mercoledì 29 luglio 2026

PORTA PALAZZO CAPITALE DELLA CULTURA2033? NO, GRAZIE


Quante volte abbiamo ironizzato sulle ”Torino Capitale della qualsiasi” di fassiniana memoria?

Quanto bisogno ha la Città di continuare a riscoprirsi qualcos’altro, per sotterrare la vergogna del proprio passato operaio-industriale?


Il feticcio della nostra contemporaneità è la cultura
: la foodificazione dei quartieri diventa cultura del cibo, le mostre blockbuster vengono spacciate per cultura museale, i grandi eventi pop-trash si trasformano in (o sostituiscono la) cultura musicale.

Finanche il Kappa Futur Festival, evento techno pazzesco sia chiaro, è diventato cultura. A questo ha risposto sapientemente una cara amica: 

Ma io ci vado per spaccarmi e ballare, cosa c’entra la cultura?

Per dirla con l’encomiabile Migliaccio, “Torino (...) sta scommettendo sulla cultura come forma di consumo e sulla crescita del mercato turistico.” 

L’autore ha colto l’essenza di questo processo seguendo quanto avvenuto a Porta Palazzo in queste settimane: l’omonimo Festival ha esordito con una “cena della comunità” a inviti, recintata con transenne e divieto di ingresso (escludendo le comunità stesse). È proseguito con un aperi-DJSet in collaborazione col Kappa Futur, dove abbondavano gli stand di hamburger e spritz, gli avventori e la sicurezza privata. Chi mancava? La comunità locale.

Un fil rouge lega il Festival di Comunità al Festival di Architettura tenutosi una ventina di giorni dopo presso il vecchio mercato ittico che, aggiungiamo una postilla, nel 2017 venne venduto dalla coppia Appendino-Sacco come futura “boqueria del pesce” per attrarre turisti ma l’idea è, guarda un po’, naufragata. 

Oggi invece è diventato uno spazio temporary, da riempire con la fuffa di Assessori, Sindaco e Architetti, buona per venderci il prossimo boccone avvelenato: TORINO CAPITALE DELLA CULTURA 2033, con la sua sede naturale proprio in Porta Palazzo. 

Come accennato poc’anzi, il quartiere dello storico mercato popolare ha subito negli ultimi anni violenti e ripetuti tentativi di food-gentrificazione: iniziarono appunto Appendino-Sacco inaugurando Mercato Centrale con una diretta di straordinaria comicità involontaria, accompagnato dall’ossimorico “ostello di lusso” nella vecchia caserma dei Vigili del Fuoco e dall’immancabile social housing bancario. Tutto questo condito dallo sfratto del mercato degli straccivendoli, spostati lontano, di fianco alla raccolta rifiuti ingombranti in periferia, e delle occupazioni e realtà che resistono al cambiamento imposto. Interessante come 

prima si allontanano le classi popolari, che vengono esiliate in modo coatto, e poi si costruisce un sistema simbolico nostalgico ispirato alle forme di vita che non ci sono più o che stanno scomparendo. Così gli spettatori paganti possono giungere a godere di proiezioni simulacrali emanate in un deserto sociale.

Per questo ci uniamo alla chiosa e all’appello dell’articolo di NapoliMonitor, al fine di resistere a questo meccanismo turbo-capitalista camuffato da iniziativa progressista multi-culturale:

Torino 2033 sarà un’infrastruttura discorsiva utile a legittimare una città aperta ai capitali di investimento e violenta contro le classi più deboli. Eppure, Torino 2033 non sarà soltanto un sistema di pubblicità turistica e di manipolazione simbolica. I milioni che giungeranno serviranno a cooptare i creativi, gli intellettuali, gli operatori del terzo settore e in generale chi elabora i linguaggi urbani. Per un anno vedremo una penosa corsa ai bandi per ottenere qualche migliaio di euro in più, mentre le voci dissidenti saranno ancora più isolate e flebili. Questo esito, tuttavia, non è inesorabile. È necessario lanciare subito un allarme e dialogare con chi non guadagnerà nulla dalla trasformazione di Porta Palazzo e di altri quartieri popolari in scenari per un consumo spettacolare. 

Ostacolare Torino 2033 adesso è una strategia più efficace di quanto potrà esserlo un’opposizione organizzata tra sette anni, quando sarà ormai in moto un colossale macchinario simbolico votato all’ottundimento.