venerdì 18 luglio 2014

La libertà è partecipazione: che succede in Cavallerizza?

dalla pagina Facebook di Assemblea-Cavallerizza-1445
INGRESSO-NON-REALE IN CAVALLERIZZA
Entrare in Cavallerizza Reale fa un certo effetto: ti senti immediatamente pervaso da un’aria coinvolgente ed “attiva”, una brezza di impegno sociale e volontà politica, un’energia positiva che da un lato ti spinge ad adoperarti da subito, dall’altro ti porta a chiederti dove sei stato tutto questo tempo in cui qualcuno occupava un patrimonio comune e tu eri sul divano a leggere Kierkegaard (scherzo, non ho mai letto Kierkegaard ma ho bisogno di darmi un tono intellettualmente elevato). Ho deciso così di espiare le mie colpe spostando dieci sedie ed un tavolino (le moderne auto-indulgenze rivoluzionarie sono a buon mercato, sarà un segno della crisi), utili alla preparazione di un evento quanto mai raro in città: l’Assemblea Cittadina convocata per la discussione del futuro di questo tanto splendido quanto fatiscente luogo incantevole, iscritto nell’elenco dei beni Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell´UNESCO, riconoscimento che è sempre bene tenere a mente.


STORIA RECENTE DEL COMPLESSO
La questione è ben sintetizzata nell’appello pubblico al quale mi ispiro: attraverso un processo di cartolarizzazione, l’intera area è stata messa all’asta dal Comune di Torino, che l’aveva acquistata dal Demanio per una decina di milioni e che cerca ora di vendere ad ogni costo. Una svalutazione che preannuncia una nuova speculazione. La Cavallerizza Reale è parte integrante dell´area della “Zona di comando”, compresa nel più ampio insieme delle residenze sabaude: per la tutela sono necessarie l’integrità fisica degli edifici e la loro fruizione pubblica in ambito culturale. Tuttavia l’amministrazione comunale nel 2012 ha deliberato che la Cavallerizza possa essere destinata a usi di carattere privato, come residenze ed esercizi commerciali. 
L’apertura della voragine nei conti comunali ci spinge all’apprendimento di termini d’ambito finanziario, perciò proviamo a capire in cosa consista la famigerata “cartolarizzazione”, operazione ormai ampiamente utilizzata da operatori sia pubblici che privati per coprire il debito con quella che, secondo il giudizio della Corte dei Conti, non è altro che una nuova forma di indebitamento. 
L’attore terzo che entra in scena è la CCT, “Cartolarizzazione Città di Torino” s.r.l., creata a novembre 2010 dal Comune stesso ma che, stando a quanto afferma Passoni (Assessore Bilancio), agisce in autonomia completa. In realtà i membri del Consiglio d’Amministrazione della Società sono nominati dal Comune, quindi è facile immaginare che il Municipio mantenga perlomeno un ruolo di indirizzo politico. Nell’atto costituivo della Società, si specifica che la sua nascita “ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Torino”: non è quindi una sorpresa che i nostri governanti, sotto la stringente necessità di andare a coprire il passivo dei conti pubblici locali, cerchino maldestramente di fare cassa attraverso la vendita (o svendita?) dei gioielli storici del suolo cittadino. Era già tutto previsto ed organizzato alla perfezione, negli stessi giorni del 2011 in cui Fassino lanciava lo slogan “Torino Bene Comune”. 
Nel nostro caso specifico, il Comune ha ceduto il complesso alla CCT in cambio di un anticipo di cassa di 10 milioni di euro: tale Società dovrà ora occuparsi di vendere il bene al fine di rientrare dell’investimento fatto. Peccato che due aste siano già andate deserte, e così ora si va alla ricerca del miglior offerente. 
Il complesso attualmente porta i segni del degrado, richiede un ingente investimento per il restauro (una ventina di milioni di euro per mettere la struttura in sicurezza, grossomodo una cinquantina per riqualificarla totalmente secondo le stime dell’Amministrazione) per cui la vendita sembra la soluzione più ovvia e scontata. 
Non è così per gli attivisti che hanno deciso di ribellarsi a questa visione globale ed hanno iniziato l’occupazione il 23 maggio, seguendo un principio di una semplicità disarmante: è inaccettabile che questo patrimonio di memoria storica e culturale del territorio sia destinato all´abbandono ed è ancor più inaccettabile che un bene pubblico da sempre attraversato e vissuto da tutti i cittadini sia stato messo in vendita. Si richiede la moratoria o la sospensione della vendita, seguendo una filosofia quasi commovente per la sua natura anacronistica: l’occupazione nasce per prendersi cura del luogo, seguendo la strada già intrapresa quotidianamente attraverso incontri con esperti e “tavoli di programmazione” in cui ci si ingegna sul futuro ideale da dare allo spazio.

L’ASSEMBLEA PUBBLICA
Tornando all’oggi, mercoledì 16 luglio, notiamo da subito che Torino ha voglia di partecipazione, e vivaddio che sia così dato che la causa è nobilissima e la necessità di agire è stringente. L’Assemblea ha un seguito enorme: tutti presenti gli occupanti (chapeau a prescindere ad ognuno di loro), docenti e professori che sostengono la causa, artisti, associazioni a difesa dei beni comuni, consiglieri locali (Appendino, Bertola e Ferrero del M5S, Curto, Trombotto e Grimaldi per SEL), cittadini comuni, curiosi variamente informati ed interessati, e dulcis in fundo gli Assessori. Ah no, Assessori non pervenuti, causa impegni già precedentemente contratti, sebbene faccia specie il balletto di Passoni che prima accetta l’invito poi declina all’ultimo momento: la motivazione ufficiale è che le risposte sono già state date in altre sedi. Di fronte al quesito morettiano, il Responsabile del bilancio ha deciso di farsi notare non venendo. 
E’ un peccato perché l’Assemblea è stata una perfetta espressione della forza dei movimenti reali che agiscono in città, al punto che gli stessi Consiglieri Comunali presenti (onore a loro per il coraggio con cui si sono sottoposti alla gogna pubblica) hanno sottolineato la necessità di un confronto continuo alla ricerca di una soluzione realistica e possibile. 
dalla pagina Facebook di Assemblea-Cavallerizza-1445
L’incipit dello spazio aperto è chiaramente affidato ai “cavallerizzi” (chiedo scusa per questa storpiatura neologistica degna del peggior Gramellini), che ribadiscono la loro apertura al dialogo con le istituzioni e la ferma volontà nel non voler presentare “progetti e progettini” finché il bene non verrà sottratto dalla vendita. Doveroso poi lo spazio concesso ai gruppi consiliari: Chiara Appendino, in rappresentanza dei Cinque Stelle, ringrazia apertamente l’Assemblea perché, a suo modo di vedere, ha avuto la capacità di puntare l’attenzione su una vendita che altrimenti sarebbe andata in porto senza clamori ed attenzione mediatica. 
La loro proposta principale è quella di andare alla ricerca di altri immobili, non di patrimonio storico, da vendere per recuperare i dieci milioni della Cavallerizza. Particolarmente interessante è l’intervento di Grimaldi che svolge il suo consueto ruolo di mediatore tra le istanze “di Governo e di piazza”, secondo quello che è il leitmotiv del suo partito di appartenenza. 
A mio personalissimo modo di vedere, il cuore della sua presenza consiste nel “buttare lì” quella che potrebbe diventare una proposta concreta ed ufficiale in futuro, magari al ritorno dalle vacanze: un progetto di riqualificazione e messa in sicurezza della Cavallerizza con finanziatori che siano un mix tra fondazioni di origine bancaria (vedi Compagnia San Paolo) e società private che facciano investimenti detraibili. Il tutto con una sovrintendenza culturale aperta alla cittadinanza e progetti culturali scritti con la collaborazione di tutti (particolarmente utopica la cultura dal basso in questa città in my opinion). Diciamo che, a prescindere dalla condivisibilità della proposta, scommetterei i miei personali due euro che questa sarà una carta che il Comune metterà sul tavolo a settembre-ottobre. 
Molteplici risposte indirette sono arrivate da più fonti, accomunate da una sfiducia di fondo nei confronti della classe politica che tutto questo ha generato. Particolarmente vibrante e coinvolgente l’intervento di Giulia, attivista che mette alla berlina il “concetto olimpico” di indebitare le generazioni successive per soddisfare le stravaganze del presente: le classi dirigenti vanno inchiodate alle loro responsabilità, relative alle scelte discrezionali politiche scellerate, iniziate nel 2006 e perpetuate nel presente con il tentativo di vendere un Patrimonio Mondiale dell’Umanità (brividi). Giulia ribadisce inoltre la volontà di decidere insieme il destino del luogo attraverso un processo democratico scevro dalla retorica del debito, della crisi e della infattibilità di idee alternative. 
Altra “conditio sine qua non” emersa successivamente è il mantenimento dell’unitarietà dello spazio e l’indirizzo totalmente pubblico della struttura. Sull’intero dibattito aleggiava lo spettro terribile dello sgombero, soluzione considerata esecrabile dagli stessi rappresentanti pubblici presenti, e che personalmente mi rifiuto di immaginare per il futuro prossimo.

CONSIDERAZIONI FINALI
dalla pagina Facebook di Assemblea-Cavallerizza-1445

Difficile immaginare una chiosa semplice e lineare, se non provando a porre l’attenzione su alcuni concetti che a Torino ed in Italia appaiano rivoluzionari: come sottolineato da Guido Montanari, docente del Politecnico, chi oggi esprime dissenso viene additato come nemico del progresso e del bene comune.
Dal mio punto di vista, il corto circuito risiede nel fatto che il Sistema oggi si arroga il diritto di essere espressione di tutto ed il contrario di tutto: Governo ed opposizione, maggioranza e minoranza, pensiero culturalmente dominante e dissenso nello stesso tempo, fino al parossismo di un Consigliere Comunale (in tutt’altro ambito) che convoca un presidio di protesta davanti a Palazzo di Città.
La triste realtà che bisogna però tenere a mente è che gli odierni decisori hanno continuamente ricevuto investimenti popolari plebiscitari, ai quali probabilmente molti “al di qua della barricata” hanno contribuito col proprio voto nel corso degli anni: dove eravamo quando nel 2006 si decideva di finanziare le Olimpiadi con il debito? Eravamo alle prese con le notti bianche di festa in una Casa-PaeseStranieroQualsiasi, così storditi dal clima di festa da accorrere in massa a votare gli stessi Partiti che hanno ridotto il nostro Comune sul lastrico. 
Fatto il mea culpa collettivo sul passato, torniamo al 2014 e da semplice cittadino non posso che accogliere l’Assemblea Cavallerizza 14:45 come una scossa forte e positiva che risvegli la cittadinanza dal torpore asfittico e monocolore, e la spinga alla partecipazione attiva nella gestione dei beni proprietà della comunità. Aldilà delle contraddizioni interne che si possono cogliere, è una salutare lezione civica passeggiare all’interno di questo luogo magico intriso di storia, cultura e vissuto comune: la Cavallerizza è viva, evviva la Cavallerizza. 
Paolo Tex Tessarin


(fotografie 1, 2 e 4 da pagina Facebook di Assemblea Cavallerizza 14:45; fotografia 4 da pagina Facebook di Sistema Torino)



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