venerdì 18 maggio 2018

CONTRATTO DI GOVERNO PENTALEGHISTA: ORDINE E DISCIPLINA!

Sono giorni roventi per la politica italiana, ancor di più per la politica torinese che vive in questi giorni la discrasia tra una Amministrazione locale che intende rivendersi come progressista e un M5S nazionale che si trova sul punto di salire al Governo insieme alla Lega.
Sistema Torino, prendendo spunto da una riflessione di Tomaso Montanari, ha lanciato nei giorni scorsi un appello ai membri dell’ Amministrazione Appendino affinché prendano posizione contro il contratto di governo con i fascioleghisti.
I primi a “rispondere” indirettamente a questo tipo di sollecitazioni sono stati i Consiglieri Damiano Carretto e Marco Chessa, che hanno annunciato il loro voto contrario al contratto sulla piattaforma Rousseau: di segno opposto invece le prese di posizione del Presidente Versaci e del Consigliere Iaria.
Ma quali sono i motivi concreti, oltre a quelli ideologici che non vogliamo assolutamente trascurare, che ci portano a respingere con forza il fondamento del futuro Governo giallo-viola?
Rimandando al futuro prossimo una riflessione profonda sulla connotazione comunque di classe del voto ai due Partiti definiti populisti (e indubbiamente di popolo), proviamo a mettere insieme un collage dei passaggi aberranti di questo insolito accordo politico.

1. IL FUNZIONAMENTO DEL GOVERNO

Potremmo soprassedere sulla impalcatura scelta per dar vita a un Governo politico, ma ci tocca sottolineare l’anomalia dell’utilizzo di una procedura extra costituzionale: il programma elettorale non va certificato da un notaio ma dal Parlamento con una votazione di un documento presentato dal Presidente del Consiglio. Da quando tutto ciò è sostituito da due cittadini che sottoscrivono un accordo privato?
Sembra ovvio dire che nella Costituzione non vi è traccia di tutto ciò, così come non c’è ovviamente traccia del Comitato di Conciliazione che dovrebbe redimere le controversie tra i due Partiti su argomenti “nuovi”: che poi parliamoci chiaro, a cosa serve il Parlamento quando una ristretta di sei-sette persone (“I GIUSTI”) può prendere una decisione in fretta e senza fronzoli, ovviamente per il Bene Supremo del Paese?
Direte voi: beh a sto punto che ce ne facciamo dei Parlamentari?
“Ogni parlamentare ha la possibilità di presentare iniziative legislative e la loro richiesta di calendarizzazione deve essere oggetto di accordo tra i presidenti dei gruppi parlamentari delle due forze politiche.”: i rappresentanti del popolo potranno fare il loro lavoro, ma solo se autorizzato dai due Capigruppo. Insomma libertà d’azione, ma non troppo!
A questo aggiungiamo la volontà di introdurre il vincolo di mandato (a oggi incostituzionale) e completiamo il quadro della ridotta autonomia che avrebbero i quasi mille rappresentanti del popolo nelle due Camere.
Come, come? Quasi mille? Ohu, bisogna tagliare gli sprechi!
E infatti: “Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori. In tal modo, sarà più agevole organizzare i lavori delle Camere e diverrà più efficiente l'iter di approvazione
delle leggi.”
Basta con questi turisti della democrazia che rallentano i lavori: sveltiamo le pratiche, accorciamo le discussioni, su su diamoci da fare! Come mai mi ricorda sinistramente l’efficientismo parlamentare che auspicava Matteo Renzi? E la democrazia? E il rispetto delle minoranze? Ah ecco, forse una volta diventati maggioranza, tali delicatezze non ci interessano più: non fa una grinza.

6. CONFLITTO D’INTERESSI

Un capitolo striminzito, quasi impercettibile: nulla più che una definizione da Wikipedia del concetto, che non aggiunge nulla (ovviamente) sul più grande conflitto d’ interesse vivente in Italia, cioè il burattinaio di uno dei due contraenti. Per non farsi mancare nulla, viene aggiunto un passaggio “intrigante”: “Intendiamo inoltre estendere l’applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato.”

Cosa significhi aggiungere Sindaci e dirigenti delle partecipate al concetto lo scopriremo solo vivendo: eppure ci sarebbero bastate tre righe sul politico editore, sulla rovina dell’Ital…ah no no, scusate, come non detto. Berlusconi non è più il Male Assoluto, si è ricreduto anche Alessandro Di Battista.

7. CULTURA

Leggendo questo paragrafo di dieci righe sembra di tornare indietro agli anni ’80 e agli opuscoli arancioni “RICERCHE” che i nostri genitori ci compravano per fare i compiti delle elementari e medie: ve li ricordate?

Giusto per non rischiare di passare per spocchiosi progressisti che denigrano la pochezza culturale altrui (sebbene sia lecito aspettarsi di più da un programma di Governo nazionale), diamo un colpo anche alla botte: “I beni culturali sono uno strumento fondamentale per lo sviluppo del turismo in tutto il territorio italiano nonché alla formazione del cittadino in continuità con la nostra identità. Tuttavia lo Stato non può limitarsi alla sola conservazione del bene, ma deve valorizzarlo e renderlo fruibile attraverso sistemi e modelli efficaci, grazie ad una gestione attenta e una migliore cooperazione tra gli enti pubblici e i privati.”
Ah ok, ora abbiamo compreso: è la politica renziana della cultura affidata ai privati e al loisir turistico. E ditelo subito senza supercazzole!

9.DIFESA

“Al fine di migliorare e rendere più efficiente il settore risulta prioritaria la tutela del personale delle Forze Armate (sottolineando l’importanza del ricongiungimento familiare) ed un loro efficace impiego, per la protezione del territorio e della sovranità nazionale.”
Cosa volete che vi dica un collettivo pacifista a proposito del paragrafo riguardante l’aumento di fondi e personale delle Forze Armate? Lasciamo a voi le ovvie considerazioni del caso.

10. DETASSAZIONE E SEMPLIFICAZIONE PER FAMIGLIE, IMPRESE E PARTITE IVA

Siamo giunti al capito flat tax, ma con due aliquote: citando il mio amico commercialista “Vuoi sapere cosa cambia? Gli unici che ci guadagneranno sai chi sono? Chi avrà un reddito sopra i 50.000 annui. Gli altri o ci rimettono o non cambia un ca**o. La realtà è che stanno facendo le cose da politicanti di quart'ordine.”
Nient’ altro da aggiungere vostro onore.
Anzi sì: vanno avanti “confermando la contrarietà a misure di tassazione di tipo patrimoniale.” Mr.B. non l’avrebbe presa bene.

12. GIUSTIZIA RAPIDA ED EFFICIENTE

+++++++++SPOILER: QUESTA È IL CAPITOLO CHE HA SCRITTO LA LEGA+++++++++++

Da cosa vogliamo cominciare? Partiamo dal Far West:

“In considerazione del principio dell’inviolabilità della proprietà privata, si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento
in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro.
Si deve prevedere la revisione del rito abbreviato non consentendo l’applicazione dello stesso ai reati puniti con la pena dell’ergastolo ed ai più gravi delitti di cui all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura
penale.”
La sacra inviolabilità della proprietà privata ci permetterà di trasformarci tutti in pistoleri protetti da una sorta di legittima difesa rafforzata: è quel che ha sempre gridato Salvini a ogni fatto di cronaca ed è quel che ha ottenuto nel Contratto di Governo. Stati Uniti d’ America, stiamo arrivando!

A questo aggiungiamo una ricetta semplice: ORDINE E DISCIPLINA!
“Per garantire il principio della certezza della pena è essenziale riformare i provvedimenti emanati nel corso della legislatura precedente tesi unicamente a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari,
a totale discapito della sicurezza della collettività. Per far sì che chi sbaglia torni a pagare è necessario riformare e riordinare il sistema venutosi a creare a seguito dei seguenti provvedimenti: l’abrogazione
e la depenalizzazione di reati, trasformati in illeciti amministrativi e civili, la non punibilità per particolare tenuità del fatto, l’estinzione del reato per condotte riparatorie anche in assenza del consenso della
vittima, nonché i periodici ‘svuota carceri’. È inoltre opportuno ridurre sensibilmente ogni eventuale margine di impunità per i colpevoli di reati particolarmente odiosi come il furto in abitazione, il furto aggravato, il furto con strappo, la rapina e la truffa agli anziani, modificandone le fattispecie ed innalzando le pene.”

Eh va bene, certezza della pena, ma come la attuiamo? Semplice: PIÙ CARCERI PER TUTTI!
“è indispensabile dare attuazione ad un piano per l’edilizia penitenziaria che preveda la realizzazione di nuove strutture e l’ampliamento ed ammodernamento delle attuali. Bisogna provvedere alla preoccupante carenza di personale di Polizia Penitenziaria con un piano straordinario di assunzioni, nonché intervenire
risolutivamente sulla qualità della vita lavorativa degli agenti, in termini di tutele e di strutture.” Ejaejaejallà!

13. IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP AL BUSINESS

Siamo al punto più drammatico, tenetevi forte: “La questione migratoria attuale risulta insostenibile per l’Italia, visti i costi da sopportare e il business connesso”. L’incipit rende subito chiarissimo il punto di vista: l’accoglienza è un costo, non un dovere morale e sociale. E la retorica sui “taxi del mare” ha funzionato elettoralmente, si sovrappone perfettamente al fascioleghismo per cui diamo libero sfogo ai nostri istinti!
Un CIE (centri di identificazione ed espulsione) per ogni Regione e rimpatrio forzato di mezzo milione di esseri umani tanto per cominciare: “Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani. Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.”
Immagine tratta da BlitzQuotidiano


Non vi basta? Allora via con l’ equazione immigrati = islamici = terroristi nel passaggio che forse fa più accapponare la pelle in queste 40 pagine: si parla di ALTRE religioni (altre rispetto a cosa?) e di chiusura immediata di moschee e associazioni islamiche radicali.
“Ai fini della trasparenza nei rapporti con le altre confessioni religiose, in particolare di quelle che non hanno sottoscritto le intese con lo Stato italiano, e di prevenzione di eventuali infiltrazioni terroristiche,
più volte denunciati a livello nazionale e internazionale, è necessario adottare una normativa ad hoc che preveda l’istituzione di un registro dei ministri di culto e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee e, in generale, dei luoghi di culto, anche se diversamente denominati.
Inoltre, occorre disporre di strumenti adeguati per consentire il controllo e la chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali nonché di moschee e di luoghi di culto, comunque denominati, che
risultino irregolari. A tale riguardo, onde garantire un’azione efficace e uniforme su tutto il territorio nazionale è necessario adottare una specifica legge quadro sulle moschee e luoghi di culto, che preveda anche il coinvolgimento delle comunità locali.”

14. LAVORO

Una paginetta di libro dei sogni che si contraddice con una tragicomica retromarcia: “La cancellazione totale dei voucher ha creato non pochi disagi.” Forse i grillini più che Renzi in sé, dovrebbero pensare di sconfiggere il Renzi in loro, parafrasando una vecchia massima sul berlusconismo.

18. POLITICHE PER LA FAMIGLIA E NATALITÀ

PRIMA GLI ITALIANI! E infatti: “È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie ITALIANE, le politiche per le donne, per gli anziani e la terza età, il sostegno alle periferie.” Sostegno alle nascite, ma solo se italiche!
Il paragrafo prosegue con un sottotesto che sembra relegare la donna alla sua funzione sociale di progenitrice e custode del nido familiare, e nulla più. Altro che tetto di cristallo da abbattere: qua care donne ritornate tra le quattro mura domestiche!

23. SICUREZZA, LEGALITÀ E FORZE DELL’ORDINE

Eh no, sul controllo del territorio e la repressione non hanno ancora finito perché il futuro è fatto di teaser e videocamere ovunque: “L’aumento di fondi è necessario per effettuare investimenti in particolare nelle seguenti dotazioni: autovetture, armi non letali come taser o key defender, nonché armi e giubbotti antiproiettile adeguati ai rischi connessi alle minacce terroristiche. (…)
Si dovranno dotare tutti gli agenti che svolgono compiti di polizia su strada di una videocamera sulla divisa, nell’autovettura e nelle celle di sicurezza, sotto il co
ntrollo e la direzione del Garante della privacy, con
adozione di un rigido regolamento, per filmare quanto accade durante il servizio, nelle manifestazioni, in piazza e negli stadi.”

Ovviamente non vi è nessuna traccia del numero identificativo degli agenti, nonostante sia stato uno dei cavalli di battaglia di alcuni parlamentari pentastellati nel recente passato: un provvedimento che farebbe a pugni con l'impostazione ideologica di questo capitolo.

OCCUPAZIONI ABUSIVE

Hai una famiglia, sei disoccupato e senza lavoro e occupi una casa? Vieni sgomberato più velocemente possibile.
Ah, sei pure straniero? TORNATEVENE A CASA VOSTRA!
“I dati sulle occupazioni abusive indicano che esistono circa 48.000 alloggi detenuti illegalmente. Non esiste un catasto delle abitazioni occupate. Molte, infatti, appartengono all’edilizia pubblica; una minima parte sono invece di privati e questo ha reso più difficile censirle. Nei confronti degli occupanti abusivi è necessario velocizzare le procedure di sgombero attraverso l’azione ferma e tempestiva qualora non sussistano le condizioni di necessità certificate. (…) Gli occupanti abusivi stranieri irregolari vanno rimpatriati.”

CAMPI NOMADI

Immagine tratta da Adnkronos
“Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte.”

Queste le premesse sociologiche sull’ arg
omento, che si conclude con l’ auspicio del “superamento dei campi rom”. Un obiettivo certamente condivisibile: ma voi lo affidereste alle mani di chi ha fatto del proprio principale slogan politico l’urlo “RUSPA!” ?

27. TRASPORTI, INFRASTRUTTURE E TELECOMUNICAZIONI

“Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia.”
È la supercazzola prematurata a destra che è cambiata più volte nel corso di questi giorni e che maggior risalto ha avuto, per ovvi motivi, sui quotidiani: cosa significa? SI, NO, FORSE?

Nel contempo, il Terzo Valico va avanti: a quanto pare, oltre alle Olimpiadi Sostenibili, i nostri cari amici grillini sono così superiori alla media degli esseri umani che sono in grado di fare anche le Grandi Opere che non distruggono l’ambiente.

CONCLUSIONI

Come avete notato, e come anticipato, abbiamo scelto di accorpare in un documento unico tutti quei passaggi che richiedono una attenzione particolare perché portatori di idee e parole d’ ordine lontanissime dai concetti di convivenza civile, solidarietà e società aperta che ogni giorno molti di noi cercano di portare avanti.
Mancano certamente alcuni punti (come noterete dalla numerazione), sui quali torneremo in seguito: è vero che sulle questioni economiche non si può non essere d’accordo con le critiche di partenza ai vincoli europei, alla rinegoziazione del debito, al “superamento” della Buona Scuola, del Jobs Act o della Legge Fornero.

Ma se le domande e le istanze popolari possono essere considerate a volte condivisibili e giuste, sono le risposte a essere sideralmente distanti dalla nostra sensibilità politica.

giovedì 17 maggio 2018

NO SIGNIFICA NO: ANCHE (E SOPRATTUTTO) CON I FASCIO LEGHISTI


Spesso ci capita di trovarci d'accordo con il sistemista ad honorem Tomaso Montanari, specialmente quando stimola un dibattito intelligente e di alto livello: vorremmo citare alcuni passaggi della sua riflessione ma facciamo prima a consigliarvi di leggerlo tutto, con la dovuta calma.

Il nostro compito è quello di "SistemaTorinizzarlo" facendo a Consiglieri, Assessori e finanche la Sindaca Appendino la domanda di Tomaso: "nessuno nel Movimento 5 Stelle ha il coraggio di dire pubblicamente che non è d’accordo? "

Davvero riuscite a essere indifferenti a un accordo con quei "trogloditi politici della Lega" (Cit. consigliere pentastellato torinese su Facebook) e a proseguire politiche anche di integrazione sul territorio mentre al Governo Nazionale potremmo trovarci a breve chi vorrà fermare i migranti, con le buone o con le cattive?

Non vi scorrono i brividi lungo la schiena mentre pensate a Salvini stringere al vostro Capo Politico Di Maio la stessa mano che strinse al fascista di Macerata?

Nel 2013 WuMing "urlò" su Internazionale la volontà di #tifareRivolta dentro il Movimento 5 Stelle, ora lo fa Tomaso Montanari di fronte a questo possibile accordo di Governo coi fascioleghisti.
Di fronte a questo ulteriore e ultimo salto di qualità, al cui confronto le criticità delle scelte torinesi rischiano di apparire "quasi" (sottolineiamo il quasi) di poco conto, non possiamo che farci portavoce e portatori a Torino di quello che potrebbe diventare un motto social: TIFIAMO RIVOLTA NEL MOVIMENTO 5 STELLE TORINESE!

È giunto il momento per venire allo scoperto di fronte all' intera cittadinanza che vi ha (o non vi ha) votato in base a determinati orientamenti, e anche di fronte all' idea di Paese che dite di esprimere: o vi opponete pubblicamente al Governo coi fascioleghisti, o sarete complici.

Ai militanti l’ardua scelta.




lunedì 9 aprile 2018

Il TESORETTO OLIMPICO DI CHIAMPARINO

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo di Stefano Bertone, autore de "Il libro nero delle Olimpiadi 2006".


Un mese fa Sergio Chiamparino dichiara al Corriere:
«[Su Torino 2006] parlano i numeri, se proprio non vogliamo tenere conto di come quell’evento ha cambiato la città. Il Toroc, il comitato per l’organizzazione dei Giochi invernali del 2006, ha finito in attivoL’Agenzia Torino 2006 sta chiudendo con un tesoretto che potrebbe anche essere usato sul nuovo dossier».
Il giornalista di inchiesta Marco Imarisio non pensa sia il caso di chiedergli se il dato sia vero, non ritiene di attingere ai ricordi degli anni 2004 e 2005, quando tutti i media torinesi parlavano dei debiti crescenti di Toroc. Così la notizia passa e via, come se veritiera fosse.
Qualche giorno ho ricordato che io e Luca Degiorgis già 13 anni fa nel nostro libro nero di Torino 2006 spiegavamo il meccanismo che spostò i debiti di Toroc ad enti pubblici di svariato tipo. Anche un bambino che finisce i soldi della paghetta datigli dal padre prima di fine mese, e se ne fa dare altri dalla mamma, è autorizzato a dire di averne ancora in tasca. Un concetto di conti “in attivo” molto originale, quindi, quello di Chiamparino
La frase dell’ex sindaco ed ex CdA di quel Toroc viene intercettata anche dagli autori di lavoce.info. E oggi, dopo un’interessante e dettagliata indagine, svolta con perizia e competenza, ecco il loro verdetto: “la dichiarazione del presidente della regione Piemonte è nel complesso PARZIALMENTE FALSA.

Perché, scrivono: “La dichiarazione di Sergio Chiamparino è formalmente vera rispetto ai bilanci: alla liquidazione, gli enti hanno effettivamente chiuso in attivo. Quel che però Chiamparino omette è che l’avanzo è stato reso possibile da incrementi continui dell’impegno di spesa, per Agenzia Torino, e del fondo di dotazione, per il Toroc, addirittura dopo la conclusione delle olimpiadi. Accanto a ciò, centinaia di milioni di euro sono giunti come co-finanziamenti o sono stati sostenuti da altri enti. Tutti elementi che rendono la dichiarazione poco veritiera nei confronti della finanza pubblica. Se “parlano i numeri”, come dice Chiamparino, è bene farli parlare tutti”.
Malizia, e ovviamente a condizione che il virgolettato di Imarisio contenga esattamente ciò che Chiamparino gli ha detto:
perché Chiamparino ha raccontato in modo parzialmente falso l’andamento dei conti di Toroc e di Agenzia Torino 2006?
Forse perché il racconto pieno renderebbe più difficile per i consiglieri M5S rituffare la città nella formidabile imperdibile avventura del sogno olimpico?
Di certo lui, come ex CdA di quel Toroc lì, poi, una bella figura non l’avrebbe fatta a raccontarsi con più precisione.
Immaginatevi avesse detto la piena verità:
Il Toroc, il comitato per l’organizzazione dei Giochi invernali del 2006, del quale ero consigliere di amministrazione, ha finito in disavanzo di circa 200 milioni di euro, non essendo in grado di far fronte da solo ai suoi compitiAnche l’Agenzia Torino 2006 è costata moltissimo allo Stato, molto più di quanto previsto. Dei robusti aumenti di spesa, per la precisione quasi il doppio, è rimasta inutilizzata una piccola parte”.
Hmm, effettivamente suona molto meglio come l’ha detta.
Ribadisco ancora una volta. Consiglieri M5Sse volete fare qualcosa di veramente progressista, utile per la città, per il bene comune, per la trasparenza della vita amministrativa, chiedete, formate e mettete al lavoro una commissione di inchiesta, eventualmente anche a livello parlamentare, su Torino 2006. Nomi, conti, gare d’appalto, previsioni, ritorno economico, danno economico.

L’articolo completo di Lavoce.info, che vi consiglio caldamente di leggere: http://www.lavoce.info/archives/52223/olimpiadi-2006/

venerdì 16 marzo 2018

QUANTI MOTIVI PER UN PRESIDIO ANTI-CANDIDATURA OLIMPICA?

Sistema Torino aderisce e partecipa al presidio di lunedì 19 marzo davanti al Comune di Torino in occasione della votazione, a questo punto decisiva, riguardante la messa in moto dell'iter di candidatura per le Olimpiadi 2026.

La lettera di interesse va presentata entro il 31 marzo su mandato del Consiglio Comunale, per cui la combine Movimento 5 Stelle – Partito Democratico – Destre in Consiglio Metropolitano è servito a poco o nulla, se non a fornire un’altra arma politica a un Partito Democratico rigenerato dall’ assist a 5 Cerchi arrivato dalla forza responsabile di Governo a 5 Stelle.

È importante esserci per ricordare ai pentastellati con quali programmi e proclami sono arrivati all’ Amministrazione di questa città, e come quei principi di partecipazione trasparenza e dibattito cittadino siano in questi giorni oscurati da una gogna social dei dissidenti che somiglia più a un sogno distopico di Jacoboni che un confronto di idee democratico.

L’ ondata anti-candidatura avrà nel presidio di lunedì un appuntamento importante, per poi proseguire di pari passo con le tappe previste dal CIO, dovesse anche servire proporre un referendum anti-candidatura, che è poi quello che è successo nella maggior parte dei Paesi democratici nel recente passato (votando nei seggi eh, non sulla piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati).
Nella corsa per le Olimpiadi Invernali 2022 infatti, cinque delle città candidate sono state costrette a ritirarsi in seguito a referendum cittadino, ovvero Oslo (Norvegia), Stoccolma (Svezia), Cracovia (Polonia), St. Moritz (Svizzera) e Monaco (Germania), lasciando nella contesa le sole Pechino (Cina) e Almaty (Kazakhistan), non proprio fulgidi esempi di democrazia e partecipazione.
Per le Olimpiadi estive 2024 stessa sorte è toccata a Boston e Amburgo, inchinatesi alla volontà popolare.

Ma perché tutti questi concittadini europei e non solo rifiutano il grande “sogno olimpico”? E “le ricadute economiche e turistiche”? E il “low cost” che il CIO ha buttato lì come nuova ideologia olimpica nel momento in cui si è accorto che nessuno ci vuole più cascare?

Basterebbe guardare alla lievitazione dei costi nella organizzazione delle Olimpiadi estive di Parigi 2024 per averne un’idea: più 600 milioni rispetto alle previsioni iniziali, e siamo solo a sei anni dall’evento. Quanto cresceranno ancora?
Questa tabella potrebbe aiutarci a capire quanto sia pretestuosa e sostanzialmente insostenibile l’idea low-cost:



(fonte: Journal of Economic Perspectives—Volume 30, Number 2—Spring 2016—Pages 201–218 - Going for the Gold: The Economics of the Olympics - Robert A. Baade and Victor A. Matheson)

Dal 1968 al 2012, ogni singolo evento olimpico è andato oltre I costi previsti, con una media del +150% rispetto al budget originale.  Per esempio per i giochi del 2012, Londra stimò nel 2005 un costo di 2,5 miliardi di sterline, cresciuti fino ai 9,3 miliardi di sterline finali. I budget iniziali? Tutta fuffa, alla quale però in pochi credono più. Capite ora perché il CIO ha bisogno di una nuova narrazione tossica e di nuovi adepti pronti a diffonderla come se fosse la Rivoluzione, mentre le Olimpiadi continuano a essere nient’altro che il trionfo del pensiero capitalista?

Ah, a proposito di narrazione e dati scientifici: ecco una succosa tabella che ci spiega con tre numeri lo spirito decoubertiniano del Comitato Olimpico. La ripartizione del gettito di entrata tra CIO e Paese ospitante sono un perfetto specchio del principio capitalistico delle spese pubbliche per profitto privato:





















(fonte: Journal of Economic Perspectives—Volume 30, Number 2—Spring 2016—Pages 201–218 - Going for the Gold: The Economics of the Olympics - Robert A. Baade and Victor A. Matheson)



Di fronte a questi dati (e ve ne sono molti altri anche a confutazione delle supposte ricadute turistiche che giustificherebbero una tale spesa pubblica e privata), ci chiediamo quale sia la logica sottesa a questa avventura olimpica da parte di un Movimento nato per sostenere i cittadini sul territorio che si opponevano ai mega-eventi che favoriscono le lobbies e penalizzano le fasce sociali più deboli. Siamo nella terra del TAV e dell’eredità olimpica del debito 2006 (“Colpa di Chiampa-Fassino!” ricordate?), che tanto dividendo elettorale ha portato alle 5 Stelle.

E ora che succede? Il Sistema Appendino ha sostituito il Sistema Torino? Da quale pulpito arriva l’input per una tale avventura suicida? Suonano stridenti le promesse di una “Olimpiade diversa” da parte dei nostri Amministratori, come se il mondo fosse popolato da una Kastah di stolti incapaci e legati alla mafia, tutti nello stesso calderone tranne loro, I GIUSTI che sanno come si fanno le cose e lo dimostreranno al mondo.

Di fronte a questa eresia, non ci resta che assolvere quel che è sempre stato il nostro ruolo: diffondere una informazione alternativa, e partecipare alle iniziative popolari e cittadine di partecipazione insieme ai “soliti” compagni di strada.

Ci vediamo lunedì pomeriggio alle 15,30 in Piazza Palazzo di Città: chissà che a qualcuno dei partecipanti al Consiglio in Sala Rossa non venga la nostalgia dei bei tempi andati e non esca fuori insieme a noi.

mercoledì 14 marzo 2018

OLIMPIADI BIS: INTERVISTA ALL' AVVOCATO STEFANO BERTONE

Vi ricordate la nostra intervista di due anni fa all' Avvocato Stefano Bertone, autore del libro "Il libro nero delle olimpiadi di Torino 2006"? Bene, di fronte al nuovo entusiasmo olimpico che ha abbracciato tutto l'arco costituzionale cittadino (esclusi alcuni dissidenti pentastellati che non si sono dimenticati le loro origini critiche nei confronti di Grandi Eventi e debiti a cinque cerchi) abbiamo deciso di tornare da lui (ringraziandolo infinitamente per la disponibilità) per "rinnovare" le domande relative a una eventuale candidatura per le Olimpiadi invernali 2026.
Buona gustosa lettura!

1) Incredibile ma vero, Torino ripresenta oggi la candidatura olimpica della città mentre si lecca ancora le ferite per le conseguenze, in termini di debito e di devastazione ambientale, dei Giochi invernali 2006. Stefano Bertone, ti abbiamo intervistato due anni fa, quando Torino si preparava a ricordare il decennale di quel mega evento. Cosa ne pensi di questa inaspettata proposta?

Il presidente del CIO che assegnò le olimpiadi a Torino era Samaranch, il secondo dopo la signora vestita di bianco. Per i non vedenti: fanno tutti il saluto romano.
Non mi stupisce che vi sia gente che si prefigura già nomine, appalti, subappalti e il proprio futuro a posto per i prossimi 40 anni. Credo che, in questo momento, ci siano diverse aspettative. Ci sono sicuramente ideatori mossi da un grande ottimismo. Poi, una piccola fetta di persone che ha ben chiara la questione: avvantaggiarsi, o economicamente o per acquisire peso sociale, in prima persona. Questa è, inoltre, una proposta che potrebbe risvegliare l’appetito delle famiglie ‘ndraghetiste radicate in Piemonte da quasi 50 anni: miliardi di euro pubblici sono pronti a frusciare in mille rivoli. C’è, infine, una grande maggioranza, ignara oggi come 20 anni fa, delle informazioni fondamentali necessarie per poter esprimere una libera e ponderata scelta. In assenza di questo tassello basilare, se intervisti i torinesi, ti diranno in larga parte che, a proposito del 2006, avevano percepito un evento ottimo e non saprebbero indicarti effetti collaterali; ti direbbero dunque perché non bissare? Fin qui, tutto nella norma. Quello che cambia rispetto a venti anni fa sono i Cinque stelle, che però stanno rapidamente prendendo una piega governativa, un atteggiamento molto ordinario.

2) Molti membri della attuale Giunta e della maggioranza consiliare, compresa la sindaca Appendino, quando erano all’opposizione si espressero in modo contrario all’organizzazione di questi grandi eventi: oggi invece, aldilà delle speculazioni giornalistiche, sembrano ondeggiare e tendere verso il Sì. Che cosa sta succedendo secondo te?

Staranno probabilmente dicendo “bene, dimostriamo cosa siamo capaci di fare”. Ripeto quello che ti dissi nell’intervista di due anni fa: sono vittime anche loro di una propaganda fenomenale che ha protetto Torino 2006 per venti anni dipingendola per quello che non è stata. Questo è il punto centrale. Il popolo di tutte le condizioni sociali e reddituali, e quindi anche loro, è rimasto all’oscuro dei veri costi, dei debiti assunti, delle morti sul lavoro, dei disboscamenti, delle compromissioni con produttori di armi, dei conflitti di interesse, delle garanzie non rispettate, dell’identità del CIO e del contratto capestro che impone a tutte le città candidate.

3) Però in termine di pubblico e di immagine massmediatica l’Olimpiade ha funzionato.

Il risultato televisivo di Torino 2006 fu così inferiore alle attese che Nbc si ritrovò con clienti, che avevano acquistato spazi pubblicitari, largamente insoddisfatti, tanto che il network pensò di offrire spazi gratuiti in futuro. Questo l'avete mai letto da qualche parte? I turisti stranieri, rispetto a quel che si è detto negli anni successivi, sono rimasti stabili. Il numero dei biglietti venduti fu mediocre, largamente inferiore alle previsioni. Gli accessi alle piazze e agli stadi furono pesantemente limitati da ordinanze di polizia e autentiche barriere. E tra i divieti per il pubblico ricordo quello di indossare negli stadi indumenti con loghi di produttori diversi dagli sponsor olimpici, oltre al divieto di portarsi panini da casa. Si tratta di condizioni contrattuali imposte cui gli organizzatori diedero il loro assenso già sette anni prima dell’evento. Mi fermo qui con la lista. I due maggiori editori presenti a Torino tacquero, magnificarono, invece, ogni fase del pre e del durante. Sia il proprietario di Repubblica che quello della Stampa hanno avuto interessi immobiliari legati a Torino 2006. RAI 3 regionale fu uno strazio, il che fu peggio essendo in mano pubblica. Come puoi pretendere che l’ambiente cittadino oggi non sia influenzato da questo silenzio che ha lasciato trasparire solo luci? La propaganda dei promotori ha perpetrato una lobotomia collettiva. Questo spiega lo stato di ignoranza, ma non lo giustifica. Quando hai assunto un potere esecutivo locale, e siedi in consiglio comunale, o regionale, hai il dovere di informarti. Qualcuno di loro, leggo, lo sta facendo. Ottimo. Le possibilità, per tutti, oggi sono moltissime, molte di più di venti anni fa. Abbiamo scritto un libro, tenuto aperto un sito internet per quindici anni, di tanto in tanto lo riattiviamo quando escono notizie di questo genere. In rete circola materiale scientifico più che sufficiente per capire che bisogna tenersi al largo.

4) Secondo te come mai a Torino il Movimento 5 Stelle sembra tergiversare, mentre a Roma la Raggi e il suo entourage si espressero in modo contrario da subito?

Vedo un po' di ragioni diverse. Credo che gli M5S romani abbiano fatto un lavoro di studio serio, documentale, e quelli torinesi, quantomeno molti di loro giudicando dai risultati di queste ore, no. Le frasi di Raggi in conferenza stampa sul perché non si dava Roma in pasto al business delle Olimpiadi sono state nette, sfrontate, profondamente giuste, un autentico boato. A Torino sembra di avere a che fare con un’entità distinta, nonostante Torino 2006 sia costata al contribuente più di Atene, Atlanta, Salt Lake City. Adesso c’è anche l’apertura di Grillo che avrebbe dichiarato che sia possibile farle “sostenibili e a costo zero”. Se ha proprio dichiarato così, o è ignorante oppure sta tradendo quella sua parte sana che ha determinato il successo del M5S. Anni fa i cavalli di battaglia del comico erano le tematiche ambientali, il risparmio di denaro pubblico; Grillo ridicolizzava le bugie dei burattinai che, invece, oggi avvalla. L’antitesi di se stesso. In più, fa davvero specie che l’attenzione sia soprattutto sul contenimento dei costi.
E il modello che propongono le Olimpiadi? Gli eventi culturali sponsorizzati da Finmeccanica produttore di armi? Gli sponsor olimpici che entrano nelle scuole pubbliche come pacchetto educativo? Il retaggio nazista della torcia olimpica che prosegue ancora oggi come simbolo di pace? Ma lo sanno chi è stato, e chi è il CIO? L’approccio di Grillo è ancora più grave perché proviene da una persona che negli anni passati aveva espresso idee nette e capacità critica. D’altronde, questa giunta comunale ha accettato e fatto partire la sperimentazione 5G con TIM e in nessuno dei documenti ufficiali che ho visto si cita la questione, estremamente seria, degli effetti sulla salute collettiva dell’inquinamento elettromagnetico. Mentre la riduzione, oltreché essere doverosa sotto molti punti di vista, è anche parte del loro programma! Forse M5S ha dentro un po' di tutto, così trovi chi vuole ipertecnologie moderne, ma anche chi ne combatte i riflessi su salute e ambiente. Ho come l’impressione che nel medio termine si arrivi alla progressiva scomparsa della linea ecologista.

5) Per quello che avete potuto studiare voi, ci sono garanzie che le promesse e gli impegni presi in fase di candidatura siano poi rispettate nella fase di realizzazione, e non ci si ritrovi con strane sorprese? Cosa puoi dire del caso precedente?

Dovresti intervistare Chiamparino, o se vuoi Castellani, Mercedes Bresso, Enzo Ghigo, Saitta, o più in generale tutti quelli che hanno messo le loro firme a favore di Torino 2006. Credo che saresti capace di metterli in enorme difficoltà. In fase di candidatura in documenti ufficiali trovavi scritto, in corrispondenza di molti dei progetti degli impianti: “l’unicità della struttura ne garantisce il riutilizzo futuro”.
Documenti realizzati da un’associazione costituita da enti pubblici e finanziata con soldi pubblici. Hai visto come è andata, sia in città che in montagna. Lo sapevano bene. Dopo, hanno fatto gli equilibristi. Pragelato, fine degli anni ’90. Intervengo in un’assemblea pubblica e chiedo a Castellani, che da un’ora ripeteva “se saremo bravi… se saremo bravi…”: e se invece non sarete bravi, che ne sarà dello stadio del trampolino, chi lo pagherà? E lui, candido.
"Se non saremo bravi, lo vedremo alla fine."
Non disse “pagheremo noi amministratori, di tasca nostra, perché saremo stati incapaci”.
Non disse “visto che non siamo sicuri che saremo bravi, allora questo obbrobrio non lo costruiamo”. Disse vedremo poi.

E proseguirono dritto. Oggi che siamo alla fine, possiamo dire che Castellani e il Toroc non sono stati bravi. Però li senti ancora dire di guardare altrove, dire che non è colpa dei comuni della valle se gli impianti sono abbandonati. Non ci pensano nemmeno a riconoscere una loro grande incapacità. C’è un’intervista a Chiamparino intorno a fine gennaio 2006, L’Espresso gli dice “In ogni Olimpiade, con la costruzione di nuovi impianti, si rischia di creare cattedrali nel deserto...”, e lui: "Il villaggio olimpico sarà adibito in parte a edilizia pubblica, in parte a centro servizi. Il nuovo Palasport avrà una funzione polivalente, ma, insieme con l'Oval, ospiterà soprattutto convegni ed esposizioni".  E di tutti gli altri impianti – trampolino, bob, biathlon, freestyle, per centinaia di milioni di euro? Non parla. Nessuno gli chiede, e lui glissa. La morale è che nessuno li ha mai veramente messi in difficoltà tra quelli che avrebbero potuto causare reazioni pubbliche, ad esempio in quel caso l’Espresso non gli ha chiesto conto delle altre innumerevoli opere con destino segnato, e se questo non fosse ampiamente previsto. Nessuno ha mai preteso che giustificassero un tale collasso rispetto alle premesse. Hanno fatto un debito di un quarto di miliardo di euro,  a favore di un ente privato come Toroc, ma affermano di esserne usciti con solo 11 milioni di disavanzo. Come è possibile? Nessuno chiede loro del marchingegno finanziario creato per far accollare la maggior parte del debito ad altri soggetti, e farli uscire quasi puliti nei loro conti. Castellani oggi riesce anche a dire che Toroc ha restituito dei soldi alla città. Ma che bravi. È anche per questo che puoi trovarli in posizioni di potere, presidenza della Regione, direzione del Museo Egizio, circondati da un’aura di fascino.
Hanno dominato la scena politica, amministrativa e mediatica, senza avversari.

6) Si parla di Olimpiadi lowcost, una parola che sembra tornare di moda per far digerire il debito futuro. Low cost come la Torino Lione. Ti sembra una proposta credibile?

Naturalmente no e questo rende ancora più ridicola l’apertura di Grillo. Ti darò una risposta un po' lunga. Innanzitutto potrà sembrare banale, ma conta molto la moneta, è un po' una mia fissazione. L’unità anziché le decine di migliaia: 1 miliardo, 2 miliardi. Quanto è più forte dire 2.000 milioni, 4.000 milioni? Molto. È la stessa genialità secolare che trovi a ogni trattativa nei suk dei paesi nordafricani ed è la stessa che trovi anche nel caso del progetto Tav. Prima idea: costerà – diciamo – 20 miliardi di euro. E tutti “Ohhh ma è tantissimo”. Valore àncora, con l’accento sulla prima a. Qualche anno e qualche manganellata dopo, i proponenti ti dicono, ok, ci abbiamo ripensato, nuova versione low cost, costerà solo 8 miliardi. E tutti “Wow, grande risparmio!”. Quell’otto miliardi, cioè sedicimila miliardi di lire, diventa piccolissimo, quasi trascurabile, perché tu – è provato da una scienza comportamentale - con la testa continui a rimanere al valore àncora, e vedi quanto hai risparmiato sui 20 miliardi (12 miliardi), non quanto costano 8 miliardi di euro. A proposito, ti consiglio uno splendido libro che si chiama Priceless, The hidden psychology of value, di W. Poundstone (Oneworld, 2010), si raccontano tanti esperimenti compiuti da diversi team di studiosi per dimostrare la totale insensatezza e irrazionalità delle scelte che compiamo ogni giorno intorno ai numeri e ai valori.

Stessa cosa per questa nuova idea di Olimpiadi al ribasso, che peraltro nasce in ambito CIO (non è una proposta dei torinesi) proprio perché è sempre più difficile trovare polli che vogliano farsi spennare. Dicono i promotori: sarebbe costato 3 miliardi di euro in circostanze normali, ma siccome abbiamo già gli impianti, allora ne costa solo 2. Mettiamo che sia vero. Un miliardo di euro risparmiati. Psicologicamente hai come primissima reazione, non l’attenzione ai due miliardi di euro, ma al miliardo risparmiato. Verrebbe quasi da ringraziarli.
Invece io dico, tralasciando per un secondo le questioni culturali: state proponendo di spendere 4.000 miliardi di lire togliendoli agli asili comunali? All’incremento dei medici di pronto soccorso? Mi sembra fenomenale.

7) Beh, ma stavolta è diverso: i 5 Stelle vigileranno!

La storia ha sempre insegnato – e noi lo documentammo prima che iniziassero a piantare il primo chiodo – che le spese crescono sempre vertiginosamente rispetto alle previsioni. È successo anche qui, ma se vai a vedere i bilanci definitivi, quasi non te ne accorgi. Roba che Grillo non avrà letto. A Torino cosa è successo? Come ti dicevo, il Toroc, il Comitato Organizzatore, è fallito e ha avuto bisogno di ricorrere a pesanti finanziamenti pubblici, di diversa origine, alla fine mi pare che fossero nell’ordine del quarto di miliardo di euro. La cosa stupefacente è che nessuno ha mai indagato nonostante una magistratura locale attentissima....su altri temi.

8) Molti sostengono che la formula della doppia Olimpiade negli stessi luoghi è una formula vincente, poiché i costi in qualche modo vengono contenuti a fronte di una doppia esposizione mediatica e turistica: cosa c’è di fondato in questa teoria?

Non so chi lo sostenga e su che basi. Però ricordo bene che la popolazione austriaca delle zone intorno a Innsbruck ha bocciato ripetutamente, l’ultima volta pochi mesi fa con un referendum, qualunque proposta di ricandidatura. E non mi pare che sia l’unico caso. Penso che questa teoria potrebbe avere un senso, mi sto sforzando, se la manifestazione si ripetesse subito dopo, che ne so, a poche settimane di distanza, con impianti ancora agibili e un’organizzazione presente. Anni dopo, è inimmaginabile.
Peraltro, e tocco un altro pezzo di “sogno”, questa famosa esposizione turistica e apertura verso il mondo è stata annunciata, scritta, ma è ancora una volta solo propaganda. Non è provata. I dati regionali del 2012 dimostravano che i viaggiatori stranieri che avevano raggiunto Torino nel 2011 erano 140.000: meno del 2010, del 2007, del 2006, del 2005, del 2002. E si fermavano tutti, in media, sempre tre giorni. Sia prima, che dopo i famosi Giochi. Quindi a cosa era servito? A convincere i torinesi di essere internazionali?



9) La grancassa mediatica sta ricominciando a suonare forte e all’unisono in favore del “nuovo sogno olimpico”: quanto spazio vi sarà per una informazione diversa e alternativa dell’evento?

Si è vero, ho visto che ricompaiono queste parole ingannevoli come ‘sogno’, che tocca le emozioni e induce alla smaterializzazione dei costi sociali, ambientali, economici. Comunque, per quanto riguarda i canali più tradizionali, Stampa e Repubblica, i cui diversi proprietari nel 2006 avevano interessi economici diretti, ora hanno una regia aziendale unica. Dubito che l’editore pretenderà giornalismo d’inchiesta dopo aver volontariamente dormito e con ragione sull’edizione precedente. Me li vedo perciò ripercorrere le loro vecchie tracce. La novità rispetto a vent’anni fa, lancio della candidatura e anni successivi, è il Fatto Quotidiano. Se proprio devo stare ai media tradizionali e più consultati, è il Fatto quello da cui mi aspetterei di più in termini di garanzia di diffusione dell’informazione non allineata.

Passando al pubblico: la RAI è stata una realtà deprimente. Non solo il regionale, ma RAI 3 nazionale riuscì a stoppare un servizio tra l’altro molto equilibrato di Fulvio Grimaldi, un giornalista d’inchiesta vecchio stampo. Il problema Torino però era più vasto. Neanche Report si è attivato quando era l’ora di farlo – e cioè prima che si costruisse e sprecasse -, nonostante avessimo sottoposto di persona a Giovanna Boursier diversi elementi di indagine. Erano gli anni dei progetti e delle prime gare d’appalto, le prime violazioni delle leggi sugli appalti pubblici, e la risposta fu che non vedevano al momento ragioni di interessarsene. Non so se abbiano fatto servizi dopo. Molte testate hanno messo in cantiere servizi critici sulle cattedrali nel deserto, a evento finito. Comprese Repubblica e La Stampa. Facile a stadi abbandonati, ma dov’erano nei dieci anni precedenti, avevano chiuso la redazione di Torino? Sono convinto che Ranucci di Report capirà di avere una responsabilità sociale per denunciare prima che un evento avverso accada e se sarà così potremo aspettarci che Report, ad esempio, indaghi e riporti nella fase di candidatura.

10) Da più parti sembra emergere l’ipotesi di un referendum a riguardo della candidatura, come avvenuto altrove: quante possibilità di successo avrebbe a tuo parere?

Credo che se venisse messa a disposizione un’informazione chiara, il referendum direbbe di no. La storia è per i comitati contrari. Dove non ci sono referendum, dove domina il meccanismo della delega anche a livello locale, si organizzano Olimpiadi sui cittadini, senza la loro condivisione ed appoggio. Comunque, dove si è votato, ti basti ancora il caso di Innsbruck pochi mesi fa, su una proposta “low cost” si è detto "ciao Olimpiadi!". Perché il promotore non deve aver dalla sua solo i capigruppo consiliari e regionali di 3 o 4 partiti, ti ricordo che a Torino in comune votarono tutti a favore tranne tre consiglieri di RC, Avanzi, Contu, Alfonzi, e i caporedattori dei giornali e TV locale. Deve convincere 4 milioni di persone. Su un numero così grande, la maggioranza non crederebbe a garanzie di riutilizzo “basate sull’unicità dell’opera”, non accetterebbe che il pubblico si accolli in bianco, sempre e comunque, come condizione giuridica, ogni deficit del comitato organizzatore a favore di un’associazione privata che sta in Svizzera.

Grazie Avvocato per la disponibilità e alla prossima!

Nota finale: se i nostri lettori volessero "surfare" dentro i vecchi archivi di documenti relativi a Torino2006 può accedere a questo sito:
http://nolimpiadi.mysite.com/mainita.html
con una avvertenza temporanea: dentro il sito dovrete sempre sostituire la prima parte fissa dei link vecchi (http://nolimpiadi.8m.com) con la parte fissa dei link nuovi (http://nolimpiadi.mysite.com)





venerdì 5 gennaio 2018

AURORA, SGOMBERO DELL’ ASILO OCCUPATO, POLITICHE ANTI-DEGRADO E DINTORNI

Sarebbe ipocrita da parte nostra dire che condividiamo completamente ideologia, metodi e strategie coi ragazzi dell’ Asilo occupato, ma è altrettanto certo che ci ritroviamo completamente nella loro analisi delle trasformazioni cittadine di questi ultimi anni (un nostro sistemista nello spettacolo "Foodification: come il cibo si è mangiato la città" ha sottoposto alla stessa analisi critica dell’articolo il concetto di “RIQUALIFICAZIONE!” nei nostri quartieri).
Pleonastico aggiungere che Sistema Torino si oppone a qualsiasi idea di sgombero di spazi occupati, concetto che invece unisce a quanto pare l’ attuale Giunta a 5 Stelle e un PD che da un lato prova a soffiare sul fuoco dell’ opposizione a Chiara Appendino (vedi articolo di Nuovasocietà presente in un link) ma dall’altro non può che accodarsi nelle politiche securitarie e anti-degrado, insieme alle altre destre della città.
La gentrification galoppante in Aurora grazie a Scuola Holden, IAAD (che forse ambisce agli spazi dell’ Asilo Occupato?) e Nuvola Lavazza che generano profitto privato dai loro investimenti mentre il Potere Pubblico investe in Caccia alle streghe (vedi sfrattati e cittadini in disagio economico e sociale), viene sapientemente e perfettamente descritta dall’ analisi di Macerie, che condividiamo da tutti i punti di vista.


Buona lettura.

https://www.autistici.org/macerie/?p=32873

venerdì 22 dicembre 2017

L’INCHIESTA POSSIBILE: NUOVI GUAI PER MICHELE CURTO E IL RAS GIORGIO MOLINO?

Esiste ancora qualche torinese che non abbia letto “I Buoni” di Luca Rastello, Maestro per chiunque voglia fare inchiesta sociale e politica nella nostra città?
Beh, se siete tra quei pochi correte in qualche libreria indipendente ad acquistarlo e poi aprite le cronache locali di oggi: anzi, andate a ritroso sul nostro blog alla ricerca di quanto scrivemmo un paio di anni fa in relazione alla “occupazione occupata” di Via Asti, dove la coalizione sociale-politica sindacale che occupò la caserma si ritrovò a sua volta occupata dalle “famiglie di Lungo Stura Lazio”, sgomberate dal campo rom e rimaste senza dimora. Fu quello il primo segno tangibile del fatto che qualcosa nel progetto “La Città Possibile” (5 milioni di euro di fondi pubblici, ottimamente indagati da questa inchiesta degli amici di Wots) stava andando storto, mentre era già di dominio pubblico il fatto che tra le case “proposte” alle famiglie vi erano numerose proprietà del ras delle soffitte Giorgio Molino.

Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, Via Asti (l’unica occupazione con vigilanza REAR nella storia torinese) non è più sotto occupazione se non per un breve periodo da parte degli “artisti” di Paratissima e i suoi animatori svolgono altre funzioni sociali. Chi fece emergere tali criticità fu accusato di intelligenza col nemico fascista, mentre la procura proseguiva il suo lavoro di indagine, che oggi chiude la sua prima importante tappa.


La procura di Torino avrebbe inviato l’avviso di conclusione a dieci persone secondo l'articolo de Lo Spiffero, con l’accusa (pesante) di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture, con molti “nomi eccellenti” del mondo sociale e politico sabaudo: l’ex capogruppo di SEL Michele Curto (ora impegnato in progetti in quel di Cuba), il ras delle soffitte Giorgio Molino, il presidente e rappresentante legale della Cooperativa Valdocco Paolo Petrucci e il direttore responsabile del progetto Massimiliano Ferrua, il tesoriere di “Terra del Fuoco” Matteo Saccani e il consigliere della stessa cooperativa Roberto Forte.

Ribadiamo spesso e volentieri un concetto che vale sempre: non ci interessa il giustizialismo, né che la magistratura sostituisca la politica e il giornalismo nel far emergere le criticità di determinati progetti. Quel che ci preme è, semplicemente, informare i sistemisti su quel che avviene in città e far emergere (ed esplodere) le criticità di alcune situazioni del recente passato cittadino.