martedì 19 febbraio 2019

IL SISTEMA ROUSSEAU NON ESISTE

Signore e signori, abbiamo il risultato del nostro sondaggio! Ed è perfettamente riassunto dalla prima pagina di Cuore tirata fuori all’ uopo dall’ archivio storico della sinistra italiana (Da un’idea di Mauro Ravarino): quali altre analisi politiche profonde si possono fare di fronte a un Movimento che arriva a rinnegare la propria essenza pur di rimanere al Governo con il fascioleghista?

In una gara di ipocrisia verso il basso, vincono ancora una volta i Consiglieri comunali torinesi che si stracciano le vesti, si indignano, si fanno bersaglio degli strali social ma restano in sella perché a quanto pare il Movimento e la città hanno bisogno di loro (sinceramente noi non avvertiamo questa necessità di ascoltare ancora i penultimatum dei “ribbelli” di fronte agli scandali degli ex collaboratori della Sindaca Appendino, ai processi e a tutta la farsa che gira intorno a questa Giunta).
Ne facciamo volentieri a meno di questa masnada di improvvisati politici nati incendiari e pronti a morire forzisti: la transfigurazione del M5S nella nuova Forza Italia è infatti giunta a maturazione.
Dalle accuse alla magistratura che vuole colpire il Governo, ai giornali sempre contro fino all’ alleanza di Governo con i fascioleghisti, con l’unica differenza dell’atteggiamento zerbinesco dei pentastellati verso l’alleato: tutto è sacrificabile sull’ altare del Governo per forza.

E ora? Cosa succederà? Le Regionali piemontesi sanciranno il definitivo passaggio dei voti di destra all’ interno del loro alveo naturale, ovvero il leghismo xenofobo, razzista e perbenista: un profilo perfetto di quella maggioranza dei pentastellati che emerge dai commenti social e dalla stessa votazione di Rousseau (Il 59% ha voluto salvare Salvini e il suo Governo sovranista).

Quel che resta di questo slittamento a destra dei voti pentastellati è una carogna elettorale che potrà essere spolpata dal più scaltro e preparato ad approfittarne: ci sono, almeno a Torino, voti considerabili “di sinistra” tra i comitati, associazioni ambientaliste, movimenti per la casa, collettivi politici che sostennero “l’ #alternativa Appendino” nel 2016.
Qualcuno saprà approfittarne?

Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole: quale momento migliore per togliere di mezzo l’enigma pentastellato e superare l’ anomalia della Casaleggio Associati tornando a parlare di politica secondo schieramenti e ideali che solo una truffa ideologica può aver considerato superati dalla Storia?

mercoledì 13 febbraio 2019

ALTA PUBBLICITA’

La Torino Lione è inutile, controproducente, un investimento a perdere, un danno ambientale inopportuno. Nulla di nuovo quindi, nulla di nuovo e nulla di diverso da quanto il movimento No Tav afferma da decenni. La vera domanda che oggi dobbiamo assolutamente porci è: basterà questo studio a dar sostanza all’endorsment del movimento cinque stelle circa l’opposizione a questa grande opera pubblica?
Di per sè l’analisi costi benefici non cambia la realtà: il cantiere esiste, l’area è sempre militarizzata, lo stato di diritto in quella zona del Piemonte rimane compromesso ed è di nebbiosa interpretazione. Si sprecano sui social manifestazioni di giubilo, comparsate tv per prendersi meriti e mantenere consensi, dopo la batosta presa in Abruzzo dove, un anno di politica illusoria e di ultradestra ha portato ad una liquefazione dell’elettorato, colato via come un ghiacciolo dimenticato al sole. Il movimento No Tav e la l'opposizione alla Tav sono sfruttati a fini politici sia a Roma che a Torino. Giusto lunedì la Sindaca, assente non giustificata l’8 dicembre e durante le votazioni in consiglio riguardo l’opera,offriva giudizi in merito alla coscienza notav (per non parlare di quella antifascista ed antirazzista ??!!) dei presenti al corteo cittadino pro Asilo.
L’analisi costi benefici ha un valore strategico e strumentale, è stata sacrificata sul terzo valico e forse lo sarà anche sulla Torino Lione, non è un valore politico personale quello che muove l'interesse del movimento cinque stelle, le parole di Di Maio circa la "trattativa sulle grandi opere" con Salvini sono eloquenti in tal senso. Se non fosse vero, si dovrebbe passare dalle parole ai fatti, senza continuare a lasciare il cerino dell' opposizione concreta all’opera ai movimenti territoriali e popolari del torinese (e non solo) . Movimenti sempre più esposti giuridicamente e nell'occhio del ciclone della repressione del dissenso, accerchiati tra madamine, giornali, politica, industria e sindacati. Al centro, oltretutto, del mirino del nuovo asse pentaleghista Salvini-Appendino, sempre più affiatato, tra voglie di olii, di ricino ed extravergine IGP.
I due piani di opposizione, come ci insegna l'esempio valsusino, possono e devono coesistere, ma ognuno faccia in fretta la sua parte, anche perchè il cantiere tutt'ora è funzionante, si faccia come con il commissariato di governo, si chiuda tutto e si ripristini la tanto cara "normalità" nell'area di Chiomonte. 
Lo sbandierare un’appartenenza vale molto di più in termini elettorali che non forzare un’alleanza, anche perché, visti i sondaggi, in molti perderebbero irrimediabilmente la carica faticosamente ottenuta a colpi di meme e grandi promesse di cambiamento.
Il cantiere va chiuso politicamente, lo si deve ai valsusini, lo si deve agli attivisti, lo si deve agli elettori ed a tutti coloro che stanno vivendo nel nostro Paese. 
Si è già ampiamente compreso come valori profondi, nati dall'opposizione all'opera, quali il rispetto dell'ambiente e delle volontà popolari e territoriali, non siano permeate dentro chi si riempie la bocca di contrarietà alla grande opera valsusina, gli esempi del terzo valico, della Tap e dell'Ilva di Taranto sono sotto gli occhi di tutti.

martedì 12 febbraio 2019

CHI SPORCA L’ANTIFASCISMO, L’ANTIRAZZISMO E LA CAUSA NO TAV?

Chi, secondo voi cari sistemisti, “ha sporcato l’antifascismo, l’antirazzismo, la causa NO TAV e molte nobili cause cui tenta codardamente di appropriarsi” tanto per citare l’intervento della Sindaca sceriffo nel Consiglio Comunale di ieri?

Chi occupa spazi pubblici abbandonati in quartieri abbandonati o chi, come Appendino stessa, trova il sostegno giubilante dei fascioleghisti nazionali e locali?

“Brava Sindaca per l’utilizzo del pugno duro, continui a lavorare forte e fiera con il Ministro Salvini!”: le parole del leghista Ricca valgono più di mille considerazioni.

Dopo l’ormai celeberrimo “IR-RE-VO-CA-BI-LE” relativo allo spostamento del mercato degli straccivendoli, la Sindaca gialloverde (si candiderà con la Lega una volta esauriti i mandati con il M5S?) sfoggia una nuova dimostrazione di forza virulenta in Consiglio Comunale e rivendica a pieni polmoni lo sgombero dell’ Asilo Occupato arrivando a citare la Prefettura e le indagini in corso relative agli arrestati, in una inedita (e oscena) sovrapposizione tra potere politico e potere giudiziario. Peccato che alcuni consiglieri della sua maggioranza abbiano ricevuto una telefonata proprio in quel momento e fossero fuori dall’ Aula nel momento dell’intervento della loro Capa. Un caso? Non credo.

Sarà forse dovuto all’ assenza di una linea politica unitaria e condivisa che sappia andare oltre alla comunicazione social e ai tweet di risposta all’ alleato di Governo?

Sarà che ci troviamo di fronte al solito e ormai ritrito (vedi elezioni in Abruzzo) cerchiobottismo che strizza l’occhio al leghismo con la Sindaca e tranquillizza i centri sociali “in bilico” con il Vice-Sindaco? C’è qualcosa di più strumentalmente NO TAV di un tale atteggiamento ondivago?

A tenere la barra dritta sul fascioleghismo ci pensa comunque la Sindaca nel suo intervento di chiusura del dibattito, con una frase agghiacciante che fa correre i brividi lungo la schiena di qualsiasi sincero democratico: “i cittadini lì molti tornano a vedere che lo Stato esiste, che lo Stato è presente”.
Da questa citazione testuale, dobbiamo forse capire che lo Stato mostra la propria presenza in un quartiere degradato attraverso lo sgombero di un luogo che era abbandonato e attraverso la militarizzazione dello stesso per giorni interi? Ma la Sindaca una volta progressista si rende conto dell’ abominio che ha pronunciato a verbale?

Di fronte al dibattito in Aula di ieri sera, in cui spiccano la lucidità politica (brutta parola in epoca grilloleghista) di Eleonora Artesio e il coraggio umano di Deborah Montalbano, resta per noi insoluta una domanda precisa.

Se l’Asilo Occupato era (ed è) proprietà comunale, chi ha fatto la denuncia con relativa richiesta di sgombero? Questa Amministrazione è andata oltre (o no) il PD delle precedenti Amministrazioni?

È vero che nel Decreto Sicurezza sono previsti gli sgomberi dei centri sociali che occupano spazi comunali?

Chissà se risponderanno, e come, nel merito e nei fatti a queste domande: e chissà, tanto per chiudere con una altra domanda, se arriverà prima il prossimo sgombero o la prossima intercettazione sui giornali a dare uno STOP definitivo a una Giunta che sa di alternativa più scura che la nostra città potesse mai immaginare.


venerdì 18 gennaio 2019

SALONE DEL LIBRO: IL SISTEMA TORINO NON ESISTE(VA)

La notizia torinese del giorno è l’avviso della conclusione indagini dell’inchiesta riguardante la vecchia gestione del Salone internazionale del Libro di Torino.

Partiamo dai dati di fatto: dopo quasi cinque anni di indagini e una cinquantina di persone informate sui fatti ascoltati i pm hanno notificato ieri mattina “il tradizionale 415 bis, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio” (Cit.Corriere Torino). I reati contestati sono peculato, falso ideologico in atto pubblico e turbativa d’asta.
Roberto Picchioni, patron del Salone, è il recordman per numero di imputazioni tra i 29 personaggi coinvolti, che vede nomi eccellenti del fu Sistema Torino degli anni d’oro della Kapitale della Cultura.
Ci sono l’ex Sindaco Piero Rodolfo Fassino, c’è l’attuale Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, alcuni membri del CdA della Fondazione e l’ex Assessore regionale alla Cultura Michele Coppola, più imprenditori avvocati e revisori dei conti: insomma, ce n’è per tutti i gusti in queste 29 pagine che provano a ricostruire la storia delle assegnazioni del Salone nel periodo 2010-2015.
Particolarmente interessante nel documento è il passaggio relativo alla “Predisposizione del bando per il triennio 2016-2018”: si parla di ipotesi di “collusioni o altri mezzi fraudolenti (che) turbavano la Gara per la concessione dell'organizzazione del Salone Internazionale del Libro di Torino per l'anno 2016” al fine di assegnare la gestione a GL EVENTS ITALIA s.p.a., “in particolare stipulando in data 30.3.2015 il contratto triennale di locazione delle strutture espositive del Lingotto Fiere per gli anni 2016-2017-2018 al canone di locazione annuo di euro 1,160.000 e concordando l'inserimento nel successivo bando di gara di una serie di ulteriori clausole” che rendevano de facto impraticabile la partecipazione al bando per qualsiasi altra società esterna.

Molto divertente è la lettura delle note spese del patron Picchioni e dei centinaia di migliaia di euro spesi in ristoranti in cinque anni: una delle accuse è quella di essersi appropriato di “fondi derivanti dai conferimenti in denaro della Regione Piemonte, Provincia di Torino e Comune di Torino”.
Viene poi citata la “La cancellazione dei dati del computer di Picchioni”, ovvero “un fatto diretto a cancellare e comunque sopprimere informazioni e dati informatici relativi alla organizzazione dell'evento Salone del Libro dell'anno 2014 nel quale era ospite la Città del Vaticano e quindi utilizzati dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e quindi ente pubblico o comunque ad essa pertinenti. Con l'aggravante che dal fatto derivava la cancellazione o la soppressione delle informazioni e dei dati.”

Chiudiamo con il capitolo “Bando per nuovi soci e sponsor”: secondo il documento di conclusione delle indagini, i soggetti Michele Coppola, Piero Fassino, Claudio Piacentini (Avvocato incaricato della predisposizione della convezione e dei bandi di gara), Andrea Lanciani (Avvocato incaricato
della predisposizione della convezione e dei bandi di gara) “con collusioni o altri mezzi fraudolenti turbavano la procedura per l'individuazione del socio fondatore/sponsor della Fondazione per il libro, la musica e la cultura indetto con avviso pubblico di ricerca di mercato per la scelta di operatori economici che intendessero assumere la qualifica di Socio Fondatore della Fondazione in data 15.3.2016 e la procedura indetta con avviso pubblico di ricerca di mercato per la scelta di operatori economici che intendessero diventare sponsor finanziari dell'edizione 2016 del Salone del Libro in data 23.3.2016.”
In particolare “dopo avere Piero Rodolfo Fassino, Sindaco di Torino, avviato trattative private volte a determinare l'ingresso di Intesa San Paolo quale socio della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, sfociate in una bozza di convenzione in cui venivano fissate le condizioni economiche, di visione strategica e di govrnance e veniva riconosciuto ad Intesa San paolo una posizione di sponsor esclusivo della fondazione, essendosi reso necessario per garantire tale posizione il ricorso ad una gara ad evidenza pubblica, FASSINO, MILELLA alla presenza di COPPOLA davano incarico agli Avv. Lanciani e Piacentini di predisporre due bandi di gara (avviso pubblico di ricerca di mercato per la scelta di operatori economici che intendessero assumere la qualifica di Socio Fondatore della Fondazione in data 15.3.2016 e avviso pubblico di ricerca di mercato per la scelta di operatori economici che intendessero diventare Sponsor finanziari dell'edizione 2016 del Salone del Libro in data 23.3.2016) che, di fatto , recepivano gli accordi già avvenuti tra Intesa San Paolo e Fondazione ed escludevano altri soggetti potenzialmente interessati.”

Chiude l’elenco delle fattispecie di reato la sezione “Falsi bilanci 2010-2015” che pone numerose interessanti domande sulla gestione economico-finanziaria del Salone del Libro, soprattutto per la parte relativa il valore del marchio e i “trucchi” per mettere così in ordine i conti del Salone. Picchioni, i revisori dei conti e il titolare della società di advisor che stima nel 2009 in 1 milione e 800 mila euro il valore del marchio sono indagati dato che, secondo la Procura, la cifra è fallace e lo testimoniano le perizie successive del 2015 (studio Jacobacci, tra 108 e 215 mila euro) e del 2018 (liquidatore Gili, sui 350 mila euro)

Come concludere un articolo simile? Potremmo citare quel famoso e raffinato analista politico che scrisse “Ce n’ è per i maiali”: il garantismo di Sistema Torino è ormai storico, e l’abbiamo spesso ribadito di fronte a questioni politiche che approdano alla Procura di Torino.
Quel che a noi preme sottolineare è l’evidenza in alcuni passaggi che quel famoso “Sistema Torino” forse esisteva veramente e forse forse non era così virtuoso come il megafono comunicativo ha cercato di farci credere per venti anni. Non è il tintinnare di manette che auspichiamo (lo lasciamo volentieri ai pentaleghisti che si fanno fotografare in divisa), ma un accertamento di alcune verità storiche sulla recente attualità della nostra città.
Ci piace anche fare come Scanzi (anche se noi a differenza sua abbiamo continuato a rimanere seduti dalla parte del torto) e dire che queste cose noi le scrivevamo già nel 2016 (QUI), che non vi era bisogno (ma ben vengano) di indagini giudiziarie per “scoprire” alcune tendenze della politica nostrana, che potrebbero però tornare utili per fare una lettura più lucida e obiettiva della “Torino always on the move” che viveva di grandi eventi, cultura, ricchi premi e cotillon.


Proprio perché, guardando alla città con il senno di poi, i ricchi premi e cotillon sono rimasti appannaggio di pochi, mentre la città langue in un declino che ha radici molto lontane.

mercoledì 16 gennaio 2019

DECRETO SICUREZZA A 5 STELLE: DA TORINO AL PIEMONTE COMANDA LA LEGA

Lunedì 14 gennaio 2019, Sala Rossa, Consiglio Comunale di Torino. Fabrizio Ricca, Lega Nord, dichiara a verbale: “Ora vediamo come l’Aula andrà a votare, e anche in base a come l’Aula andrà a votare la Lega prenderà dei provvedimenti.

Questa la minaccia politica che il rappresentante fascioleghista ha indirizzato ai suoi colleghi lunedì scorso, durante la discussione della mozione (presentata da Artesio, Montalbano, Enzo Lavolta e Chiara Foglietta) che chiedeva verità e giustizia sul caso Cucchi con relativa censura politica delle dichiarazioni a riguardo di Giovanardi e del Ministro Salvini, del quale si chiedevano inoltre le dimissioni.

Strumentalizzazione politica?
Sembrerebbe di sì ad ascoltare l’intervento del consigliere grillino Damiano Carretto: “un atto del consiglio comunale non deve spostare l’attenzione dalla verità e giustizia per Cucchi. Il Ministro dell’Interno non merita quel posto e non mi rappresenta.”
E infatti l’auspicio viene accolto dal compagno di Governo Ricca che presenta due emendamenti “per ri-armonizzare la mozione, come richiesto da Carretto, togliendo ogni riferimento politico.”

Leghisti e pentastellati uniti nella lotta!
Da Roma a Torino la morsa padana stringe sempre più al collo dei rappresentanti del M5S, e Ricca si gioca le sue carte sogghignando in faccia a quegli stessi attori locali grillini che si sentivano liberi e indipendenti (sì, come no).

Eppure sembra esserci nulla di più vicino alla maggioranza torinese se non questa mozione redatta dalla Compagna Artesio e dalla pasionaria Montalbano: basta ascoltare le parole della Capogruppo Sganga (che definisce IDIOZIE le parole di Salvini) per capire che l’assist fornito dalle opposizioni di sinistra è ghiotto per permettere al gruppo pentastellato di marcare la propria distanza dal fascioleghismo di Roma.
La strumentalizzazione politica è però dietro ogni angolo: prima il PD presenta un emendamento per aggiungere solidarietà alle forze dell’ordine (che la maggioranza dichiara di voler respingere), poi un emendamento simile ma edulcorato di Artesio (che invece verrebbe accolto), finché non si giunge a dover prendere una decisione sull’ emendamento Ricca e di conseguenza sul rapporto tra il M5S e la Lega (con relativo avvertimento di Ricca).
A questo imbarazzo, si aggiungono risate più o meno sguaiate, urla e accuse reciproche: risultato? Seduta sospesa, numero legale saltato al rientro in Aula e pericolo scampato per i five stars: nessun voto contrario al Ministro Salvini, il contratto di Governo è salvo vivaddio!

Martedì 15 gennaio 2019, Consiglio Regionale del Piemonte, assistiamo al replay del giogo fascioleghista al collo dei rappresentanti locali a 5 Stelle: si discute a proposito del ricorso della Giunta regionale alla Corte Costituzionale contro il "decreto sicurezza" di Salvini.

Quello stesso decreto sicurezza che aveva causato infuocati post su Facebook di consiglieri comunali e regionali pentastellati che “confessavano” al proprio popolo l’opposizione all’ orribile razzismo intrinseco al provvedimento fascioleghista. Bene, quindi si va alla lotta?

Si vota a favore della verifica della costituzionalità o meno del decreto in questione? In fondo dei conti è legalità anche questa no? Manco per niente, anche qui si lotta come un sol uomo pentaleghista contro il buonismo delle sinistre radical chic.
Prendendo spunto dal comunicato stampa del sito del Consiglio Regionale, per Giorgio Bertola, Davide Bono e Federico Valetti (M5S) “la realtà dei fatti è che c’è grande e grave disagio nei nostri territori. Chi abita in piazza vittorio come Chiamparino forse non ha contezza di quello che accade nelle periferie delle città. Non dobbiamo né cavalcare né ignorare il disagio. QUESTO GOVERNO STA CAMBIANDO L’IMMAGINE E L’AUTOREVOLEZZA DELL’ITALIA IN EUROPA, tutti devono essere parte della soluzione e non scaricare su qualcuno i problemi. a forza di retorica buonista e terzomondista, ci si dimentica delle persone che soffrono. Ci siamo preoccupati delle condizioni dei paesi da cui si parte e non di quelle in cui si arriva e accogliamo queste persone per permetterci di mantenere i nostri stili di vita con manodopera a basso costo”.

E Frediani? Voi ci direte “hai censurato la Compagna Frediani che avrà ricordato a tutti la tradizione d’ accoglienza della Valsusa” (che l’ultimo film di Daniele Gaglianone ci racconta in maniera struggente).
Spiace cari compagni: Francesca Frediani è rimasta in silenzio e votato contro il ricorso costituzionale avverso al decreto sicurezza (NdR: la Consigliera afferma di non aver votato contro).

Non si può andare contro il Capitano (di sventura), non si può fare una votazione avversa al compagno di Governo, non si può alzare la testa ma solo rispettare la cieca obbedienza.
Cel’ ha ricordato anche ieri, e con questo chiudiamo il Festival degli Orrori, la Sindaca Chiara Appendino: “Ritengo sbagliato, per quanto riguarda il Dl Sicurezza, che alcuni sindaci abbiano deciso di disobbedire, perché un sindaco deve sempre obbedire alla norma”. Sic et simpliciter: stai zitto, rispetta Sua Maestà LEGALITÀ (il più iperuranico dei princìpi pentastellati, oltre che il più destrorso) e Sua Eccellenza OBBEDIENZA e tutto andrà bene. Con buona pace dei distinguo tra i due alleati di Governo che qualcuno vuole ancora propugnarci.

venerdì 4 gennaio 2019

DECRETO SICUREZZA SALVINI: IL GRUPPO CONSILIARE PENTASTELLATO VOTA LA SUA SOSPENSIONE. LA SINDACA LI IGNORA


Roma: dormitori vuoti e stranieri per terra
22 OTTOBRE 2018: il gruppo consiliare 5 Stelle vota in Sala Rossa un ordine del giorno (presentato da Elide Tisi del PD) con il quale IMPEGNA la Sindaca e la Giunta Comunale a chiedere al Ministro dell'Interno ed al Governo di sospendere, in via transitoria fino a conclusione dell'iter parlamentare, gli effetti dell'applicazione del Decreto 2018 04146/002 3 Legge e ad aprire un confronto con Torino e le Città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull'impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.

04 GENNAIO 2019: parte la campagna di alcuni Sindaci italiani, tra i quali spicca il primo cittadino napoletano Luigi De Magistris, che si oppongono all’ esecuzione del decreto Insicurezza, scatenando la reazione del Ministro fascioleghista.

Nulla di più semplice che unirsi al coro dato che ha già l’appoggio della quasi totalità del Consiglio Comunale, da due mesi: cosa può fare la Sindaca della legalità se non opporsi all’ applicazione di una legge a rischio incostituzionalità?
Come hanno sottolineato autorevoli giuristi infatti, qualsiasi operatore di diritto chiamato ad applicare una norma che reputi incostituzionale ha il diritto/dovere di non applicarla e di fronte al giudice al quale dovrà rispondere di tale omissione chiedere il rinvio alla Corte Costituzionale. E, in questo caso, i fondamenti giuridici per dar seguito a una azione giuridica simile vi sono eccome.

Basterebbe ricordare quel che la stessa Capogruppo Valentina Sganga dichiarò in Sala Rossa, tanto per restare pragmaticamente nel merito della questione:
“Lo SPRAR è da sempre considerato un modello virtuoso, un modello dove fondi pubblici vengono gestiti da un sistema pubblico che vede in prima linea gli Enti Locali, in collaborazione con il Terzo Settore, Terzo Settore che è stato anche ospite della nostra Commissione. È virtuoso perché è in grado di fornire più servizi rispetto alla pratica dei CAS, è virtuoso perché capace di realizzare quel modello di accoglienza integrata di cui abbiamo tanto
sentito parlare, sia per i migranti inseriti, appunto, in percorsi di autonomia individuale, sia per i Comuni che li accolgono. A questo modello inevitabilmente si contrappone quello delle concentrazioni in grandi numeri nei Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti da enti profit e no profit, cioè da privati, privati che gestiscono fondi pubblici su assegnazione delle Prefetture. La reciproca collaborazione tra questa Amministrazione, da un lato, e la Prefettura e le Forze dell'Ordine non è mai mancata, ma il modello a cui aspiriamo è indubbiamente quello di un'accoglienza qualificata e controllata, un modello che esce inevitabilmente ridimensionato dalle disposizioni in materia di immigrazione contenute nel Decreto Sicurezza. Per queste ragioni il voto del Movimento 5 Stelle sarà a favore di questo ordine del giorno.”

E quindi? Cosa aspetta la Sindaca Chiara Appendino a mettere in pratica quanto suggerito dal Consiglio Comunale? Non è questa la più classica applicazione del modello pentastellato della partecipazione, con il gruppo consiliare che raccoglie le istanze cittadine per poi portarle alla Giunta di governo cittadino?

Ah già, ma la Sindaca oggi è in altre faccende affacendata: forse è al telefono con i Ministri di riferimento del suo Movimento (o magari direttamente con la sottosegretaria Laura Castelli visti i buoni rapporti) per perorare la causa torinese di fronte all’ aumento della percentuale di accantonamento minimo al Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde). Tradotto: il Comune avrà 20 milioni di euro in meno a disposizione, e un bilancio da presentare alla Corte dei Conti entro un mese.

Il rischio pre-dissesto è a questo punto altissimo, ironia della sorte indirettamente provocato dal Governo pentaleghista (ma non doveva essere amico?), in nome del quale oggi la Sindaca Chiara Appendino disattende completamente l’indirizzo posto dall’ intero Consiglio Comunale torinese, gruppo di maggioranza pentastellata compreso.

martedì 11 dicembre 2018

LA PIAZZA NO TAV: DALL’ INTERNAZIONALISMO ALLE 5 STELLE

MA QUANTI SIAMO?

Sabato 8 dicembre, ore 15,30: un nostro sistemista raggiunge la testa del corteo a metà di Via Cernaia e decide, con una flemma decisamente demodè, di fermarsi a guardare... il mare!
No, non il mare attraverso cui passa il 50% del traffico merci in Europa, ma il mare di persone di tutte le età che si è riversato tra le piazze Statuto e Castello. L'avanzare dei partecipanti è incontabile e incontenibile, per cui meglio fermarsi un attimo: ci vorranno ventotto minuti netti e tredici Partiti Comunisti diversi per poter arrivare a vedere l’ ultimo striscione del corteo dedicato a Sole e Baleno, prime vittime della Linea ad Alta Velocità.

Un colpo d’ occhio che è valso più delle mille foto e parole profuse per una guerra dei numeri che lascia il tempo che trova, ma che non può lasciar passare inosservato un particolare tutt’ altro che trascurabile: La Stampa ha cercato da subito di sminuire la portata della manifestazione indicando la presenza di 15 mila persone, mentre Chiamparino ha commentato facendo notare la presenza di numerosi pullman e treni da fuori città, come se il saper organizzare una protesta fosse un dolo.

Certo non stupisce la miopia di quel blocco di potere rappresentato dai media mainstream locali e dal partito progressista neoliberale sempre più prossimo all’ inconsistenza politica: è quella parte di Sistema Torino disorientato e privo di riferimenti che vaga al centro del ring politico come un boxeur suonato.

L’ altra parte del Sistema Torino è quella scesa in piazza un mese fa, che ha provato ad auto-rappresentarsi come “maggioranza silenziosa” che PRETENDEVA ascolto da una Sindaca cui il mondo imprenditoriale e produttivo torinese aveva dato molto più credito di quanto si sospettasse.
Lo sa così bene la Prima Cittadina che, col suo solito garbo e moderatismo molto torinese, si è lasciata scappare una dichiarazione sibillina pre-manifestazione (“L’analisi deve tenere conto anche dei costi per uscire dall'opera”) che, insieme alla sua assenza, ha rischiato di compromettere il clima sostanzialmente pacifico nei confronti del Movimento 5 Stelle di lotta e di Governo.

E’ una singola frase, ma il diavolo sta nei dettagli (aggiungiamo il suo non-voto in Città metropolitana sull' OdG relativo alla TAV): che si voglia ventilare l’ipotesi di una TAV low cost, che sembra una riedizione delle “Olimpiadi sostenibili”, tanto per rimanere sul tema della ossimorica neolingua della propaganda grillina?

LA PRESENZA GRILLINA NEL CORTEO: TANTE TESTE, POCHE BANDIERE

La vignetta di Vauro censurata da "Il Fatto Quotidiano"
A poco è servita la parziale marcia indietro arrivata nel tardo pomeriggio di sabato dalla pagina Facebook di Chiara Appendino con un post che sembrava più un tentativo tardivo di intestarsi il successo della manifestazione che un reale sostegno alle decine di migliaia di torinesi scesi in piazza. Paura di inimicarsi la ben più tranquilla borghesia?
Il giochino social purtroppo per lei non funziona sempre, e forse più di un pentastellato torinese avrebbe gradito maggiormente l’ annuncio di una diretta dalla manifestazione NO TAV che quello di due settimane fa delle ruspe al campo rom di Via Germagnano.

A proposito di ruspe, competitor leghisti e rospi da digerire, si potrebbe dire che il convitato di pietra della manifestazione sia stato il Decreto Sicurezza: era diffuso il fastidio nei confronti delle azioni xenofobe e razziste che il Governo pentaleghista sta perpetrando, soprattutto in una piazza molto più rossa e di sinistra di quel che le narrazioni, sia ex-ante che ex-post, hanno voluto descrivere.

Poche le bandiere del Movimento 5 Stelle, enormemente preponderanti quelle con falce e martello et similia, il tutto in un contesto molto “valligiano” sia dal punto di vista coreografico che di presenza massiccia di abitanti della Valsusa. Si, la Valsusa: il fatto che si siano spostati in massa dal punto di primario interesse lascia un segnale chiaro di come la popolazione locale NON sia convinta dell'operato del Governo e del ministro Toninelli, che sulla TAV, come direbbe Simona Ventura (per citare piemontesi DOC tanto cari al vecchio Chiampa) "ciurla nel manico", palesemente, dal punto di vista di chi il Movimento lo vive da decenni.
Troppe le analogie con il passato per mantenere intatta la grande fiducia offerta dopo anni di opposizione; il passaggio dall' opinione pre-elettorale nettamente contraria a un atteggiamento pilatesco non è sfuggito a noi come a molti altri.
Il segnale dei NO TAV è forte e chiaro verso chi ha chiesto voti nel 2016, e nel 2018 non perde occasione per mettere le mani avanti e avere un atteggiamento interlocutorio: eppure noi ci ricordavamo che l'infrastruttura Torino Lione ferroviaria fosse uno spreco di denaro e un danno per l'ambiente e la società, senza possibili compromessi di sorta. Avevamo capito male, evidentemente.
Non è che la TAV, ora che bisogna resistere alle pressioni di Confindustria, è diventata di colpo un' opzione valutabile? D' altra parte, non è cambiare idea una volta al Governo l'essenza stessa del governare il cambiamento?

Ma giungiamo ora alla domanda politica per eccellenza: può esistere una definizione classista delle due piazze torinesi dell’ ultimo mese?

LOTTA DI CLASSE BORGHESE VS. INTERCLASSISMO

Erano numerosi i cartelli che richiedevano investimenti per la messa in sicurezza del territorio, per la sanità pubblica e l’ istruzione, per le frontiere aperte e i tunnel chiusi, per un futuro dignitoso e salubre per le vecchie e nuove generazioni.
È quell’ insieme di concetti e ideali politici che ha reso il Movimento NO TAV uno dei pochi baluardi rimasti a resistere di fronte al pensiero unico neoliberale, a proporre una visione altra di società da contrapporre al concetto TINA (There is No Alternative) : beh, una alternativa c’è, e nella componente di popolo di sinistra presente sabato vi era una coscienza di classe ben maggiore di quanto ci aspettassimo.

Tuttavia, per quanto nobile e radicale sia la resistenza del popolo valsusino, è difficile intravedere un vero e proprio scontro di classe tra le due piazze: semplicemente non si può trascurare la natura storicamente interclassista del movimento valsusino, così come  interclassista per definizione è il Partito politico più vicino, volenti o nolenti, alla lotta, cioè il Movimento 5 Stelle.
Discorso ben diverso per la borghesia scesa in piazza un mese fa, quella borghesia che prova a celare la propria volontà di primazia politica dietro al sorriso innocuo di sette donne “spuntate dal nulla”: è quella che il sociologo Luciano Gallino definiva “ la lotta di classe dopo la lotta di classe”, cioè quella della classe dominante contro i perdenti.

Una borghesia così lontana dalla realtà popolare che, alla fine, la lotta di classe te la strappa dalle mani: e chissà che non sia stato questo atteggiamento della piazza del 10 novembre a spingere molte più persone del previsto a partecipare per difendere una causa che, forse suo malgrado, è diventata il simbolo del tutto.
E che ha permesso, a fronte di una borghesia focalizzata su un vecchio e anacronistico modello di sviluppo economico, di mantenere il focus sui diritti economici e sociali delle persone, dei quali proprio domenica ricorreva la giornata mondiale.