lunedì 9 novembre 2015

SIAMO TUTTI STUDENTI E ANTAGONISTI

Sabato pomeriggio ho deciso di rovinarmi il weekend andando ad ascoltare le magnifiche sorti e progressive della città nell’evento organizzato da Urban Center, presieduta dall’ Assessore Lo Russo, per festeggiare i vent’ anni del Piano regolatore. Una pletora di interventi da tre minuti ciascuno, da Politecnico ed Università al Circolo dei Lettori, passando per la Presidente della Recchi Engineering che cita Calvino (in “Exporto 2022” un nostro personaggio costruisce l’intervento del Capo del Partito della Nazione inventandosi citazioni di Calvino). Non mancano di certo la FIAT, le Ferrovie dello Stato, la Lavazza (non poi così benevola nei confronti dell’Amministrazione) e BASIC: è la loro concezione di corpi intermedi e cittadini. E così ho deciso di fare una cosa molto semplice, cioè giocare a fare il giornalista (lo si intuisce nel video de La Stampa dal mio quadernino rosso demodé che ripongo nello zaino stizzito come uno studente di terza media che ce l’ha con la prof perché non l’ha fatto parlare), e andare ad ascoltarli in platea per poi fare un mio piccolo intervento che mettesse in discussione quanto affermato sul palco. E per carità, tra le righe dell’unanimismo di facciata qualche bordata al Sindaco Fassino è arrivata anche dagli invitati: non certo un buon auspicio per chi sta decidendo se ricandidarsi nelle elezioni comunali di primavera.
Peccato che, dopo essermi presentato nell’ intervallo per chiedere di intervenire nella successiva fase di “dibattito aperto e democratico” (loro definizione), tutto questo mi è stato impedito: non si capisce il motivo, o forse si capisce troppo bene. Nel teatrino che si erano costruiti, il blogger di Sistema Torino che sale sul palco a porre dei dubbi era un personaggio decisamente fuori programma e avrebbe rischiato di guastare la festa: meglio catalogare tutti come antagonisti e studenti (grazie per il complimento ma ormai ho un’età) e archiviare il dissenso sotto una unica etichetta utile a dipingere tutti come violenti brutti e cattivi. Perché ha ragione Chiamparino quando dice che "non esiste un piano alternativo al nostro per lo sviluppo della città": o forse esiste ma non siete più in grado di ascoltarlo, assuefatti alla cooptazione del dissenso che viene messa in pratica a Torino da vent’anni a questa parte.
Così, di fronte al loro diniego, che deciso di alzare i tacchi ed andarmene a vedere Paratissima con gli amici. Giusto per non pensarci più. Qui sotto, quello che avrei voluto dire nei tre minuti che mi ero immaginato:
“Buonasera, sono Paolo Tessarin, blogger di Sistema Torino. Vi ringrazio perché stasera mi avete facilitato il lavoro dando una plastica rappresentazione di quello che è il Sistema (che non esiste): un sistema che, in pieno stile renziano, sciorina numeri per dirci che va tutto bene e tutti i torinesi sono felici. I dati di un sondaggio “indipendente” commissionato dalla Urban Center presieduta dall’Assessore stesso. Ci sono altri dati che vi siete però dimenticati: Torino è la città più inquinata d’Italia, è la città più povera del Nord Italia ed ha un debito pubblico così alto da far impallidire qualsiasi competitor europeo. Ma viene venduto come “debito buono” perché si sono fatti investimenti per lo sviluppo secondo la vulgata dominante: bisognerebbe andare a spiegarlo nelle periferie abbandonate e nei luoghi occupati dai migliaia di torinesi che si sono ritrovati dall’ oggi al domani senza una casa. Un debito buono che costringe però il Comune a tagliare i servizi sociali e svendere il patrimonio pubblico: quindi buono per chi? Forse per i costruttori di gallerie commerciali e case di lusso (“Sarà un supermercato che vi seppellirà” è una nostra rubrica che funziona alla grande), che state cercando di far proliferare ovunque grazie alle delibere (ne sono state approvate a centinaia) di varianti al Piano urbano che oggi festeggiate e decantate.
Là fuori c’è una città che urla quotidianamente il proprio disagio in un contesto economico-sociale di povertà, mentre qua dentro si assiste al potere che incensa se stesso."
Paolo Tex Tessarin

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