mercoledì 2 dicembre 2015

TORINO CAPITALE DEL CIBO DI LUSSO

A volte mi annoio da solo. Capisco di essere molesto, mia sorella me lo dice da vent’anni ma non ce la faccio. Leggo del nuovo “concept store” che apre in Galleria San Federico e faccio finta di nulla, leggo l’Assessore Lo Russo che dichiara trionfante “Un ulteriore intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana a Torino. Un grande investimento privato di chi ha voglia di scommettere sul futuro della Città” ma provo a passare oltre, anzi gli do ragione: beh, che sarà mai, si creano nuovi posti di lavoro no? 


E poi vendere le carote fresche in centro potrebbe anche essere pedagogico. Solo che poi guardo la patinata galleria fotografica del megafono Repubblica e vedere un supermercato al posto dello storico Cinema Lux (errata corrige: di una parte del Lux) mi fa quasi scendere la lacrimuccia, anche solo nel ripensare a quante dormite ed alle prime limonate adolescenziali fatte lì dentro. 
Ma oltre a tutto questo romanticismo, ad un tanto attonito quanto disincantato “ma davvero c’è bisogno di un supermercato anche in centro? In piena Galleria San Federico?”, vi è alle spalle una ideologia, un concetto profondo di mutazione della società: il FiorFood in piena città è l'esempio perfetto del cibo che diventa un lusso. O meglio, del cibo sano solo per pochi. E gli altri che mangino merda comprata nei discount che “rilanciano” Barriera Milano e le altre periferie profanate dai templi del consumo.
Nello stesso giorno i cantori dei successi delle sinergie pubblico-privato dedicano incenso e miele all’ altra notizia agro-alimentare sabauda: il Salone del Gusto Terra Madre si farà per le vie di Torino, en plein air. Scrivemmo qualche settimana fa a proposito della diatriba tra GI Events e Slow Food riguardo il costo dell’affitto del Lingotto, scommettendo (abbiamo indovinato, bene, anzi male, troppo facile essere profeti in patria sabauda) sulla disponibilità di Chiampassino a farsi patrocinatori e sostenitori della città data in pasto a chi fa del cibo un brand. Proprio Piero Fassino ci ha tenuto a rimarcare la liason tra l’Expo milanese e l’evento torinese di Carlin Petrini: “L’enorme successo dell’Expo dedicato alla nutrizione e la grande attenzione riservata proprio in questi giorni alla conferenza mondiale sul clima, a Parigi, testimoniano che esiste una nuova e più ampia attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e alimentare. Terra Madre Salone del Gusto, forti della credibilità acquisita, potranno essere riferimento in una edizione rinnovata per tutti coloro che aspirano ad un ambiente migliore e vogliono un cibo 'buono pulito e giusto”.
E’ stato in questo momento che ho deciso di scrivere, perché il corto-circuito è stato palesato dai suoi stessi protagonisti: quindi state cercando di dirci che come contrasto all’inquinamento, al junk food, ai territori devastati in altre parti del mondo la risposta è la Fiera Internazionale delle multinazionali? E ad essa possiamo quindi tranquillamente assimilare la versione edulcorata di Slow Food? Bene, buono a sapersi, almeno sgomberiamo il campo dai fraintendimenti e sappiamo da che parte stare. No perché è Petrini stesso a dichiarare: “Expo? Un’ opportunità persa, mancano i contenuti: è il trionfo del capitalismo". Ma forse questo lo sostiene nei giorni dispari, mentre nei giorni pari passa all’incasso.
That’s capitalism baby.
Paolo Tessarin

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