domenica 8 marzo 2015

Cavallerizza Primavera. Cronache dal Forum delle idee

Sono passati nove mesi. Tre stagioni. Sono passate decine di migliaia di persone. Sono passati, a centinaia, gli ospiti, i dibattiti, gli incontri. Quelli del 27, 28 febbraio e 1 marzo sono solo i più recenti tra i momenti di partecipazione che la Cavallerizza Reale ha visto nascere in questi mesi. 
A trenta giorni dalla seduta congiunta delle commissioni cultura del Comune di Torino e della Regione Piemonte, l'Assemblea Cavallerizza 14:45 ha spalancato le porte delle ex scuderie reali muovendo il primo passo verso il processo di progettazione dal basso della Cavallerizza Reale. L'Assemblea ha chiamato a raccolta esperti urbanisti, architetti, musicisti, politologi, teatranti, cittadini, filosofi e giuristi restituendo dignità di Piazza agli spazi abbandonati. 
Da via Po alcuni oggetti appesi a un filo evocano passato e destino delle ex scuderie. Qui ha inizio il percorso verso la Cavallerizza Reale, segnato da impronte di ferri di cavallo. Sulla soglia del cancello, un cartello scritto a mano redarguisce: 'la Cavallerizza non è un Parcheggio', mentre affisse al porticato, a carattere corsivo le parole 'partecipazione', 'cultura' e 'bene comune' accompagnano l'occhio e la mente oltre i cancelli. Superato l'ingresso, un'enorme X gialla segna il centro della piazza che unisce i 22.000 mq dello spazio delle scuderie reali. Un albero dalla chioma metallica riluce alla soglia del foyer della Manica Corta: è l'Albero delle Idee che io immagino scavare il terreno su cui posa, provando a mettere radici che portino frutti dolci da condividere.

Sono le 21:19 del 27 febbraio quando getto l'ultimo sguardo al display del mio telefono. E' l'inizio del Forum. Io ci sono e, quaderno alla mano, prendo nota di ciò che mi attraversa. 

27 febbraio, Capitolo 1
Teatro della Manica Corta. Di fronte a me, su fondo nero, Gianni Vattimo, Ugo Mattei e Guido Montanari siedono ad un tavolino da osteria, accompagnati da alcuni esponenti dell'Assemblea Cavallerizza. La storia di questi spazi si dispiega ad una platea fitta, incrociandosi con altre storie: quella della città, della 'mala urbanità', dei processi di trasformazione voluti per cancellare dalla memoria la Torino operaia. Sono processi gestiti a consumo del capitale che hanno prodotto certamente più debito che valore sociale. La storia della Cavallerizza s'intreccia con la storia dell'urbanistica contrattata, della svendita dei beni pubblici e della capitalizzazione dei commons. 

Il microfono gracchia, la luce va via e nella sala, per qualche attimo, si fa buio e silenzio. Ogni volta che attraverso questo spazio ho sensazione della necessità, come se gli eventi assumessero un surplus d'importanza, come se tutto divenisse improvvisamente bisogno.

Cavallerizza, Torino, Italia bella; i tre relatori intrecciano politica, urbanistica e diritto. Ad emergere è la solita storia della fine dello stato sociale, del fallimento del rapporto pubblico-privato, della crisi della democrazia. E’ l'inutile storia dell'imperante interesse economico, del neoliberismo spinto, della politica piegata alla logica del profitto, di fronte alla quale, sfacciatamente, non possiamo che ostentare, invocare e proclamare l'idea di partecipazione, un'idea della res politica che sia anche un' idea del noi. 

28 febbraio, Capitolo 2
Proclamata, sfacciatamente ostentata, santificata e benedetta, ma poi che diavolo è sta partecipazione? Cosa vuol dire partecipare? Come si declina nella realtà, come si pratica? Chi lo insegna? C'è una scuola? Posso iscrivermi?

A porsi il problema della partecipazione, è primariamente chi è collocato ai margini dei processi, chi ne resta escluso e chi ad essi è costretto ad opporsi. Sono le 17:00 quando si apre il dibattito. Il cerchio organizzato nel foyer del maneggio alfieriano riunisce tra gli altri il Comitato Dora Spina 3, l'associazione Pro Natura Torino e Ianira Vassallo, dottoranda presso lo IUAV di Venezia in Politiche Pubbliche e Pianificazione Territoriale. Tema: trasformazioni urbane e progettazione partecipata. 

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si conduce e come si mette in atto un processo partecipato. Vorrei il decalogo della partecipazione, la descrizione dettagliata di tutte le tappe del processo, le regole, i principi e tutte le risposte a tutte le possibili FAQ.

Le diverse voci del cerchio delineano la partecipazione come un gioco almeno duplice: da una parte si tratta di un movimento che dai margini prova a muoversi verso il centro dei poteri decisionali, un movimento che non può che porsi in termini conflittuali nella misura in cui nasce dal confronto-scontro con decisioni politiche predeterminate ed escludenti. Dall'altra, la partecipazione giocata dalle istituzioni, sempre più spesso vincolate a mettere in atto processi partecipativi, è il gioco dell'interlocuzione in cui, accuratamente, viene evitato di trasferire qualsiasi capacità d'incidere in senso decisionale. In tema di trasformazione e costruzione dello spazio città, si tratta di un gioco ben diverso dall'idea di trasformazione urbana impostata, a monte, sulla partecipazione attiva e reale degli attori territoriali. Si tratta, in altri termini, del gioco dei poteri che più facilmente si traduce in piani speciali di accompagnamento e animazione sociale, piani che evidentemente sono più funzionali alla costruzione di consenso sulle trasformazioni imposte che a realizzare forme di coinvolgimento. 

Né parti, né partecipanti, gli attori territoriali risultano soggetti prima marginalizzati poi socialmente accompagnati all'accettazione di trasformazioni già realizzate. Zero inclusione. Partecipare non può significare subire, partecipare deve significare condividere!

Fuori dal cerchio c'è un tavolo imbandito, una cassetta di legno recita: offerta libera. Offro il mio contributo, mangio sei olive e mi verso un bicchiere di vino in attesa dell'inizio della conferenza-spettacolo del Laboratorio Permanente di Rcerca sull'Arte dell'Attore, ripercorrendo la storia della liberazione della Cavallerizza Reale che si dispiega sotto il portico della Manica Corta. Sono passati nove mesi, tre stagioni.  L'aria è fresca ma gentile. Promette primavera

Può esistere il teatro ai tempi della dittatura? Può esistere e in che modo? A cosa serve l'arte in un luogo come la Cavallerizza Reale? Cosa ci insegna la cultura? Queste le domande poste da Domenico Castaldo alla platea del teatro della manica corta. Tra la scena e la platea nasce un dialogo guidato dagli attori che, nella riproposizione delle dinamiche del conflitto, accompagnano gli spettatori attivi alla riflessione. 
La seconda giornata del Forum delle idee sta per concludersi. Christian Ciamarra, Elio Germano e Matteo Pluchino, Bestierare, si esibiscono sotto il porticato della Manica Corta mentre io, in verità, pedalo verso casa. 

1 marzo, Capitolo 3.
Marzo è primavera, è cielo sereno, il primo sole sulla pelle, è tramonto che si spinge verso sera, passeggiate, carciofi, mimose.

Sono le ore 11:00 quando, un gruppo di visitatori si raccoglie al centro del piazzale. Il prof. Giovanni Lupo, ordinario I.q. di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Torino,  guida il primo corteo della giornata nell'esplorazione degli spazi. Sono centinaia i visitatori che in questi due giorni di Forum hanno ripercorso la storia artistica, umana e architettonica della Cavallerizza. Ne hanno attraversato gli spazi teatrali e i giardini spingendosi fin tra le macerie delle stanze degli ex appartamenti. I più piccoli, si sono raccolti nel parco reale. Per loro la narrazione storica degli immobili si è fusa all'esperienza del naturale e ai racconti personali di chi, oggi adulto, fu già bimbo in quegli spazi. Dalle 12:00 il piazzale della Cavallerizza si è fatto piccolo mercato con i prodotti di Genuino Clandestino, presente durante tutta la tre giorni da mezzogiorno a notte. 
Alle 17:00 nel teatro della Manica Corta ha luogo l'ultimo degli incontri collettivi del Forum delle idee. Sulla scena si alternano docenti universitari, esperti, artisti e attivisti. Il Prof. Angelo d’Orsi, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo dell'Università di Torino, ci regala un excursus storico dell'idea di città. Dalla città distrutta del secondo dopoguerra, alla città della speculazione edilizia, alla città operaia: spazio di lotta e convivenza. Oggi lo spazio città è il luogo del liberalismo attivo, luogo in cui la centralità è lasciata all'individuo, in cui l'idea di città bene comune non trova spazio se non nella riappropriazione. L'idea di città come casa della società è quella  degli spazi rivendicati e assunti, quella del Teatro Pinelli Occupato, dell'Ex Asilo Filangieri, del Valle, di Macao, Sale Docs, Cavallerizza Reale. E' lo spazio della primavera culturale, della città partecipazione, è lo spazio città che in questi giorni, il Forum delle idee sta realizzando. 
Sono circa le 19:00 quando Sistema Torino, a detta di Maurizio Pagliassotti “l'unica opposizione culturale della città”, interviene portando sulla scena delle ex stalle una fredda e pungente messa in scena della realtà. La voce dei soggetti coinvolti è interpretata da Pagliassotti medesimo, rigorosamente nelle vesti di se stesso, Paolo Tex Tessarin, in scena Paolo Immanicato, dirigente del Partito della Nazione, e da Roberta Bonetto per l'evento nei panni di una giornalista televisiva.
L'intervento di chiusura racconta i luoghi della democrazia. L'ecclesia dell'Atene del IV secolo a.C., la Costituente del '46, le piazze degli indignados.
L'Assemblea Cavallerizza 14:45 affida quindi le ultime parole a Bobbio, Hessel e Serres. In medicina, l'uscita del corpo da una condizione critica, da uno stato di crisi, secondo le parole di di Serres, non  è un ri-stabilimento dello stato di salute ma invenzione, generazione di nuove forze, creazione. Creazione è anche la resistenza di Hessel: “Creare è Resistere, resistere è creare”, ed è  Bobbio, infine, a ricordarci cos'è che va creato: eguaglianza e libertà, giustizia sociale e bene individuale. 
Il Forum delle idee sta per finire, alle 23:00, nell'incantevole spazio del maneggio alfieriano Eugenio Finardi suonerà la sua musica ribelle, quella “che ti urla di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare”. 

Mi guardo intorno, è già primavera. Cavallerizza Primavera.
Chiara Vesce

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