giovedì 2 giugno 2016

INTERVISTA AD ALESSIO ARIOTTO - CANDIDATO SINDACO PER IL PCL

In vista delle ormai imminenti elezioni comunali vi proponiamo l'intervista ad Alessio Ariotto, candidato Sindaco per il Partito Comunista dei Lavoratori. 
Per problemi tecnici dell'ultimo minuto non siamo riusciti a realizzare in formato video il nostro incontro con l'esponente del PCL.
Ringraziamo comunque Ariotto per la disponibilità dimostrata.
Buona lettura!




  • Buongiorno Ariotto, grazie per la Sua disponibilità. Partiamo da un bilancio di questi cinque anni: quale voto darebbe alla Torino di oggi?
    L'amministrazione di un sindaco che si ritiene di sinistra e addirittura proviene dal PCI avrebbe dovuto impedire il diluvio di sfratti ed intervenire efficacemente contro l'emergenza abitativa, organizzare  adeguati servizi di accoglienza per i rifugiati, agire a sostegno dei redditi più bassi e contro la povertà dilagante. Siamo invece ai massimi storici come sfratti; profughi e migranti sono abbandonati a se stessi; la povertà aumenta. Nel frattempo pochi ricchi guadagnano sempre di più e soprattutto sono sempre i medesimi di Sistema Torino. Direi totale fallimento e quindi un bello ZERO.
  • Una delle parole d’ordine usate maggiormente in questa campagna elettorale è: periferie. Dove ha sbagliato la Giunta precedente? Da uomo di sinistra cosa pensa di fare per le zone semi-abbandonate della città?
    Anche io ho notato questo uso continuo del termine “Periferie” mai seguito da proposte concrete. Credo dipenda intanto dalla difficoltà di individuarle veramente: è periferia anche Porta Palazzo che è in pieno centro. “periferia” secondo me è dove si vuole imporre qualcosa di estraneo alla storia e alla comunità di quel quartiere e sempre di più vedo sparire negozi, soprattutto le librerie, a vantaggio o degli ipermercati o di vie dello shopping.
    Credo che si debba invece arrivare ad una gestione diretta dei quartieri: ci vogliono assemblee “de barrio” cioè di quartiere che decidano cosa serve veramente e lo impongano al comune, se necessario in modo energico.
  • Torino è una delle città con il più alto tasso di disoccupazione del Nord Italia: come rilanciamo il lavoro in città? Ha nostalgia della fabbrica e della città manifatturiera?Nessuna nostalgia di produzioni inquinanti e di ritmi di lavoro distruttivi. L'occupazione è funzionale al sistema capitalista che noi pensiamo invece di superare. Siamo quindi per la riappropriazione dei luoghi e la successiva creazione di stili di vita fuori dal cappio lavorativo: l'amministrazione comunista rivoluzionaria sosterrà di intende liberarsi dalle catene del lavoro salariato. E poi autogestione delle imprese in crisi o in fase di fallimento (con annullamento dei debiti con le banche e lo stato) secondo il modello di Miraflow a Milano o la Zanon argentina.
  • “Torino Capitale del Debito” è uno degli slogan di Sistema Torino: qual è la sua valutazione del Patto di Stabilità interno?
    Considerato che Fassino è anche presidente ANCI non si capisce cosa ci sia andato a fare su quella poltrona. Chiaro che il problema risorse non si risolve solo a livello locale. Uscire subito dal TAV però sarebbe un gran segnale per liberare risorse. Se il Comune non spende per servizi è per ripagare debiti contratti specie con le olimpiadi (fra 2004 e 2007). In ogni caso il patto di stabilità va superato e quindi intanto disatteso.
  • Passiamo a “Torino Capitale del Turismo”: un mantra ascoltato spesso negli ultimi 10 anni. Lei vede la città vivere di turismo e di cultura e se sì in che modo?
    Non quanto viene pubblicizzato e nemmeno quanto servirebbe, soprattutto per quanto riguarda la cultura. Tutto è merce e quindi perde di senso ormai. Le vie del centro sono un triste centro commerciale a cielo aperto di negozi monomarca intervallati da bar o gelateria.
    Però Torino non è Venezia Firenze o Roma. Deve tornare ad investire nella ricerca per tornare a produrre cose diverse che siano compatibili con l'ambiente la tutela della salute e che servano davvero. Per questo occorre pianificare cosa e per chi produrre.
  • Un tema molto caldo sotto diversi aspetti (economici e politici) è quello della gestione delle partecipate. Chemodello possibile vede nel futuro sulla gestione dei servizi?
    Solo aziende speciali. Tornare ad un controllo pubblico diretto. Assumere i precari . In questo settore le privatizzazioni sono state un fallimento e servono solo per fare macelleria sociale.
  • Uniamo le diverse questioni: nomine nelle fondazioni bancarie, partecipate, gestione del debito. Domanda secca: il Sistema Torino esiste?
    Se avete tempo fate il giochino dei puntini neri: unite i  nomi dei membri nelle  fondazioni bancarie, partecipate, immobiliari, allargatelo magari alle fondazioni culturali e magari aggiungete un po' di consulenze professionali e vedrete che immagine viene fuori... 
  • In uno scenario di ballottaggio tra Appendino e Fassino, lei cosa voterebbe?
    Personalmente voterei contro Fassino, ma che il M5S senza uscire dal capitalismo possa fare molto meglio ne dubito.
  • Cosa ne pensa del percorso della sinistra italiana degli ultimi 20 anni che pare essersi persa? Quali sono i contenuti odierni di una sinistra di lotta che si candida alle elezioni?
    I nostri contenuti sono quelli ovvi di una normale sinistra anticapitalista. La deriva della sinistra, non solo in Italia, è però più risalente e inizia nel dopoguerra con Blair a dare il colpo di grazia.
    Per rimanere in Italia la compromissione con PdS-DS-PD è stata devastante. Occorre costruire dalle fondamenta un movimento politico rivoluzionario che sappia suscitare e accompagnare le lotte globali che per esempio stanno scuotendo la Francia. Prima o poi sarà la volta dell'Italia.

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