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mercoledì 23 ottobre 2019

QUANTO IL PROGETTO APPENDINO DIFFERISCE DAL PROGETTO PASSONI?

Potrebbe diventare un fulmine a ciel (quasi) sereno l’ articolo di Paolo Coccorese di oggi che illustra alla cittadinanza l’ ipotesi di masterplan relativo a Cavallerizza. Il 31 ottobre il progetto verrà presentato a CDP (Cassa Deposito e Prestiti), e non sappiamo se e quando verrà presentato alla cittadinanza (a proposito di trasparenza e partecipazione).

Un puzzle ben disegnato dall’architetto Agostino Magnaghi (un nome che ritorna spesso nei progetti relativi al bene patrimonio UNESCO) in cui si “intravedono” benissimo le mani sulla città: Compagnia di San Paolo (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?), Cassa Depositi e Prestiti e CCT, la società di cartolarizzazione di Torino che sembra essere il vero nodo gordiano del
la vicenda fin dal 2015.
Immagine presa dal Corriere della Sera, 23/10/2019

Recuperiamo proprio da un nostro approfondimento di quell’ anno il suo ruolo nella vicenda e la nascita della società:

L’attore terzo che entra in scena è la CCT, “Cartolarizzazione Città di Torino” s.r.l., creata a novembre 2010 dal Comune stesso ma che, stando a quanto afferma Passoni (Assessore Bilancio), agisce in autonomia completa. In realtà i membri del Consiglio d’Amministrazione della Società sono nominati dal Comune, quindi è facile immaginare che il Municipio mantenga perlomeno un ruolo di indirizzo politico. Nell’atto costituivo della Società, si specifica che la sua nascita “ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Torino”: non è quindi una sorpresa che i nostri governanti, sotto la stringente necessità di andare a coprire il passivo dei conti pubblici locali, cerchino maldestramente di fare cassa attraverso la vendita (o svendita?) dei gioielli storici del suolo cittadino. Era già tutto previsto ed organizzato alla perfezione, negli stessi giorni del 2011 in cui Fassino lanciava lo slogan “Torino Bene Comune”. 
Nel nostro caso specifico, il Comune ha ceduto il complesso alla CCT in cambio di un anticipo di cassa di 10 milioni di euro: tale Società dovrà ora occuparsi di vendere il bene al fine di rientrare dell’investimento fatto. Peccato che due aste siano già andate deserte, e così ora si va alla ricerca del miglior offerente.  “

Insomma i famosi 11 milioni che si cercavano all’ epoca per “riscattare” il bene cartolarizzato per quattro spiccioli ma che non si trovavano da nessuna parte. Nei seguenti link (qui e qui ), trovate delle succulenti nostre vecchie interviste proprio di quell’ anno, quando l’ allora Assessore Gianguido Passoni presentava un progetto che stamattina ci è ritornato in mente leggendo la cronaca odierna del Corriere della Sera: quanto dista e quanto potrebbe distare dal vecchio masterplan la proposta della Giunta Appendino? Eppure l‘ allora consigliera di minoranza sembrava maggiormente propensa alla partecipazione e a percorsi partecipativi deliberativi ieri rispetto a oggi: cosa è cambiato in questi quattro anni? 

Giusto per continuare il parallelismo con quattro anni fa (il recupero dello speciale “DALLE STALLE ALL’OSTELLO” ci ha fatto ritornare alle nostre origini) vorremmo umilmente ricordare che l’origine di tutto ciò non sta nell’ occupazione (a prescindere dal giudizio che si voglia dare su di essa), né tantomeno nei troppo frequenti incendi (cosa ovviamente gravissima), né forse nei percorsi a zig-zag delle diverse Amministrazioni che rimbalzano tra benicomunisti (qua l’ottimo lavoro e approfondimento che stanno facendo gli amici di Assemblea21), fondazioni bancarie (sembra che nel masterplan vi sia lo studendato di Camplus, una diramazione di CL) e quel SISTEMA TORINO che ha cambiato interlocutori ma non ha certo cambiato il fine di appropriarsi di tutti gli immobili possibili della città (ex MOI ultimo esempio di “sgombero dolce” e ritorno dei beni a chi di dovere).

L’ origine del tutto sta nel DEBITO soffocante che trasforma l’ attore politico che guida le Giunte in un amministratore di condominio, che prima capisce (e Appendino l’ha capito ben presto) che è altrove (cioè banche e relative fondazioni) che detengono in una mano il borsellino coi risparmi e nell’ altra il welfare della città (sabato il Rapporto Rota ci dirà in che percentuale quest’ anno) ed è a loro che bisogna affidare gli immobili torinesi, pena il fallimento della città tutta.

Per cui, se una battaglia vogliamo fare (lo diceva anche Appendino nella succitata intervista del 2015) è quella sulla rinegoziazione nominale del debito (non la finta ristrutturazione dell’ attuale Assessore Rolando): altrimenti, come sono soliti dirci i politici di turno, TINA, cioè There Is No Alternative, come disse Tatcher con una straordinaria visione profetica quarant’ anni fa.

venerdì 4 gennaio 2019

DECRETO SICUREZZA SALVINI: IL GRUPPO CONSILIARE PENTASTELLATO VOTA LA SUA SOSPENSIONE. LA SINDACA LI IGNORA


Roma: dormitori vuoti e stranieri per terra
22 OTTOBRE 2018: il gruppo consiliare 5 Stelle vota in Sala Rossa un ordine del giorno (presentato da Elide Tisi del PD) con il quale IMPEGNA la Sindaca e la Giunta Comunale a chiedere al Ministro dell'Interno ed al Governo di sospendere, in via transitoria fino a conclusione dell'iter parlamentare, gli effetti dell'applicazione del Decreto 2018 04146/002 3 Legge e ad aprire un confronto con Torino e le Città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull'impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.

04 GENNAIO 2019: parte la campagna di alcuni Sindaci italiani, tra i quali spicca il primo cittadino napoletano Luigi De Magistris, che si oppongono all’ esecuzione del decreto Insicurezza, scatenando la reazione del Ministro fascioleghista.

Nulla di più semplice che unirsi al coro dato che ha già l’appoggio della quasi totalità del Consiglio Comunale, da due mesi: cosa può fare la Sindaca della legalità se non opporsi all’ applicazione di una legge a rischio incostituzionalità?
Come hanno sottolineato autorevoli giuristi infatti, qualsiasi operatore di diritto chiamato ad applicare una norma che reputi incostituzionale ha il diritto/dovere di non applicarla e di fronte al giudice al quale dovrà rispondere di tale omissione chiedere il rinvio alla Corte Costituzionale. E, in questo caso, i fondamenti giuridici per dar seguito a una azione giuridica simile vi sono eccome.

Basterebbe ricordare quel che la stessa Capogruppo Valentina Sganga dichiarò in Sala Rossa, tanto per restare pragmaticamente nel merito della questione:
“Lo SPRAR è da sempre considerato un modello virtuoso, un modello dove fondi pubblici vengono gestiti da un sistema pubblico che vede in prima linea gli Enti Locali, in collaborazione con il Terzo Settore, Terzo Settore che è stato anche ospite della nostra Commissione. È virtuoso perché è in grado di fornire più servizi rispetto alla pratica dei CAS, è virtuoso perché capace di realizzare quel modello di accoglienza integrata di cui abbiamo tanto
sentito parlare, sia per i migranti inseriti, appunto, in percorsi di autonomia individuale, sia per i Comuni che li accolgono. A questo modello inevitabilmente si contrappone quello delle concentrazioni in grandi numeri nei Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti da enti profit e no profit, cioè da privati, privati che gestiscono fondi pubblici su assegnazione delle Prefetture. La reciproca collaborazione tra questa Amministrazione, da un lato, e la Prefettura e le Forze dell'Ordine non è mai mancata, ma il modello a cui aspiriamo è indubbiamente quello di un'accoglienza qualificata e controllata, un modello che esce inevitabilmente ridimensionato dalle disposizioni in materia di immigrazione contenute nel Decreto Sicurezza. Per queste ragioni il voto del Movimento 5 Stelle sarà a favore di questo ordine del giorno.”

E quindi? Cosa aspetta la Sindaca Chiara Appendino a mettere in pratica quanto suggerito dal Consiglio Comunale? Non è questa la più classica applicazione del modello pentastellato della partecipazione, con il gruppo consiliare che raccoglie le istanze cittadine per poi portarle alla Giunta di governo cittadino?

Ah già, ma la Sindaca oggi è in altre faccende affacendata: forse è al telefono con i Ministri di riferimento del suo Movimento (o magari direttamente con la sottosegretaria Laura Castelli visti i buoni rapporti) per perorare la causa torinese di fronte all’ aumento della percentuale di accantonamento minimo al Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde). Tradotto: il Comune avrà 20 milioni di euro in meno a disposizione, e un bilancio da presentare alla Corte dei Conti entro un mese.

Il rischio pre-dissesto è a questo punto altissimo, ironia della sorte indirettamente provocato dal Governo pentaleghista (ma non doveva essere amico?), in nome del quale oggi la Sindaca Chiara Appendino disattende completamente l’indirizzo posto dall’ intero Consiglio Comunale torinese, gruppo di maggioranza pentastellata compreso.

giovedì 25 ottobre 2018

RAPPORTO ROTA 2018: USCIRE DAL LABIRINTO DELLA VISION?

INTRODUZIONE: TURISMO E CULTURA NON SALVERANNO IL MONDO

Quale miglior inizio di un rapporto statistico su Torino se non quello di presentare un grafico impietoso sulla relazione tra “turismo e cultura” e il lavoro stabile da essi generati? Ecco qua il primo grafico: retribuzione sull’ ascissa, e stabilità del posto di lavoro sull’ordinata. Il turismo era a sinistra, la cultura addirittura in basso a sinistra, che tradotto dal linguaggio NERD all’ italiano significa che cultura e turismo producono lavoro malretribuito e precario.





Maggiore ilarità ha generato il grafico relativo al calo dei visitatori nei musei, particolarmente accennato nel primo anno domini Appendino: per quanto serva altro alla città per sopravvivere dal punto di vista economico, è questo certamente uno dei grafici più aggiornati (non è una critica a Davico e compagni anzi, non oserei mai dato che per noi il Rapporto Rota è una Bibbia) che ci permette di valutare l’ operato di questa Giunta. Ormai siamo in tanti a dire che turismo cibo e cultura non bastano “per uscire dal buco della crisi” (vedi dichiarazione di Stefano Firpo di Industria 4.0) ma non può essere la confusione nella comunicazione dell’ Amministrazione a creare questo nuovo slancio: a metà mandato la Giunta Appendino deve decidersi e indicare una direzione (“sbagliare forte!” come diceva un mentore cestistico di fronte alle esitazioni dei giocatori). Volete continuare a elencare gli eventi del weekend come segno di salute della città o preferite confutare nettamente la “città luna park” e proporre una “alternativa chiara”? Al momento non si è ancora capito, e lo stesso dossier olimpico era una misticanza di concetti e parole-chiave tra essi molto lontani.


Dato che si è citato il cibo, passiamo subito al tema “foodification della città” e trasformazioni delle destinazioni dei quartieri della città in tal senso, vedi Porta Palazzo: la preponderanza del quadrato “ristoranti” parla da solo, e riassume perfettamente la retorica della Capitale enogastronomica che questa Giunta sta addirittura esacerbando rispetto a quelle precedenti. Passando ai freddi dati statistici, per numero complessivo di imprese che offrono servizi di alloggio e ristorazione, Torino si colloca al quarto posto nel panorama delle città metropolitane, in linea con il peso della sua popolazione. Illuminante che il 94% di esse appartenga all’ ambito del cibo, e sono perlopiù ristoranti: le imprese che guadagnano di più sono, udite udite, Eataly, Smart (licenziataria del marchio McDonald) ed Eutourist Now (se il nome vi dice qualcosa è dovuto al fatto che fu inizialmente una delle vincitrici del bando ai Murazzi).

In tema di ricettività turistica, per quanto nell'ambito dei posti letto disponibili la crescita torinese si attesti in una posizione intermedia coerente con la sua grandezza e il suo posizionamento nella scala turistica, il Rapporto segnala (ripreso ovviamente in pompa magna da La Stampa) una mancanza di alberghi a cinque stelle (nonostante la presenza di una Giunta a 5 Stelle, scusate la battutaccia).
La domanda sorge spontanea: davvero la cittadinanza torinese dovrebbe avvertire questo bisogno? Eppure quelli già esistenti non sembrano andare a gonfie vele, e il turismo luxury è inevitabilmente indirizzato verso Milano, e in parte verso le altre mete storiche italiane. Comunque non disperiamo, l’ ex Palazzo RAI e la vecchia Porta Susa saranno destinati proprio a questo tipo di clientela, ed è stata proprio questa Giunta a promuovere questa trasformazione, rilanciandola recentemente in Sala Rossa come uno dei propri successi urbanistici di maggior vanto.

Se si parla di turismo, non si può non citare Airbnb: 140.800 turisti hanno utilizzato l’ App nel 2017, per una permanenza media di 3,1 giorni. Ogni host ha guadagnato in media 2000 euro l’anno, e il 70% di essi ha offerto in affitto l’ intero alloggio (e non la singola camera): dato che i nostri lettori conoscono la nostra critica alla platform economy, non ci ripetiamo in questo articolo, data anche l’esiguità dei dati a disposizione. Sarebbe infatti interessante sapere quali sono i picchi di guadagno per singolo host e quale e quanta la concentrazione di alloggi in poche mani di medio grandi proprietari immobilitari. E’ un tema certamente ancora acerbo a Torino, ma che non per questo va sottovalutato (le lotte anti-turistification nelle metropoli medio-grandi d’ Europa sta diventando tema mainstream nei mezzi di informazione); inutile dire che la maggior parte dell’ offerta è situata nel centro città, per quanto il dossier olimpico si arrovellò nel tentativo di trasformare ogni quartiere torinese in un potenziale covo di affittacamere online.

Insomma il turismo non sfonda, e il binomio creato con “arte e cultura” fa ridere per non piangere nel corso della mattinata:


“lotterie scommesse”, “parchi tematici”, “fiere e congressi” (voce turistica molto più importante di quanto si possa immaginare) e “discoteche sala giochi” sono le voci macroscopicamente più rilevanti ne settore “cultura e tempo libero”, mentre l'arte incide davvero marginalmente per numero di lavoratori addetti nella città metropolitana. Per quanto il valore aggiunto generato dalla cultura sia molto elevato a Torino (terza dietro Roma e Milano) le altre voci relative al tempo libero sembrano comunque “andare via di tacco”: per dirla con una battuta sentita in sala, Juventus e concerto di Vasco Rossi sembrano essere nei fatti più efficaci (escluso il Salone del Libro che ha storicamente un record certificato di ricadute economiche sul territorio).

LE NOTE DOLENTI: SERVIZI E MANIFATTURA

Senza voler fare la cronistoria della città, tutti sappiamo che negli anni ‘2000 il riorientamento fu dovuto ad alcune tendenze esistenti già da parecchi anni (e non dovuto a un decilno improvviso causato dall’ arrivo delle cavallette pentastellate, per quanto da noi frequentemente criticate su queste pagine): il ritardo cronico di Torino nel settore servizi risale agli anni ’80 (in USA ed Europa erano già preponderanti in termini di PIL)
e la rarefazione della manifattura è il vero vulnus economico che non sappiamo ancora come ricucire. Per ritornare al titolo: qual è la nuova visione per uscire dal labirinto?

I numeri (purtroppo) non mentono mai, e il bilancio post-crisi del 2008 è agghiacciante: il numero di società attive nel torinese è diminuito drasticamente (le chiusure sono state superiori alle aperture in ognuno degli anni esaminati), con picchi negativi per il settore delle costruzioni (-8,3%), e per il manifatturiero (-5,8%). Come se non bastasse,
Torino raggiunge un altro dei suoi ben pochi invidiabili record: la peggior performance tra le città metropolitane nell’ ambito del terziario privato (-2,9%). Siamo infatti una delle poche città che non hanno saputo generare una crescita del valore aggiunto in ambito terziario per compensare il calo negli altri settori. Un bagliore arriva paradossalmente dal comparto a più elevato contenuto di valore aggiunto, quello dei servizi innovativi e alle imprese, dove Torino arriva seconda tra le città metropolitane (ovviamente dietro Milano, tanto per alimentare il tormentone della competizione a due).

Magra consolazione per Chiamparino e soci (artefici chissà quanto consapevoli di questo modello di città) è l’ esaltazione della platea per il termine TAV, ripetuto sei volte tra gli applausi: stupisce il sottoscritto quanto la Grande Opera sia sostenuta con vigore anche da Luca Davico e gli altri, attraverso la presentazione di grafici relativi al traffico merci. A loro modo di vedere il buco nella montagna è l’ unica possibilità (insieme al Terzo Valico) di “contrastare” la concentrazione del traffico su Milano. Lo stesso rapporto statistico indica nel  2029 come data di possibilità inizio di esercizio dell’ Alta Velocità: quel che però maggiormente stranisce è la sensazione di accanimento verso gli oppositori dell’ opera, come se in tutti questi anni (aldilà della nostra adesione e stima infinita al Movimento NO TAV) ci fosse stato qualcun altro al Governo di Città-Regione-Stato e vi siano forze oscure del male che impediscono loro di proseguire sul cammino tanto desiderato.
 Sempre in ambito di commercio e logistica, da segnalare Caselle classificato dodicesimo tra gli aeroporti italiani nel traffico merci: -68% dal 2000 a oggi. Se a questo aggiungiamo lo scarso appeal (per usare un eufemismo) come hub turistico, sembrano più che giustificate le recenti “lamentele” di tutta la Sala Rossa nei confronti del CdA della società del nostro aeroporto.

Nel frattempo, giusto per togliere il sorriso ai pentastellati in ascolto, non sembra subìre inversioni la tendenza alla chiusura, specialmente a Torino rispetto alla cintura, dei negozi di vicinato a favore di una sempre maggiore porzione di territorio destinata alla grande distribuzione organizzata. Sebbene tutto ciò faccia pensare all’ e-commerce come terzo che gode, al momento non sembra essere questa la via del futuro prossimo torinese, che vede anzi le proprie piccole medie aziende incapaci di competere sul “mercato parallelo” internauta.

Insomma c’è ben poco da sorridere e da restare allegri, ma vogliamo chiudere con una nota positiva. Il settore ICT viaggia con buoni indici di crescita e stabilità occupazionale nel torinese, e potrebbe ben saldarsi con le iniziative di “industria 4.0” che potrebbero sorgere sul territorio: una magra consolazione, ma da qualche parte bisogna pur ripartire e chissà che il connubio tra servizi e manifattura di alto livello (come più volte ribadito nel corso della mattinata) non possa essere davvero la chiave per uscire dalla “percezione” (termine ripetuto settecentottantamila volte in tre ore) di una città maldestramente focalizzata sul già citato trinomio “turismo-cultura-cibo”.

CONCLUSIONE

Torniamo agli “umori” della sala di sabato mattina: da segnalare che l’ intervento sembrato più “centrato” e concreto è stato quello di Dario Gallina dell’ Unione Industriale, unico tra le altre cose a parlare di immigrazione come fattore positivo per l’economia e come unico elemento in contro-tendenza rispetto all’ invecchiamento demografico.

E’ stato ovviamente affrontato il tema del rapporto con Milano, con una frase di Chiara Appendino (a grandi linee ha accusato i meneghini di eccessiva rapacità competitiva) subito esacerbata dai giornali: a dir la verità, non è sembrato propriamente il tema centrale del dibattito ma questo testimonia, se mai ce ne fosse bisogno, quanto la Sindaca fosse isolata e distante dalla platea di stakeholder pronti a spellarsi le mani per ogni battuta del Presidente di Regione Chiamparino. Peccato che, per chiuderla con un commento social del Professor Semi, “tra 6-8 mesi non sarà questa sala e questo Chiampa a portare a casa il risultato, ma il contrario. (La mattinata è stata, NdR) una sorta di rappresentazione di fine di ancien régime, con il nuovo che spaventa (e non per ragioni che l'ancien régime capisca o intercetti). E non c'erano nemmeno champagne o brioches per lenire il clima.”

Sì, effettivamente non vi è stato neanche un ricco buffet a seguire: chissà che il pensiero non fosse già volato ai festeggiamenti 2019 del ventennale del Rapporto Rota con un Presidente di Regione leghista al centro del dibattito.
Quanto è grande la paura verso un Piemonte in procinto (combinando Comune e Regione) di tingersi di gialloverde?

mercoledì 19 settembre 2018

LA DONNA, IL SOGNO (OLIMPICO) E IL GRANDE INCUBO


Avete presente quella fastidiosa sensazione di essere costretti a guidare la macchina una volta al mese mentre la tua compagna fa commissioni e ti abbandona letteralmente dentro l’ automobile per intere mezze ore?
E avete presente quello stesso tipo di fastidio che si prova quando annoiato sul sedile inizi a leggere l’ approfondimento su La Stampa di Luigi La Spina che “ci spiega” le cause del fallimento della candidatura olimpica torinese? Sì, è lo stesso giornalista che usò i dati del Rapporto Rota 2014 per “spiegarci” le cause del declino post-insediamento di Chiara Appendino nel 2016.

ALT! Nessuno di noi vuole difendere la Sindaca del cambiamento torinese, anzi: certo, si è ritrovata a passare dal sogno al grande incubo (ringraziamo Max Pezzali e il biondo che gli ballava di fianco, 883 fonte di ispirazione forever!), ma forse potrebbe esserle utile ripassare le tappe di questi mesi per capire dove ha forzato eccessivamente la mano e quanto sia andata oltre l’ essenza, l’anima del suo programma elettorale. Una forzatura che potrebbe costarle caro politicamente ora che dovrà tornare alla “gestione dell’ esistente” con l’ opposizione politica inferocita con lei (oltre ad ASCOM, costruttori e tutti quei corpi intermedi che ben conosciamo), e la fronda interna che non potrà certo ignorare il tradimento di alcuni princìpi che ritenevano al loro interno condivisi.
E a nulla servono le affermazioni cerchiobottiste di alcuni sostenitori “Non c’era scritto da nessuna parte che siamo contro le Olimpiadi”, perché altrimenti la pletora di oscenità più o meno serie non scritte sarebbe infinita. Lasciamo alla vostra immaginazione la più divertente che l’ attuale gruppo consiliare potrebbe essere disposto a portare avanti (ci sarebbe il progetto del food a Porta Palazzo, di fatto ideato dalla passata Giunta e portato avanti entusiasticamente dall’ attuale ma questa è troppo facile).

Il riassunto della vicenda è tanto semplice quanto unanime è la lettura che viene fatta da fonti di più diversa ispirazione: Chiara Appendino ha deciso mesi fa di sostenere in gran segreto una candidatura olimpica di Torino “scordandosi” che il Movimento 5 Stelle nacque quasi sotto la sesta stella della opposizione ai grandi eventi, e in particolar modo alla gestione di Torino 2006 che ha generato così tanto debito da avere ancora conseguenze pesanti sugli attuali e futuri bilanci comunali.

Per nostra fortuna qualche eletto è rimasto fedele ai propri ideali (e promesse), dentro e fuori la maggioranza: se Deborah Montalbano da “fuoriuscita” ha più volte elencato in Consiglio Comunale le priorità delle periferie abbandonate (PRIMA LE PERIFERIE!), delle scuole decadenti, dei micro-interventi necessari sul territorio, nel frattempo i “cinque moschettieri” (in realtà Damiano Carretto è l’unico uomo perché, a quanto pare, “la rivolta è donna” dentro il M5S visto che le altre quattro sono, in mezzo ad alcuni distinguo, Daniela Albano, Maura Paoli, Marina Pollicino e Viviana Ferrero e) si sono dimostrati ostinati e disposti a tutto pur di non votare un sostegno tout court a una candidatura della quale praticamente nessuno conosceva il contenuto.

Ma Chiara Appendino non ha voluto ascoltare queste istanze, se non quando si è trovata di fronte alla “montagna dell’ opposizione olimpica” che produsse il topolino dei dieci paletti e vincoli al “grande sogno” della nostra Sindaca e dei soliti blocchi di potere interessati che sostengono i grandi eventi  di questo tipo, solitamente produttori di ulteriore sperequazione economica. Tutta fuffa, perché per La Spina nella sua articolessa si tratta di semplici “ pregiudizi ideologici della maggioranza dei suoi consiglieri”, perché invece a quanto pare la folla a sostegno di Torino 2026 basa le proprie convinzioni su granitiche realtà.
Eh, ma quali? Sempre per restare al media mainstream sabaudo, sembrerebbe che la nostra città ci potesse credere “contando, tra l’altro, su impianti ed esperienze recenti che costituivano un indubbio vantaggio competitivo rispetto alle altre concorrenti.”

Caspita, verrebbe da pensare che non abbiano neanche letto il dossier (quello affidato all’ architetto amico di Grillo per 50 testoni, do you remember?): basta avere il coraggio di aprirlo per trovare davanti ai propri occhi il costo previsto per il recupero di quelle stesse strutture abbandonate. Oppure fare un giro sulle nostre montagne (o al MOI che il compagno di Governo Salvini vuole sgomberare con la forza) e rendersi conto di persona che l’ ideologia sottende proprio queste affermazioni prive di fondamento numerico e accademico.
Oppure basterebbe chiedersi come mai “l’occasione per un riscatto del nostro Paese era davvero propizia”: che fine hanno fatto gli altri? Lo scrive l’ autore stesso en passant con un “La concorrenza di altre nazioni, col tempo, si era ridotta, sia nei numeri, sia nel valore delle proposte alternative.”
Aaahhh, si sono ritirati perché noi siamo troppo più forti? Eh no, non è proprio così perché nelle altre città potenzialmente candidate vi è stato un referendum cittadino (di quelli che proprio i cittadini PAR-TE-CI-PA-NO e VO-TA-NO) che ha costretto i loro rappresentanti a dire NO.

E tutte queste marce indietro sembrano non aver neanche destato tutto questo scandalo (salvo l’ apprensione del CIO che si trova senza città europee salvo Stoccolma cui affidare il 2026), che invece sembra volerci rivelare l’ autore dell’ articolo quando cita come fatto acclarato la “penosa figura già compiuta dall’Italia di fronte all’opinione pubblica internazionale per il doppio «no» dell’amministrazione capitolina alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024”.

Verrebbe da dire che le penose figure sono ben altre: certamente quella del Movimento 5 Stelle tutto che viene messo alla berlina nella puntata di Agorà su Raitre con la replica delle immagini d’antan di un Beppe Grillo fortemente e convintamente NO OLIMPIADI, esprimendo le stesse motivazioni della Montalbano e dei moschettieri di cui sopra. Una berlina cui è stata messa la stessa Capogruppo in Consiglio Comunale Valentina Sganga da parte della conduttrice e degli ospiti in studio quando ha cercato di spiegare che perlomeno (diamogliene atto) vi fu un voto in Sala Rossa contrario alla “candidatura a tre” e richiedente una preventiva previsione di spesa e di affidamento dei fondi.
Ma per la televisione di stato i voti del Consiglio Comunale sono una noia mortale! “Via con le immagini di Roma 1960!” e il ricordo di quanto siano belle e divertenti,e che splendida occasione di rilancio per il territorio! Ecco parliamone, quali occasioni vi sono in particolare che rendono proficuo l’ investimento pubblico? Siete un approfondimento giornalistico televisivo, vogliamo dei dati! Delle tabelle, dei numeri, delle incidenze statistiche.

Qualcosa che vada oltre la “X crescita di occupazione”, per fare una citazione letterale del dossier  torinese. Un dossier così zoppicante nel testo e nel contenuto (qui la nostra analisi di esso) che ci viene da chiedere con quale coraggio le opposizioni cittadine formate da PD e compagnia possano spingere per una sua “promozione”: forse sanno che in fin dei conti quel dossier non conta nulla, così come non conta la strutturazione della candidatura stessa perché tanto decide il CIO, e l’ unico ruolo degli enti pubblici è quello di cacciare la grana (ah, ora sembra che a cacciarla siano Lombardia e Veneto perché il M5S di Governo si è offeso coi suoi alleati)?

E dire che invece da quest’ altra parte della barricata ne sono stati proposti parecchi di dati accademici da parte di Sistema Torino così come del CONO (il volenteroso Comitato NO Olimpico che sentitamente ringraziamo per il lavoro svolto in questi mesi): basti pensare al dibattito con docenti ed esperti vari che illustrarono le proprie teorie ai cittadini accorsi alle Vallette nella scorsa primavera.

E invece no, tutto ciò non basta perché veniamo accusati di ideologia mentre poche righe dopo La Stampa riesce a chiosare il proprio approfondimento paventando il pericolo di un “«sovranismo» (che sta bene su tutto al giorno d’oggi, NdA) che si riducesse a un domestico provincialismo d’antan.”
Per rimanere all’ attualità e all’imminente futuro, verrebbe da dire “tutto bene quel che finisce bene” se non ci fossero spiragli verso Torino e il Piemonte (il tandem Chiamparino-Appendino sembra funzionare ancora) che si aprono in continuazione, come se il destino dell’ Unità d’ Italia dipendesse dalle Olimpiadi Milano-Cortina-Torino: “grande è la confusione sotto il cielo per cui la situazione è (sarebbe) favorevole” per affermare solennemente e senza tentennamenti la fallacia dei modelli di sviluppo basati su grandi eventi.

Sono cose che il Movimento 5 Stelle conosce perché le ha dette a Roma con Virginia Raggi, che Chiara Appendino conosce perché le ha ripetute nei suoi discorsi in piedi su palchi improvvisati nelle piazzette di Torino nella primavera del 2016. E che probabilmente conosce anche la compagine di Governo pentastellata: peccato che manchi il coraggio e la capacità d’azione autonoma. Molto meglio a quanto pare una democristianissima concessione alla Lega delle Olimpiadi del lombardo-veneto in cambio della sopravvivenza del Governo del Cambiamento… in peggio.

lunedì 16 luglio 2018

DOSSIER OLIMPIADI: TUTTO CAMBIA AFFINCHÈ NULLA CAMBI?

Mentre impazza il dibattito olimpico ormai da settimane nella nostra città, Sistema Torino ha deciso di compiere un’ azione autenticamente rivoluzionaria: leggere tutte le 177 pagine del pre-dossier di candidatura della città per le Olimpiadi invernali del 2006, scritto dall’ Architetto Alberto Sasso, amico storico di Beppe Grillo secondo il gossip politico e candidato perdente del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni nazionali del 4 marzo 2018. Costo dell’operazione: cinquanta mila euro. Una cifra e una operazione politicamente così ardita per il Movimento 5 Stelle che merita un’ analisi approfondita dei  contenuti dello stesso, che abbiamo provato a “riassumere” per sommi capi.

CENTRO SINISTRA 2006 – MOVIMENTO 5 STELLE 2018: UNA RAZZA UNA FAZZA

Vi ricordate quando si perculava tutti insieme allegramente l' inglesorum smart&friendly della premiata ditta Fassino&Lo Russo? La nostra irriverenza piaceva ai grillins festanti, pronti a proporsi come alternativa ai Grandi Eventi intrisi di storytelling.
Peccato che la lettura del dossier olimpico ricordi un personaggio di Exporto2022, il nostro ultimo spettacolo teatrale, per il supercazzolamento (in)sostenibile green: la resilienza a base di revamping e "venue manager" per un "Olimpismo come stile di vita" sanno infatti di Storia che si ripropone in farsa. 
Soprattutto perché l'unico elemento di stacco rispetto al passato sono le costruzioni sintattiche zoppicanti, e l'utilizzo ad cazzum delle congiunzioni eufoniche "ed" e "od": per 5 piotte il mio Prof. lo scriveva meglio. (Semi-cit.).

O perlomeno avrebbe evitato, giusto per iniziare con una citazione divertente della nostra lettura domenicale, di situare lo stadio nei pressi di Via Roma: “Lo Stadio Olimpico, situato nel centro di Torino accanto al Palaisozaki, ospiterà la Cerimonia di Apertura e di Chiusura dei Giochi Olimpici”: da quando lo Stadio Olimpico è in centro?

Il concetto chiave del documento è la “doppia legacy”, cioè l’ eredità passata e futura: di fatto una sfacciata marcia indietro sulle valutazioni della gestione politica di Torino 2006, una sorta di rivalutazione ex post del Grande Evento targato PD (più precisamente, degli uomini politici che hanno dato vita al PD l’anno successivo) che già generò qualche mal di pancia alla prima improvvida uscita pubblica durante la quale l’ architetto Alberto Sasso elogiò il mantenimento in buono stato delle strutture precedenti.(vi consigliamo questo album fotografico che illustra il reale stato di abbandono del "parco olimpico).

Questa frase introduttiva del capitolo sull’ organizzazione olimpica spiega meglio di mille peripatetiche il concetto:  “Torino costituisce un punto di riferimento a livello mondiale nell’organizzazione di importanti competizioni sportive internazionali e culturali che ha trovato il proprio climax con l’ospitalità dei XX Giochi Olimpici Invernali del 2006 che ha ospitato oltre 1,1 milioni di persone su Torino e le valli olimpiche.”
Oppure: “L’esperienza vissuta e collaudata sia a livello amministrativo che gestionale, sia del rapporto con il territorio a tutti i livelli di gestione dell’evento Olimpico che del post olimpico, permettono di contare su una straordinaria ottimizzazione che Torino, le sue Montagne e le sue persone sapranno dimostrare al meglio.” Perché, come affermato altrove nel dossier, “La città di Torino, il Piemonte e l’Italia credono fermamente che la candidatura di Torino e del suo territorio sia il vero goal che l’Italia può portare nella competizione olimpica internazionale.” Oh yeah!

LA DOPPIA LEGACY, OVVERO L’ARTE DEL COPIA&INCOLLA

Se questa è la “legacy del passato”, diventa interessante capire come il dossier ritenga esplicare quella del futuro. Il capitolo relativo alle strutture ci fornisce una ampia documentazione a riguardo: prendiamo il paragrafo sul trampolino di Pra Gelato a mò di esempio.
“Il progetto di Legacy è di formulare, sino dalla data di candidatura, un coordinamento ed un impegno da parte dell’organo promotore, delle -federazioni e del CONI, un calendario di sostegno alle attività di trampolino che consenta la continuità fino ai tre anni successivi all’evento olimpico.” Tradotto in italiano, la “doppia legacy” non è nient’altro che affermare che le piste da bob, il trampolino, e i siti di Snowboard freestyle eccetera saranno utilizzati per le gare e per gli eventi sportivi anche dopo le Olimpiadi: in che modo? Manutenuti da chi? Perché l’ affermazione “la legacy è continuare a usarle” sembra ispirarsi più a Lapalisse che a De Coubertin. 
Ed è involontariamente comico il modo che gli estensori del dossier hanno utilizzato per spiegarcelo: un bel copia e incolla sotto ogni paragrafo della frase che vedete nel riquadro qui a fianco. Come se nessuno avesse mai pensato di usare un trampolino proprio come un trampolino, o una pista da bob per farci le gare da bob: spiace comunicarlo così ai sostenitori della novità dell’ eredità post-olimpica, ma vi assicuriamo che ci avevano pensato anche gli organizzatori delle passate Olimpiadi.
Ma forse un trampolino non è un investimento così redditizio una volta passati i quindici giorni di gare.

L' ALTERNATIVA È AIRBNB

"Il progetto è strutturato, in supporto alla base ricettiva organizzata esistente e futura, sullo sviluppo del modello della sharing economy e sull’housing sociale e sulla residenzialità diffusa ma strutturata ed organizzata dove anche i proprietari potranno essere ambasciatori culturali dell’Italia."
Più avanti nel dossier si afferma deliberatamente l’obiettivo di “valorizzare gli immobili vuoti o poco sfruttati”.
Tralasciando la facile ironia che si potrebbe continuare a fare sullo storytelling, questo significa una cosa sola: AIRBNB. Con buona pace di chi sognava un modello alternativo di città, e di tutte le teorie critiche sul nesso tra case sfitte messe a reddito da multiproprietari (“volto alla messa a reddito di alloggi sfitti o sottoutilizzati”, calcolati dal dossier in sessanta mila unità) e l' aumento dei prezzi degli affitti per i poveracci senza case di proprietà in eredità.
Sono le due città dei cartelli di Chiara Appendino nel 2016: abbandonate le periferie una volta conquistati i suoi voti citando il dramma del record torinese degli sfratti a fronte delle case vuote, si può tornare ad abbracciare forte quel Sistema Torino che si arricchisce, attraverso appunto le proprietà immobiliari, grazie alle code davanti ai musei.
La perla in questo stralcio relativo alle strutture ricettive, con citazione diretta della multinazionale accolta a braccia aperte in Comune giusto giusto pochi mesi fa: “ l’impatto delle seconde case in affitto sulla Regione Piemonte si concentra soprattutto in città, nelle località sciistiche, enogastronomiche e lacustri ed, in particolare, sul territorio interessato dai Giochi Olimpici si può garantire una capacità di almeno 4 540 strutture censite ai 3 mesi (fonti AirB&B).”
L’obiettivo dichiarato è trasformarci tutti in affittacamere  e “riscoprire la vocazione turistica” dei nostri quartieri: mettere a reddito la nostra casa o una nostra camera durante le Olimpiadi, per abituarci a farlo anche nel post-olimpico con studenti universitari e turisti.

Vi immaginate i post dei consiglieri pentastellati su Facebook se Fassino avesse osato fare una proposta del genere, con tanto di citazione diretta di Airbnb e dei suoi slogan? (“Il benchmark rispetto al modello qui designato è legato al portale online Airbnb, il quale mette in contatto persone in cerca di appartamenti per brevi periodi e persone che hanno uno spazio extra (in alcuni casi solo alcune camere, in altri case intere) da affittare”).

BENEFICI ECONOMICI E LAVORO: IL VUOTO COSMICO

Nel finale del dossier si sostengono i benefici economici dell’ organizzazione olimpica citando direttamente i buoni risultati delle Olimpiadi di Torino 2006:  “Le spese che le varie istituzioni hanno intrapreso su tutti i livelli pubblici (da molte autorevoli fonti considerate alte) hanno innescato un valore aggiunto per l’Italia di 17,4 miliardi di euro per il 60% distribuito tra gli anni 2005 e 2006. I posti di lavoro creati per l’evento e da tutto l’indotto sono stati 57.000 e tali elementi hanno generato un aumento del PIL annuo dello 0,2%.” Beh dai, solo gli stolti (o i “cretini” per citare l’epiteto scelto da Travaglio per i consiglieri comunali torinesi) non cambiano mai idea, mentre i furbi si adattano alle esigenze di poltrona (mmm il grillismo ha contagiato anche noi con questa affermazione, chiediamo venia).

Le Olimpiadi fanno bene al territorio, il 2006 lo dimostra! Peccato che l’ articolo vecchio ma sempre attuale di Lavoce.info, noto covo di marxisti rivoluzionari, smentisca in maniera semplice questa affermazione priva di fondamenti analitici.
Per quel che riguarda il lavoro generato dall’evento, viene dedicato all’argomento, udite udite, una intera slide! Con grafico annesso! Si dice che “ad “X” crescita si generi un aumento di “Y” occupazione” (ve lo giuriamo, c’è scritto proprio così) , aggiungendo che date le diverse situazioni locali non si può fare una considerazione più precisa a riguardo. Ma come? Maginificate le ricadute positive per il territorio, e quando è ora di dimostrarcelo ci dite che non si può fare e l’unico riferimento matematico è a due incognite?

Che poi effettivamente, perché preoccuparsi di generare lavoro quando abbiamo un esercito di volontari da sfruttar…ehm ehm, da mettere a frutto sull’ onda della fantastica esperienza del 2006? Perché retribuire un lavoro con salario quando hai ventimila persone (a fronte di circa 10 mila occupazioni “vere” stando ai dati del dossier) che ti organizzano l’ Olimpiade in cambio di una giacca a vento? Anche qui le lodi sperticate al “Sistema Olimpiade 2006” (che NON esiste, proprio come il Sistema Torino) non mancano: “prezioso coinvolgimento dei volontari perfettamente coordinati, (elemento essenziale e determinante del successo organizzativo e gestionale anche della passata edizione 2006)(…) Conferma e valorizzazione del bacino di volontari che come già è nel presente ma più rafforzato, potrà essere attivato anche successivamente in occasione di importanti manifestazioni che dovessero aver luogo sul territorio.” A naso, scommettiamo una birretta che potremmo trovare almeno un intervento di critica della Consigliera Chiara Appendino contro lo sfruttamento del lavoro dei volontari, ma lasciamo ai lettori il gusto della ricerca.

DATI ECONOMICO-FINANZIARI: SOLDI PUBBLICI PER PROFITTI PRIVATI

Se possiamo (mal) sopportare la spesa esigua di 50 mila euro per un pre-dossier scritto male, quanto ci costerebbe la candidatura vera e propria? Ecco qua: 5,70 milioni di euro. Mica bruscolini: e chi li spenderebbe? Ovviamente noi, paga Pantalone come direbbero i populisti di un tempo. Quattro milioni e mezzo di soldi pubblici per far guadagnare una percentuale esigua di popolazione, in particolare chi verrà nominato con alti stipendi per redigere la candidatura stessa. Con quale trasparenza e imparzialità verrebbero nominati, se già il pre-dossier è stato scritto da un amico personale di Beppe Grillo appena trombato alle elezioni del 4 marzo? Dal post dell’ ex consigliere pentastellato Vittorio Bertola, le cifre di coloro che certamente trarrebbero beneficio dalla candidatura:

- Coordinatore generale: 210.000€/anno;
- Tesoriere/CFO: 105.000€/anno;
- Responsabile relazioni internazionali: 150.000€/anno;
- Responsabile comunicazione: 150.000€/anno;
- Staff di direzione: 10 persone da 75.000€/anno a testa.

Ma poi sono previsti anche 200.000€/anno per un project manager, e 350.000€/anno da dare a uno studio di architetti per la progettazione preliminare dei siti; nonché 650.000€ di spese di trasferta in un anno (!). Not so bad.

 Per quel che riguarda invece i costi per la preparazione vera e propria dei Giochi, la tabella relativa indica in 648 milioni la spesa pubblica prevista: più volte all’interno di questo capitolo si cita la necessità di NON (lo scrivono maiuscolo per dare più enfasi) creare debito per gli enti locali, “soggetti vulnerabili”. Non si capisce però come faranno a tenerlo a bada, se non attraverso l’utilizzo del blockchain citato come la panacea di tutti i mali relativi agli appalti pubblici: suggerendovi la lettura di “Tecnologie radicali” di Adam Greenfield come utile confutazione dello storytelling a mò di Silicon Valley dell’ innovazione tecnologica come soluzione a qualsiasi politica pubblica, aggiungiamo in relazione al discorso olimpico che non basta il semplice controllo della spesa e l’annuncio nero su bianco di volerlo fare.

L’ ormai fortunatamente celeberrimo studio a cura della Saïd Business School dell’Università di Oxford ci spiega nel dettaglio come la differenza tra previsione di spesa e valutazione ex post dei costi sia così enorme da provocare conseguenze estremamente negative sulle economie dei Paesi organizzatori: basta citare il caso greco delle Olimpiadi estive 2004 per far tremare i polsi di qualsiasi cittadino escluso da benefici diretti. E’ lo stesso studio che la Raggi citò (come ci ricorda questo approfondimento di Valigiablu) due anni fa per rifiutare le Olimpiadi a Roma, per cui dovrebbero conoscerlo anche Sasso & soci.

Il dato più emblematico è quello relativo al superamento dei costi. Le Olimpiadi hanno il più alto tasso tra i mega-progetti con una lievitazione media della spesa pari al 156%. Tutte le edizioni dei Giochi hanno registrato uno sforamento del bilancio previsto inizialmente: quasi la metà delle edizioni estive e invernali (il 47%) ha avuto uno sforamento superiore al 100%: basta e avanza questo per confutare qualsiasi “eccezionalità pentastellata” che i social cercano di trasmetterci.

Restando sul dossier, non vi è comunque traccia di eccezionalità alcuna, dato che vengono più volte citate le Olimpiadi 2006 come modello economico di riferimento,  e in generale i grandi eventi del recente passato, compreso l’ Expo2015 più volte definito “mangiatoia PD” dalla sgangherata propaganda grillina. I numeri e gli studi citati sono quelli del CIO e della Nielsen Sport, partner storico di supporto statistico alla bontà dei grandi eventi, così come sono Coca Cola e Alibaba i top sponsor citati: dove sta la differenza? Nella pletora forse di “Comitati di legacy” e Agenzie post olimpiche che si ispirano al TOROC 2006 tanto caro a Chiamparino e soci?
Spiace, ma non vediamo alcuna differenza marcata rispetto al passato.

IL SISTEMA TORINO 2026 (NON) ESISTE

Uscendo dal dossier ed entrando nel tessuto cittadino, stiamo assistendo in questi giorni alla mobilitazione a favore delle Olimpiadi di quel “Sistema Torino” una volta tanto odiato dall’ attuale maggioranza pentastellata: da Chiamparino stesso in qualità di Presidente della Regione ai costruttori, passando per l’impalcatura culturale cittadina e i media mainstream che pubblicano sondaggi pro-Olimpiadi come supporto alla scelta a Cinque Cerchi di Chiara Appendino, che ha avuto l’ardore di affermare in conferenza stampa che tutti i torinesi sono favorevoli alle Olimpiadi perché basta camminare per la città per accorgersene.
Premesso che è probabilmente, anzi sicuramente reale il sentimento diffuso a favore delle Olimpiadi, non è questo il concetto di trasparenza e partecipazione propagandato dal Movimento durante la campagna elettorale del 2016: nei Paesi europei realmente democratici e favorevoli alla partecipazione dei cittadini, hanno indetto un referendum per scegliere se candidarsi o meno.

Purtroppo per noi, tutte le altre candidature sono cadute sotto i colpi della volontà popolare contraria al Grande Evento Sportivo generatore di debito: in Europa siamo rimasti solo più noi e Stoccolma, la cui popolazione voterà a settembre il referendum relativo. Pazzesco come negli altri Paesi non si accontentino di un sondaggio del Corriere eh? Perché se è reale il sentimento favorevole, altrettanto reali sono i numeri, che purtroppo non mentono mai: ed è solo attraverso un percorso referendario che si può dar vita a un confronto specifico sul tema, basato sui contenuti e non sugli hashtag e i post con emoticon delle pagine Facebook e Instagram della Sindaca.

L’ attuale Giunta ha invece in questi mesi tenuto di fatto nascosto il pre-dossier e lontana dal dibattito pubblico e dai suoi Consiglieri l’idea stessa di candidatura: effettivamente l’unico modo per sostenere questo dossier è non leggerlo.

mercoledì 14 marzo 2018

OLIMPIADI BIS: INTERVISTA ALL' AVVOCATO STEFANO BERTONE

Vi ricordate la nostra intervista di due anni fa all' Avvocato Stefano Bertone, autore del libro "Il libro nero delle olimpiadi di Torino 2006"? Bene, di fronte al nuovo entusiasmo olimpico che ha abbracciato tutto l'arco costituzionale cittadino (esclusi alcuni dissidenti pentastellati che non si sono dimenticati le loro origini critiche nei confronti di Grandi Eventi e debiti a cinque cerchi) abbiamo deciso di tornare da lui (ringraziandolo infinitamente per la disponibilità) per "rinnovare" le domande relative a una eventuale candidatura per le Olimpiadi invernali 2026.
Buona gustosa lettura!

1) Incredibile ma vero, Torino ripresenta oggi la candidatura olimpica della città mentre si lecca ancora le ferite per le conseguenze, in termini di debito e di devastazione ambientale, dei Giochi invernali 2006. Stefano Bertone, ti abbiamo intervistato due anni fa, quando Torino si preparava a ricordare il decennale di quel mega evento. Cosa ne pensi di questa inaspettata proposta?

Il presidente del CIO che assegnò le olimpiadi a Torino era Samaranch, il secondo dopo la signora vestita di bianco. Per i non vedenti: fanno tutti il saluto romano.
Non mi stupisce che vi sia gente che si prefigura già nomine, appalti, subappalti e il proprio futuro a posto per i prossimi 40 anni. Credo che, in questo momento, ci siano diverse aspettative. Ci sono sicuramente ideatori mossi da un grande ottimismo. Poi, una piccola fetta di persone che ha ben chiara la questione: avvantaggiarsi, o economicamente o per acquisire peso sociale, in prima persona. Questa è, inoltre, una proposta che potrebbe risvegliare l’appetito delle famiglie ‘ndraghetiste radicate in Piemonte da quasi 50 anni: miliardi di euro pubblici sono pronti a frusciare in mille rivoli. C’è, infine, una grande maggioranza, ignara oggi come 20 anni fa, delle informazioni fondamentali necessarie per poter esprimere una libera e ponderata scelta. In assenza di questo tassello basilare, se intervisti i torinesi, ti diranno in larga parte che, a proposito del 2006, avevano percepito un evento ottimo e non saprebbero indicarti effetti collaterali; ti direbbero dunque perché non bissare? Fin qui, tutto nella norma. Quello che cambia rispetto a venti anni fa sono i Cinque stelle, che però stanno rapidamente prendendo una piega governativa, un atteggiamento molto ordinario.

2) Molti membri della attuale Giunta e della maggioranza consiliare, compresa la sindaca Appendino, quando erano all’opposizione si espressero in modo contrario all’organizzazione di questi grandi eventi: oggi invece, aldilà delle speculazioni giornalistiche, sembrano ondeggiare e tendere verso il Sì. Che cosa sta succedendo secondo te?

Staranno probabilmente dicendo “bene, dimostriamo cosa siamo capaci di fare”. Ripeto quello che ti dissi nell’intervista di due anni fa: sono vittime anche loro di una propaganda fenomenale che ha protetto Torino 2006 per venti anni dipingendola per quello che non è stata. Questo è il punto centrale. Il popolo di tutte le condizioni sociali e reddituali, e quindi anche loro, è rimasto all’oscuro dei veri costi, dei debiti assunti, delle morti sul lavoro, dei disboscamenti, delle compromissioni con produttori di armi, dei conflitti di interesse, delle garanzie non rispettate, dell’identità del CIO e del contratto capestro che impone a tutte le città candidate.

3) Però in termine di pubblico e di immagine massmediatica l’Olimpiade ha funzionato.

Il risultato televisivo di Torino 2006 fu così inferiore alle attese che Nbc si ritrovò con clienti, che avevano acquistato spazi pubblicitari, largamente insoddisfatti, tanto che il network pensò di offrire spazi gratuiti in futuro. Questo l'avete mai letto da qualche parte? I turisti stranieri, rispetto a quel che si è detto negli anni successivi, sono rimasti stabili. Il numero dei biglietti venduti fu mediocre, largamente inferiore alle previsioni. Gli accessi alle piazze e agli stadi furono pesantemente limitati da ordinanze di polizia e autentiche barriere. E tra i divieti per il pubblico ricordo quello di indossare negli stadi indumenti con loghi di produttori diversi dagli sponsor olimpici, oltre al divieto di portarsi panini da casa. Si tratta di condizioni contrattuali imposte cui gli organizzatori diedero il loro assenso già sette anni prima dell’evento. Mi fermo qui con la lista. I due maggiori editori presenti a Torino tacquero, magnificarono, invece, ogni fase del pre e del durante. Sia il proprietario di Repubblica che quello della Stampa hanno avuto interessi immobiliari legati a Torino 2006. RAI 3 regionale fu uno strazio, il che fu peggio essendo in mano pubblica. Come puoi pretendere che l’ambiente cittadino oggi non sia influenzato da questo silenzio che ha lasciato trasparire solo luci? La propaganda dei promotori ha perpetrato una lobotomia collettiva. Questo spiega lo stato di ignoranza, ma non lo giustifica. Quando hai assunto un potere esecutivo locale, e siedi in consiglio comunale, o regionale, hai il dovere di informarti. Qualcuno di loro, leggo, lo sta facendo. Ottimo. Le possibilità, per tutti, oggi sono moltissime, molte di più di venti anni fa. Abbiamo scritto un libro, tenuto aperto un sito internet per quindici anni, di tanto in tanto lo riattiviamo quando escono notizie di questo genere. In rete circola materiale scientifico più che sufficiente per capire che bisogna tenersi al largo.

4) Secondo te come mai a Torino il Movimento 5 Stelle sembra tergiversare, mentre a Roma la Raggi e il suo entourage si espressero in modo contrario da subito?

Vedo un po' di ragioni diverse. Credo che gli M5S romani abbiano fatto un lavoro di studio serio, documentale, e quelli torinesi, quantomeno molti di loro giudicando dai risultati di queste ore, no. Le frasi di Raggi in conferenza stampa sul perché non si dava Roma in pasto al business delle Olimpiadi sono state nette, sfrontate, profondamente giuste, un autentico boato. A Torino sembra di avere a che fare con un’entità distinta, nonostante Torino 2006 sia costata al contribuente più di Atene, Atlanta, Salt Lake City. Adesso c’è anche l’apertura di Grillo che avrebbe dichiarato che sia possibile farle “sostenibili e a costo zero”. Se ha proprio dichiarato così, o è ignorante oppure sta tradendo quella sua parte sana che ha determinato il successo del M5S. Anni fa i cavalli di battaglia del comico erano le tematiche ambientali, il risparmio di denaro pubblico; Grillo ridicolizzava le bugie dei burattinai che, invece, oggi avvalla. L’antitesi di se stesso. In più, fa davvero specie che l’attenzione sia soprattutto sul contenimento dei costi.
E il modello che propongono le Olimpiadi? Gli eventi culturali sponsorizzati da Finmeccanica produttore di armi? Gli sponsor olimpici che entrano nelle scuole pubbliche come pacchetto educativo? Il retaggio nazista della torcia olimpica che prosegue ancora oggi come simbolo di pace? Ma lo sanno chi è stato, e chi è il CIO? L’approccio di Grillo è ancora più grave perché proviene da una persona che negli anni passati aveva espresso idee nette e capacità critica. D’altronde, questa giunta comunale ha accettato e fatto partire la sperimentazione 5G con TIM e in nessuno dei documenti ufficiali che ho visto si cita la questione, estremamente seria, degli effetti sulla salute collettiva dell’inquinamento elettromagnetico. Mentre la riduzione, oltreché essere doverosa sotto molti punti di vista, è anche parte del loro programma! Forse M5S ha dentro un po' di tutto, così trovi chi vuole ipertecnologie moderne, ma anche chi ne combatte i riflessi su salute e ambiente. Ho come l’impressione che nel medio termine si arrivi alla progressiva scomparsa della linea ecologista.

5) Per quello che avete potuto studiare voi, ci sono garanzie che le promesse e gli impegni presi in fase di candidatura siano poi rispettate nella fase di realizzazione, e non ci si ritrovi con strane sorprese? Cosa puoi dire del caso precedente?

Dovresti intervistare Chiamparino, o se vuoi Castellani, Mercedes Bresso, Enzo Ghigo, Saitta, o più in generale tutti quelli che hanno messo le loro firme a favore di Torino 2006. Credo che saresti capace di metterli in enorme difficoltà. In fase di candidatura in documenti ufficiali trovavi scritto, in corrispondenza di molti dei progetti degli impianti: “l’unicità della struttura ne garantisce il riutilizzo futuro”.
Documenti realizzati da un’associazione costituita da enti pubblici e finanziata con soldi pubblici. Hai visto come è andata, sia in città che in montagna. Lo sapevano bene. Dopo, hanno fatto gli equilibristi. Pragelato, fine degli anni ’90. Intervengo in un’assemblea pubblica e chiedo a Castellani, che da un’ora ripeteva “se saremo bravi… se saremo bravi…”: e se invece non sarete bravi, che ne sarà dello stadio del trampolino, chi lo pagherà? E lui, candido.
"Se non saremo bravi, lo vedremo alla fine."
Non disse “pagheremo noi amministratori, di tasca nostra, perché saremo stati incapaci”.
Non disse “visto che non siamo sicuri che saremo bravi, allora questo obbrobrio non lo costruiamo”. Disse vedremo poi.

E proseguirono dritto. Oggi che siamo alla fine, possiamo dire che Castellani e il Toroc non sono stati bravi. Però li senti ancora dire di guardare altrove, dire che non è colpa dei comuni della valle se gli impianti sono abbandonati. Non ci pensano nemmeno a riconoscere una loro grande incapacità. C’è un’intervista a Chiamparino intorno a fine gennaio 2006, L’Espresso gli dice “In ogni Olimpiade, con la costruzione di nuovi impianti, si rischia di creare cattedrali nel deserto...”, e lui: "Il villaggio olimpico sarà adibito in parte a edilizia pubblica, in parte a centro servizi. Il nuovo Palasport avrà una funzione polivalente, ma, insieme con l'Oval, ospiterà soprattutto convegni ed esposizioni".  E di tutti gli altri impianti – trampolino, bob, biathlon, freestyle, per centinaia di milioni di euro? Non parla. Nessuno gli chiede, e lui glissa. La morale è che nessuno li ha mai veramente messi in difficoltà tra quelli che avrebbero potuto causare reazioni pubbliche, ad esempio in quel caso l’Espresso non gli ha chiesto conto delle altre innumerevoli opere con destino segnato, e se questo non fosse ampiamente previsto. Nessuno ha mai preteso che giustificassero un tale collasso rispetto alle premesse. Hanno fatto un debito di un quarto di miliardo di euro,  a favore di un ente privato come Toroc, ma affermano di esserne usciti con solo 11 milioni di disavanzo. Come è possibile? Nessuno chiede loro del marchingegno finanziario creato per far accollare la maggior parte del debito ad altri soggetti, e farli uscire quasi puliti nei loro conti. Castellani oggi riesce anche a dire che Toroc ha restituito dei soldi alla città. Ma che bravi. È anche per questo che puoi trovarli in posizioni di potere, presidenza della Regione, direzione del Museo Egizio, circondati da un’aura di fascino.
Hanno dominato la scena politica, amministrativa e mediatica, senza avversari.

6) Si parla di Olimpiadi lowcost, una parola che sembra tornare di moda per far digerire il debito futuro. Low cost come la Torino Lione. Ti sembra una proposta credibile?

Naturalmente no e questo rende ancora più ridicola l’apertura di Grillo. Ti darò una risposta un po' lunga. Innanzitutto potrà sembrare banale, ma conta molto la moneta, è un po' una mia fissazione. L’unità anziché le decine di migliaia: 1 miliardo, 2 miliardi. Quanto è più forte dire 2.000 milioni, 4.000 milioni? Molto. È la stessa genialità secolare che trovi a ogni trattativa nei suk dei paesi nordafricani ed è la stessa che trovi anche nel caso del progetto Tav. Prima idea: costerà – diciamo – 20 miliardi di euro. E tutti “Ohhh ma è tantissimo”. Valore àncora, con l’accento sulla prima a. Qualche anno e qualche manganellata dopo, i proponenti ti dicono, ok, ci abbiamo ripensato, nuova versione low cost, costerà solo 8 miliardi. E tutti “Wow, grande risparmio!”. Quell’otto miliardi, cioè sedicimila miliardi di lire, diventa piccolissimo, quasi trascurabile, perché tu – è provato da una scienza comportamentale - con la testa continui a rimanere al valore àncora, e vedi quanto hai risparmiato sui 20 miliardi (12 miliardi), non quanto costano 8 miliardi di euro. A proposito, ti consiglio uno splendido libro che si chiama Priceless, The hidden psychology of value, di W. Poundstone (Oneworld, 2010), si raccontano tanti esperimenti compiuti da diversi team di studiosi per dimostrare la totale insensatezza e irrazionalità delle scelte che compiamo ogni giorno intorno ai numeri e ai valori.

Stessa cosa per questa nuova idea di Olimpiadi al ribasso, che peraltro nasce in ambito CIO (non è una proposta dei torinesi) proprio perché è sempre più difficile trovare polli che vogliano farsi spennare. Dicono i promotori: sarebbe costato 3 miliardi di euro in circostanze normali, ma siccome abbiamo già gli impianti, allora ne costa solo 2. Mettiamo che sia vero. Un miliardo di euro risparmiati. Psicologicamente hai come primissima reazione, non l’attenzione ai due miliardi di euro, ma al miliardo risparmiato. Verrebbe quasi da ringraziarli.
Invece io dico, tralasciando per un secondo le questioni culturali: state proponendo di spendere 4.000 miliardi di lire togliendoli agli asili comunali? All’incremento dei medici di pronto soccorso? Mi sembra fenomenale.

7) Beh, ma stavolta è diverso: i 5 Stelle vigileranno!

La storia ha sempre insegnato – e noi lo documentammo prima che iniziassero a piantare il primo chiodo – che le spese crescono sempre vertiginosamente rispetto alle previsioni. È successo anche qui, ma se vai a vedere i bilanci definitivi, quasi non te ne accorgi. Roba che Grillo non avrà letto. A Torino cosa è successo? Come ti dicevo, il Toroc, il Comitato Organizzatore, è fallito e ha avuto bisogno di ricorrere a pesanti finanziamenti pubblici, di diversa origine, alla fine mi pare che fossero nell’ordine del quarto di miliardo di euro. La cosa stupefacente è che nessuno ha mai indagato nonostante una magistratura locale attentissima....su altri temi.

8) Molti sostengono che la formula della doppia Olimpiade negli stessi luoghi è una formula vincente, poiché i costi in qualche modo vengono contenuti a fronte di una doppia esposizione mediatica e turistica: cosa c’è di fondato in questa teoria?

Non so chi lo sostenga e su che basi. Però ricordo bene che la popolazione austriaca delle zone intorno a Innsbruck ha bocciato ripetutamente, l’ultima volta pochi mesi fa con un referendum, qualunque proposta di ricandidatura. E non mi pare che sia l’unico caso. Penso che questa teoria potrebbe avere un senso, mi sto sforzando, se la manifestazione si ripetesse subito dopo, che ne so, a poche settimane di distanza, con impianti ancora agibili e un’organizzazione presente. Anni dopo, è inimmaginabile.
Peraltro, e tocco un altro pezzo di “sogno”, questa famosa esposizione turistica e apertura verso il mondo è stata annunciata, scritta, ma è ancora una volta solo propaganda. Non è provata. I dati regionali del 2012 dimostravano che i viaggiatori stranieri che avevano raggiunto Torino nel 2011 erano 140.000: meno del 2010, del 2007, del 2006, del 2005, del 2002. E si fermavano tutti, in media, sempre tre giorni. Sia prima, che dopo i famosi Giochi. Quindi a cosa era servito? A convincere i torinesi di essere internazionali?



9) La grancassa mediatica sta ricominciando a suonare forte e all’unisono in favore del “nuovo sogno olimpico”: quanto spazio vi sarà per una informazione diversa e alternativa dell’evento?

Si è vero, ho visto che ricompaiono queste parole ingannevoli come ‘sogno’, che tocca le emozioni e induce alla smaterializzazione dei costi sociali, ambientali, economici. Comunque, per quanto riguarda i canali più tradizionali, Stampa e Repubblica, i cui diversi proprietari nel 2006 avevano interessi economici diretti, ora hanno una regia aziendale unica. Dubito che l’editore pretenderà giornalismo d’inchiesta dopo aver volontariamente dormito e con ragione sull’edizione precedente. Me li vedo perciò ripercorrere le loro vecchie tracce. La novità rispetto a vent’anni fa, lancio della candidatura e anni successivi, è il Fatto Quotidiano. Se proprio devo stare ai media tradizionali e più consultati, è il Fatto quello da cui mi aspetterei di più in termini di garanzia di diffusione dell’informazione non allineata.

Passando al pubblico: la RAI è stata una realtà deprimente. Non solo il regionale, ma RAI 3 nazionale riuscì a stoppare un servizio tra l’altro molto equilibrato di Fulvio Grimaldi, un giornalista d’inchiesta vecchio stampo. Il problema Torino però era più vasto. Neanche Report si è attivato quando era l’ora di farlo – e cioè prima che si costruisse e sprecasse -, nonostante avessimo sottoposto di persona a Giovanna Boursier diversi elementi di indagine. Erano gli anni dei progetti e delle prime gare d’appalto, le prime violazioni delle leggi sugli appalti pubblici, e la risposta fu che non vedevano al momento ragioni di interessarsene. Non so se abbiano fatto servizi dopo. Molte testate hanno messo in cantiere servizi critici sulle cattedrali nel deserto, a evento finito. Comprese Repubblica e La Stampa. Facile a stadi abbandonati, ma dov’erano nei dieci anni precedenti, avevano chiuso la redazione di Torino? Sono convinto che Ranucci di Report capirà di avere una responsabilità sociale per denunciare prima che un evento avverso accada e se sarà così potremo aspettarci che Report, ad esempio, indaghi e riporti nella fase di candidatura.

10) Da più parti sembra emergere l’ipotesi di un referendum a riguardo della candidatura, come avvenuto altrove: quante possibilità di successo avrebbe a tuo parere?

Credo che se venisse messa a disposizione un’informazione chiara, il referendum direbbe di no. La storia è per i comitati contrari. Dove non ci sono referendum, dove domina il meccanismo della delega anche a livello locale, si organizzano Olimpiadi sui cittadini, senza la loro condivisione ed appoggio. Comunque, dove si è votato, ti basti ancora il caso di Innsbruck pochi mesi fa, su una proposta “low cost” si è detto "ciao Olimpiadi!". Perché il promotore non deve aver dalla sua solo i capigruppo consiliari e regionali di 3 o 4 partiti, ti ricordo che a Torino in comune votarono tutti a favore tranne tre consiglieri di RC, Avanzi, Contu, Alfonzi, e i caporedattori dei giornali e TV locale. Deve convincere 4 milioni di persone. Su un numero così grande, la maggioranza non crederebbe a garanzie di riutilizzo “basate sull’unicità dell’opera”, non accetterebbe che il pubblico si accolli in bianco, sempre e comunque, come condizione giuridica, ogni deficit del comitato organizzatore a favore di un’associazione privata che sta in Svizzera.

Grazie Avvocato per la disponibilità e alla prossima!

Nota finale: se i nostri lettori volessero "surfare" dentro i vecchi archivi di documenti relativi a Torino2006 può accedere a questo sito:
http://nolimpiadi.mysite.com/mainita.html
con una avvertenza temporanea: dentro il sito dovrete sempre sostituire la prima parte fissa dei link vecchi (http://nolimpiadi.8m.com) con la parte fissa dei link nuovi (http://nolimpiadi.mysite.com)





martedì 31 ottobre 2017

IL CASO GIORDANA: QUANDO ECCESSO DI POTERE FA RIMA CON ABUSO DI POTERE

INTRO: LA CITTÀ SOLIDALE

“La città solidale, per una comunità urbana” è il pamphlet con cui nella primavera del 2015 Chiara Appendino e Paolo Giordana si sono presentati al pubblico come ticket politico in grado di conquistare il potere della città: un libercolo di 80 pagine in cui si passa da Olivetti al solidarismo cristiano, affermando pomposamente che “non si ha infatti un vero cambiamento mutando solamente la persona che ricopre una carica istituzionale, ma modificando la struttura stessa del potere e il ruolo attivo e partecipativo dei cittadini”.
Fa sorridere eh rileggerlo oggi dopo la telefonata che si può riassumere con un “Oh, ci stà sto amigo mio che ha preso ‘na multa, che me la togli tu che sei er capo de GTT e famo risparmià 90 euro a chi ha la fortuna di conoscere er capo der Gabinetto de Torino?” (non so perché ma il romanesco rende di più l’idea del sotterfugio di potere, sarà qualunquismo anti-Kastah anche questo forse).
Aldilà dell’uso strumentale che possiamo fare delle pagine di questo libro rispetto all’intercettazione pubblicata da Repubblica sabato scorso, esso risulta con la razionalità del senno del poi la pietra fondante della diarchia costruita in due anni e rovinosamente caduta in cinque minuti con un inciampo farsesco da Prima Repubblica.
Se volessimo fare un film sulla costruzione del potere di Paolo Giordana, è da qui che dovremmo partire: signori miei, questo libro è la “base ideologica” del Movimento 5 Stelle torinese, lei è la punta di diamante della squadra di Giunta futura (sebbene a quel tempo pochi avrebbero potuto prevedere una vittoria pentastellata), io sono colui che costruirà il suo successo.

IL SUCCESSO DI GIORDANA: LA COSTRUZIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

E così è andata: chi ha seguito da vicino la campagna elettorale conosce benissimo il ruolo del funzionario comunale con il dente avvelenato verso il precedente blocco di potere. Quanti giornalisti (intendiamo quelli veri eh, non i blogger improvvisati come noi) potrebbero testimoniarci come il Nostro facesse il bello e il cattivo tempo con interviste concesse spostate non concesse e poi chissà, o di presenze assicurate o forse no a determinati eventi cittadini per non sbilanciarsi salvo poi lasciare la sedia vuota e rimanere “in medio virtus”? Una alternanza di presenze ed assenze costruita con il pendolino, con una accuratezza tanto certosina quanto irrispettosa nei confronti dei corpi intermedi.
Perché diciamo questo? Perché se ci troviamo in questi giorni a commentare un evidente e ammesso abuso di potere, bisogna partire da chi quello stesso potere gliel’ha affidato, in maniera così abnorme da quasi concederne l’utilizzo totale e spropositato.
La strategia comunque funzionò, e l’esito del ballottaggio premiò ampiamente Chiara Appendino e il suo principale stratega: il lavoro paga e si paga, per cui la costruzione del castello di Paolo Giordana comincia neanche un mese dopo la sbornia elettorale. La delibera di Giunta del 19 luglio 2016 gli assegna il ruolo di “Capo di Gabinetto – Portavoce dell’ufficio di Staff” della Sindaca,  cui segue poi una seconda delibera, di settembre, che “amplifica” il suo potere. La novità settembrina è l’istituzione  (senza previa consultazione di personale coinvolto e sindacati) di un nuovo servizio comunale che assomma alle competenze dell'omonimo ufficio già esistente nelle precedenti amministrazioni, quelle relative a tutta la comunicazione del Comune e a manifestazioni ed eventi culturali organizzati sia da Comune che da privati, competenze e personale sottratti ad altri servizi e assessorati dell'Ente.
Il risultato di questo disposto di delibere risulta, aldilà della posizione di ognuno rispetto alla nuova Amministrazione, comunque anomalo, non essendo prassi fare coordinare indirettamente dirigenti comunali da una figura interna all'ente promossa al massimo livello attraverso l’assegnazione di un incarico di fiducia di una amministrazione previsto solitamente per gli esterni. Vero che il ruolo non è sovraordinato gerarchicamente ai dirigenti comunali stessi, ma in qualità di Portavoce della Sindaca e capo di Gabinetto ha de facto più potere di “moral suasion”, se così lo vogliamo definire. Giusto per fare un po’ di storia breve, fino a Chiamparino il Capo Gabinetto era un direttore comunale, mentre Fassino preferì affidare il ruolo a un esterno (in qualità di dirigente), probabilmente per evitare polemiche simili a quelle odierne (e comunque con competenze molto più limitate rispetto alle attuali). (e qua facciamo il primo caso al mondo di auto-cit. dal nostro articolo su Open For Business).

Ci tocca fare gli Scanzi torinesi e dirci che avevamo ragione e avevamo visto lungo (non era così difficile eh): in questo anno e poco più si sono susseguite numerose vicende che hanno palesato il potere mastodontico nelle mani di Paolo Giordana, dall’ apicale accusa di essere l’ Assessore-ombra alla Cultura alla sua sigla sulle principali decisioni relative alla redazione del Bilancio comunale.

DA WESTINGHOUSE A PIAZZA SAN CARLO: IL CASTELLO MOSTRA LE CREPE

Purtroppo per la città, a immensi poteri non corrispondono immense capacità di gestione degli stessi. Oltre alla questione-GTT che ha generato l’intercettazione che galeotta fu per l’ex Portavoce, vi sono il caso Ream-Westinghouse sull’ anticipo messo/non messo a bilancio e la tragedia di Piazza San Carlo sui tavoli della Procura torinese, dalla quale aspettiamo lumi sulle eventuale responsabilità dei governanti torinesi. Sono eventi pesanti, che offuscano il brilling che Giordana aveva nelle mani e cominciano a incrinare la mole di potere ed influenza dello stesso sul Movimento 5 Stelle torinese. I più maligni stanno già pensando all’ altro astro nascente che fiancheggia la Sindaca negli incontri istituzionali maggiormente importanti, l’ Addetto Stampa Luca Pasquaretta che invece in questi mesi ha visto schizzare verso l’alto il suo grado di influenza (e presenza) sulle scelte più rilevanti. Qualche mugugno comincia a serpeggiare tra le fila di attivisti e consiglieri pentastellati, ma la conoscenza che Giordana ha della macchina burocratica comunale è più forte di qualsiasi contestazione che si possa fare al suo modus operandi.
Perché citiamo questi due casi? Beh, ovviamente per la gravità conseguente un atto pubblico che finisce in Procura ma soprattutto per la valenza politica che le gestioni Westinghouse e Piazza San Carlo sembrano sottendere. Premessa doverosa: nessuno di noi vuole fare sciacallaggio sui feriti e sul dramma della morte quella sera della finale di Champions League. Vi è però una leggerezza e una superficialità nelle decisioni e nella organizzazione di quell’evento che sembrano più conseguenza di un potere sempre meno collegiale e sempre più concentrato in poche mani che frutto di una, seppur pesante, “disattenzione collettiva”.
Una leggerezza dettata dalla presunzione di “poter fare da solo” da un lato e dall’ assenza di controllo da parte di coloro che sarebbero stati formalmente i suoi superiori nonché gli eletti dal popolo.
E’ importante notare questo, perché a nostro avviso sono ulteriore segno di un eccesso di potere che concede il retro-pensiero del “vale tutto”.

IL CASUS BELLI: L’INTERCETTAZIONE

E qui arriviamo al colpaccio di Repubblica, che abbiamo già riassunto in precedenza: una telefonata a Ceresa, Presidente di GTT, per far togliere una multa di 90 euro che un amico suo considerava ingiusta.
Una battaglia politica e culturale persa in trenta secondi di telefonata: Appendino ha vinto dicendo che il problema era il modus operandi, il Sistema Torino. Ora Giordana ha fatto lo stesso, non per appalti milionari ma per una multa: il parossismo portato al suo eccesso massimo. Farebbe ridere se non fosse drammatico che dall’altra parte dello smartphone c’era il Presidente di GTT, l’ azienda exemplum del diavolo e l’acqua santa torinesi: il buco gigante creato nel bilancio GTT, il rapporto da chiarire tra Comune e Partecipate nelle Amministrazioni passate, le relazioni tra i Presidenti delle stesse e la Città di Torino. Tutti temi da Sistema Torino, da blocco di potere da indagare, anzi “da aprire come una scatoletta di tonno” tanto per usare un (becero) slogan tanto caro ai grillini più ortodossi: PUFF, tutto vanificato.
Perché ora il tavolo è apparecchiato per il più classico “tutti colpevoli, nessun colpevole”, magari accompagnato da un “tutti intercettati, nessuna intercettazione vale” visto che abbiamo avuto l’onore di leggere sui giornali una vecchia telefonata dell’ex Assessore Stefano Lo Russo che spiega che i problemi dei conti di Torino sono nati con le Olimpiadi, che hanno cercato poi di nascondere le cose e tutto nasce dalla gestione Tom Dealessandri-Chiamparino delle Partecipate. Parlapà!
Ce ne sarebbe per scriverci sopra un trattato, ma patiamo dalle basi: il Capogruppo della minoranza PD dice cose che neanche il più scaltro sistemista direbbe in maniera così becera. Possibile che chi gli subentra nelle stanze del potere chieda favori da 90 euro al telefono col Presidente GTT invece di occuparsi della cosa pubblica? Dobbiamo quindi pensare andreottianamente che il potere logora solo chi non cel’ha, e che sia la poltrona (termine caro anche questo ai grillini oltranzisti) a corrompere l’animo umano?

LE DIMISSIONI: IL CASO È CHIUSO?

“Prendersi la responsabilità dei propri errori è un grande gesto.” scrive su Facebook il Consigliere pentastellato Antonino Iaria, riassumendo un po’ la vulgata pentastellata di questi giorni.
La Sindaca non riferisce a riguardo in Consiglio Comunale e il caso si chiude qui. Onore al vincitore, Paolo Giordana fa già parte del passato e via, si riparte come se nulla fosse successo.
Eh no cari miei, perché potremmo discutere per ore della modalità intercettazione, anzi facciamolo subito per poi andare al succo: non è edificante per la democrazia che sia una telefonata finita sui giornali a chiudere una carriera politica o a rivelarci i dietroscena del debito di Torino secondo un ex Assessore di rilievo. Non ci piaceva quando erano le intercettazioni sui festini di Mr. B. a monopolizzare l’attenzione mediatica rispetto a “quisquiglie” ben più gravi compiute dall’ autocrate di Arcore, certo non ci facciamo ingolosire adesso dalla torta dei pettegolezzi via I-Phone torinesi. Anzi, un po’ ci dispiacciono perché avremmo preferito che la questione politica legata al ruolo di Giordana emergesse in altro modo, e che le enormi contraddizioni del castello di potere di “un semplice passacarte” (Cit.) trovassero evidenza pubblica (trasparenza e partecipazione!) ben prima che lo stesso si facesse pescare con le mani in un barattolo di marmellata della GTT.
La questione, oggi come non mai, è di sostanza: non è un errore, è un abuso di potere. Enorme, imperdonabile, inaccettabile da parte di chi si è fatto portavoce della “Chiara alternativa”.
Perché a questo punto la domanda è solo una, ed è la summa forse delle critiche esprimibili all’ allora “Movimento di lotta” trasformatosi nell’ odierno Movimento 5 Stelle fattosi di Governo cittadino: la retorica contro il Sistema Torino era sinceramente contraria a determinate pratiche, o solo una utile e produttiva strategia di sostituzione dello stesso con un proprio sistema di potere?

Ai posteri l’ardua sentenza.


lunedì 23 ottobre 2017


Nel post sul sito personale di Chiara Appendino a proposito dell'emergenza inquinamento, nella lista di azioni utili a evitare che l'emergenza si venga ancora a manifestare in futuro, ai fini di disincentivare l'uso delle auto private manca la politica di sviluppo del trasporto pubblico. Eppure è chiaro che non basta agevolare l'utilizzo della bicicletta o dei mezzi elettrici privati, come ovviamente non si può bloccare sistematicamente il traffico privato, specialmente se poi non si danno concrete alternative all'uso dell'automobile: e già adesso chi vive nelle periferie ha normalmente grossi problemi a spostarsi con i mezzi pubblici, perché la situazione della GTT è drammatica.
Oltre che sensibilizzare i cittadini sull'utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti e sulle precauzioni da prendere per la salute, l'Amministrazione Comunale a guida del Movimento 5 Stelle dovrebbe intraprendere un'azione politica forte verso il Governo e anche la Regione Piemonte per farsi assegnare i fondi da investire nel risanamento e nello sviluppo del trasporto pubblico cittadino. E iniziare a pensare di recuperare risorse finanziarie rinegoziando con le banche il debito che sta strangolando l'ente impedendogli di fare non solo investimenti ma pure spese correnti. Di questa volontà però né sul sito della Sindaca né nelle decisioni del Consiglio Comunale finora si è vista traccia