lunedì 23 novembre 2015

FARINETTI E TERRA DEL FUOCO UNITI NELLA LOTTA: IL "COMPAGNO EATALY” SOSTIENE IL TRENO DELLA MEMORIA

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Ci sono immagini che un cittadino idealista sognerebbe di non vedere mai: ieri pomeriggio mi sono imbattuto (grazie a Giovanni Semi per lo spunto) in un paginone a pagamento de “La Stampa” che contiene un combinato di raccapriccio e sfacciataggine che solo certi personaggi con fegato e pelo sullo stomaco possono permettersi. L’impostazione delle immagini ha un suo significato che si commenta da solo: di fianco alla scritta a caratteri cubitali “Grande cena di solidarietà” campeggiava il rassicurante simbolo di Eataly, con al centro la foto dell’ingresso di Aushwitz con la targa “Arbeit Macht Frei”: il lavoro rende liberi. Qual è lo scopo di tutto ciò?

Semplice, cari compagni e compagne: prendendo direttamente spunto dal sito, “ritorna, per il quinto anno, l'appuntamento di Eataly Lingotto legato al progetto di solidarietà Il Treno della Memoria (…) grande cena di solidarietà e raccolta fondi” per qualche decina di coperti che potranno lavarsi la coscienza alla modica cifra di 35 euro (ma è davvero così differente dalla carità pelosa del Billionaire di Briatore e Santanchè?). 
“A breve la proposta di menu e i vini in abbinamento” è l’annuncio che campeggia poche righe sopra la citazione d’obbligo di Primo Levi (perché comunque Levi sta bene su tutto), che un semplice avventore rischia di scambiare per un Cracco qualsiasi: una unione che ha dell’esilarante se non facesse accapponare la pelle.
Gli illuminati progressisti ci tengono comunque a sapere quale etichetta ed annata di Nebbiolo sorseggeranno riflettendo sul valore della “memoria”: già, la memoria, le parole chiave che ritornano sempre ed ovunque (canzonammo l’uso ossessivo di alcuni termini già nel nostro ultimo reportage su Via Asti). 
Stavolta ci pensa direttamente il sito di Eataly a fare un sunto del tutto, sapete com’è, devo prenotarmi una cena, non posso leggere un trattato di educazione civica: “Il Treno della Memoria è giunto alla sua dodicesima edizione, ha la durata di un anno e si basa su 4 parole chiave che ne scandiscono il progetto: storia, memoria, testimonianza e impegno."
Chiariamo subito una questione: il Treno della Memoria è una iniziativa più che lodevole che va avanti con successo da parecchio tempo, ed aiuta i ragazzi del nostro territorio a mantenere viva nella mente la Storia (sì, quella con la S maiuscola) che ha attraversato il nostro continente. Ecco, che però tutto questo venga venduto come corredo di una cena al Lingotto, su un terreno che il nostro Sindaco di allora Chiamparino regalò (lì sorgeva la mitica fabbrica di produzione della Carpano) all “amico di sinistra” Oskar Farinetti stride, e parecchio. 
E la domanda che faccio ai ragazzi del treno è la seguente: ma davvero c’è bisogno di questa cena per auto-sostentarsi? Perché è vero che “pecunia non olet”, ma un ottimo riassunto del personaggio in questione si può cogliere dalla quarta di copertina del libro del Wu Ming Wolf Bukowski “La danza delle mozzarelle”: “Slow Food, Eataly, Coop e la loro narrazione: ecco spiegato come il «sogno» di Gambero Rosso e Slow Food si sia tramutato in un incubo turbocapitalista fatto di ipermercati, gestione privatistica dei centri cittadini, precarietà per i lavoratori, cibo sano per i ricchi... e i poveri mangino merda. 
Il modello neoliberista di Eataly si allarga nelle città e cancella diritti, forte delle partnership con potentati come Lega Coop e il Gruppo Benetton e grazie all’appoggio del PD, agli endorsement di Matteo Renzi e alla copertura ideologica fornita da un’intellighenzia che, nonostante cedimenti e giravolte, conserva l’etichetta «di sinistra». È questo demi-monde di scrittori, elzeviristi e cantanti a far passare per «buoni» i nuovi padroni, che così non pagano dazio per il predicar bene e razzolar male.” Consiglio ai “trenomemoristi” e a tutti la lettura di questo libro: potrebbe essere un ottimo spunto di riflessione sui compagni di viaggio che si scelgono lungo il “percorso”.
Paolo Tex Tessarin

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