martedì 3 novembre 2015

OCCUPIAMO L’OCCUPAZIONE: I ROM “SBARCANO” IN VIA ASTI


foto Paolo Tex Tesarin
QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA
Che cos’è il genio? Duole ammetterlo, ma nessuno di noi ha mai neanche lontanamente pensato ad un colpo di teatro simile, che potesse sparigliare tutte le carte che da anni sono rimaste immobili sul tavolo del potere torinese.
L’antefatto è molto semplice ma giova ricordare un po’ di storia recente: “LA CITTA’ POSSIBILE – Iniziative a favore della popolazione ROM” è un progetto che il Comune di Torino ha lanciato nel 2013 con la collaborazione di 6 diverse organizzazioni del Terzo Settore tra cui Terra del Fuoco, cioè la principale protagonista (insieme a sindacati e movimenti vari) dell’occupazione attuale di Via Asti. Lo scopo è fornire “percorsi efficaci di integrazione e cittadinanza per 1300 persone di etnia ROM”, in primis coloro che abitano (o meglio abitavano) nel campo sosta di Lungo Stura Lazio abbattuto con le ruspe (RUSPA!) un paio di settimane fa. La giornata della distruzione delle baracche è stato raccontato a tutti i presenti da padri di famiglia con bambini in braccio e da donne anziane con qualche manciata di vite vissute nei loro sguardi: un racconto struggente, che mette paura, che fa scorrere nelle vene un freddo ancora più stordente di quello provato nella riunione all’aperto fatta stasera tra “occupanti rom” ed “occupanti delle associazioni”.
L’obiettivo del progetto non sembra inviso a nessuno: tutti d’accordo nel voler spostare le famiglie in “case vere” al posto delle baracche pericolanti lungo la Stura (che sono, sia ben chiaro, una ghettizzazione imposta e non una scelta di libero arbitrio da parte dei soggetti coinvolti).
Esiste purtroppo un “però”: l’applicazione concreta di tale “percorso” (è un termine che ritornerà spesso nel corso della serata, un uso strumentale di alcune parole-chiave dal quale soleva metterci in guardia il Maestro Luca Rastello) ha portato alcune famiglie direttamente in mezzo ad una strada, privi di documenti risorse cibo e casa. Che fare? Nulla di più semplice: Terra del Fuoco è uno dei soggetti protagonisti di “La città Possibile”, gran parte degli esponenti di Terra del Fuoco sta occupando Via Asti da sei mesi, in Via Asti c’è uno spazio dedicato al “disagio abitativo” (le parole-chiave di cui sopra), queste famiglie stanno chiaramente vivendo un disagio abitativo. La conclusione sillogica è molto semplice: domenica pomeriggio una quarantina di persone di tutte le età, “gli ex abitanti di Lungo Stura Lazio”, arrivano sotto uno splendido sole ai piedi della ricca collina sabauda e decidono di andare a dormire all’interno della Caserma Lamarmora. Non vorrei sembrare insistente, ma la domanda ritorna come un refrain nella mia testa: ma come ho fatto a non pensarci prima? Così, gli amici del “Comitato Via Asti Occupata” si trovano ad “essere occupati” da nuove realtà. Tanto che qualcuno osa affermare “non si occupa un posto già occupato!”, come se esistesse un “galateo delle buone Okkupazioni”. A seguito di tutto questo, il necessario incontro tra i due gruppi nel cortile della caserma nella serata di lunedì.

LA FREDDA CRONACA DELL’INCONTRO
Qui si sta consumando la storia, anzi forse La Storia con la esse maiuscola della sinistra di questa città. Giova innanzitutto ricordare che in tribuna stampa sono clamorosamente assenti i media mainstream di Torino. Eppure parlano spesso di quel che succede qua dentro: come fanno? Ma torniamo a noi: alle 19.30 i rappresentanti del comitato degli occupanti originari escono dalla loro riunione per comunicare alle famiglie presenti il loro responso .”Siamo solidali con la vostra lotta, e capiamo il vostro disagio….però c’è un problema”. Vi avevo avvisato qualche riga più su: c’è sempre un però. Infatti, cito quasi testualmente, la soluzione abitativa nella palazzina occupata non è percorribile perché mancano acqua luce e corrente elettrica (“esattamente come nel campo nomadi dove abitavamo prima!”, rispondono in molti). Proprio a causa di queste mancanze, argomentano, nessuno è stato ospitato in questi primi sei mesi di permanenza qua dentro: vi sono problemi tecnici non risolvibili, per cui nada. E nel frattempo? “Noi stiamo qua, non andiamo da nessuna parte.” risponde perentoria una madre di famiglia, applaudita da un pubblico partecipe (anzi “partecipato” come direbbero molti presenti) . Non sono però d’accordo i ragazzi del comitato, perché tutto ciò non fa parte del “percorso” che avevano deciso mesi orsono; la discussione (il confronto è fermo ma molto pacato e di ampia disponibilità, il fair play va riconosciuto a tutti i soggetti presenti) sembra avviarsi verso una fase di stallo. “Noi non siamo proprietari di questo spazio e non siamo noi a decidere chi sta qua dentro; siamo disponibili ad aiutare ma non siamo i proprietari della caserma” viene ripetuto quasi come forma di auto-convincimento inconscia. Dopo alcune schermaglie sull’ opportunità di affidare (simbolicamente ma anche concretamente) le chiavi del complesso anche ai nuovi occupanti, si giunge all’ intervento provocatorio (nel senso più positivo del termine) del Prof. Ugo Mattei che ha spinto tutti i presenti a buttare il cuore oltre l’ostacolo e tentare una esperienza nuova di condivisione degli spazi e di aiuto reciproco secondo il modello del bene comune di cui il docente torinese è autorevole ed affermato esponente. Dopo altri svariati interventi, la conclusione è ancora affidata alla voce dell’esponente di Terra del Fuoco, che richiede 48-72 ore di tempo per permettere al Comitato Via Asti di decidere sul da farsi, compresa una eventualità (per carità, assolutamente legittima) di fare un passo indietro e sfilarsi dalla gestione della caserma. E’ fin troppo facile immaginare le conseguenze di un tale atto: quanto durerebbe una occupazione di un edificio del pre-collina da parte di famiglie rom (a questa latitudine forse sono già chiamati zingari) prive di un sostegno laterale di associazioni molto più vicine all’ Amministrazione cittadina? Poche ore, al massimo qualche giorno, come accade alle altre simili esperienze cittadine di occupazione di case e spazi abbandonati.

LA SINISTRA E IL SUO FALLIMENTO CITTADINO
Quello cui ho assistito stasera è un dramma, lacerante ed insanabile: settanta persone in tutto a discettare al freddo di occupazioni legittime ed abusive, appaltanti e sub appaltanti, serie A e serie B. Decine di famiglie passate dalla baracca al nulla, di fronte a loro rappresentanti di associazioni cittadine che vivono nel limbo tra l’occupazione e rapporti ufficiali ed istituzionali con l’Amministrazione torinese. E gli altri? Dove sono? Dove stanno le telecamere, i politici, i futuri candidati a Sindaco, i rappresentanti dei corpi intermedi, tutte quelle categorie care alla sinistra italiana: sono a casa davanti alla TV? A svernare al caldo di qualche isola tropicale? Il loro silenzio è assordante, la loro assenza tangibile. Cosa ne pensa per esempio Giorgio Airaudo, indicato come candidato sindaco della sinistra torinese figlia del “modello Via Asti”? E non si ravvisano dichiarazioni “importanti” neanche da parte di esponenti del PD – Partito della Nazione, salvo segnalare un Antonio Ferrentino (Consigliere Regionale PD) in grande spolvero su Facebook che afferma candidamente: “Qualcuno pensava che lasciando Via Asti a Terra del Fuoco si evitava una lista a sinistra. Sono mesi che avevano deciso la lista e ci stanno solo prendendo in giro.” Ecco, la tara e l’importanza elettorale di quanto sta avvenendo è plasticamente sintetizzata in questo commento da social network: nel frattempo, come diceva la donna di prima, “gli ex abitanti di Lungo Stura Lazio” restano in Via Asti e lottano uniti per ottenere una sistemazione stabile, con buona pace degli abitanti della zona. Ah già, esistono anche loro: dall’articolo de La Stampa on-line di ieri sembrano molto preoccupati dall’arrivo dei nomadi. Una ragazza del quartiere (una giovane medico progressista) si è anche manifestata al termine della serata per esprimere una profonda preoccupazione che attanaglia la comunità locale: ma vi rendete conto che un “pittoresco progetto di comunità rom” qua dentro porterebbe alla svalutazione immobiliare della zona? No comment. Con questa aura di tristezza cosmica si chiude la serata: prossimo appuntamento giovedì ore 18.00 per un nuovo tentativo di conciliazione delle occupazioni e di convivenza. 
Paolo Tex Tessarin

“Nel frattempo”, le famiglie hanno bisogno di coperte, cibo, mobili e qualsiasi altra cosa vi venga in mente: ogni aiuto da parte della cittadinanza è ben accetto.

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