lunedì 18 giugno 2018

SALONE DELL'AUTO, O L'INSOSTENIBILE COERENZA A 5 STELLE

Compagni sistemisti, avete frequentato il Parco del Valentino per una bella passeggiata in questi giorni? Non ancora?

Beati voi! Vi comunichiamo allora che il nostro polmone verde è occupato da un numero di giorni di cui abbiamo perso ormai il conto da stand e "lavori in corso" per l’inaugurazione dell’avanguardistico Salone dell’Auto "Parco Valentino": sì, è proprio questo il nome ufficiale del Salone e del sito relativo (www.parcovalentino.com). Probabilmente gli organizzatori hanno un gusto recondito per la neo-lingua orwelliana, o più semplicemente ci stanno perculando: noi sgasiamo con le macchine super-lusso, le Jeep e le auto d' epoca dove voi vorreste fare il picnic…e vi rubiamo pure il nome green! Tiè!

Forse meriterebbe comunque fare un giro veloce all' interno di questo revival degli anni ’80-'90, tra flut di spumante, donne in abiti succinti e una carrellata di autentico benessere a quattro ruote. Manca solo Massimo Boldi e "Rhythm Is a Dancer" sparata a massimo volume e il viaggio nel tempo è completato.

Peccato però che siamo nel 2018 a Torino, la Capitale dell’Inquinamento, la città dei blocchi infiniti del traffico, ma soprattutto di una Giunta che ha vinto le elezioni facendosi promotrice della Mobilità Sostenibile, oltre che di un diverso utilizzo delle piazze auliche (dove sgaseranno le fuoriserie per cinque giorni consecutivi) durante i Grandi Eventi (tanto vituperati e contestati in passato dai membri dell’Amministrazione delle Olimpiadi, della conta dei turisti e dei Saloni come occasione di rilancio).

Prima avvertenza: se volete raccogliere il nostro consiglio e vi state recando al parco a piedi o in bicicletta arrivando da Moncalieri non spaventatevi, non siamo in guerra!
Semplicemente gli organizzatori del Salone dello status symbol di trenta anni fa hanno deciso di mettere all’ ingresso ad accogliere i visitatori un bel carro armato che punta il suo bel cannone in direzione delle fioriere.

Peccato che nessuno abbia pensato di chiedere nel 2016 di mettere nel programma il divieto di accesso al Parco del Valentino per i cingolati di guerra. Sono stati inseriti invece alcuni princìpi e obiettivi che stridono fortemente con il Movimento 5 Stelle di oggi, che addirittura sfodera il suo Ministro delle Infrastrutture Toninelli per inaugurarlo in pompa magna.

Per esempio nel Programma Ambiente affermarono il "diritto alla salubrità al silenzio e alla bellezza degli spazi della città": basta e avanza per impedire il Salone delle marmitte dentro il Parco!
Soprattutto se inserisci come tuo obiettivo il "miglioramento degli spazi verdi rendendoli più vivibili e inclusivi": c’è qualcosa di più esclusivo dell’esposizione di Ferrari fiammeggianti e Lamborghini scintillanti?

E dire che non ricordavamo affatto una consigliera di opposizione così favorevole alla concessione delle piazze auliche della città a tutto e tutti, tanto che nell’ ottobre 2015, in seguito a una delibera di Silvio Viale, Chiara Appendino dichiarò: “Non è in questione l’effettuazione o meno di grandi eventi in centro città. Ma è necessario che il Consiglio comunale prenda una posizione limitando il più possibile la concessione di deroghe per l’occupazione delle piazze auliche. Se il regolamento diventa solo un continuo susseguirsi di deroghe, quel regolamento allora non ha più senso di esistere. Serve una valutazione caso per caso, anche in coordinamento con le autorità statali quali le soprintendenze”

Concetto ribadito a La Stampa in piena campagna elettorale (5 giugno 2016), quando solennemente dichiarò: “Le piazze auliche sono un patrimonio di cui i torinesi e i turisti devono godere senza che possano essere continuamente deturpate da orrende e ingombranti strutture come spesso è accaduto in questi ultimi anni. (…) Queste attività andrebbero decentrate per diventare occasioni di rilancio dei quartieri più lontani dal centro storico.”

Altri tempi, quelli in cui si pensava che una alternativa fosse possibile, che eventi del genere venissero valutati “in base alle ricadute turistiche economiche e occupazionali”, e magari accettati o meno in base a consultazioni della cittadinanza, con l’obiettivo di “garantire l’attenzione del Consiglio sulle petizioni popolari”. Quello stesso Consiglio all’ interno del quale il confronto assembleare è ridotto oggi al lumicino e l’unica questione garantita è il granitico voto favorevole di tutti i consiglieri di maggioranza, per lo più silenti e assenzienti in Aula.

Con buona pace del dibattito, del rispetto del programma e di tutte quelle belle parole funzionali alla mera conquista del potere sabaudo.

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