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mercoledì 23 ottobre 2019

QUANTO IL PROGETTO APPENDINO DIFFERISCE DAL PROGETTO PASSONI?

Potrebbe diventare un fulmine a ciel (quasi) sereno l’ articolo di Paolo Coccorese di oggi che illustra alla cittadinanza l’ ipotesi di masterplan relativo a Cavallerizza. Il 31 ottobre il progetto verrà presentato a CDP (Cassa Deposito e Prestiti), e non sappiamo se e quando verrà presentato alla cittadinanza (a proposito di trasparenza e partecipazione).

Un puzzle ben disegnato dall’architetto Agostino Magnaghi (un nome che ritorna spesso nei progetti relativi al bene patrimonio UNESCO) in cui si “intravedono” benissimo le mani sulla città: Compagnia di San Paolo (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?), Cassa Depositi e Prestiti e CCT, la società di cartolarizzazione di Torino che sembra essere il vero nodo gordiano del
la vicenda fin dal 2015.
Immagine presa dal Corriere della Sera, 23/10/2019

Recuperiamo proprio da un nostro approfondimento di quell’ anno il suo ruolo nella vicenda e la nascita della società:

“L’attore terzo che entra in scena è la CCT, “Cartolarizzazione Città di Torino” s.r.l., creata a novembre 2010 dal Comune stesso ma che, stando a quanto afferma Passoni (Assessore Bilancio), agisce in autonomia completa. In realtà i membri del Consiglio d’Amministrazione della Società sono nominati dal Comune, quindi è facile immaginare che il Municipio mantenga perlomeno un ruolo di indirizzo politico. Nell’atto costituivo della Società, si specifica che la sua nascita “ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Torino”: non è quindi una sorpresa che i nostri governanti, sotto la stringente necessità di andare a coprire il passivo dei conti pubblici locali, cerchino maldestramente di fare cassa attraverso la vendita (o svendita?) dei gioielli storici del suolo cittadino. Era già tutto previsto ed organizzato alla perfezione, negli stessi giorni del 2011 in cui Fassino lanciava lo slogan “Torino Bene Comune”. 
Nel nostro caso specifico, il Comune ha ceduto il complesso alla CCT in cambio di un anticipo di cassa di 10 milioni di euro: tale Società dovrà ora occuparsi di vendere il bene al fine di rientrare dell’investimento fatto. Peccato che due aste siano già andate deserte, e così ora si va alla ricerca del miglior offerente.  “

Insomma i famosi 11 milioni che si cercavano all’ epoca per “riscattare” il bene cartolarizzato per quattro spiccioli ma che non si trovavano da nessuna parte. Nei seguenti link (qui e qui ), trovate delle succulenti nostre vecchie interviste proprio di quell’ anno, quando l’ allora Assessore Gianguido Passoni presentava un progetto che stamattina ci è ritornato in mente leggendo la cronaca odierna del Corriere della Sera: quanto dista e quanto potrebbe distare dal vecchio masterplan la proposta della Giunta Appendino? Eppure l‘ allora consigliera di minoranza sembrava maggiormente propensa alla partecipazione e a percorsi partecipativi deliberativi ieri rispetto a oggi: cosa è cambiato in questi quattro anni? 

Giusto per continuare il parallelismo con quattro anni fa (il recupero dello speciale “DALLE STALLE ALL’OSTELLO” ci ha fatto ritornare alle nostre origini) vorremmo umilmente ricordare che l’origine di tutto ciò non sta nell’ occupazione (a prescindere dal giudizio che si voglia dare su di essa), né tantomeno nei troppo frequenti incendi (cosa ovviamente gravissima), né forse nei percorsi a zig-zag delle diverse Amministrazioni che rimbalzano tra benicomunisti (qua l’ottimo lavoro e approfondimento che stanno facendo gli amici di Assemblea21), fondazioni bancarie (sembra che nel masterplan vi sia lo studendato di Camplus, una diramazione di CL) e quel SISTEMA TORINO che ha cambiato interlocutori ma non ha certo cambiato il fine di appropriarsi di tutti gli immobili possibili della città (ex MOI ultimo esempio di “sgombero dolce” e ritorno dei beni a chi di dovere).

L’ origine del tutto sta nel DEBITO soffocante che trasforma l’ attore politico che guida le Giunte in un amministratore di condominio, che prima capisce (e Appendino l’ha capito ben presto) che è altrove (cioè banche e relative fondazioni) che detengono in una mano il borsellino coi risparmi e nell’ altra il welfare della città (sabato il Rapporto Rota ci dirà in che percentuale quest’ anno) ed è a loro che bisogna affidare gli immobili torinesi, pena il fallimento della città tutta.

Per cui, se una battaglia vogliamo fare (lo diceva anche Appendino nella succitata intervista del 2015) è quella sulla rinegoziazione nominale del debito (non la finta ristrutturazione dell’ attuale Assessore Rolando): altrimenti, come sono soliti dirci i politici di turno, TINA, cioè There Is No Alternative, come disse Tatcher con una straordinaria visione profetica quarant’ anni fa.

giovedì 23 febbraio 2017

Cavallerizza Reale e il "Ricomincio da tre" della Giunta Appendino.

"Oggi vogliamo ascoltare la vostra parola", sono queste le poche scarne battute di Francesca Leon, Assessore alla cultura della Città, che segnano l'inizio dell'incontro di sabato 18 febbraio nella Sala Bobbio dell'Ex Curia Maxima. La Sindaca Chiara Appendino (qui una sua intervista di due anni fa riguardo Cavallerizza, interessante il confronto tra prima e dopo) grande assente. Presente Guido Montanari, Vicesindaco  e Assessore all'urbanistica, da sempre affezionato alla causa Cavallerizza.

L'Amministrazione Comunale per la prima volta invita Enti, Associazioni e Cittadini ad un confronto pubblico su Cavallerizza Reale. Chapeau!

Parole d'ordine, tutte da verificare: azzeramento, destinazione culturale, unitarietà. A cui affiancheremmo a titolo di monito: debito, indisponibilità e, con un gran punto interrogativo, sostenibilità economica? 

Si riparte da zero, si dice. E si legga: decartolarizzazione, scioglimento del protocollo d'intesa e Masterplan cartastraccia.
Presenti all'incontro, nonostante siano le 9 del mattino di un soleggiato sabato di fine inverno: Musei Reali, Archivio di Stato, EDISU, Assemblea Cavallerizza 14:45, Università di Torino, Accademia di Belle Arti, Teatro Stabile, Pro Natura, Italia Nostra, Gruppo di Studio sulla Cavallerizza, ICOMOS, Comitato Emergenza Cultura, Ugo Mattei - paladino dei Beni Comuni - e una lunga schiera di cittadini attivi.

A ben guardare, il “si riparte da zero” si rivela presto un ricomincio da tre.
Sono almeno tre infatti le visioni della Cavallerizza Reale riunite in Sala Bobbio con cui la Giunta non potrà non confrontarsi: quella degli enti coinvolti dal Protocollo d’intesa e che in un certo qual modo hanno trasferito le proprie attese nei confronti della precedente Amministrazione sull’Amministrazione erede, quella del Gruppo di studio su Cavallerizza Reale con tanto di piano economico e destinazioni d’uso e quella degli occupanti, che nel tentativo, inesaudibile, di dar voce alla cittadinanza predicano una visione già reale o meglio già “irreale” delle Ex Scuderie. Tre progetti dunque, formali, informali, in fase di studio o solo sognati, che non sappiamo e non possiamo ancora immaginare conciliabili tra loro. Le posizioni coinvolte, infatti, sono varie e tutt’altro che omogenee. Lo sforzo dell'Amministrazione dovrà essere, e pare voglia, quello di conciliarle tutte in una visione unitaria e condivisa. Lo farà, dice, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro aperto e partecipabile dai cittadini. Non osiamo concluderne che sia l’inizio del tanto agognato processo partecipato o almeno non ci metteremmo la mano sul fuoco; se e quanto peseranno le parti d’interesse nelle decisioni finali non possiamo a monte giudicare. Sappiamo, però, per esplicita ammissione del Vicesindaco, che sarà l’Amministrazione comunale ad operare scelte e prendere decisioni e che la scelta pubblica su un bene che è di tutti non potrà che comportare una limitazione delle libertà individuali, seminando malcontento in qualche dove.

Il contesto che si è venuto a creare sabato mattina risulta tuttavia interessante e bisogna riconoscere a chi ha voluto l’incontro se non altro il merito di aver riunito fuori dalle stalle tutte, o quasi, le parti d’interesse (assenti di rilievo Compagnia di San Paolo, Cassa Depositi e Prestiti, Teatro Regio, Regione Piemonte). Agli Enti presenti va riconosciuta la disponibilità al confronto in un contesto pubblico e allargato;  stesso merito va alle Associazioni, ad Assemblea Cavallerizza 14:45 ed ai Cittadini presenti. Quale sia l’orizzonte unitario è però ancora oscuro e ancor più oscuro è come si potrà realizzare un progetto realmente condiviso che tenga conto, rispetti e valorizzi tutte le parti in causa. Chi ha seguito Sistema Torino negli ultimi anni ricorderà senz’altro che sul compendio della  Cavallerizza Reale gravano tre diversi diritti di proprietà in capo ad altrettanti enti: Cassa Depositi e Prestiti, il Comune di Torino e CCT (la società di Cartolarizzazione 100% della Città di Torino medesima).  Nonostante l’indisponibilità di fatto del bene, le idee per una riconversione culturale della Cavallerizza si sprecano: da Polo delle arti contemporanee gestito attraverso la formula dell’uso, a fronte di snodo tra la zona di comando e le ex aree industriali della città, aule studio e residenze per studenti, luogo di conservazione del patrimonio storico, delle arti e della cultura del territorio, laboratori musicali, hub culturale, luogo di produzione teatrale - bene comune per definizione a detta del Direttore del Teatro Stabile - e chi più ne ha più ne metta. La Cavallerizza culturale, insomma, spalanca le porte dell’immaginazione. Ah, Türin! Türin! Sempre a correr dietro alla Cultura! Che ci sia posto per tutti in 40.000 mq non vi è dubbio, ma che alla semplice convivenza negli stessi spazi possa corrispondere un progetto unitario, pare assai dubbioso.

Poche le risorse in campo, qualche milione di euro per il recupero dei Giadini Reali, un tot a budget per il Salone delle Guardie, un po’ di expertise e tanto idealismo.
Accanto al sogno della riacquisizione e del recupero in chiave culturale della Cavallerizza Reale si pone la cruda realtà: “La Cavallerizza ,che ci piaccia o non ci piaccia, è privata” conclude Guido Montanari, sebbene in verità una porzione dell’immobile appartenga alla Città, CCT sia 100% proprietà del Comune stesso e Cassa Depositi e Prestiti sia all’80% di proprietà del Ministero per l’Economia.  Montanari  aggiunge inoltre che la mattinata di sabato non è che il primo passo di un processo che dovrà vedere coinvolti i cittadini,  i loro rappresentanti, i direttori delle Fondazioni e gli organi istituzionali. Non si tratterà di un processo di accompagnamento promette, “la parola accompagnamento  mi fa schifo” ha dichiarato il Vicesindaco, ma di un processo condiviso che comporterà  scelte che questa Giunta non pare disposta a delegare. 

Il passo successivo all’incontro di sabato scorso sarà formare un gruppo di lavoro che recepisca le idee emerse e che avrà il compito di lavorare su due temi: un progetto unitario di destinazione compatibile con il bene ed un progetto di gestione con le sue inevitabili ricadute economiche.
Non si riparte da zero quindi ma da almeno tre. Perché questo possa essere davvero considerato un nuovo inizio ci aspettiamo da subito un atto formale che metta nero su bianco le intenzioni della Giunta e che traduca in azione politica e amministrativa il percorso che sta per iniziare. Se così non fosse quella che potrebbe essere l’apertura di un nuovo capitolo di Cavallerizza Reale resterà solo una delle strabilianti avventure delle Scuderie del Re.



mercoledì 15 febbraio 2017

Cavallerizza Reale: il 18 febbraio inizia il confronto?

Per la prima volta sabato 18 febbraio prossimo il Comune di Torino parla e chiede di parlare pubblicamente della Cavallerizza Reale. Lo fa nelle sale della ex Curia Massima, in via Corte d'Appello, dove ha invitato, dalle 9 alle 13, gli altri proprietari degli immobili (la sua società CCT - Cartolarizzazioni Città di Torino e la Cassa Depositi e Prestiti), enti, istituzioni (tra cui presumibilmente anche i firmatari del Protocollo d'intesa della Giunta Fassino) e associazioni (con ogni probabilità, quelle impegnate nella tutela dei beni culturali, architettonici e ambientali). Ognuno avrà 7 minuti a disposizione per esprimersi sul tema "Idee per la Cavallerizza". Dopo gli interventi dei soggetti invitati, i microfoni verranno aperti anche ai cittadini, che, 5 minuti ciascuno, potranno prendere parte alla discussione. Saranno i saluti della Sindaca Chiara Appendino e dell'Assessora alla Cultura Francesca Leon ad aprire l’incontro, seguiti dal Vicesindaco Guido Montanari, anche Assessore all'Urbanistica, al quale spetterà l’introduzione al dibattito e, immaginiamo, la dichiarazione delle intenzioni della nuova Giunta Comunale.
Su quali possano essere queste intenzioni in città circolano ancora poche idee,  a causa del lungo silenzio istituzionale in proposito. La locandina diffusa dal Comune suggerisce, però, che il complesso ha una "vocazione alle attività culturali, artistiche, di ricerca, di formazione e di sperimentazione" (sembrerebbero dunque scomparsi i richiami alle funzioni residenziali e commerciali altamente presenti nel famigerato Masterplan voluto dagli aderenti al Protocollo d'intesa). La locandina precisa inoltre che la nuova Amministrazione comunale "intende costruire un percorso condiviso che permetta di individuare destinazioni d'uso compatibili e scelte economicamente sostenibili". L’incontro del 18 febbraio è annunciato quindi come "una prima giornata di confronto", il che lascerebbe presagire un seguito di ulteriori occasioni in cui continuare e, c'è da augurarsi, ampliare e approfondire il confronto tra le idee sul futuro di quell’area, critica per posizione e storia e rilevante per le opportunità che dal suo uso possono derivare.
Se bene interpretiamo e queste sono le effettive intenzioni del Comune, perchè si possa andare oltre alle semplici dichiarazioni di intenti e realizzare un percorso comune che coinvolga finalmente istituzioni, associazioni e cittadini oltre che le varie proprietà, saranno indispensabili passaggi concreti, distinguibili da quelli non realizzati in occasione di altre scelte, urbanistiche e non, recentemente operate in città dall'Amministrazione comunale e  sulle quali ora la medesima si trova incalzata dal Coordinamento di comitati, cittadini e associazioni costituitosi sotto il nome di Assemblea21.

In primis, il fondamentale passaggio per dare concretezza a quelli che sembrano gli intenti dell’Amministrazione è la riacquisizione e  mantenimento da parte del Comune della proprietà di tutte le porzioni del complesso che anni fa furono cedute alla società di cartolarizzazione CCT (che ha provato inutilmente a venderle per ripagare le banche creditrici) al fine di tappare i buchi nel bilancio provocati dal grande debito accumulato dalla Città dopo le Olimpiadi del 2006. Perché ciò possa avvenire servono svariati milioni di euro, una decina si dice, cifra che sicuramente verrà dichiarata incompatibile con le disponibilità del bilancio 2017 così come di quello del 18 e che, probabilmente, finirà per essere reperibile complessivamente solo nell'arco della legislatura con il bilancio del 2021.
Altro passaggio fondamentale è il mantenimento in capo al Comune del diritto di programmare l'utilizzo futuro dell'area in tutta la sua estensione, compresa la porzione di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti, attraverso i normali strumenti decisionali amministrativi a iter pubblico, quali delibere di Consiglio e Giunta Comunale, varianti di piano regolatore ecc. Tale diritto comporta la revoca della presenza dell'ente nella procedura decisionale riservata, ed extra istituzionale, istituita dalla Giunta Fassino con la firma del protocollo d’intesa tra il Comune medesimo, svariati enti pubblici e le fondazioni bancarie. Protocollo che, ricordiamo, su incarico conferito (e pagato) dalla Compagnia di San Paolo, ha prodotto il famigerato Masterplan della Cavallerizza, mai approvato né mai discusso in sede istituzionale (solo illustrato in commissione cultura e sommariamente presentato da assessori e sindaco durante incontri organizzati da privati o enti pubblici).

La decisione di riacquistare la quota di proprietà ex Comunale della Cavallerizza Reale, l'annullamento del Protocollo d'intesa e quindi il definitivo superamento del Masterplan fornirebbero l'occasione per riportare il dibattito e il confronto in Consiglio Comunale, dove l'argomento Cavallerizza non è più stato materia all’
ordine del giorno dall'approvazione della cartolarizzazione nel 2009, passando in conseguenza di ciò tra le competenze della Giunta e, in particolare, di un solo assessore: quello al Bilancio (mentre sabato 18 faranno capolino, e si spera non solo, anche l’Assessore all'Urbanistica e quello alla Cultura).
I fondamentali passaggi citati sarebbero anche l'occasione, magari dopo la sessione di approvazione del Bilancio 2017 che dovrà concludersi entro il 31 marzo, per ridare un ruolo degno della loro funzione ai consiglieri comunali, che ormai non discutono più di indirizzi generali per la gestione della città ma passano, piuttosto, in occasione delle sedute settimanali, un paio d'orette in diatribe su interpellanze e mozioni.
Se la nuova Amministrazione Comunale intende spezzare la continuità con le scelte fatte dalla precedente amministrazione sulla futura destinazione della Cavallerizza Reale dovrà dunque dare da subito chiari segnali in tal senso, non limitandosi a una veloce raccolta di pareri provenienti da soggetti solo occasionalmente invitati a esser presenti o convenuti anche senza invito: dovrà distinguersi e avviare un processo sincero a cui si possa attribuire legittimamente e non solo de dicto il valore di percorso decisionale e progettuale partecipato.

Non una semplice audizione dunque e neppure una consultazione, è ciò che l’Amministrazione dovrà mettere in atto se vorrà interrompere la linea che ha segnato il triste presente della Cavallerizza Reale. E processo partecipato è anche quanto chiedono i comitati e i cittadini di Assemblea21 a proposito del prossimo e dei futuri bilanci del Comune di Torino. Bilanci di cui la Cavallerizza Reale e' stata finora vittima, sottratta alla naturale vocazione di bene pubblico a uso collettivo e in quanto tale bene comune: vocazione che ora, dopo anni di resistenza messa in atto dall'occupazione insediatasi nel 2014, potrebbe avere una prospettiva se ci saranno, da parte del Comune di Torino, scelte chiare e condivise. A partire da quelle che emergeranno sabato 18 febbraio: aspettiamo quindi il confronto.

giovedì 17 novembre 2016

IL MARINO DI TORINO: DA DOVE ARRIVANO GLI ATTACCHI A MONTANARI?

Si può dire che non è stata una bella giornata per Guido Montanari quella di ieri? L’ Assessore all’ Urbanistica nonché Vice-Sindaco si è ritrovato a fronteggiare degli attacchi mediatici molteplici, di uno spessore politico prossimo allo zero: prima il parcheggio disabili della sua auto di servizio, poi il video estratto dal contesto originale trasformato in un “speriamo che Grillo non vinca le elezioni”. Niente di meglio per iniziare una gogna mediatica degna degli scontrini di Ignazio Marino (ve lo ricordate? Tutto cominciò da una bottiglia di vino e, ironia della sorte, da una macchina in divieto di sosta, mica da quel che stava facendo in qualità di Sindaco). I più attenti alla politica torinese sanno che l’attacco nei suoi confronti non è una improvvisazione di due giorni fa, ma siamo all’apice di un processo di delegittimazione iniziato qualche settimana fa.

A settembre si è cominciato politicamente “a fare sul serio” e Guido Montanari era, ed è, il simbolo di cosa significhi tutto ciò: continua e completa aderenza al Movimento NO TAV senza cedimenti, una rivoluzione urbanistica contraria alla cementificazione selvaggia, un tentativo di pratica politica davvero diversa e trasparente negli ambiti che coinvolgono la vita quotidiana di tutti i cittadini. Sono i temi che Sistema Torino ha sempre sostenuto, ed i motivi per cui decidemmo apertamente di esprimere la nostra adesione a questa parte della candidatura a 5 Stelle che il Vice-Sindaco rappresenta.

La sensazione è che questo suo modo di agire sia “fastidioso” a più livelli, ma sia anche la versione per ora più coerente di quanto sostenuto dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale in termini di onestà e trasparenza. Per questo ci aspettiamo una ugualmente vigorosa levata di scudi di tutta l’Amministrazione, in primis di Chiara Appendino, a sua difesa.

Sia chiaro, nessuno vuole sostenere l’infallibilità del Vice-Sindaco, e chi segue Sistema Torino sa che le nostre critiche sono sempre “alte”, dal pasticcio in Consiglio Comunale di lunedì sull’accordo con la Regione per i Palazzi regionali in svendita all’autorizzazione della nuova galleria commerciale in Corso Romania.  Questioni “vere”, di azioni politiche reali, che in un modo o nell’altro condizioneranno la vita di noi cittadini: è su questo che ci piacerebbe giudicare l’azione politica di Montanari, Appendino e soci. E ci piacerebbe che questo fosse l’obiettivo di tutti, oppositori e media, più o meno imbeccati, compresi: perché abbiamo la presunzione di aver agito sempre allo stesso modo, che si tratti di Sistema o presunti anti-Sistema, perché crediamo che la denuncia di chi osserva deve andare nella profondità degli atti e non fermarsi alla superficie che fa audience ma avvelena il clima.

Crediamo fermamente nella lotta politica fatta alla luce del sole: per questo ci teniamo ad esprimere la nostra solidarietà politica e personale a Guido Montanari, con la speranza che questa strada venga da tutti intrapresa al fine di rimettere al centro dell’attenzione la Politica nella sua espressione più alta.

giovedì 21 aprile 2016

LA CAVALLERIZZA NON ESISTE


E’ ufficiale: la Cavallerizza non esiste. Non esiste l’Assemblea. 
Non esiste la partecipazione. La democrazia dal basso n'existpas.

Cavallerizza Reale diventa Irreale. Ciò che esiste, invece, è il Masterplan del Comune di Torino presentato il 19 aprile 2016 dal Sindaco e l’Assessore Passoni durante la V Commissione Consiliare; esiste un’associazione, Salviamo Cavallerizza nata dal ventre dell’ormai inesistente Assemblea Cavallerizza 14:45 ed esiste un’occupazione che dichiara l’autogoverno ma rifiuta e rinnega le sue stesse logiche assembleari. Le dinamiche che caratterizzano queste tre entità, nonostante i proclami, non sembrano differire. 
Un gruppo di cittadini, in nome della cittadinanza, s’impossessa di un immobile patrimonio dell’umanità, un soggetto giuridico privato, con sede legale negli spazi di via Verdi, si prende in carico la difesa dello stesso immobile, un ente pubblico di concerto con le banche, elabora un meraviglioso piano di valorizzazione. Ognuno di questi soggetti agisce a porte chiuse, portando avanti logiche privatistiche, lasciando di fatto fuori dai processi decisionali quei 10.000 cittadini firmatari di un appello contro la svendita della Cavallerizza. 

Il Comune rassicura: in via Verdi nascerà un grande distretto multi-culturale e multi-creativo, multi-integrato, multifunzionale e multi-aperto, ovvero fruibile dalla cittadinanza. Si tratta nello specifico dell’87 % del ground zero di Cavallerizza Reale ma la fruibilità, oltretutto parziale, non ha nulla a che fare con la titolarità né con la gestione pubblica di un bene. 
Cinque milioni di euro è il budget necessario per la realizzazione del piano del Comune di cui un milione e mezzo recuperato dal bilancio comunale. I restanti tre milioni e mezzo di risorse verranno stanziati in parte dallo Stato in parte, è facile ipotizzare, da soggetti privati portatori d’interessi di profitto sull'immobile.
Oltre al preannunciato reingresso del Teatro Stabile all'interno del Maneggio Alfieriano, si prevede l’hostelcharmant, a gestione rigorosamente privata, così come gli spazi dell’Accademia militare destinati al terziario. Gestione ibrida: pubblico privata per le residenze studentesche. 
Previsti anche: info point e biglietteria unificata per le attività culturali del sistema torinese. Le Pagliere invece saranno destinate ad ospitare un incubatore culturale; qui sembra si paventi la possibilità per gli occupanti meno ambiziosi di ottenere uno spazietto. 

Mentre il Comune, a porte chiuse, lavorava alla spartizione di Cavallerizza, un gruppo interno all’Assemblea 14:45, porta in faccia alla cittadinanza, si trasformava in Cavallerizza Irreale elaborando la fase 2.0 dell’occupazione: monopolizzazione dei mezzi di comunicazione, conferimento di piena autonomia ai gruppi di lavoro, destrutturazione dello spazio Assembleare. 

Solo poco tempo addietro nasceva l’Associazione Salviamo la Cavallerizza con lo scopo di sviluppare azioni legali, raccogliere fondi e creare uno strumento formale per tutelare l’immobile, non riconoscendo di fatto e sottraendo una parte di legittimità alla collettività informale.
Poco o nullo lo spazio di discussione pubblica intorno a Cavallerizza. Svanito il sogno di un processo condiviso? Svuotata d’ogni senso la parola partecipazione? Abbandonata ogni velleità di rivendicazione di Cavallerizza come Bene Comune? 

Una risposta sembra arrivare da Piattaforma Arte Spettacolo e Conoscenza che lo scorso 8-9-10 aprile ha organizzato una tre giorni con l’obiettivo di riaprire il dibattito, e di farlo pubblicamente, sul tema dell’Accessibilità alla Cultura e ai Beni Comuni. Tra gli interessi della piattaforma non poteva mancare Cavallerizza Reale, di cui vorrebbe ancora immaginare un futuro diverso che contempli una governance partecipata, condivisa e aperta alla cittadinanza. 

Ma la Cavallerizza non è, semplicemente non esiste e per governarla insieme bisognerebbe inventarla. 

martedì 23 febbraio 2016

Ceci n'est pas une privatisation

Che cos’è una Privatizzazione? Cosa significa privatizzare un bene comune? 
L’indagine lessicale, al limite tra sarcastico e il didascalico, muove da quanto sta accadendo all’Assemblea Cavallerizza 14:45, accusata di fare uso privatistico degli spazi di Via Verdi dai consiglieri comunali Luca Cassiani e Maurizio Marrone (PD e Fratelli d’Italia), i quali lunedì 22 febbraio hanno depositato una richiesta d’interpellanza al Consiglio Comunale circa gli ultimi eventi avvenuti negli spazi della Cavallerizza. L’improvvisa attenzione da parte dell’Amministrazione su quanto avviene lì dentro e l’accusa di utilizzo privatistico del bene ci provoca stupore e un pizzico d’ilarità, considerando che ci troviamo di fronte ad un’Amministrazione Pubblica che ha messo in vendita l’intero complesso storico dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. 
Usanza comune, quella della svendita, che non riguarda solo Cavallerizza ma una serie di edifici di proprietà pubblica il cui valore supera i 60 milioni di euro. 

Nei ventuno mesi di occupazione da parte dell’Assemblea Cavallerizza 14:45, Sistema Torino ha sempre sostenuto l’Assemblea per affinità ideologica con le istanze promosse, collaborando e partecipando ai momenti di confronto. Come noi sono tantissime le personalità cittadine di rilievo, le realtà e i movimenti che hanno appoggiato e supportato l’iniziativa,  prendendone parte in prima persona e come singoli cittadini. Sistema Torino ha le idee chiare circa il significato di “privatizzazione” e di "uso privatistico” di un bene: è un tema che ci è caro, che abbiamo sviscerato, approfondito e raccontato in più occasioni e attraverso mezzi comunicativi differenti, dal teatro agli articoli d’approfondimento, dagli incontri pubblici ai dibattiti. 

Crediamo che in circostanze così grottesche sia doveroso porre delle domande per dare modo a tutti di riflettere ed esprimersi su un tema centrale in città: la vendita del patrimonio pubblico. E’ tema che ci riguarda tutti, in quanto beni comuni, per antonomasia “proprietà della collettività”.
Siamo altresì convinti che la gestione di un bene comune debba rispettare i criteri di massima accessibilità,  eterogeneità,  totale apertura decisionale e gestione condivisa.

Chi pensasse, come il consigliere Cassiani, che occupare significa privatizzare escluderebbe automaticamente l’idea che un metodo inclusivo e partecipativo giochi alcun ruolo nella gestione di un bene comune.  Chi pensasse, come il consigliere  medesimo  ha spesso tenuto a ribadire a mezzo stampa, che l’Assemblea, in quanto spontanea ma informale aggregazione di cittadini, non possa costituire un interlocutore per le istituzioni poiché soggetto non giuridicamente costituito,  deve allora spiegare perché invece riconoscerebbe implicitamente un ruolo ben più incisivo ai soggetti di diritto privato, escludendo automaticamente un soggetto collettivo come meritorio di riconoscimento perché non formalizzato attraverso atto pubblico. 

Poniamo quindi, per seguire questo ragionamento, che l’Assemblea, da libera e aperta quale è ora, si trasformasse in un soggetto giuridico privato, con tanto di rappresentante legale e quota associativa: sarebbe forse più legittima l’azione dei cittadini all’interno degli spazi reali? E tanto per porre e porci la classica domanda giornalistica: cui prodest?

A questo proposito ci concediamo il beneficio del dubbio e chiediamo se non siano piuttosto l’apertura totale dei processi decisionali, l’accessibilità e la biodiversità ideologica a garantire che un bene produca il beneficio massimo per la comunità. 
L’ordinamento giuridico italiano, inadeguato a questi contesti, non prevede una forma che contempli simili condizioni, sebbene siano oggi numerosi i tentativi di normazione adeguata. Formule innovative che si discostano dai dispositivi - privati - dell’associazionismo classico e che riescono a tradurre sul piano formale le istanze collettive e la volontà di gestione, dal basso e partecipata, di un bene comune. Numerose sono comunque le esperienze italiane di gestione condivisa di beni comuni, dalle delibere di uso civico (Ex Asilo Filangieri di Napoli) ai patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione pubblica dei Regolamenti comunali dei beni comuni (di cui anche la Città di Torino si è dotata). Numerose sono le realtà europee che sono riuscite a creare insieme alle amministrazioni locali un quadro istituzionale tale da dare riconoscimento e  mantenere, allo stesso tempo, il carattere aperto e la valenza dei singoli cittadini in quanto persone fisiche, nella partecipazione ai momenti decisionali. Certo, si tratta di processi più impegnativi dell’auto-legittimazione attraverso la forma associazionistica, più faticosi dell’automatico riconoscimento per atto pubblico. Processi laboriosi perché innovativi ma che noi crediamo valga la pena intraprendere.

Abbiamo visto e partecipato a tantissime iniziative promosse da Assemblea Cavallerizza 14:45, contenitore di incontri, dibattiti ed eventi legati a tematiche artistiche e sociali che rivendicavano differenti bisogni: dalla lotta per una cultura libera ed accessibile a quella per la casa, per l'acqua pubblica, per l’istruzione e per la tutela del territorio. Abbiamo visto rivendicare diritti dei migranti, dare spazio alla lotta No TAV, abbiamo visto esprimere solidarietà alla Palestina, costruire spazi per l’uguaglianza di genere e promuovere la legalizzazione della canapa. Crediamo che tra i maggiori meriti di Assemblea ci sia l’aver ambito a divenire centro delle resistenze cittadine, convogliando all’interno del suo percorso tutte quelle realtà e tutti quei movimenti (noi compresi), che si incontrano di fronte ad un unico obiettivo condiviso: difendere il bene comune dalla privatizzazione e dalla speculazione.

Ci attendevamo una risposta da parte di Assemblea Cavallerizza 14:45 alle accuse ricevute; che immancabilmente è arrivata martedì 23 febbraio tramite un comunicato stampa pubblicato sul suo blog (https://cavallerizzareale.wordpress.com/2016/02/23/22-febbraio-2016-comunicato-stampa/). Siamo altrettanto sicuri che l’Assemblea saprà smentire anche nella pratica ogni illazione, mostrando nuovamente la sua forza nella dimensione partecipativa, collettiva, libera e aperta a tutti (cittadini, associazioni, collettivi, comitati e movimenti). Ce lo auguriamo proprio perché non ci piacerebbe assistere ad una goffa e parodica fine dell’esperienza di Assemblea Cavallerizza.

Domenica 28 febbraio alle ore 18:30 in Cavallerizza si svolgerà l’assemblea pubblica cittadina, che anche di questi argomenti tratterà (https://cavallerizzareale.wordpress.com/2016/02/23/28-febbraio-2016-assemblea-cittadina/) e alla quale invitiamo a prendere parte.

giovedì 10 dicembre 2015

CAVALLERIZZA OCCUPATA: A CHE PUNTO STIAMO?

Dopo un anno e mezzo di occupazione, le mattinate alla Cavallerizza Reale scorrono via placide e tranquille: la colazione viene scandita dallo sfogliar della margherita pre-elettorale “ci sgomberano prima di giugno - non ci sgomberano - ci sgomberano - non ci sgomberano” accompagnata dai dilemmi sul futuro del complesso patrimonio storico dell’umanità UNESCO. 
 In realtà Assemblea Cavallerizza non ha bisogno di alcuna “attività di spionaggio” per comprendere quali saranno le azioni future del “sistema Torino” (no, non noi, quello vero!), perché proprio in una mattina qualsiasi di fine novembre l’Assessore al Bilancio Gianguido Passoni si è presentato con équipe al seguito all’interno del complesso ed ha illustrato quali sono i piani dell’Amministrazione a sei mesi dall’appuntamento elettorale. 
Dopo la lunga fase di studio, di progettazione e di partecipazione “che più democratico non esiste" (ipse Assessore dixit) affidata agli architetti di Homers s.r.l. e agli economisti di Equiter, è arrivato il colpo di scena che non ti aspetti: contrordine compagni, il Comune si ricompra la Cavallerizza, anzi la “strappa dalle mani delle banche” (cit. da mass media locali in brodo di giuggiole) e la riporta alla sua destinazione e proprietà pubblica (sempre cit. dalle stesse fonti). 
Rientrerà di gran carriera il Teatro Stabile attraverso un probabile project financing (vituperato contratto di partenariato pubblico-privato, che maschera sotto l’azione pubblica una privatizzazione de facto di beni culturali nazionali), “si allungherà” l’area espositiva del Polo Reale fino a qui (operazione all’interno della quale rientra la Cassa Depositi e Prestiti), mentre restano valide le ipotesi conosciute da tempo: una residenza universitaria (privata?), probabili hotel e ostelli non si sa quanto di charme e di lusso e (il virgolettato è citato quasi fedelmente dall’articolo di Beppe Minello su La Stampa di qualche giorno fa) “spazi per l’attività culturale cui potranno partecipare anche associazioni di cittadinanza attiva, magari pure gli attuali occupanti”. Eccolo qua! Ci sembrava strano che non potesse spuntare uno spaziettino che potesse far ingolosire qualche occupante, magari speranzoso di conquistare una fetta di futuro attraverso il presidio permanente di questi mesi.
Dunque, parliamoci chiaro: tale svolta (il futuro ci dirà quanto ampia) da parte dell’Amministrazione Comunale è certamente una prima vittoria da parte dell'occupazione che da un anno e mezzo ha riaperto e mantenuto vitale il complesso. Una grande vittoria se pensiamo ai mesi in cui dall’interno del Palazzo Civico la voce che si levava era “Da dove cavolo prendiamo i soldi per ricomprarcela?”. 
Ecco, ferma un attimo: da dove arrivano quei soldi? Piero Rodolfo ha vinto al Superenalotto e non ce l’ha detto? Non conosciamo l'origine prima della somma necessaria a decartolarizzare il bene (1,5 milioni di euro circa) ma è notizia contemporanea quella del blitz in borsa che ha portato nelle casse comunali 150 milioni di euro. Sulla borsa di Londra, sempre in una mattinata qualsiasi che scorreva via placida, le obbligazioni convertibili in azioni Iren con scadenza a cinque anni venivano piazzate alla velocità della luce, rimpinguando le casse esangui di Torino. 
Principale protagonista dell’operazione finanziaria è l’Assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco, orgogliosissima della “valorizzazione” della città. Sembra che buonissima parte degli introiti serviranno a coprire pregressi debiti in scadenza, mentre gli avanzi potrebbero servire per operazioni di lifting elettorale, come potrebbe essere appunto l’esempio il questione: sarebbe curioso scoprire che un bene pubblico, cioè l’Iren, è stato messo sul mercato finanziario per riprendersi un altro bene pubblico, cioè la Cavallerizza.
Certo, non siamo agli “scandali derivati finanziari” del passato, dato che le condizioni sono pre-fissate. I titoli durano cinque anni e potranno essere convertiti in azioni Iren oppure essere rimborsati al 100% del loro valore nominale. Difficilmente in ogni caso ci si abitua a operazioni del genere, tantomeno sotto elezioni, per quanto non ci sia nulla di finanziariamente “oscuro” né occultato dai nostri gestori della cosa pubblica.
Tornando alla Cavallerizza, quali sono le prossime mosse? In piazza Palazzo di Città fervono i preparativi come neanche al matrimonio della primogenita di una famiglia tradizionale: la “riqualificazione” partirà dalla riapertura dei Giardini a settembre. Settembre? Scherzetto! Ovviamente i giardini riapriranno prima delle elezioni comunali, penserete mica di avere a che fare con degli sprovveduti....
Nel contempo l’Ordine degli Architetti lancia un concorso internazionale  per “impreziosire” la facciata di quella che fu utilizzata come sala del Teatro Stabile: una contaminazione  vecchio-nuovo che fa molto glamour e molto “città europea”.
Dopo aver parlato di azioni “dirette” del Comune di Torino, di enti di prim’ordine come Teatro Stabile piuttosto che di Cassa Depositi Prestiti e società vicine alla Compagnia di San Paolo, ci si chiede quale sia il ruolo del cittadino. Ve lo diciamo noi: partecipare massicciamente e pieni di idee alla ASSEMBLEA PLENARIA DI DOMENICA 13 DICEMBRE ALLE ORE 18 nei cortili della Cavallerizza.
Assemblea Cavallerizza 14:45 ha l’obiettivo di riportare in auge lo spirito democratico e ampiamente partecipato delle origini della occupazione, in un momento storico caldissimo e delicatissimo, durante il quale la mobilitazione della cittadinanza è quanto mai necessaria e impellente.
Sistema Torino, da sempre vicino all'occupazione e alle iniziative pubbliche tenute all’interno del complesso, partecipa convintamente a tale processo democratico e invita tutte e tutti, cittadini ,associazioni e corpi intermedi, a fare altrettanto.
Domenica 13 dicembre, ore 18,00, Cavallerizza Reale: vi aspettiamo

martedì 28 luglio 2015

Via Asti uguale Cavallerizza. O no?

Sarebbe carino che le seguenti righe non fossero oggetto di alate critiche tipo "affermazioni a un passo dalla Procura".

L'occupazione di via Asti pareva aver preso una via molto positiva. Assegnazione diretta a Terra del Fuoco da parte della proprietà, la Cassa Depositi e Prestiti, con avallo politico del Comune.
Un progetto di assistenza per gli sfrattati la base su cui costruire il futuro.
Bene.
Stonava un po' che l'occupante fosse già assegnatario di vari fondi per progetti sul territorio, e che l'ex presidente Michele Curto sia oggi un valente esponente della maggioranza.
Un conflitto di interessi.

lunedì 13 aprile 2015

Buongiornocavallerizza.it: immagini, video interviste, parole scritte per raccontare della Cavallerizza Liberata

BUONGIORNO CAVALLERIZZA  è un sito che racconta, con belle fotografie, video-interviste, parole scritte e anche le note di un sax, ciò che sta dietro alla vicenda della Cavallerizza Reale di Torino, siano la storia e le motivazioni dell'occupazione o le argomentazioni del Comune di Torino che la voleva (vuole) vendere. 
Il tutto attraverso racconti e pareri di Assemblea Cavallerizza 14:45 e altri protagonisti (o attenti osservatori) di quello che è successo finora (e di quello che dovrà ancora succedere). 
Buongiorno Cavallerizza è un ottimo strumento di conoscenza per chi non si è ancora avvicinato alla Cavallerizza Liberata e di approfondimento per chi invece vuole occuparsene in modo approfondito. Ringraziamo Matteo Fontanone e Mirko Isaia per averci dato l'opportunità di offrire anche il nostro contributo.

mercoledì 1 aprile 2015

Un Acquafun nel centro di Torino.... una compensazione per l'EXPORTO ??

La Cavallerizza Reale Ospiterà le piscine e gli scivoli
Questo era un pesce d'aprile per sensibilizzarvi al tema dei beni pubblici e della loro riconversione.

EXPOrTO 2022, il nuovo spettacolo di Sistema Torino parlerà anche di questo. RI-CONVERSIONE...
EXPORTO 2022 è uno spettacolo critico e di denuncia, in questo senso vuole essere libero. Sarà uno spettacolo di teatro e multimedia sul mondo delle grandi opere, degli investimenti pubblici, della corruzione e della comunicazione.
Scopri e Sostieni la campagna di crowdfunding di EXPOrTO 2022.
http://buonacausa.org/cause/exporto2022

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LEGGI IL NOSTRO PESCE D'APRILE CON UN FONDO DI VERITA':

E se fosse un acquafun? Dopo le polemiche dei giorni scorsi si affaccia una nuova proposta che salvaguarderebbe la prospettiva culturale della Cavallerizza, l'edificio storico di via Verdi, al centro di una serie di polemiche relative ad una sua possibile privatizzazione. L'acqua è vita, l'acqua è bene comune. Perché non portarla nel cortile della Cavallerizza? Il Protocollo di intesa apre nuove prospettive per lo stabile di via Verdi. Il sindaco Fassino si è detto disponibile a valutare l'investimento da parte di un facoltoso mecenate, a patto che "venga rispettata la vocazione culturale del luogo". favorevole la Soprintendenza che pone come unico vincolo il rispetto degli affreschi Juvarriani. Contrarie, ma in netta minoranza, le associazioni animaliste che mal vedrebbero la presenza di pesci vivi rinchiusi nei nuovi giganteschi acquari previsti dove ora si trovano i teatri. La notizia ci arriva da una fonte interna che ne ha sentito parlare ieri a margine delle riunioni operative e di coordinamento. L'operazione, che prevede il la ristrutturazione dell'intero edificio barocco e il pompaggio di 5 milioni di litri di acqua marina, dovrebbe costare circa 100 milioni di Euro, quasi tutti coperti da un apposito project financing strutturato dalla Compagnia di San Paolo. l'inaugurazione è prevista per, per il 2018. L'investimento sarà sostenuto da capitali pubblici e privati, fondi di investimento delle Baleari si stanno muovendo in tal senso, anche l'acquafan di Riccione è stato coinvolto come partner tecnico. 
Torino è la capitale di tante cose ma non del mare, questo vuole essere un primo passo verso la rivoluzione logistica che avverrà nei prosssimi anni nel nord italia. E' ormai risaputo che gli investimenti dopo l'EXPO 2015 andranno verso delle grandi opere che portino acqua e canali navigabili in tutta la pianura padana come descrito nel nostro post sul porto internazionale a Milano http://sistematorino.blogspot.it/p/exporto.html 

Vista l'apertura "psicologica" verso nuovi orizzonti nautici Sistema Torino invita tutta la popolazione interessata dalla grande opera dell'EXPORTO a proporre investimenti per il proprio quartierino, ci saranno molti fondi destinati a compensazioni che potranno essere impiegati per migliorare il proprio quartiere, meglio, ovviamente se in ottica di riconversione marittima dell'urbanistica!
Inviateci le vostre proposte a: info@sistematorino.it oppure postatele direttamente on-line sulla pagina di EXPORTO 2022

martedì 31 marzo 2015

LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO: IL TESTO INTEGRALE DEL PROTOCOLLO D’INTESA SU CAVALLERIZZA

Oggi, martedì 31 marzo 2015, è un giorno a suo modo storico per Torino: gli enti che ci governano, ovvero Compagnia Di San Paolo, Cartolarizzazione Citta’ Di Torino s.r.l. a socio unico, Università, fondazioni culturali e (stavo per dimenticarle) Comune Di Torino e Regione Piemonte, hanno diramato alla cittadinanza, previa approvazione della Giunta e (pare) nessuna visione da parte del Consiglio Comunale (ove siedono i rappresentanti votati direttamente dal popolo sovrano) il documento d’intesa che sancisce la destinazione futura della cavallerizza che, giova sempre ricordarlo, è bene patrimonio dell’umanità UNESCO.
Questa procedura di discussione e approvazione del protocollo, ristretta e segreta tanto ieri nelle Commissioni cultura di Regione e Comune quanto oggi nella Giunta Comunale, è stata fortemente contestata dall'Assemblea Cavallerizza con un presidio sotto il Palazzo comunale. Presidio che poi si e' spostato al Museo Egizio dove si stava svolgendo l'inaugurazione dei suoi nuovi allestimenti.
Il protocollo è accompagnato da un comunicato stampa che annuncia urbi et orbi l’avvio del tanto decantato e reclamato “percorso partecipativo”, ovvero quella parte decisionale in cui gli abitanti, gli attivisti, le associazioni, gli occupanti-liberanti possono dire la loro e contribuire alle scelte pubbliche.
Certo, tutto molto bello: peccato che nella valutazione dell’iter di formazione di una decisione la forma rischi di prevalere sulla sostanza, soprattutto in eventi come questo. E la distorsione della forma partecipativa è evidente: Comune e Regione hanno deciso di firmare un documento di indirizzo molto preciso prima di consultare il popolo sovrano, e prima ancora di farlo valutare, emendare ed eventualmente modificare (o perché no affossare) nel consiglio cittadino degli eletti.
Nel contempo, è comparsa “come per magia” una cordata di imprenditori locali (chissà perché si parla sempre di “cordata locale”, come se ce li facesse apparire più vicini a noi, quasi come nostri dirimpettai di condominio) che con la tecnica del “dico/non dico” su La Stampa di ieri palesava un interesse concreto a metterci i soldi. Ed io sono così democratico da pensare che chi mette il danaro, soprattutto se l’unità di misura sono i milioni di euro, abbia il diritto di fare un po’ come gli pare, altro che seguire il dettato di un Protocollo d’Intesa che di per sé già non è vincolante. Ma questo lo scopriremo solo vivendo: sarei curioso di vedere quanto il protocollo sarà distante dagli obiettivi del privato o se, “come per magia”, interesse privato e dettami del protocollo d’intesa coincideranno.
Staremo alla finestra. anzi no, Sistema Torino rimarrà ancora lì, sul pezzo, ad interrogarsi ed interrogare tutti gli attori pubblici e privati coinvolti nella “valorizzazione” (parola magica) di un bene dal valore artistico-storico-architettonico ineguagliabile. 


Il protocollo d’intesa è quindi da oggi documento pubblico: per questo la nostra scelta è pubblicarlo per intero sul nostro blog, cosicché ogni cittadino abbia la possibilità di leggerselo senza filtri e fare le proprie considerazioni.

Buona lettura.

lunedì 30 marzo 2015

Torino capitale del Centro Africa.

http://www.infoaut.org/index.php/blog/metropoli/item/11844-torino-la-cavallerizza-%C3%A8-reale
Non c’è nessuna differenza tra un paese del Centro Africa - senza alcuna offesa per tali nazioni - che scopre una miniera di qualche risorsa naturale e la vende a ricchi privati occidentali, e il Comune di Torino che entro breve tempo venderà/regalerà la Cavallerizza Reale a qualche investitore autoctono o alloctono.
Come dovrebbe ben sapere l’assessore Passoni, l’economia del nostro patrimonio artistico e culturale è stata fino ad ora sfruttata come una classica “economia di rendita”. Non a caso è dalla metà degli anni 80 che tale “Patrimonio”, tutelato da un ormai grottesco art. 9 della Costituzione, viene definito come “il petrolio d’Italia”. Definizione che di per sé racconta bene quale utilizzo se ne voglia fare e chi ci debba guadagnare.
Come ha detto un noto e pericoloso economista bolscevico, Joseph Stiglitz,  “I paesi che abbondano di risorse naturali sono tristemente famosi per le attività di ricerca della rendita. Questo è spesso un gioco a somma negativa.” Vendere la Cavallerizza, o un’isola della Laguna di Venezia o un Palazzo mediceo a Firenze (entrambi sono presenti in un "lotto" preparato dal Governo Letta), non è esattamente questo? E quando si giungerà alla vendita del Colosseo, o di Ischia?
E’ chiaro, perché ci stiamo suicidando? Prendere un patrimonio pubblico, sia esso una vena di bauxite o il bar del teatro Carignano - sede pochi giorni fa di un set pubblicitario pubblico della Lavazza, con la solita Evelina Christellin intenta a fare la brava madamin che serviva il caffè a vari vips – è la peggiore delle privatizzazioni, la più pericolosa perché toglie le risorse vitali con cui la democrazia vive.
No patrimonio culturale pubblico? No democrazia.
Ma la Sinistra in Italia, e in particolare a Torino, ha perso la testa e ormai ha fatto suo il dogma dell’Uomo Monodimensionale, l’uomo che pensa solo ai soldi. E’ una deriva perfino grottesca. Sono dei veri talebani del pensiero unico:  così somiglianti ai ciechi di Saramago, incapaci di vedere il disastro in corso da venti anni, incapaci di ammettere che ogni singola decisione incardinata su questa maledetta Teologia del Mercato che hanno applicato alla città non ha portato nessun singolo risultato positivo, nessun miglioramento per la cittadinanza. Eppure proseguono, decisissimi.
Passoni, Fassino, Chiamparino, etc etc siete uomini di destra, anche se ultimamente rivendicate orgogliosamente il contrario per pure ragioni di marketing.
Non la destra truculenta, ovviamente. Bensì la cosiddetta “destra economica” quella che un tempo era rappresentata dagli Agnelli.  Sappiamo che questa cosa vi fa incazzare, la verità fa sempre male:  per questa ragione la scriviamo e speriamo che qualcuno ve la faccia leggere. Anche perché, in cuor vostro, dato che siete delle persone anche abbastanza colte, lo sapete. Portate avanti una visione del mondo totalmente appiattita sulla teologia liberale tardo ottocentesca. Non è manco neoliberismo il vostro, è qualcosa di arcaico e primitivo, privo di futuro.
La vostra visione culturale prevede che piccolissime èlite si comprino pezzi di beni pubblici che voi avete fatto consapevolmente marcire. Senza rendersi conto che questo metodo altro non fa che “aumentare la crescente e smisurata diseguaglianza: non soltanto con una crescita più lenta e un PIL inferiore, ma anche con una maggiore instabilità.” Sono parole sempre del noto compagno Stiglitz, che sembrano scritte dopo un breve soggiorno turistico nella nostra città.
La ex Sinistra attuale Destra Economica vede di buon occhio un’idea di super ricchi barricati dentro la Cavallerizza e circondati dai torinesi che guardano. Un’immagine che ricorda i villaggi turistici del Kenia gestiti da un grande fan di Matteo Renzi: Flavio Briatore. Il modello Billionaire a Torino che piace tanto anche a Grabriele Ferraris, a cui una trattoria farebbe schifo e si emoziona al solo pensiero di file di Rolls Roice e Ferrari parcheggiate in via Verdi.
Viene in mente quando Renzi, il vostro nuovo capo di destra che ora idolatrate, ha fatto chiudere Ponte Vecchio a Firenze, per trentamila miserabili euro, e ci ha fatto fare un party privatissimo per ricchissimi possessori di Ferrari.
La democrazia si è ridotta a questo: l’elezione ogni quattro anni di un curatore fallimentare che vende il patrimonio pubblico agli speculatori, facendo brucare qualcosa anche  alle banche grazie alle operazioni sulle cartolarizzazioni: di solito l’accensione di nuovi mutui che strangoleranno ancora di più i Comuni, e in particolare il nostro. 

sostieni EXPORTO 2022, il nuovo spettacolo di Sistema Torino: per informazioni http://sistematorino.blogspot.it/p/exporto.html

Protocollo d'intesa a scatola chiusa, ASSEMBLEA CAVALLERIZZA 14:45 ORGANIZZA UN FLASH MOB

Riceviamo e Pubblichiamo un comunicato dell'ASSEMBLEA CAVALLERIZZA 14:45


QUESTA SERA LUNEDì ALLE ORE 19, è convocata un'assemblea straordinaria in Cavallerizza per l'organizzazione di un FLASHMOB da tenersi MARTEDI' 31 MARZO alle 8,30 davanti al Comune di Torino, in piazza Palazzo di Città: CALL APERTA A TUTTI GLI ARTISTI e I CITTADINI DI TORINO e INVITO A ESSERCI NUMEROSI E A PORTARE UN OMBRELLO!


Segue Comunicato Stampa di ASSEMBLEA CAVALLERIZZA: 

"In data odierna, è stato presentato durante la Commissione cultura congiunta di regione e comune il Protocollo di Intesa tra enti pubblici e privati per ridefinire il futuro assetto della Cavallerizza.

L’incontro questa volta si è svolto eccezionalmente in regione dove per regolamento le commissioni si svolgono a porte chiuse. Il protocollo è stato presentato ma non c’è stato dibattito né è stato divulgato il testo integrale del protocollo. L’obiettivo è che sia approvato a scatola chiusa domani dalla giunta comunale.

Il protocollo, presentato come una formalità ormai solo da approvare, sembra la luccicante carta regalo, fiocco compreso, del pacco offerto all’opinione pubblica attraverso la stampa, all’interno del quale la sostanza resta la svendita di un bene comune.
Entrano altri soggetti in gioco ma il potere di decidere, al di là di suggerimenti e consigli su cui tutti si spenderanno, resta in mano agli acquirenti. “Valorizzazione del bene” per gli assessori Passoni e Parigi resta sinonimo di monetizzazione, nessuno è escluso a priori dal processo purché paghi la sua “fetta”.
In sostanza nessuna delle richieste sino ad ora avanzate dalla cittadinanza (no alla vendita, destinazione e fruizione pubblica, unitarietà dell’insieme e progettualità partecipata), con il supporto di oltre 10.000 firme della popolazione torinese, viene accolta dalle istituzioni, neanche negli intenti. 
− Non c’è alcun passo indietro rispetto allo smembramento e alla vendita del bene
− non è garantita una progettazione e un trattamento unitario delle trasformazioni del complesso
− il coinvolgimento di una pluralità di soggetti anche pubblici sembra strumentale a nascondere che la progettazione non coinvolgerà direttamente i cittadini nè, aspetto inquietante, non passerà neanche attraverso il Consiglio comunale, palesando come le decisioni rispetto ad una questione così delicata e strategica vengano a formarsi fuori dai luoghi che dovrebbero garantire la democrazia. 
In ogni caso, come recita l’art 5: il protocollo stesso non è vincolante per gli acquirenti. 
Per cui, al di là delle belle parole e delle indiscrezioni dei media su interventi salvifici di folcloristici imprenditori, il destino della cavallerizza resta senza garanzie. 
L’unica certezza rimane la vendita che rischia di assomigliare alla spartizione di una golosa torta speculativa."

Per maggiori informazioni: https://cavallerizzareale.wordpress.com/contatto/  - https://www.facebook.com/pages/Assemblea-Cavallerizza-1445/696775003675449?fref=ts

Per sapere cosa si diceva attorno alla cavallerizza giusto qualche settimana fa leggi lo SPECIALE "DALLE STALLE ALL'OSTELLO" di Paolo Tex e Chiara Vesce: http://sistematorino.blogspot.it/2015/02/dalle-stalle-allostello-aristotele-la.html

E tutti gli articoli sull'argomento: http://sistematorino.blogspot.it/search/label/Cavallerizza

lunedì 9 marzo 2015

Cavallerizza Luna Park

Ripartire da zero, con pazienza, discorsi elementari, concetti minimi. Ecco il nostro lavoro per i prossimi anni.
Abbiamo letto con attenzione tutte le interviste che Paolo Tex ha fatto relativamente alla vicenda Cavallerizza. Un lavoro prezioso che, per chi ha voglia di leggerle tutte, racconta ben più dell’oggetto della discussione.
Esplicitano bene, ad esempio, quale sia il lavoro principale degli amministratori pubblici di oggi, non solo torinesi: in primis vendere parti della città. Essere piazzisti di partecipate, immobili, spazi pubblici in generale. C’è chi vende il Folletto, chi i materassi, chi il kebab. Vendere qualcosa è un lavoro duro e noi lo rispettiamo.
I nostri a amministratori tentano di vendere le parti più belle di Torino. Che però non son loro e soprattutto non hanno avuto alcun mandato a farlo. Quisquilie, la democrazia per questi signori deve essere un cosa così: “se vengo eletto faccio il re”.
Seconda mansione degli amministratori pubblici: riconoscere agli investitori che si accaparrano questi beni un ritorno economico pari a quello che l’Emiro del Kuwait ha chiesto, solo pochi giorni fa, al nostro Sindaco per qualsiasi investimento speculativo su Torino: il dieci per cento. Se no, ciccia.
E’ una deriva che, da come si evidenzia bene in quel profluvio di parole che Tex con grande coraggio ha ascoltato, è ormai inarrestabile. Una deriva che ha sorpassato culturalmente e materialmente la rassegnazione, il disincanto, ed è sfociata nella complicità, nella convinta visione che il capitale privato proveniente dall’estero sia l’unica ambizione di questa sgangherata e disperata città. E’ una visione rozza, senza futuro in cui viene tutelato il saggio di interesse e non l’interesse della comunità. Immaginiamo quanto possa suonare comico questo concetto alle orecchie di coloro che abbiamo intervistato.
Il sindaco, l’assessore e il consiglieri sono quindi i direttori marketing di una nuova impresa commerciale che si chiama “Luna Park Torino”. Un immenso parco dei divertimenti  in cui l’attrazione principale è  “distruggiamo l’Art. 9 della Costituzione”; perché la bellezza, la cultura e l’arte non sono più strumenti di Uguaglianza per i cittadini, ma beni di consumo dati in pasto ai clienti.
Altro sofisma, giù risate.
Sono tempi bui.
Si pensi al Museo Egizio di questa città. Come scrive Tomaso Montanari nel suo bellissimo volumetto “Le Pietre e il popolo”, il Museo Egizio di Torino rappresenta il primo esempio patrio di “privatizzazione all’italiana”. Un pasticcio che ha avuto come protagonisti un membro della famiglia reale italiana famoso per le sue trascinanti interviste sul giornale di famiglia, Alan Elkann, e poi la Signora delle Olimpiadi, già provetta sciatrice, già moglie di Galateri di Genola (presidente di Telecom e Generali, ma in passato anche top manager Fiat), già amica di famiglia della Famiglia: Evelina Christellin, anche esperta di calcio e ospite quasi fissa della celebre Domenica Sportiva.  A capo del secondo Museo Egizio più importante del mondo, i manager di “Torino Luna Park” chi hanno messo, quindi? Un uomo e una donna di estrazione accademica con un granitico curriculum adeguato al ruolo? Ma no, sarebbe stato troppo poco smart marketing: meglio cercare in casa Agnelli preziose e inarrivabili competenze egittologiche. E il risultato è presto inquadrato: dal 2005 al 2013 nessun catalogo scientifico della collezione a spese della Fondazione, soltanto guide turistiche e risultati modesti perfino in termini di visitatori.
Questo è  il passato, recente, quale sarà invece il futuro della Cavallerizza? Da quanto si evince dalle interviste il percorso è tracciato: da patrimonio di tutti e simbolo dell’uguaglianza, a patrimonio di pochi, simbolo di un nuovo medioevo, rivendicato in nome dei “partner industriali”.
Il tutto in nome di un nuovo, fantasmagorico mecenatismo che ha come compito la “valorizzazione” del patrimonio culturale torinese e non solo. “Valorizzazione” è un termine meraviglioso perché racchiude tutto il nulla di questi anni. I mecenati rinascimentali che hanno costruito buona parte dei centri storici italiani avevano un minimo senso di colpa per i metodi rapaci con cui costruivano le loro ricchezze, e quindi usarono i loro soldi per dare il bello alla collettività. Oggi è il contrario: i ricchi odierni non solo rubano come non mai, ma usano le loro ricchezze per comprarsi pezzi di città. E senza dare nulla in cambio, se non qualche briciola atta a pagare le bollette dei Comuni.
La Cavallerizza, leggiamo nelle interviste più o meno esplicite,  sarà quindi un’impresa commerciale, - “manterrà la vocazione culturale” è un’espressione vuota e retorica che gareggia con la sopracitata “valorizzazione”, buona per la propaganda mediatica - e dovremo anche esserne contenti, perché da essa arriveranno i soldi per far funzionare la città che, come si sa, è inguaiata da un debito mostruoso.  Fa perfino ridere: si privatizzano parti storiche delle città, parti comuni, per pagare i conti della spesa corrente.
E’ come se dal dilagare delle slot machine  che rovinano migliaia di Italiani si trovassero i fondi per non fare chiudere gli ospedali.  Ah no, è già così scusate, abbiamo sbagliato esempio.
Un circo sempre aperto quindi, la Disneyficazione delle città teorizzata da Marco Romani nel 1981, irrorato di denari a fondo perduto (i fondi di dotazione rappresentano il 30% del debito della città di Torino), bazzicato da politici, starlette, giornalisti, soprintendenti, docenti universitari che, il più delle volte, altro non fanno che reiterare lo straordinario percorso culturale ed umano che è stato il “Grinzane Cavour”. A proposito, delle dichiarazioni di Soria? Già tutto messo nel cassetto dei ricordi? E poi, sempre come scrive Monatanari, “pletore di cooperative, sedicenti associazioni culturali e concessionarie di servizi che orbitano intorno ai principali musei”. Un bel carrozzone economico clientelare a cui si vuole dare la parte della Cavallerizza che non diventerà un hotel di lusso  o una salumeria di lusso tout court. Ecco, l’unico aspetto di questo ritorno al feudalesimo è questo: l’auspicio che il privato possa spazzare via questa melma.
Che peccato però, che brutta fine. Amara.
Ma non è tutto. Le righe scorrono e in filigrana si legge bene l’orizzonte culturale che ci attende.
Ciò che sorprende delle vibranti parole degli intervistati, esclusa Chiara Appendino, è la totale certezza che luoghi come la Cavallerizza debbano generare denaro  e che fenomeni quali bellezza e cultura siano trascurabili ed esotiche curiosità per chi non ha nulla da fare.  Non gli passa manco per l’anticamera del cervello che un bene una volta privatizzato, non sarà più uno strumento per l’accrescimento culturale di un’intera società. Non sarà più un qualcosa che va incontro alla parole scolpite nella Costituzione, che non prevede un articolo nel quale si dice “i beni culturali servono solo a far soldi.”
Anni di spasmodica ricerca di visibilità mediatica per politici da palco, penosi  Grandi Eventi del nulla mangiasoldi, Festival per fare un po’ di passerella, sperpero pubblico, “ bicchierate con qualche pasta di meliga” come dice il buon Fiorenzo Alfieri.
Mentre la Cavallerizza crollava fiumi di denaro pubblico venivano investiti in cosa?
E ora si vendono (“ma la proprietà rimane pubblica!”, sì, sì come no) la Cavallerizza, come se fosse una cosa loro. E mal tollerano i cittadini che si mettono per traverso.  E ci fanno pure la morale. E alzano anche la cresta.
“Gli edifici sono il ritratto dell’anima dei Principi” disse nel 1665 Gian Lorenzo Bernini. Pensate cosa potrà essere fatto alla Cavallerizza.

domenica 8 marzo 2015

Cavallerizza Primavera. Cronache dal Forum delle idee

Sono passati nove mesi. Tre stagioni. Sono passate decine di migliaia di persone. Sono passati, a centinaia, gli ospiti, i dibattiti, gli incontri. Quelli del 27, 28 febbraio e 1 marzo sono solo i più recenti tra i momenti di partecipazione che la Cavallerizza Reale ha visto nascere in questi mesi. 
A trenta giorni dalla seduta congiunta delle commissioni cultura del Comune di Torino e della Regione Piemonte, l'Assemblea Cavallerizza 14:45 ha spalancato le porte delle ex scuderie reali muovendo il primo passo verso il processo di progettazione dal basso della Cavallerizza Reale. L'Assemblea ha chiamato a raccolta esperti urbanisti, architetti, musicisti, politologi, teatranti, cittadini, filosofi e giuristi restituendo dignità di Piazza agli spazi abbandonati. 
Da via Po alcuni oggetti appesi a un filo evocano passato e destino delle ex scuderie. Qui ha inizio il percorso verso la Cavallerizza Reale, segnato da impronte di ferri di cavallo. Sulla soglia del cancello, un cartello scritto a mano redarguisce: 'la Cavallerizza non è un Parcheggio', mentre affisse al porticato, a carattere corsivo le parole 'partecipazione', 'cultura' e 'bene comune' accompagnano l'occhio e la mente oltre i cancelli. Superato l'ingresso, un'enorme X gialla segna il centro della piazza che unisce i 22.000 mq dello spazio delle scuderie reali. Un albero dalla chioma metallica riluce alla soglia del foyer della Manica Corta: è l'Albero delle Idee che io immagino scavare il terreno su cui posa, provando a mettere radici che portino frutti dolci da condividere.

Sono le 21:19 del 27 febbraio quando getto l'ultimo sguardo al display del mio telefono. E' l'inizio del Forum. Io ci sono e, quaderno alla mano, prendo nota di ciò che mi attraversa. 

27 febbraio, Capitolo 1
Teatro della Manica Corta. Di fronte a me, su fondo nero, Gianni Vattimo, Ugo Mattei e Guido Montanari siedono ad un tavolino da osteria, accompagnati da alcuni esponenti dell'Assemblea Cavallerizza. La storia di questi spazi si dispiega ad una platea fitta, incrociandosi con altre storie: quella della città, della 'mala urbanità', dei processi di trasformazione voluti per cancellare dalla memoria la Torino operaia. Sono processi gestiti a consumo del capitale che hanno prodotto certamente più debito che valore sociale. La storia della Cavallerizza s'intreccia con la storia dell'urbanistica contrattata, della svendita dei beni pubblici e della capitalizzazione dei commons. 

Il microfono gracchia, la luce va via e nella sala, per qualche attimo, si fa buio e silenzio. Ogni volta che attraverso questo spazio ho sensazione della necessità, come se gli eventi assumessero un surplus d'importanza, come se tutto divenisse improvvisamente bisogno.

Cavallerizza, Torino, Italia bella; i tre relatori intrecciano politica, urbanistica e diritto. Ad emergere è la solita storia della fine dello stato sociale, del fallimento del rapporto pubblico-privato, della crisi della democrazia. E’ l'inutile storia dell'imperante interesse economico, del neoliberismo spinto, della politica piegata alla logica del profitto, di fronte alla quale, sfacciatamente, non possiamo che ostentare, invocare e proclamare l'idea di partecipazione, un'idea della res politica che sia anche un' idea del noi. 

28 febbraio, Capitolo 2
Proclamata, sfacciatamente ostentata, santificata e benedetta, ma poi che diavolo è sta partecipazione? Cosa vuol dire partecipare? Come si declina nella realtà, come si pratica? Chi lo insegna? C'è una scuola? Posso iscrivermi?

A porsi il problema della partecipazione, è primariamente chi è collocato ai margini dei processi, chi ne resta escluso e chi ad essi è costretto ad opporsi. Sono le 17:00 quando si apre il dibattito. Il cerchio organizzato nel foyer del maneggio alfieriano riunisce tra gli altri il Comitato Dora Spina 3, l'associazione Pro Natura Torino e Ianira Vassallo, dottoranda presso lo IUAV di Venezia in Politiche Pubbliche e Pianificazione Territoriale. Tema: trasformazioni urbane e progettazione partecipata. 

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si conduce e come si mette in atto un processo partecipato. Vorrei il decalogo della partecipazione, la descrizione dettagliata di tutte le tappe del processo, le regole, i principi e tutte le risposte a tutte le possibili FAQ.

Le diverse voci del cerchio delineano la partecipazione come un gioco almeno duplice: da una parte si tratta di un movimento che dai margini prova a muoversi verso il centro dei poteri decisionali, un movimento che non può che porsi in termini conflittuali nella misura in cui nasce dal confronto-scontro con decisioni politiche predeterminate ed escludenti. Dall'altra, la partecipazione giocata dalle istituzioni, sempre più spesso vincolate a mettere in atto processi partecipativi, è il gioco dell'interlocuzione in cui, accuratamente, viene evitato di trasferire qualsiasi capacità d'incidere in senso decisionale. In tema di trasformazione e costruzione dello spazio città, si tratta di un gioco ben diverso dall'idea di trasformazione urbana impostata, a monte, sulla partecipazione attiva e reale degli attori territoriali. Si tratta, in altri termini, del gioco dei poteri che più facilmente si traduce in piani speciali di accompagnamento e animazione sociale, piani che evidentemente sono più funzionali alla costruzione di consenso sulle trasformazioni imposte che a realizzare forme di coinvolgimento. 

Né parti, né partecipanti, gli attori territoriali risultano soggetti prima marginalizzati poi socialmente accompagnati all'accettazione di trasformazioni già realizzate. Zero inclusione. Partecipare non può significare subire, partecipare deve significare condividere!

Fuori dal cerchio c'è un tavolo imbandito, una cassetta di legno recita: offerta libera. Offro il mio contributo, mangio sei olive e mi verso un bicchiere di vino in attesa dell'inizio della conferenza-spettacolo del Laboratorio Permanente di Rcerca sull'Arte dell'Attore, ripercorrendo la storia della liberazione della Cavallerizza Reale che si dispiega sotto il portico della Manica Corta. Sono passati nove mesi, tre stagioni.  L'aria è fresca ma gentile. Promette primavera

Può esistere il teatro ai tempi della dittatura? Può esistere e in che modo? A cosa serve l'arte in un luogo come la Cavallerizza Reale? Cosa ci insegna la cultura? Queste le domande poste da Domenico Castaldo alla platea del teatro della manica corta. Tra la scena e la platea nasce un dialogo guidato dagli attori che, nella riproposizione delle dinamiche del conflitto, accompagnano gli spettatori attivi alla riflessione. 
La seconda giornata del Forum delle idee sta per concludersi. Christian Ciamarra, Elio Germano e Matteo Pluchino, Bestierare, si esibiscono sotto il porticato della Manica Corta mentre io, in verità, pedalo verso casa. 

1 marzo, Capitolo 3.
Marzo è primavera, è cielo sereno, il primo sole sulla pelle, è tramonto che si spinge verso sera, passeggiate, carciofi, mimose.

Sono le ore 11:00 quando, un gruppo di visitatori si raccoglie al centro del piazzale. Il prof. Giovanni Lupo, ordinario I.q. di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Torino,  guida il primo corteo della giornata nell'esplorazione degli spazi. Sono centinaia i visitatori che in questi due giorni di Forum hanno ripercorso la storia artistica, umana e architettonica della Cavallerizza. Ne hanno attraversato gli spazi teatrali e i giardini spingendosi fin tra le macerie delle stanze degli ex appartamenti. I più piccoli, si sono raccolti nel parco reale. Per loro la narrazione storica degli immobili si è fusa all'esperienza del naturale e ai racconti personali di chi, oggi adulto, fu già bimbo in quegli spazi. Dalle 12:00 il piazzale della Cavallerizza si è fatto piccolo mercato con i prodotti di Genuino Clandestino, presente durante tutta la tre giorni da mezzogiorno a notte. 
Alle 17:00 nel teatro della Manica Corta ha luogo l'ultimo degli incontri collettivi del Forum delle idee. Sulla scena si alternano docenti universitari, esperti, artisti e attivisti. Il Prof. Angelo d’Orsi, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo dell'Università di Torino, ci regala un excursus storico dell'idea di città. Dalla città distrutta del secondo dopoguerra, alla città della speculazione edilizia, alla città operaia: spazio di lotta e convivenza. Oggi lo spazio città è il luogo del liberalismo attivo, luogo in cui la centralità è lasciata all'individuo, in cui l'idea di città bene comune non trova spazio se non nella riappropriazione. L'idea di città come casa della società è quella  degli spazi rivendicati e assunti, quella del Teatro Pinelli Occupato, dell'Ex Asilo Filangieri, del Valle, di Macao, Sale Docs, Cavallerizza Reale. E' lo spazio della primavera culturale, della città partecipazione, è lo spazio città che in questi giorni, il Forum delle idee sta realizzando. 
Sono circa le 19:00 quando Sistema Torino, a detta di Maurizio Pagliassotti “l'unica opposizione culturale della città”, interviene portando sulla scena delle ex stalle una fredda e pungente messa in scena della realtà. La voce dei soggetti coinvolti è interpretata da Pagliassotti medesimo, rigorosamente nelle vesti di se stesso, Paolo Tex, in scena Paolo Immanicato, dirigente del Partito della Nazione, e da Roberta Bonetto per l'evento nei panni di una giornalista televisiva.
L'intervento di chiusura racconta i luoghi della democrazia. L'ecclesia dell'Atene del IV secolo a.C., la Costituente del '46, le piazze degli indignados.
L'Assemblea Cavallerizza 14:45 affida quindi le ultime parole a Bobbio, Hessel e Serres. In medicina, l'uscita del corpo da una condizione critica, da uno stato di crisi, secondo le parole di di Serres, non  è un ri-stabilimento dello stato di salute ma invenzione, generazione di nuove forze, creazione. Creazione è anche la resistenza di Hessel: “Creare è Resistere, resistere è creare”, ed è  Bobbio, infine, a ricordarci cos'è che va creato: eguaglianza e libertà, giustizia sociale e bene individuale. 
Il Forum delle idee sta per finire, alle 23:00, nell'incantevole spazio del maneggio alfieriano Eugenio Finardi suonerà la sua musica ribelle, quella “che ti urla di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare”. 

Mi guardo intorno, è già primavera. Cavallerizza Primavera.
Chiara Vesce