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giovedì 25 ottobre 2018

RAPPORTO ROTA 2018: USCIRE DAL LABIRINTO DELLA VISION?

INTRODUZIONE: TURISMO E CULTURA NON SALVERANNO IL MONDO

Quale miglior inizio di un rapporto statistico su Torino se non quello di presentare un grafico impietoso sulla relazione tra “turismo e cultura” e il lavoro stabile da essi generati? Ecco qua il primo grafico: retribuzione sull’ ascissa, e stabilità del posto di lavoro sull’ordinata. Il turismo era a sinistra, la cultura addirittura in basso a sinistra, che tradotto dal linguaggio NERD all’ italiano significa che cultura e turismo producono lavoro malretribuito e precario.





Maggiore ilarità ha generato il grafico relativo al calo dei visitatori nei musei, particolarmente accennato nel primo anno domini Appendino: per quanto serva altro alla città per sopravvivere dal punto di vista economico, è questo certamente uno dei grafici più aggiornati (non è una critica a Davico e compagni anzi, non oserei mai dato che per noi il Rapporto Rota è una Bibbia) che ci permette di valutare l’ operato di questa Giunta. Ormai siamo in tanti a dire che turismo cibo e cultura non bastano “per uscire dal buco della crisi” (vedi dichiarazione di Stefano Firpo di Industria 4.0) ma non può essere la confusione nella comunicazione dell’ Amministrazione a creare questo nuovo slancio: a metà mandato la Giunta Appendino deve decidersi e indicare una direzione (“sbagliare forte!” come diceva un mentore cestistico di fronte alle esitazioni dei giocatori). Volete continuare a elencare gli eventi del weekend come segno di salute della città o preferite confutare nettamente la “città luna park” e proporre una “alternativa chiara”? Al momento non si è ancora capito, e lo stesso dossier olimpico era una misticanza di concetti e parole-chiave tra essi molto lontani.


Dato che si è citato il cibo, passiamo subito al tema “foodification della città” e trasformazioni delle destinazioni dei quartieri della città in tal senso, vedi Porta Palazzo: la preponderanza del quadrato “ristoranti” parla da solo, e riassume perfettamente la retorica della Capitale enogastronomica che questa Giunta sta addirittura esacerbando rispetto a quelle precedenti. Passando ai freddi dati statistici, per numero complessivo di imprese che offrono servizi di alloggio e ristorazione, Torino si colloca al quarto posto nel panorama delle città metropolitane, in linea con il peso della sua popolazione. Illuminante che il 94% di esse appartenga all’ ambito del cibo, e sono perlopiù ristoranti: le imprese che guadagnano di più sono, udite udite, Eataly, Smart (licenziataria del marchio McDonald) ed Eutourist Now (se il nome vi dice qualcosa è dovuto al fatto che fu inizialmente una delle vincitrici del bando ai Murazzi).

In tema di ricettività turistica, per quanto nell'ambito dei posti letto disponibili la crescita torinese si attesti in una posizione intermedia coerente con la sua grandezza e il suo posizionamento nella scala turistica, il Rapporto segnala (ripreso ovviamente in pompa magna da La Stampa) una mancanza di alberghi a cinque stelle (nonostante la presenza di una Giunta a 5 Stelle, scusate la battutaccia).
La domanda sorge spontanea: davvero la cittadinanza torinese dovrebbe avvertire questo bisogno? Eppure quelli già esistenti non sembrano andare a gonfie vele, e il turismo luxury è inevitabilmente indirizzato verso Milano, e in parte verso le altre mete storiche italiane. Comunque non disperiamo, l’ ex Palazzo RAI e la vecchia Porta Susa saranno destinati proprio a questo tipo di clientela, ed è stata proprio questa Giunta a promuovere questa trasformazione, rilanciandola recentemente in Sala Rossa come uno dei propri successi urbanistici di maggior vanto.

Se si parla di turismo, non si può non citare Airbnb: 140.800 turisti hanno utilizzato l’ App nel 2017, per una permanenza media di 3,1 giorni. Ogni host ha guadagnato in media 2000 euro l’anno, e il 70% di essi ha offerto in affitto l’ intero alloggio (e non la singola camera): dato che i nostri lettori conoscono la nostra critica alla platform economy, non ci ripetiamo in questo articolo, data anche l’esiguità dei dati a disposizione. Sarebbe infatti interessante sapere quali sono i picchi di guadagno per singolo host e quale e quanta la concentrazione di alloggi in poche mani di medio grandi proprietari immobilitari. E’ un tema certamente ancora acerbo a Torino, ma che non per questo va sottovalutato (le lotte anti-turistification nelle metropoli medio-grandi d’ Europa sta diventando tema mainstream nei mezzi di informazione); inutile dire che la maggior parte dell’ offerta è situata nel centro città, per quanto il dossier olimpico si arrovellò nel tentativo di trasformare ogni quartiere torinese in un potenziale covo di affittacamere online.

Insomma il turismo non sfonda, e il binomio creato con “arte e cultura” fa ridere per non piangere nel corso della mattinata:


“lotterie scommesse”, “parchi tematici”, “fiere e congressi” (voce turistica molto più importante di quanto si possa immaginare) e “discoteche sala giochi” sono le voci macroscopicamente più rilevanti ne settore “cultura e tempo libero”, mentre l'arte incide davvero marginalmente per numero di lavoratori addetti nella città metropolitana. Per quanto il valore aggiunto generato dalla cultura sia molto elevato a Torino (terza dietro Roma e Milano) le altre voci relative al tempo libero sembrano comunque “andare via di tacco”: per dirla con una battuta sentita in sala, Juventus e concerto di Vasco Rossi sembrano essere nei fatti più efficaci (escluso il Salone del Libro che ha storicamente un record certificato di ricadute economiche sul territorio).

LE NOTE DOLENTI: SERVIZI E MANIFATTURA

Senza voler fare la cronistoria della città, tutti sappiamo che negli anni ‘2000 il riorientamento fu dovuto ad alcune tendenze esistenti già da parecchi anni (e non dovuto a un decilno improvviso causato dall’ arrivo delle cavallette pentastellate, per quanto da noi frequentemente criticate su queste pagine): il ritardo cronico di Torino nel settore servizi risale agli anni ’80 (in USA ed Europa erano già preponderanti in termini di PIL)
e la rarefazione della manifattura è il vero vulnus economico che non sappiamo ancora come ricucire. Per ritornare al titolo: qual è la nuova visione per uscire dal labirinto?

I numeri (purtroppo) non mentono mai, e il bilancio post-crisi del 2008 è agghiacciante: il numero di società attive nel torinese è diminuito drasticamente (le chiusure sono state superiori alle aperture in ognuno degli anni esaminati), con picchi negativi per il settore delle costruzioni (-8,3%), e per il manifatturiero (-5,8%). Come se non bastasse,
Torino raggiunge un altro dei suoi ben pochi invidiabili record: la peggior performance tra le città metropolitane nell’ ambito del terziario privato (-2,9%). Siamo infatti una delle poche città che non hanno saputo generare una crescita del valore aggiunto in ambito terziario per compensare il calo negli altri settori. Un bagliore arriva paradossalmente dal comparto a più elevato contenuto di valore aggiunto, quello dei servizi innovativi e alle imprese, dove Torino arriva seconda tra le città metropolitane (ovviamente dietro Milano, tanto per alimentare il tormentone della competizione a due).

Magra consolazione per Chiamparino e soci (artefici chissà quanto consapevoli di questo modello di città) è l’ esaltazione della platea per il termine TAV, ripetuto sei volte tra gli applausi: stupisce il sottoscritto quanto la Grande Opera sia sostenuta con vigore anche da Luca Davico e gli altri, attraverso la presentazione di grafici relativi al traffico merci. A loro modo di vedere il buco nella montagna è l’ unica possibilità (insieme al Terzo Valico) di “contrastare” la concentrazione del traffico su Milano. Lo stesso rapporto statistico indica nel  2029 come data di possibilità inizio di esercizio dell’ Alta Velocità: quel che però maggiormente stranisce è la sensazione di accanimento verso gli oppositori dell’ opera, come se in tutti questi anni (aldilà della nostra adesione e stima infinita al Movimento NO TAV) ci fosse stato qualcun altro al Governo di Città-Regione-Stato e vi siano forze oscure del male che impediscono loro di proseguire sul cammino tanto desiderato.
 Sempre in ambito di commercio e logistica, da segnalare Caselle classificato dodicesimo tra gli aeroporti italiani nel traffico merci: -68% dal 2000 a oggi. Se a questo aggiungiamo lo scarso appeal (per usare un eufemismo) come hub turistico, sembrano più che giustificate le recenti “lamentele” di tutta la Sala Rossa nei confronti del CdA della società del nostro aeroporto.

Nel frattempo, giusto per togliere il sorriso ai pentastellati in ascolto, non sembra subìre inversioni la tendenza alla chiusura, specialmente a Torino rispetto alla cintura, dei negozi di vicinato a favore di una sempre maggiore porzione di territorio destinata alla grande distribuzione organizzata. Sebbene tutto ciò faccia pensare all’ e-commerce come terzo che gode, al momento non sembra essere questa la via del futuro prossimo torinese, che vede anzi le proprie piccole medie aziende incapaci di competere sul “mercato parallelo” internauta.

Insomma c’è ben poco da sorridere e da restare allegri, ma vogliamo chiudere con una nota positiva. Il settore ICT viaggia con buoni indici di crescita e stabilità occupazionale nel torinese, e potrebbe ben saldarsi con le iniziative di “industria 4.0” che potrebbero sorgere sul territorio: una magra consolazione, ma da qualche parte bisogna pur ripartire e chissà che il connubio tra servizi e manifattura di alto livello (come più volte ribadito nel corso della mattinata) non possa essere davvero la chiave per uscire dalla “percezione” (termine ripetuto settecentottantamila volte in tre ore) di una città maldestramente focalizzata sul già citato trinomio “turismo-cultura-cibo”.

CONCLUSIONE

Torniamo agli “umori” della sala di sabato mattina: da segnalare che l’ intervento sembrato più “centrato” e concreto è stato quello di Dario Gallina dell’ Unione Industriale, unico tra le altre cose a parlare di immigrazione come fattore positivo per l’economia e come unico elemento in contro-tendenza rispetto all’ invecchiamento demografico.

E’ stato ovviamente affrontato il tema del rapporto con Milano, con una frase di Chiara Appendino (a grandi linee ha accusato i meneghini di eccessiva rapacità competitiva) subito esacerbata dai giornali: a dir la verità, non è sembrato propriamente il tema centrale del dibattito ma questo testimonia, se mai ce ne fosse bisogno, quanto la Sindaca fosse isolata e distante dalla platea di stakeholder pronti a spellarsi le mani per ogni battuta del Presidente di Regione Chiamparino. Peccato che, per chiuderla con un commento social del Professor Semi, “tra 6-8 mesi non sarà questa sala e questo Chiampa a portare a casa il risultato, ma il contrario. (La mattinata è stata, NdR) una sorta di rappresentazione di fine di ancien régime, con il nuovo che spaventa (e non per ragioni che l'ancien régime capisca o intercetti). E non c'erano nemmeno champagne o brioches per lenire il clima.”

Sì, effettivamente non vi è stato neanche un ricco buffet a seguire: chissà che il pensiero non fosse già volato ai festeggiamenti 2019 del ventennale del Rapporto Rota con un Presidente di Regione leghista al centro del dibattito.
Quanto è grande la paura verso un Piemonte in procinto (combinando Comune e Regione) di tingersi di gialloverde?

lunedì 7 agosto 2017

"RIQUALIFICAZIONE" DI PORTA PALAZZO: DENTRO I TURISTI, FUORI I MERCATARI POVERI!

Una delle cartine di tornasole della crisi sistemica della nostra città è la passeggiata per il mercato di Porta Palazzo: la povertà che trasuda un'area esistente dal 1836 è lampante agli occhi di chiunque.
Un bel melting pot etnico di vecchie e nuove migrazioni, perfettamente integrate in un orizzonte colorato che affascina tanto i turisti quanto i torinesi che vanno a farci la spesa, un po' per tendenza radical chic (vedi giro a pagamento organizzato dal Salone del Gusto) un po' per esigenze economiche dati i prezzi bassi.

Tutto ciò però non basta: in particolar modo il mercato coperto del pesce vede una moria di banchi e rivenditori cui è difficile porre rimedio. Quasi la metà hanno definitivamente chiuso: qualcuno si è spostato in periferia, altri sono andati a fare i dipendenti di qualche ingrosso, i meno fortunati a ingrossare le fila dei disoccupati della città, giusto per mantenere qualcuno dei nostri prestigiosi record.

Bene, anzi male. Questo è il quadretto che ci troviamo di fronte. Qual è la risposta dell'immarcescibile Assessore Sacco? Le parole chiave ci sono: poveri, disoccupazione, periferie. Vai compagno pentastellato, fagli vedere chi sei!

Tranquilli, restate pure comodi sulla sedia, nessuna rivoluzione all'orizzonte: la soluzione proposta è sempre la stessa. RIQUALIFICARE, ovvero destinare l'area ai turisti, mentre i mass media incensano la scelta citando Barcellona (che fa figo e non impegna).

Quale l'obiettivo? Concedere l'area ai privati di modo che le diano una bella rinfrescata e la trasformino in quel che vogliono, sull' altare della logica del profitto privato. Ovviamente sono i turisti il mercato di riferimento più ghiotto.

In cambio "l' Amministrazione concederà in comodato d'uso l'area a questi investitori" dichiara a La Stampa Paola Virano, la Dirigente che condusse tutte "le magnifiche trasformazioni della città in sinergia pubblico-privato" insieme all' ex Assessore Lo Russo.
Tutto cambia affinché nulla cambi?
Quale la svolta pentastellata a riguardo?
Sarebbe stato davvero così difficile una "riqualificazione", una messa in ordine dell'area a vantaggio dei mercatari che il mercato e la crisi globale sta uccidendo?
Davvero si vuole asfaltare il passato popolare centenario di quest'area e sacrificarlo sull' altare del Dio Turismo?

La chicca finale dell'articolo è la citazione dell' esempio della Pescheria Gallina, come se chiunque potesse permettersi l'apertura da un giorno all'altro di un locale Slow Food.
E' una miopia condita da entusiasmo progressista che ci preoccupa, in primis perché sposta l'attenzione dalle vittime della crisi all' interesse per la riqualificazione di per sè della zona, indifferenti a quel che rimane abbandonato per strada.

mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI ED EX-MOI: IL COMUNE SI MUOVE, IN BUONA COMPAGNIA…DI SAN PAOLO

Cominciano a vedersi dei segnali sul fronte delle palazzine di Via Giordano Bruno “di proprietà del Fondo Immobiliare Città di Torino gestito da PRELIOS SGR S.p.A”, come tiene a sottolineare il comunicato di Compagnia di San Paolo diramato ieri per annunciare l’audizione del (suo) Project Manager Antonio Maspoli alla conferenza Capigruppo in Comune.
"La situazione, come previsto, è complessa- commenta Antonio Maspoli-  soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti, circa 120 per ora, che sarà approfondita da un censimento effettivo. La mappatura consente già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica (la maggior parte degli occupanti non parla italiano), e sono stati individuati alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione da parte di alcune aziende produttive di altre Regioni".
Questo è quel che ci è dato sapere dal comunicato stampa della maggioranza consiliare pentastellata, che mette in luce come sia la Compagnia di San Paolo (do you remember “il Sistema Torino da abbattere!”?) a tirare le fila e “sedersi a capo-tavola” come dichiarato dalla consigliera di minoranza Eleonora Artesio in una intervista ai nostri microfoni un mese fa.
Da quanto emerge invece dal comunicato congiunto Città di Torino – Regione Piemonte – Compagnia di San Paolo – Diocesi di Torino (da leggere tutto d’un fiato) il Protocollo d’Intesa tra le parti prevede come obiettivo “l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle PALAZZINE OCCUPATE PER CONSENTIRNE LA GRADUALE RESTITUZIONE e verificarne i possibili utilizzi a fini della RIQUALIFICAZIONE URBANA E SOCIALE, procedendo alla definizione di percorsi condivisi” (il maiuscolo non è un errore di battitura, ma un sottolineare che probabilmente PRELIOS SGR S.p.A ha nuovamente bisogno dei suoi immobili per specul… ehm ehm… riqualificare la zona).
Lo strumento sarà quello della progettazione condivisa, con il coinvolgimento degli abitanti (ma non delle Circoscrizioni stando a quanto dichiarano i rappresentanti territoriali PD); la prima fase del progetto sarà “conoscitiva degli abitanti delle palazzine occupate”, con una susseguente “ricollocazione abitativa e di interventi di inclusione lavorativa e sociale e valutazione dei profili individuali”.

Continueremo a tenere d’occhio la situazione con la speranza e la fiducia nel fatto che, aldilà degli attori sistemici presenti al Tavolo, questo processo sarà indirizzato verso “il bene dei migranti”, qualsiasi cosa questo possa significare e di qualsiasi contenuto ognuno di noi lo voglia riempire.
(di seguito il comunicato stampa "iniziativa MOI 23 maggio" http://www.compagniadisanpaolo.it/ita/News/Iniziativa-MOI-migrazione-opportunita-e-inclusione)



martedì 16 maggio 2017

UN ASSESSORE UN SACCO GENTRY: TURISMO E CEMENTO A 5 STELLE

Gentrifying Turin

Vi ricordate il nostro commento sulla pagina Facebook pubblicato nel marzo scorso intitolato “NO TAXATION WITH GENTRIFICATION”? Davvero, non ve lo ricordate? Vabbè, vi perdoniamo e ve lo riassumiamo: si commentava la delibera firmata dall’ Assessore Sacco (ed esaltata da La Stampa) relativa al regolamento comunale n. 329 per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande notando due particolari interessanti (se volete leggerlo per intero e non usate Facebook ve ne riportiamo il testo più sotto)

Il primo è il crescente potere “urbanistico-commerciale” dell’Assessore Alberto Sacco, il secondo è la totale continuità d’azione in questo ambito, specie quando la direzione della Giunta viene indicata dal membro in questione.
Le modifiche apportate riguardano agevolazioni fiscali per chi deciderà di aprire nuove attività con una attenzione particolare, quasi spasmodica, ai turisti: wi-fi, aperture estive e diffusione delle iniziative della Città. Lunedì pomeriggio la maggioranza pentastellata ha approvato la delibera in Consiglio Comunale, dando il via libera al proliferare di nuovi e scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster sempre aperti, anche a Ferragosto (come affermato chiaramente in Aula), per favorire l’afflusso turistico (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sé).

Una “no tax area” che vale formalmente per tutta la città, ma che siamo certi verrà sfruttata al 98% nelle zone di Torino dove l’ultima cosa di cui si sente la mancanza è di altri “distributori di alcolici” ricolmi di flyers sui grandi e piccoli eventi culturali cittadini. Se avete ancora qualche dubbio a riguardo, vi aggiungiamo l’interessante dato che il Gruppo Consiliare PD ha votato compatto a favore della delibera*: sarà una lotta all’ultimo sangue nella conquista dei voti di centro, Crocetta, Sansa e Vanchiglia!

Davvero se ne sentiva un così forte bisogno (le NO TAX AREA spaccano nel modello di città grillino, vedi Open For Business) da annunciare urbi et orbi la realizzazione di “uno dei punti del nostro programma elettorale” (saremmo curiosi di capire quale in particolare)?


Cementifying Turin
In attesa dell’approvazione consiliare della “delibera hipster”, nel mese di aprile la Giunta ha approvato una delibera a firma Appendino, Montanari, Sacco, Rolando e Giannuzzi in cui si elencano gli interventi urbanistici da avviare entro l'anno, come procedimento amministrativo da portare in Consiglio per l’approvazione necessaria a mantenere gli equilibri di bilancio (cioè gli oneri di urbanizzazione da incassare in parte corrente, che tanta giusta polemica hanno generato in fase di approvazione del bilancio previsionale). La lista è impressionante, contiene interventi già finiti sotto le luci della ribalta, ma ci piace ribadirli tutti insieme tanto per darvi una idea del “consumo territorio zero”.

Fate un ampio respiro e provate a leggerli tutti d’un fiato: modifica Convenzione Officine Grandi Riparazioni (O.G.R.); Ex Arcate MOI; Città della Salute; P.E.C. Westinghouse; P.E.C. Romania; Lingotto GL/GWM; Lingotto Green Pea; Porta Susa Mezzanino; Modifica P.E.C. Cascinotto RSA; Modifica PR.IN Botticelli; P.E.C. Bertolla; Variante via Botero; Variante R.I.R.; Variante n. 280 Saima Sud; Variante Jolly Sport, via Nizza; Variante Sesia/Fucine, via Basse di Stura; Variante n. 283 Quartiere Dora; Variante via Pianezza; Accordo di Programma Santa Croce.

Il particolare ancora più interessante del documento arriva però a pagina 3: "considerata la valenza strategica di taluni degli interventi sopra elencati, i relativi provvedimenti di approvazione dovranno essere altresì coordinati con l’attività del neo-costituendo Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali. "

Esattamente con la stessa tecnica burocratico-amministrativa utilizzata per la creazione dell’ufficio di Gabinetto di Paolo Giordana “riempito” di funzioni responsabilità e poteri con Open for Business, è stato creato un nuovo Servizio cui hanno affidato la direzione di corposi e importanti progetti cittadini, in seguito attribuito con una “semplice” riorganizzazione nel nuovo organigramma dell'Ente (derivante dalla nomina dei nuovi Direttori centrali) a nuovi referenti, politici e di potere. Provate a indovinare a chi? Beh, essendo questioni urbanistiche si tratterà di Montanari no? Nein. Quello vuole la decrescita, meglio non rischiare: l’Assessorato di riferimento è quello di Sacco (possiamo dire che vi avevamo messo in guardia già qualche mese fa?), il Direttore del Servizio Sviluppo Economico-Progetti Speciali sarà Paola Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici.

Il neo-costituendo settore citato nella delibera è riportato nell'organigramma all'interno della Direzione Commercio, Lavoro, Turismo, Attività Produttive e Sviluppo Economico, che non è alla dipendenza di Montanari come assessore ma di Sacco. E il relativo direttore, che dirige ad interim anche il settore medesimo, è la Virano, ex Direttore dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici, oltre che Direttrice dello Urban Center nell’Epoca Fassino, defenestrata dalla nuova Giunta con le recenti nuove nomine di poche settimane orsono (Lo Spiffero rumoreggiava a proposito del fatto che tra Virano e Montanari non scorresse buon sangue, e i fatti sembrano dar ragione anche alla redazione web che guarda dallo spioncino delle porte comunali).

Va bene, troppo burocratese, ve lo riassumiamo secondo il nostro punto di vista sulla vicenda: per la gestione amministrativa ed economica di tutti i progetti urbanistici compresi nell’interminabile elenco di cui sopra, l’Assessore all’ Urbanistica Guido Montanari dovrà in qualche modo dipendere dalle decisioni e valutazioni della Direttrice Paola Virano, a sua volta in qualche modo sottoposta al suo Assessore al Commercio di riferimento Alberto Sacco.
Un colpaccio niente male per un Assessore partito in sordina dieci mesi fa, e ora garante massimo della continuità con la precedente amministrazione PD.



(dalla pagina Facebook di Sistema Torino, 16 marzo 2017)
NO TAXATION WITH GENTRIFICATION!
Vuoi aprire un nuovo locale trendy con il wi-fi?
Vuoi essere baby-friendly ed essere "il biglietto da visita della città" per i turisti, come recitava un post del M5S Torino di ieri in relazione a Borgo Aurora?
Bene, la delibera dell' Assessore Sacco fa proprio per te!

Arrivano gli incentivi fiscali per chi vuole aprire una nuova attività commerciale in qualsiasi zona di Torino, con criteri che, ca va sans dire, privilegiano chi lavorerà per i turisti.
Beh niente di nuovo, oseremmo dire: e neanche nulla di disdicevole nel praticare questo tipo di agevolazioni, anzi.

Ci chiediamo solo se qualcuno della Giunta abbia mai letto Gentrification. Tutte le città come Disneyland? dell'amico e Professore Giovanni Semi: si potrebbe così intuire quale sarà la direzione che prenderà questa delibera, ovvero il proliferare di sempre nuovi scintillanti locali che offriranno birra artigianale, wi-fi gratuito e arredamento hipster, sempre aperti anche a Natale per favorire il turismo (con buona pace di camerieri e bartender già precari di per sè).
Fa un po' specie che un movimento sempre pronto a contestare la "liberalizzazione Bersani" sui locali, i dehors (altro scandalo pronto a scoppiare a breve), le zone della movida pro-PD, ora non si accorga che "le due città" esistono ancora e, forse, un provvedimento del genere non farà che aumentare lo iato tra zone gentry e periferie (NESSUNO PENSA ALLE POVERE PERIFERIEEEE!!).
Una proposta interessante sarebbe potuta essere quella di creare zone "no tax area", andare alla ricerca di quartieri potenzialmente necessitanti l'apertura di nuove attività commerciali, piuttosto che "fingere" un provvedimento per tutti che si concentrerà invece nei soliti due-tre quartieri.

Viene da fare la battuta troppo facile che per le periferie continueranno a esserci i centri commerciali, nonostante i tentativi di opporvisi da parte dell' Assessore Guido Montanari.
Per ora è l'attivismo dell' Assessore Sacco a prevalere (ci fu una percepita frizione in relazione al mercato di San Salvario un paio di settimane fa), sempre pronto a favorire la continuità con le scelte dell' Amministrazione precedente.
Chissà, magari un giorno scopriremo che le due città esistono ma non sono da ricercare nella distinzione centro-periferie, bensì tra quella aperta a qualsiasi iniziativa privata e commerciale da legare al turismo promossa dall' Assessore Sacco, e quella che tenta (per ora con scarsi risultati) di fermare la cementificazione della città.