancora?) il potere: per cui ci atteniamo ai nomi già fatti rispetto alla potenziale squadra di Assessori di Chiara Appendino.
Il nome che ha smosso maggiormente gli animi sistemici è quello dell’ Assessora al Welfare, politiche sociali, educativa e di cittadinanza Sonia Schellino: dal 1996 al 2000 ha lavorato per la Fondazione Giovanni Agnelli, dal 2001 lavora per la Compagnia di San Paolo. Difficile considerarla una ribelle, più facile unire questo discorso a quello fatto in precedenza su Salza (il quale nella stessa dichiarazione aggiunse “Ho molta stima di Chiara Appendino”): chi detiene il potere finanziario e gestisce buona parte delle politiche di assistenza farebbe fatica (e forse sarebbe tecnicamente impossibile salvo un collasso delle politiche di aiuto) a lasciare dall’ oggi al domani le chiavi della città a qualcun altro.
L’ altra nomina che ha fatto arricciare qualche naso è quella al bilancio di Sergio Rolando: 68 anni, fino a un anno e mezzo fa direttore finanziario della Regione con Cota e Chiamparino e dirigente al bilancio con Ghigo e Bresso. L’uomo famoso per essere un oppositore dell’utilizzo dei derivati da parte delle Amministrazioni pubbliche, ma anche un “tecnico di Sistema”: staremo a vedere come si comporterà in caso di vittoria del Movimento.
Come valutare tutto questo? Dal nostro punto di vista, sembra un tentativo del Sistema di “mettere un piede nella porta” della casa del Movimento a 5 Stelle, perché alla fine non si sa mai: sempre meglio fare qualche complimento ogni tanto, giusto per lasciarsi la possibilità di dire “Comunque ho sempre detto che Chiara è brava”. Saremmo proprio curiosi di vedere come quel piede si potrà trasformare in un influencer del Sistema Appendino,  o se invece la porta verrà sbattuta lasciando il pollicione in mezzo.
Prima di tutto questo c’è però il ballottaggio del 19 giugno, sicuramente il più equilibrato della storia torinese: chi vincerà? Ma la vera domanda è: il Sistema Torino vincerà comunque? Ai posteri l’ardua sentenza.

giovedì 6 agosto 2015

Compagnia di San Paolo: si rispettino le regole (scritte) nelle nomine

La folle privatizzazione del sistema bancario sta per essere completata.
La Compagnia di San Paolo, tra poche settimane, dovrà cedere ulteriori quote del suo patrimonio e, con ogni probabilità, perderà il primato nella composizione societaria di Intesa Sanpaolo, il primo gruppo bancario italiano.
Al primo posto salirà l'hedge fund "Black Rock". Sistema Torino ha già scritto e commentato ampiamente questo ulteriore volto alla dilapidazione completa del patrimonio pubblico italiano.
La Compagnia, anche se indebolita, rimarrà comunque l'unico potere forte torinese.
Il Sindaco di Torino e l'intero Consiglio Comunale non hanno un'oncia del potere del Presidente e del Consiglio Generale della Compagnia.
Perché la Compagnia, di fatto, fa il bello e il cattivo tempo di tutte le politiche sociali e culturali della città.
E' l'unica che può farlo, perché ha a disposizione le risorse provenienti dalla banca madre, Intesa Sanpaolo: risorse non infinite ovviamente, ma molto sostanziose.
Sistema Torino da tempo analizza l'intreccio perverso tra istituzioni debitrici strozzate dagli istituti di credito che però fanno l'elemosina attraverso le fondazioni bancarie.
Ma questo è un altro discorso, mettiamolo da parte.
Senza i soldi della Compagnia a Torino non esisterebbero molte delle politiche di welfare che rendono questa città civile, né buona parte dell'offerta culturale.
Lo Stato si sta ritirando da tutto, taglia tutto, rimane, come si diceva, l'elemosina delle fondazioni.
E' uno schema religioso, di chiara impronta cattolica.
Ovviamente questi finanziamenti, soprattutto quelli per i grandi eventi culturali e turistici, finiscono di fatto per finanziare la campagna elettorale permanente della maggioranza politica torinese, che si bea quindi di attività pagate con soldi della Compagnia o delle aziende partecipate dal Comune.
Circolano sempre più insistenti le voci che i vertici della Compagnia di San Paolo possano essere rinnovati a breve, un anno prima della naturale scadenza prevista dopo le elezioni comunali del 2016. Se così fosse, il sindaco di Torino, Fassino, verrebbe quindi chiamato a fornire l'indicazione per la nomina del Presidente.
Ciò significherebbe che questa figura, proposta da un sindaco ormai al termine del suo mandato, resterebbe nel cuore del potere cittadino anche qualora, e noi lo speriamo, Fassino non fosse più sindaco dopo le prossime elezioni amministrative.
Domanda: se quindi fosse eletto a sindaco, appunto, un candidato differente da Fassino?
Se vincesse un candidato che ha come primo punto del programma elettorale la ristrutturazione del debito della Città di Torino proprio con Intesa Sanpaolo, di cui, come si diceva, la Compagnia è (era?) primo azionista?
Se vincesse un candidato sindaco che vuole fermare il carrozzone dei grandi eventi e avesse politiche culturali diverse? Che non vuole vendere la Cavallerizza Reale? Contrario alla partecipazione delle fondazioni nella Cassa Depositi e Prestiti?
Accogliamo quindi l'appello di Ugo Mattei che chiede il mantenimento dello status quo nella composizione dei vertici della Compagnia di San Paolo fino all'elezione del prossimo nuovo Sindaco di Torino, rispettando la scadenza naturale prevista statutariamente.