Visualizzazione post con etichetta Via Asti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Via Asti. Mostra tutti i post

venerdì 6 novembre 2015

VIA ASTI: TUTTO BENE QUEL CHE FINISCE BENE?

foto Paolo Tex
SCENE DA LIBRO CUORE
“Per noi la prima cosa da chiarire è che non siamo i proprietari di Via Asti. Per quanto ci riguarda, da parte nostra c’è la volontà di stare insieme, abbiamo detto che forse qua non ci sono condizioni per vivere ma la volontà comune rimane. Si può convivere senza problemi, troviamo un modo per farlo ed andare insieme nelle stessa direzione. Questo il punto di partenza, abbiamo modalità diverse su alcune cose ma nessun problema se stiamo insieme”. Questo l’incipit di Oliviero Alotto. Segue un vociferare in lingua a me sconosciuta di uomini e donne (no, non quelli di Maria De Filippi anche se fuori c’erano le telecamere già da un paio d’ore) poi arriva la risposta delle famiglie arrivate domenica: “Va bene, anche noi vogliamo stare insieme. Ci siamo aggiustati, abbiamo trovato acqua e luce, piano piano si può fare tutto insieme, ci siamo dati da fare in questi giorni.” Come avrete capito dalla mia fedele trascrizione dei primi tre minuti di assemblea, la parola-chiave della serata è “insieme”: a coronamento del tutto interviene una rappresentante del movimento anarchico che propone (alla fine ‘sti anarcoidi sono festaioli, bisogna dirlo) una bella festa di cibo musica e condivisione, appunto “insieme”. Altra buona notizia: la mensa, che si riteneva riservata alla cucina radical, verrà invece usata…indovinate come? Esatto, insieme! Mi viene da chiedermi che cosa ci sono venuto a fare qua stasera: mi aspettavo fulmini e saette per poter scrivere un articolo al vetriolo ed invece nessuno scoop, mi tocca commentare uno scialbo zero a zero.

NASCE UN NUOVO “PERCORSO” DI BENE COMUNE?
Tornando serio, a settantadue ore di distanza il clima è radicalmente cambiato e sembra che gli occupanti tutti abbiano colto l’auspicio che il Prof. Ugo Mattei, presente e sorridente anche stasera, fece lunedì sera. La scelta, il “responso”, è di una semplicità disarmante: si resta tutti lì, comitato di Via Asti e ex abitanti di Lungo Stura Lazio, alla ricerca di un percorso più lungo possibile attraverso un tracciato certamente nuovo e dagli orizzonti possibili indecifrabili. La riflessione da fare ora è tutta politica: si è fatto cenno ad alcuni comunicati stampa comuni futuri, si sono messi in discussione en passant i punti di attrito radicale che esistono riguardo al passato e la, ovvia, lontananza siderale di giudizio riguardante “La città possibile”, il piano dell’Amministrazione che ha portato all’ abbattimento delle baracche di Lungo Stura Lazio. Allo stesso tempo i due gruppi di occupanti sono andati alla ricerca di punti di contatto nella comune preoccupazione per il “disagio abitativo” di queste ed altre numerose famiglie, non sono i rom dei campi sosta ma anche le famiglie, italiane straniere o aliene che siano, che stanno occupando altri edifici, come per esempio l’istituto scolastico di Corso Ciriè a Torino. 
Viene poi da chiedersi: che cosa avrebbe potuto fare Terra del Fuoco di diverso? Probabilmente nulla, dato il geniale colpo di teatro della ri-occupazione da parte di rom ed anarchici di domenica pomeriggio. In queste lunghe settantadue ore la politica si è mossa, dal comunicato stampa della Sezione Provinciale di SEL che ha preso le nette distanze dall’occupazione alla sensazione che stasera i “terrafuochisti” abbiano voluto mettere la faccia in prima linea per “intestarsi” completamente l’evoluzione dei fatti e l’occupazione di aprile, scevra da manovre politiche e politicanti di partito sottostanti. A voler essere pignoli, sembra che i “primi occupanti” abbiano più dimestichezza col politichese ed alcuni passaggi sulle azioni future “con il mondo esterno” (abitanti del quartiere piuttosto che cittadinanza tutta o il Comune stesso) sembrano poter tendere verso un indirizzo a loro più consono. Ma non voglio certo assumermi la responsabilità di creare attriti laddove non se ne ravvisano: certo, l’idea di una convivenza tra famiglie rom ed una associazione spogliata dalle “colpe passate” di vicinanza eccessiva con una Amministrazione sorda ed insensibile di fronte alle povertà cittadine vecchie e nuove sembra un sogno (ed un incubo per un PD sempre più in difficoltà) che potrebbe materializzarsi a pochi mesi dalle elezioni. Il dado è tratto, ed ora è tutto in mano agli occupanti: sarebbe bello poter assistere veramente ad una festa “insieme” venerdì prossimo molto partecipata, da parte di tutti, in solidarietà con i ventisei nuclei abitativi che stanno ricostruendo tra mille difficoltà il loro focolare domestico. 
Ecco, ora ci tocca invece parlare del mondo là fuori, perché l’intolleranza ha calato l’asso della troupe mediaset che documenta in diretta la sofferenza della popolazione del quartiere stremata, ovvero una dozzina di abitanti ammassati di fronte alla telecamera con ripresa ristretta di Rete4.

LA TELEVISIONE È L’OPPIO DEI POPOLI
Aldilà della dietrologia che si potrà fare riguardo le scelte politiche dei diversi occupanti, la sfida più grande che si prospetta all’orizzonte è la relazione con i vicini di casa, perché chi ha accolto probabilmente peggio la notizia della nascita di un nuovo inedito polo d’occupazione è proprio chi tenta di soffiare sul fuoco della intolleranza e del razzismo. Quarantacinque minuti di trasmissione televisiva durante la quale si è esordito in diretta con un titolo cubitale che campeggia a centro schermo “A loro mazzette, a noi paura e degrado Torino: rovinati da rom e illegalità” (come faccio a saperlo se nel frattempo ero ancora in Via Asti? Semplice, ho avuto il fegato di riguardare Mediaset in streaming, e già solo per questo merito la vostra piena solidarietà). La trasmissione è una misticanza di qualunquismo e guerra tra poveri in salsa nazional-popolare: un fenomeno mediatico che spesso noi sinistrorsi archiviamo con sufficienza, ma è un errore grave da evitare. Infatti l’epico Ugo Mattei decide di mettersi in prima linea e discettare al microfono di  “arricchimento del quartiere” ed “integrazione” mentre gli urlano dalle finestre.  Sembrano mondi lontani, anzi lo sono: esigenze contrapposte, sensibilità inconciliabili, incapacità di calarsi nei panni dell’altro, che esso sia un rom o un residente del pre-collina. Per cui, tornando agli attuali abitanti della caserma Lamarmora, la sfida più grande sarà proprio tener botta nei confronti delle manifestazioni identitarie prossime: sabato mattina ci sarà un sit-in contro l’illegalità organizzato da un crogiuolo di comitati spontanei e destre varie per richiedere lo sgombero immediato. Tra l’altro anche loro, dopo La Repubblica, hanno usato nel volantino la mia foto dell’ingresso di Via Asti con la Vespa rossa in prima fila: almeno in questo c’è par condicio! Il grande evento massmediatico sarà però lunedì sera, quando al “caso dei rom che occupano palazzi vuoti” sarà concesso l’onore del prime time Mediaset, sempre su Rete4, sempre con Del Debbio “indelebilmente dalla nostra parte”, come suole affermare alla fine di ogni puntata.
Data la melassa grondante da questo articolo, per contrastare la violenza e la volgarità di quanto appena descritto, non ci può essere miglior chiusura che tornare all’immagine di Jean Diaconescu, portavoce dei rom, che suggella il clima disteso dell’incontro intervenendo con gli occhi lucidi per affermare semplicemente: “Si può fare, possiamo restare tutti quanti e continuare a vivere qui… insieme!” 

“Nel frattempo” il mio auspicio è sempre il medesimo: andate a farvi un giro in caserma, passeggiate e chiacchierate con tutti, e portate la vostra solidarietà (insieme a qualche bene di prima necessità) alle famiglie di Via Asti. Ne uscirete certamente arricchiti.
Paolo Tex

martedì 3 novembre 2015

OCCUPIAMO L’OCCUPAZIONE: I ROM “SBARCANO” IN VIA ASTI


foto Paolo Tex Tesarin
QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA
Che cos’è il genio? Duole ammetterlo, ma nessuno di noi ha mai neanche lontanamente pensato ad un colpo di teatro simile, che potesse sparigliare tutte le carte che da anni sono rimaste immobili sul tavolo del potere torinese.
L’antefatto è molto semplice ma giova ricordare un po’ di storia recente: “LA CITTA’ POSSIBILE – Iniziative a favore della popolazione ROM” è un progetto che il Comune di Torino ha lanciato nel 2013 con la collaborazione di 6 diverse organizzazioni del Terzo Settore tra cui Terra del Fuoco, cioè la principale protagonista (insieme a sindacati e movimenti vari) dell’occupazione attuale di Via Asti. Lo scopo è fornire “percorsi efficaci di integrazione e cittadinanza per 1300 persone di etnia ROM”, in primis coloro che abitano (o meglio abitavano) nel campo sosta di Lungo Stura Lazio abbattuto con le ruspe (RUSPA!) un paio di settimane fa. La giornata della distruzione delle baracche è stato raccontato a tutti i presenti da padri di famiglia con bambini in braccio e da donne anziane con qualche manciata di vite vissute nei loro sguardi: un racconto struggente, che mette paura, che fa scorrere nelle vene un freddo ancora più stordente di quello provato nella riunione all’aperto fatta stasera tra “occupanti rom” ed “occupanti delle associazioni”.
L’obiettivo del progetto non sembra inviso a nessuno: tutti d’accordo nel voler spostare le famiglie in “case vere” al posto delle baracche pericolanti lungo la Stura (che sono, sia ben chiaro, una ghettizzazione imposta e non una scelta di libero arbitrio da parte dei soggetti coinvolti).
Esiste purtroppo un “però”: l’applicazione concreta di tale “percorso” (è un termine che ritornerà spesso nel corso della serata, un uso strumentale di alcune parole-chiave dal quale soleva metterci in guardia il Maestro Luca Rastello) ha portato alcune famiglie direttamente in mezzo ad una strada, privi di documenti risorse cibo e casa. Che fare? Nulla di più semplice: Terra del Fuoco è uno dei soggetti protagonisti di “La città Possibile”, gran parte degli esponenti di Terra del Fuoco sta occupando Via Asti da sei mesi, in Via Asti c’è uno spazio dedicato al “disagio abitativo” (le parole-chiave di cui sopra), queste famiglie stanno chiaramente vivendo un disagio abitativo. La conclusione sillogica è molto semplice: domenica pomeriggio una quarantina di persone di tutte le età, “gli ex abitanti di Lungo Stura Lazio”, arrivano sotto uno splendido sole ai piedi della ricca collina sabauda e decidono di andare a dormire all’interno della Caserma Lamarmora. Non vorrei sembrare insistente, ma la domanda ritorna come un refrain nella mia testa: ma come ho fatto a non pensarci prima? Così, gli amici del “Comitato Via Asti Occupata” si trovano ad “essere occupati” da nuove realtà. Tanto che qualcuno osa affermare “non si occupa un posto già occupato!”, come se esistesse un “galateo delle buone Okkupazioni”. A seguito di tutto questo, il necessario incontro tra i due gruppi nel cortile della caserma nella serata di lunedì.

LA FREDDA CRONACA DELL’INCONTRO
Qui si sta consumando la storia, anzi forse La Storia con la esse maiuscola della sinistra di questa città. Giova innanzitutto ricordare che in tribuna stampa sono clamorosamente assenti i media mainstream di Torino. Eppure parlano spesso di quel che succede qua dentro: come fanno? Ma torniamo a noi: alle 19.30 i rappresentanti del comitato degli occupanti originari escono dalla loro riunione per comunicare alle famiglie presenti il loro responso .”Siamo solidali con la vostra lotta, e capiamo il vostro disagio….però c’è un problema”. Vi avevo avvisato qualche riga più su: c’è sempre un però. Infatti, cito quasi testualmente, la soluzione abitativa nella palazzina occupata non è percorribile perché mancano acqua luce e corrente elettrica (“esattamente come nel campo nomadi dove abitavamo prima!”, rispondono in molti). Proprio a causa di queste mancanze, argomentano, nessuno è stato ospitato in questi primi sei mesi di permanenza qua dentro: vi sono problemi tecnici non risolvibili, per cui nada. E nel frattempo? “Noi stiamo qua, non andiamo da nessuna parte.” risponde perentoria una madre di famiglia, applaudita da un pubblico partecipe (anzi “partecipato” come direbbero molti presenti) . Non sono però d’accordo i ragazzi del comitato, perché tutto ciò non fa parte del “percorso” che avevano deciso mesi orsono; la discussione (il confronto è fermo ma molto pacato e di ampia disponibilità, il fair play va riconosciuto a tutti i soggetti presenti) sembra avviarsi verso una fase di stallo. “Noi non siamo proprietari di questo spazio e non siamo noi a decidere chi sta qua dentro; siamo disponibili ad aiutare ma non siamo i proprietari della caserma” viene ripetuto quasi come forma di auto-convincimento inconscia. Dopo alcune schermaglie sull’ opportunità di affidare (simbolicamente ma anche concretamente) le chiavi del complesso anche ai nuovi occupanti, si giunge all’ intervento provocatorio (nel senso più positivo del termine) del Prof. Ugo Mattei che ha spinto tutti i presenti a buttare il cuore oltre l’ostacolo e tentare una esperienza nuova di condivisione degli spazi e di aiuto reciproco secondo il modello del bene comune di cui il docente torinese è autorevole ed affermato esponente. Dopo altri svariati interventi, la conclusione è ancora affidata alla voce dell’esponente di Terra del Fuoco, che richiede 48-72 ore di tempo per permettere al Comitato Via Asti di decidere sul da farsi, compresa una eventualità (per carità, assolutamente legittima) di fare un passo indietro e sfilarsi dalla gestione della caserma. E’ fin troppo facile immaginare le conseguenze di un tale atto: quanto durerebbe una occupazione di un edificio del pre-collina da parte di famiglie rom (a questa latitudine forse sono già chiamati zingari) prive di un sostegno laterale di associazioni molto più vicine all’ Amministrazione cittadina? Poche ore, al massimo qualche giorno, come accade alle altre simili esperienze cittadine di occupazione di case e spazi abbandonati.

LA SINISTRA E IL SUO FALLIMENTO CITTADINO
Quello cui ho assistito stasera è un dramma, lacerante ed insanabile: settanta persone in tutto a discettare al freddo di occupazioni legittime ed abusive, appaltanti e sub appaltanti, serie A e serie B. Decine di famiglie passate dalla baracca al nulla, di fronte a loro rappresentanti di associazioni cittadine che vivono nel limbo tra l’occupazione e rapporti ufficiali ed istituzionali con l’Amministrazione torinese. E gli altri? Dove sono? Dove stanno le telecamere, i politici, i futuri candidati a Sindaco, i rappresentanti dei corpi intermedi, tutte quelle categorie care alla sinistra italiana: sono a casa davanti alla TV? A svernare al caldo di qualche isola tropicale? Il loro silenzio è assordante, la loro assenza tangibile. Cosa ne pensa per esempio Giorgio Airaudo, indicato come candidato sindaco della sinistra torinese figlia del “modello Via Asti”? E non si ravvisano dichiarazioni “importanti” neanche da parte di esponenti del PD – Partito della Nazione, salvo segnalare un Antonio Ferrentino (Consigliere Regionale PD) in grande spolvero su Facebook che afferma candidamente: “Qualcuno pensava che lasciando Via Asti a Terra del Fuoco si evitava una lista a sinistra. Sono mesi che avevano deciso la lista e ci stanno solo prendendo in giro.” Ecco, la tara e l’importanza elettorale di quanto sta avvenendo è plasticamente sintetizzata in questo commento da social network: nel frattempo, come diceva la donna di prima, “gli ex abitanti di Lungo Stura Lazio” restano in Via Asti e lottano uniti per ottenere una sistemazione stabile, con buona pace degli abitanti della zona. Ah già, esistono anche loro: dall’articolo de La Stampa on-line di ieri sembrano molto preoccupati dall’arrivo dei nomadi. Una ragazza del quartiere (una giovane medico progressista) si è anche manifestata al termine della serata per esprimere una profonda preoccupazione che attanaglia la comunità locale: ma vi rendete conto che un “pittoresco progetto di comunità rom” qua dentro porterebbe alla svalutazione immobiliare della zona? No comment. Con questa aura di tristezza cosmica si chiude la serata: prossimo appuntamento giovedì ore 18.00 per un nuovo tentativo di conciliazione delle occupazioni e di convivenza. 
Paolo Tex

“Nel frattempo”, le famiglie hanno bisogno di coperte, cibo, mobili e qualsiasi altra cosa vi venga in mente: ogni aiuto da parte della cittadinanza è ben accetto.

sabato 1 agosto 2015

SPIFFERI SU TERRA DEL FUOCO E VIA ASTI: CUI PRODEST?

“Compagni ricordiamoci che i nostri nemici stanno a destra, sono i Salvini e i fascisti!”.
All'ombra del "il nemico è la destra", la presunta sinistra in Italia e a Torino fa le peggio cose. Quella presunta sinistra che si comporta da destra e mette in pratica le stesse distorsioni di potere e di sistema: quella che confonde associazioni e movimenti politici, che baratta accordi in incontri segreti a Palazzo Civico per appoggi elettorali che sanno di foglia di fico su un Partito della Nazione versione sabauda che ha bisogno di una sverniciata di rosso per potersi dire progressista.
Di cosa stiamo parlando? Dai, lo sapete tutti, di Via Asti, ça va sans dire. Per avere un piccolo riassunto della situazione, basta leggere l’ultimo articolo di Riccardo de Caria su “Lo Spiffero”.
“Ragazzi, ma quello è qualunquismo di destra! Via Asti è memoria, è mensa sociale, è aula studio, come si fa a criticarla?”.

martedì 28 luglio 2015

Via Asti uguale Cavallerizza. O no?

Sarebbe carino che le seguenti righe non fossero oggetto di alate critiche tipo "affermazioni a un passo dalla Procura".

L'occupazione di via Asti pareva aver preso una via molto positiva. Assegnazione diretta a Terra del Fuoco da parte della proprietà, la Cassa Depositi e Prestiti, con avallo politico del Comune.
Un progetto di assistenza per gli sfrattati la base su cui costruire il futuro.
Bene.
Stonava un po' che l'occupante fosse già assegnatario di vari fondi per progetti sul territorio, e che l'ex presidente Michele Curto sia oggi un valente esponente della maggioranza.
Un conflitto di interessi.

giovedì 14 maggio 2015

Via Asti, l'inizio della rottura tra Pd e Sel? Intervista a Michele Curto


L’occupazione di Via Asti incontra encomi universali. Ma, come molti sanno, dietro le dichiarazioni ufficiali si celano profondi dubbi in vaste parti dell’opinione pubblica della città. In calce all’appello mancano firme pesanti di sinistra: evitiamo i nomi ma tutti sappiamo di chi si parla.
E non perché, come Curto retoricamente suggerisce “chi critica è di destra”. Semplicemente perché tutti conoscono il ruolo di Terra del Fuoco nelle gare di appalto e nelle assegnazioni dirette di questa città.
Ne abbiamo parlato direttamente con Michele Curto.
Giudicate voi. (S.T.)


Via Asti porta alla rottura tra PD e SEL per il 2016?
L’arrivo della primavera ha il profumo inebriante dello scorrazzare per le strade della collina a bordo della mia splendida Vespa old style rosso fiammante. Destinazione di stasera la caserma occupata di Via Asti, per cui il sottofondo combat rock nelle orecchie è d’obbligo, giusto per immedesimarsi ancor di più nel protagonista adolescenziale di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Appeso al balcone di questa ex sede dello sterminio c'è un grande striscione. Segni di militanza e ribellione. Poi ti togli il casco, spegni la musica, e ti accorgi che l’immaginario stereotipato anni 90 (gli stessi nei quali lessi il famoso libro di Enrico Brizzi) qui dentro è un po’ (tanto) sfumato.

Provo a rimanere nel personaggio, passeggio per i “resti” di questo luogo storico, seguo la freccia “memoriale” finché non arrivo al cospetto della Storia: il muro delle fucilazioni fasciste, ove persero la vita parecchi partigiani, coloro che per la libertà lottarono veramente e totalmente. Banale forse, un po’ meno quel brivido freddo che ti corre lungo la schiena, che ha l’olezzo di morte, bruciato e piscio, quella sinestesia di odori ed immagini di guerra resistente che mi balenano in testa in questi pochi stordenti secondi. Questo ha forse poco (o nulla a seconda dei punti di vista) a che fare con quanto succede oggi qui in Via Asti e altrove, ma è stato un pezzo della visita che mi permetto di suggerirvi, a prescindere. Nel corso del dibattito aperto si è parlato anche di Memoria e di presunto utilizzo di essa: difficile dire chi possa veramente permettersi il recupero storico di quei valori e della “pratica partigiana”. Parole altisonanti che rimbombano nella mia testa in attesa dell’inizio dell’Assemblea pubblica.

INCONTRO COMITATO VIA ASTI-SINDACO FASSINO: COME E’ ANDATA?
L’Assemblea inizia con Oliviero Alotto, Presidente di “Terra del Fuoco”, che descrive l’incontro delle ore 18 in Comune con Fassino: è andato bene, così bene che il Sindaco si è dimostrato disponibile e privo di contrarietà nei confronti dei progetti presentati dal “Comitato Via Asti”. Progetti come l’ aula studi, la mensa sociale pomeridiana ed il contrasto al disagio abitativo. La risposta più importante del primo cittadino nonché Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni) e quindi membro della Cassa Deposito Prestiti (la CDP è attualmente proprietaria dell’immobile) è stata dimostrarsi disponibile alla creazione di un Tavolo di confronto che metta insieme Comitato degli occupanti, Comune di Torino e CDP. La (anomala a detta di tutti) benevolenza dell’interlocutore (siamo sicuri che sia veramente lui?, N.d.A) e soprattutto il cambio di atteggiamento dopo le dure dichiarazioni inziali e le minacce, si è concretizzata con la volontà di Fassino di “fare un giro” in Via Asti come segno di riconoscimento del soggetto come entità con cui discutere, dopo che aveva declinato il primo invito rivolto via video dai ragazzi di Terra del Fuoco e dal partigiano Segre. Secondo gli occupanti le parole andranno verificate con i fatti, e si potrà capire se non è gioco delle parti solo dopo l'incontro con Cassa Depositi e Prestiti.
A seguire, l’intervento di una rappresentante CISL (ammetto il mio personale imbarazzo nel sentire questa sigla affiancata ad una occupazione cittadina, ma sono sicuro di non essere l’unico interdetto), presente all’incontro col Sindaco, che ha voluto sottolineare la primazìa del “disagio abitativo” come punto essenziale da affrontare (in contro-tendenza a social housing e residenze universitarie previste ivi dal Comune). Insomma, un clima disteso e sostanzialmente unanime tra rappresentanti politici, sindacali e sociali (tanta CGIL e FIOM, ANPI, associazioni torinesi, oltre ai molti ragazzi di Terra del Fuoco e del Treno della Memoria e del quartiere), spezzato da un intervento “di rottura” che, per dirla in breve, ha accusato l’occupazione di avere “odore di borghese”(*) e una vicinanza sospetta con l’establishment dei corpi intermedi (questioni che affrontiamo nella intervista a Curto qui di seguito): la provocazione non viene colta (e per me in versione blogger d’assalto è un peccato) se non da alcuni giovani occupanti che intervengono per esprimere la loro genuinità (il cui anagramma per alcuni malpensanti è “ingenuità”) e rimandare al mittente le accuse.
Da segnalare l’endorsment di Rifondazione Comunista, che nella veste del Segretario Provinciale Locatelli ha sottolineato la necessità del dialogo con tutte le realtà che fanno azioni concrete sul territorio. Ed è proprio il contenuto sociale ad esser stato messo in risalto negli interventi successivi, nei quali si sono ribaditi i concetti di “mensa liberata” (probabile inaugurazione il 20 maggio per chi fosse interessato), di comunità aperta al quartiere ed alla città, e di “chiamata pubblica” alle associazioni che vogliono parteciparvi.
Ai dubbi e perplessità che mi sono sopraggiunti nel corso di questo dibattito ha risposto Michele Curto, Consigliere Comunale di SEL e “rappresentante storico” dell’Associazione Terra del Fuoco in una intervista a fine assemblea che pubblichiamo qui di seguito.


BOTTA A RISPOSTA CON MICHELE CURTO

1)    Appreso dall’Assemblea l’andamento generale dell’incontro con Fassino, proviamo ad entrare nel merito di alcune questioni specifiche: Via Asti è al momento proprietà privata della "Cassa Depositi e Prestiti" S.p.A. . Come pensate e proponete che venga restituita al pubblico?
Il tema al centro del dibattito non è solo pubblico/privato, dato che Demanio e CDP sono enti di diritto pubblico, con la differenza che la CDP è un soggetto remunerativo: ha bisogno di “incassare”, e questo ci pone anche la problematica “tempo”. Dovremo essere veloci e fare proposte concrete per evitare il “rischio Cavallerizza”, ove l’occupazione è arrivata dopo sette anni di cartolarizzazione “da scomputare”, cioè ci sono gli oneri finanziari generati dai prestiti bancari da remunerare. Via Asti è forse situazione ancora più complessa perché è uno spazio di difficile utilizzo e destinazione, anche per la stessa Cassa Depositi e Prestiti, con il mercato immobiliare fermo l'operazione di vendita dal Demanio alla CDP assomiglia più ad un’operazione di maquillage finanziario che alla valorizzazione immobiliare, rischiando di condannare la caserma ad altri anni di abbandono. La nostra richiesta è quella di dare un “alto contenuto pubblico” alla ex caserma in qualsiasi ipotesi di trasformazione futura e di poterla utilizzare da subito per le esigenze sociali della città riaprendola e rendendola visitabile e fruibile.

2)    Domanda provocatoria: non è giunto il momento di decidere da che parte stare? Pensi che i cittadini e prossimi votanti per Comune/Sindaco premieranno questa scelta di occupare caserma e sedia in Consiglio?
Ho passato quattro anni a sentirmi dire da qualcuno che da un lato non ero abbastanza efficace, dall’altro che non ero abbastanza “radicale”, frutto di rapporti di forza che sono quelli che sono (2 su 40) e di un quadro politico nazionale mutato, si pensi all'involuzione del PD. Il punto focale di oggi è la “radicalizzazione sociale” e le sue pratiche dalla quale discende quella politica: esempio lampante ne è proprio questa vicenda. È dal 2012 che parlo di demanio militare a scopo abitativo: quando vedi che, nonostante tu sia riuscito a far approvare atti da te proposti dal consiglio comunale, nulla succede e questi rimangono lettera morta, allora diventa naturale andare alla ricerca di altre vie; l’occupazione di questi giorni rappresenta a livello personale la volontà di costruire un’altra scena, di pratica sociale diversa da quella squisitamente politica e dalla rappresentanza fine a se stessa. Altra cosa è la valutazione politica: siamo partiti nel 2011 entrando nella Giunta di centro-sinistra con l’obiettivo di allora di sconfiggere Berlusconi e cambiare l'Italia dalle città. Di fronte ad un panorama nazionale completamente cambiato, SEL oggi sta all’opposizione di Renzi è necessario valutare presto se seguire la stessa strada anche a livello locale come conseguenza del cambio di prospettive.

3)    Il "Regolamento  del  registro  delle  associazioni"  della  Città  di Torino  cita:  "Qualsiasi associazione,  anche  se  priva  di  personalità  giuridica,  ha  diritto all'iscrizione nel Registro, purché non abbia scopo di lucro ed i fini perseguiti e le attività svolte siano conformi alla Costituzione ed alle Leggi.". Come si concilia il finanziamento a Terra del Fuoco con l’occupazione odierna?
Il tema è divertente perché è paradossale come certi temi usati dalla propaganda di estrema destra (Marrone e leghisti assortiti) vengano recuperati a sinistra e utilizzati da una parte del Pd (vedi odg approvato dalla circoscrizione 8). Terra del Fuoco è da sempre la mia comunità di riferimento, a cui non cesso di appartenere seppur senza nessun ruolo, trovavo sbagliato fingere che su una azione sociale e politica fossimo cose diverse, trovo legittimo e doveroso metterci la faccia e sbagliato regalare una piccola ipocrisia, quando ce ne una grande da stanare: come quella di Fassino contemporaneamente Sindaco di Torino e membro della Cassa Depositi e Prestiti, cioè istituzione Comune interessata alla conservazione ed utilizzo di via Asti ed acquirente con il compito di svolgere una valorizzazione immobiliare. Se una associazione mette a rischio i finanziamenti per perseguire alcune pratiche sta dimostrando indipendenza ed autonomia dalle istituzioni, le organizzazioni sociali che compongono il comitato di via Asti, stanno con uno scatto di reni provando a disegnare un percorso autonomo e libero, finalizzato a contrastare la “destrutturatore della società” e chi la persegue come Renzi. Noi vogliamo e ricerchiamo aggregazione sociale, che è l’esatto contrario di quanto sta facendo il nostro Governo Nazionale.

4)    La vulgata dei quotidiani mainstream sembra voler distinguere tra “occupazioni buone” e “occupazioni cattive”. Per chi come te si è speso a favore di occupazioni come Cavallerizza ed è vicinissimo alle tematiche sui migranti dell’ex-MOI, non è imbarazzante ritrovarsi come “protagonista involontario” di questa cesura netta tra le diverse esperienze sociali presenti oggi in città?
Questa distinzione è puro artifizio giornalistico. Il fatto che “soggetti nuovi” ed anomali seguano la via dell’occupazione non fa che rendere ancora più valide le esperienze simili pre-esistenti, con le quali noi dialoghiamo attivamente. Il vero problema consiste nel non farsi dividere al nostro interno: è vero che questa è una occupazione meno conflittuale ma noi di qua non ci siamo mossi, anche davanti alle minacce, non siamo dei duri ma siamo certamente dei fermi, nonostante la macchina di Sicuritalia giri costantemente qua dentro. Rifiutiamo l’etichetta di occupazione buonista perché qui facciamo attività sociale quotidiana e proviamo ad instillare il dubbio nel cittadino. Respingo in modo forte e chiaro la distinzione buoni/cattivi, così come non credo che sia da rifiutare il forte sostegno istituzionale ma anzi da utilizzarlo in diverse forme. Mi trova per esempio molto d’accordo l’articolo di Livio Pepino su Il manifesto che avvicina le esperienze di Via Asti e di Assemblea Cavallerizza, mettendole su uno stesso piano di importanza e legittimità. 

5)    Gestione privata e privatistica della intera caserma di Via Asti, con un piccolo spazio (o “riserva indiana”) destinata alle funzioni sociali a gestione Terra del Fuoco. Cosa mi risponderesti?
E’ un legittimo dubbio già superato dai fatti nel momento in cui si è creato un Comitato che vede al suo interno una composizione composita che va dai Sindacati alle associazioni ambientaliste, dall’ARCIGAY a chi si occupa di disagio abitativo. Nei primi dieci giorni poteva sembrare una “occupazione di rappresentanza” per guadagnarsi uno spazio, ma ora è evidente la nascita di un qualcosa di composito e più complesso: il punto è aprire via Asti alla città e farne una leva di pratiche sociali, conservandone la memoria storica e attualizzandola, non ritagliare la riserva indiana di qualcuno.

6)    Stessa domanda finale che posi in relazione alla Cavallerizza: chiudi gli occhi ed immaginati la caserma di Via Asti nel futuro, diciamo tra 5 anni. Che tipo di proprietà ci sarà e come verrà gestita?
La proprietà sarà CDP e già sarebbe un bel risultato perché significa che non è stata rivenduta a terzi, ma anzi che la CDP avrebbe finalmente svolto la propria funzione pubblica. 
Mi immagino una zona riservata alla Memoria, la presenza di visite guidate interattive, come dice Bruno Segre una depandance del Museo della Resistenza (come discusso per tutti gli anni 90), spazi per gli importantissimi archivi della Resistenza e degli istituti storici, una vasta aula studio affiancata da residenze universitarie, uno spazio per il disagio abitativo ed una parte riservata alle associazioni, grandi e piccole, alla ricerca di un luogo ove esprimersi ed operare liberamente. Questa è la mia visione della Via Asti del futuro, ed è un progetto secondo me ampiamente fattibile.
Paolo Tex


(*) Ringrazio la mia compagna Paola per la citazione colta presa da un film francese



Ti piace Sistema Torino ?
DIVENTA PRODUTTORE DELLA NUOVA OPERA CULTURALE "EXPOrTO 2022, La Grande Opera Definitiva"

Sistema Torino, in collaborazione con Domenico Finiguerra intende presentare, attraverso un'opera teatrale, un punto di vista tagliente sulle Grandi Opere, il Project Financing e la Propaganda Mediatica.