lunedì 11 maggio 2026

BANDO “CHE BELLA ESTATE”.....DI MER*A SENZA CONCERTI

Torna a far parlare di sè il Sistema dei bandi torinese, e si resta sempre in quell’ambito “cultura” che porta solo noie e paranoie all’Amministrazione Lo Russo: se qualche settimana fa fu l’esclusione del Comala dagli spazi in cui operava da anni a creare disappunto, oggi è il bando “Che bella estate” a lasciare con l’amaro in bocca.

Andiamo con ordine: Fondazione per la cultura propone in pompa magna un bando biennale volto a “creare le condizioni per un’offerta culturale diffusa sull’intero territorio cittadino, che favorisca la connessioni tra quartieri”. Un’infinità di blablabla dietro la quale si nasconde un sostegno economico che definiremmo esiguo: 330mila euro totali, ripartiti in circa 50mila per i 5 progetti più meritevoli della graduatoria A, e 6 finanziamenti da 10mila per quelli più piccoli.

Il risultato è stata una debacle per tutti i festival storici, in primis nuovamente per Spazio211: dopo la perdita di Todays (affidato alla Reverse nel 2024 e poi annullato nel 2025 per insostenibilità), ci siamo giocati anche il Monitor che lo aveva sostituito lì in Barriera la scorsa. Tra i grandi nomi esclusi anche CAP10100 e OffTopic, oltre alla Comala che prosegue il suo anno horribilis.

L’Assessora Purchia torna a parlare di bando come miglior criterio meritocratico di valutazione dei progetti, eppure qualcosa non ci torna: siamo partiti citando l’esclusione del Comala perché proprio quel polverone spinse gran parte della maggioranza a mettere in dubbio questo sistema. Il motivo è molto semplice: ieri vi era una realtà radicata sul territorio di Corso Ferrucci con attività aperte a tutti, oggi vi è una realtà che nella Barriera più profonda al confine con l’area Gondrand si occupa di fare cultura e attività quotidiane di inclusione. 

Ma questo non conta per la “sinistra per la meritocrazia”.

L’ illuminata Assessora Purchia, passata dalla lirica al rocknroll senza soluzione di continuità, vuole tirare dritto per la sua strada: certo, se poi i quotidiani locali solleveranno un polverone di almeno una settimana, faranno marcia indietro, chiedendo anche di elogiare lo sforzo politico di Sindaco ed entourage. 

Forse avevano azzeccato i creativi che si sono occupati del city branding con il claim torino: : effettivamente stiamo diventando una città con la minuscola, e senza nulla da offrire dopo i due punti.