giovedì 26 giugno 2014

Nuova Ossessione Murazzi (Paolo Tex feat. Max Casacci)

fotografia C. Decastelli
INTRO
Come ormai tutti sanno, la annosa e infinita “questione Murazzi” sembrava essere arrivata all’epilogo finale lo scorso weekend: il progetto di Giorgio Emprin (di cui parliamo ampiamente nell’articolo già pubblicato su questo blog) di riaprire già a luglio e per l'estate i Muri dalla mattina a mezzanotte, pare tramontato. Sulla scorta di quanto avvenuto, ho pensato di chiedere un’opinione all’ideatore e front-man del concerto di marzo Max Casacci, che non ha certo bisogno di presentazioni (sì, lo stesso Casacci che io canzonai nel mio articolo post-evento “Salvare i Murazzi”, proprio lui). Qui di seguito una sua personale riflessione su quel che il nostro amato lungofiume potrebbe diventare, prendiamolo come un vademecum di consigli per chi volesse avventurarsi nella questione. Consigli che acquistano ancora più senso dopo le odierne dichiarazioni del Sindaco Fassino orientate a voler ricercare una soluzione affinché si faccia qualcosa già da quest’estate (per quanto la mia intervista a Max sia ovviamente precedente alle esternazioni del nostro Primo Cittadino).
STROFA E RITORNELLO: MAX CASACCI
“Occorre fissare qualche punto utile a inquadrare meglio la questione. Nella manifestazione contro l'eutanasia dei Murazzi, non veniva espressa tanto l'urgenza di una riapertura improvvisata per la stagione estiva (che certo sarebbe stato un segnale incoraggiante), quanto la petizione poneva l'accento sulla necessità di una "visione" complessiva. Tutti sappiamo che i Muri dovranno essere strutturalmente riassestati per motivi di sicurezza, ed è noto che i lavori incominceranno non prima dell'autunno. I Murazzi vivi di giorno sono certamente un tentativo da incoraggiare. Gli spazi non mancano e, francamente, siamo tutti convinti che il maggior numero delle arcate utilizzate per attività notturne nell'ultimo periodo fosse unicamente fonte di inquinamento acustico. Erano le attività meno significative, quelle che, contravvenendo al tentativo di auto regolamentazione coordinato dai locali più storici, piazzavano i diffusori acustici all'esterno per pescare pubblico "a strascico", con l'effetto collaterale di disturbare fastidiosamente il sonno dei residenti della sponda opposta. Ma la questione fondamentale resta quella dei bandi di assegnazione degli spazi. E' tutto lì. Per il resto, leggere di un'iniziativa imprenditoriale, come quella descritta da Emprin, che si sgonfia alla prima difficoltà addossando la responsabilità al complesso meccanismo decisionale dell’Amministrazione comunale suscita qualche dubbio riguardo alla solidità delle intenzioni. Poi, continuando le mie riflessioni a ruota libera, direi che “Murazzi aperti" e poi chiusi a mezzanotte, per chiunque abbia un minimo di pratica, equivale a stampare un invito per i venditori abusivi di bottiglie, che nessuna Amministrazione è mai riuscita ad arginare. Non mi soffermo sulle ovvie conseguenze, anche per i residenti. Proprio in riferimento ai comitati di zona, che annoverano una pasionaria torinese come rappresentante nazionale, mi pare che anche qui il ruolo potrebbe essere più costruttivo. E lo dico anche da residente interessato ai fenomeni di esuberante licantropia che ogni notte allietano il sonno mio e della mia famiglia. L'abitudine è quella di scagliarsi contro i nomi di coloro che si esprimono sull'argomento senza manifestare una visione oscurantista. Peccato che alla fine i veri e principali responsabili del disturbo della quiete cittadina, quei gestori senza nome che puntano unicamente all'incasso fregandosene dell'impatto e delle conseguenze in termini di convivenza civile (figuriamoci poi delle proposte culturale), non emergano mai. Ma tanto non saranno mai loro i soggetti contro i quali emanare una fatwa. No, i nemici giurati sono quelli che cercano soluzioni, quelli che la questione della ricerca di una possibile convivenza se la pongono sul serio, senza affrettarsi in provvedimenti inapplicabili ma ricercando soluzioni durature. Un esempio recente è l'iniziativa che parte da un amministratore della settima circoscrizione (rappresentante di “Torino la mia città”), per scongiurare lo sbarco a Vanchiglia dei cosiddetti "frighi" ovvero le rivendite di alcol su strada, responsabili di gran parte del frastuono notturno. Un'iniziativa andata a segno che indica una direzione nuova tra chi invoca il tutto chiuso e chi invece sostiene la retorica del tutto permesso sempre e ovunque. Per molte persone di buon senso, ad esempio, i Murazzi offrirebbero un parziale rimedio al collasso notturno causato dall’eccessivo numero di attività in luoghi congestionati come San Salvario. Dovessi immaginare oggi i nuovi Murazzi, li vedrei equamente distribuiti in attività diurne e notturne, con la gestione “by night” affidata a realtà anche e soprattutto giovani, che dimostrino di avere vocazione, curriculum e esperienza. Un luogo in cui si possano tentare (anche pretendendoli) esperimenti di comunicazione su una fruizione consapevole e rispettosa degli spazi notturni. Un luogo in grado di contenere e soddisfare le esigenze di chi vuole vivere la notte, non necessariamente sotto i balconi altrui. Se Berlino è una città che vive di notte ma non turba e disturba quanto altri luoghi, una sostanziale questione culturale sarà anche sensato prenderla in considerazione, inquadrandola in una "visione". E qui si ritorna sempre allo stesso punto. In campagna elettorale era stata lanciata l'idea di un assessore alla vita notturna: una figura in grado di cercare il migliore assetto tra ciò che fa di Torino la città più attrattiva per universitari e ragazzi di tutta Italia (100.000 studenti sono una realtà tangibile, soprattutto in un momento di crisi economica e identitaria) e la possibilità di intervenire sui disagi, con decisioni sensate e prospettiche. Esattamente quello che manca e che forse non dovrebbe mancare in futuro.”

ASSOLO FINALE: PAOLO TEX
Notizia fresca di ieri, mercoledì 25 giugno, è la svolta decisionistica di Fassino sull’argomento, che senza mezzi termini dichiara: “Bisogna fare in fretta, e trovare una soluzione”. Devo ammettere che questo mi stupisce e in qualche modo spaventa, e per questo mi viene da chiedere: come pensa di farlo Caro Sindaco? Perché, oltre alle parole, anche le regole sono importanti, e non vorrei che la tragedia si trasformasse in farsa: abbiamo atteso mesi affinché le arcate “superassero” i sigilli amministrativi per mettersi completamente a norma, aspetto con curiosità i bandi comunali di settembre, e soprattutto un progetto estivo comunque importante è stato respinto perché non rispettava i sacri crismi richiesti. Ora, Signor Sindaco, non vorrà mica fare il salvatore della patria? No perché ne abbiamo già abbastanza a livello nazionale, e non mi sembra che lei abbia il “physique du rôle” per competere coi venditori di nulla a colpi di tweet e messaggi unificati da blog personali. Le do perlomeno atto che la sua tendenza sabauda è rivolta maggiormente al fare (l’essere d’accordo sul “cosa” e “come” è poi tutt’altra questione) che al comunicare: non andiamo alla ricerca di inutili e dannose scorciatoie che poco hanno a che fare con la tradizione di questa città. A marzo propose consultazioni on-line e piattaforme condivise: perché non partire proprio da lì, e dal coinvolgimento della realtà tutte, da “Save Murazzi” alla stessa “Sistema Torino”, per mettere in piedi qualcosa di realmente rappresentativo della città nella sua globalità?


Paolo Tex Tessarin

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