sabato 26 settembre 2015

Torino - Lione: che succede in quel cantiere?

Da oltre più di vent’anni i lavori legati al megaprogetto Alta Velocità in Italia è stato circondato da una nebulosa di malaffare, devastazione ambientale, corruzione, costi gonfiati, manipolazione dell’informazione e, nel caso della Valsusa, anche di repressione.

Si sono scritti decine di libri sul tema, c’è stata qualche inchiesta della magistratura, poche le condanne. A fare da cane da guardia all'affaire Torino-Lione c’è sempre stato il movimento No Tav che da oltre vent'anni, senza retorica, ha denunciato e documentato gli strani interessi che giravano al cantiere della Maddalena, gli strani affidamenti agli amici degli amici. Lo ha fatto mentre subiva una pesante repressione, mentre i media, la politica e la magistratura costruiva l'immagine del No Tav black bloc e terrorista. Tutto questo mentre in quel cantiere, lassù tra i monti, accadevano cose strane, intervallate da passerelle mediatiche del politico di turno. Tipo Fassina. Fassina chi?

Ieri sui maggiori quotidiani nazionali è uscita la notizia di un’informativa dei Ros che cita i maggiori protagonisti del partito Si Tav: Stefano Esposito, Paolo Foietta, Marco Rettighieri, Luigi Massa, Antonio Ferrentino, Ferdinando Lazzaro. Insomma, un bel gruppetto: il senatore, il geometra, il presidente di sempre, un riciclato politico, l’ex notav, l’imprenditore con precedenti.
Nell’informativa dei Ros Ferdinando Lazzaro, imputato nel processo “San Michele” sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte riuscì a far “intervenire in suo favore personalità politiche e quadri della committente Ltf” sui lavori della Torino – Lione. I fatti risalgono al 2012.

Come si legge sul Fatto Quotidiano,  Esposito “avrebbe contattato il presidente della Cmc di Ravenna in presenza di Lazzaro, che si lamentava della «posizione poco indulgente adottata da Cmc nei loro confronti» per l’ottenimento del movimento terra. La questione emerge in una  intercettazione tra Lazzaro e un altro importante imprenditore della Val di Susa Claudio Martina e quelle con Luigi Massa“.
Il percorso che farà la magistratura alla luce di questo documento dei Carabinieri è tutto da vedere...

Il movimento No Tav ha denunciato questi strani incroci e soprattutto ha individuato chiaramente i personaggi che albergano in quella nebulosa. I Valsusini hanno avuto ragione da sempre e oggi c’è stata l’ulteriore conferma della bontà della sue ragioni: quella linea non s’ha da fare.

Repubblica Torino chiede a Esposito che posizione ha ora sulla Torino Lione: “Sempre la stessa, a favore e a maggior ragione”. Ecco, non avevamo alcun dubbio. 

venerdì 25 settembre 2015


Trans Adriatic Pipeline è il nome di un condotto per il trasporto di gas naturale del Corridoio Sud del Gas, fortemente voluto dall’UE e dal Governo Italiano. 

Dai giacimenti dell’Azerbaijan, il condotto dovrebbe rifornire il mercato energetico europeo passando per i mari e la costa pugliese. 
La lunghezza del condotto sarà di 800 km complessivi, di cui 45 di tratta sotto i mari italiani e 8,2 km di tratta interrata sotto la costa pugliese. Il progetto conta, inoltre, 1 terminale di ricezione del Gasdotto e 56 km di braccio di prolungamento. Saranno 8 i Comuni pugliesi toccati dal braccio.
9.861 abitanti direttamente colpiti, 807.256 indirettamente.
Il condotto permetterà il trasporto di 10 miliardi di metri cubi di gas estendibili fino a 20 miliardi.

Costo dell’Opera: 40.000.000.000 di euro, più pesci, tartarughe Caretta Caretta, banchi di corallo, praterie di posidonia oceanica, grotte carsiche, falesie e ulivi secolari a fondo perduto.

Nel 2010 il progetto TAP riceve il NO della Camera di Commercio di Bari. 
Nel 2012 il Consiglio Comunale di Melendugno esprime, all’unanimità, parere negativo. La Commissione VIA della Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente esprimono uguale parere e bocciano il progetto. 

• Il 10 settembre del 2013 TAP consegna il nuovo progetto al Ministero dell’Ambiente.
• Gennaio 2014: la Commissione VIA della Regione boccia anche il secondo progetto.
• Settembre 2014: bocciatura del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo.
• L’11 settembre il Ministero dell’Ambiente ha approvato con decreto ministeriale la Valutazione d’Impatto Ambientale per il progetto TAP.

Si attende l’autorizzazione da parte della Conferenza del Ministero dello Sviluppo Economico. 
Aspettando l’autorizzazione, aspettando il TAP, aspettando anche EXPORTO 2022. 


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mercoledì 23 settembre 2015

Banca Etica patrocina il crowdfunding di EXPORTO su Produzioni dal Basso

Il crowdfunding di EXPORTO su Produzioni dal Basso conta ora anche del sostegno di Banca Popolare Etica, che ha ammesso lo spettacolo nel proprio network di progetti di promozione culturale, sociale e ambientale presenti sulla piattaforma medesima. 
Oltrechè per il supporto materiale alla riuscita della raccolta di donazioni, la quale  ha un importo minimo da raggiungere essenziale ma pur tuttavia non indifferente, il patrocinio conferito da Banca Etica risulta significativo anche in quanto ulteriore conferma dell'interesse che i temi di EXPORTO 2022 trovano presso persone e organizzazioni. 
Sistema Torino non può che essere soddisfatto per queste manifestazioni di interesse, le quali funzionano da stimolo nel portare a termine la produzione dello spettacolo. Questo nonostante la difficoltà nell'operare su temi e situazioni che non sono quelli per i quali si può contare sui tradizionali finanziamenti (pubblici e privati) per le attività culturali. 
Ci auguriamo quindi che questo nuovo supporto promozionale allo svolgimento del crowdfunding sia di aiuto per la sua riuscita, la quale si continua comunque sempre a basare sul sostegno anche economico che, attraverso le donazioni su Produzioni dal Basso, tutti voi ci vorrete, speriamo, accordare.

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martedì 22 settembre 2015

1* ottobre: EXPORTO 2022 ospite dell'Unione Culturale di Torino

Giovedì 1 ottobre l'Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino ospita un incontro che ha come protagonista EXPORTO  e le sue tematiche. 

"La serata, rinnovando lo stretto legame che sin dagli esordi unisce l’Unione Culturale con il teatro di ricerca e di impegno civile, sarà il pretesto per una riflessione pubblica sugli esiti della politica neoliberista sul territorio, sui beni comuni, sulla comunicazione, proponendosi sia come presentazione dello spettacolo EXPORTO 2022, che avrà la sua prima nazionale a Torino dal 14 al 17 ottobre presso la Sala Gabriella Poli del Centro Studi Sereno Regis, sia come anticipazione dei temi che caratterizzeranno la stagione di dibattiti 2015-2016 del gruppo di studio “Città e Territorio” dell’Unione Culturale.

Ne discutono: Domenico Finiguerra, Tomaso Montanari, Maurizio Pagliassotti
Introduce e modera: Guido Montanari, coordinatore Gruppo “Città e Territorio” dell’UC
In anteprima si vedranno alcuni estratti, interpretati da Massimo Giovara, dello spettacolo teatrale EXPORTO 2022 ideato e prodotto da Sistema Torino, con il patrocinio di “Città e Territorio”, gruppo di studio dell’Unione Culturale Franco Antonicelli.




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PERCHE' FINANZIARE EXPORTO: quattro grandi opere, altrettanti motivi


MOSE. Il gigantesco affare delle dighe mobili sottratto alle normali procedure d'appalto grazie alle deroghe previste dalla legge "salva Venezia" del 1984. La denuncia messa nera su bianco - senza troppa enfasi, a dire il vero - nel 2007 dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella relazione al Parlamento. I costi sono passati dai 4,191 miliardi di euro del 2001 ai 5,496 del 2011. L'opera deve essere ancora ultimata e le previsioni finali prevedono una quadruplicazione della cifra originariamente prevista.

Passante di Mestre.
 
32 chilometri che collegano Dolo e Quarto d’Altino. Nel 2003 costava 750 milioni di euro, lievitati a 1,34 miliardi quando si è arrivati all’apertura.

Salerno-Reggio Calabria.  I lavori cominciarono nel 1964, la data d’inaugurazione dovrebbe essere il 2018: 54 anni dopo. E l’Europa paga da tempo immemore: la Bei 530 miliardi di lire nel 1998, Bruxelles con fondi strutturali da 400 milioni di euro. Ma ancora l’autostrada mangia-fondi non è sazia. Servono altri 2,9 miliardi di euro e 1,1 sarà di provenienza Bei con il Piano Juncker. Finiranno nelle tasche di qualche azienda in odor di mafia?

Brebemi. I flussi di traffico realizzati sino ad ora (20.000 veicoli al giorno) sono esattamente la metà di quanto stimato ex ante (40.000 veicoli). Volendo anche mettere da parte la malafede degli analisti, rimane la questione di una previsione profondamente errata. È, questa, una costante per investimenti che vanno a localizzarsi in contesti privi di modelli di trasporto affidabili. La selezione di progetti “con la pancia” e con volumi di traffico che sono la semplice proiezione di trend inverosimili comporta un eccesso di investimenti, a danno dei conti pubblici.

Sostenete il nostro lavoro d'inchiesta, fate una donazione per EXPORTO 2022
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3. EXPORTOUR - VIAGGIO NELLE TERRE DI EXPORTO

Giorno quarto
Da non mi ricordo manco più a dove il Mincio si butta nel fiume Po.

Il sindaco di un microscopico borgo che si affaccia sul l'argine maestro mi accoglie nel suo ufficio disadorno. Ho indossato i pantaloni eleganti e la maglietta. L'esterno del suo suo comune è un disastro, coperto da guano di piccione stratificato. Piazza deserta, un bar si affaccia con le sue sedie rosse di plastica. Si discute di Po. Lui lungo l'argine vorrebbe fare un bel parcheggio con scambio bici auto. ma come un parcheggio, sindaco? Mi dice che servirebbe per il turismo. Ma se ci mettiamo il cemento poi i turisti nn vengono perché sembra di essere in una qualsiasi periferia, insisto. No perché i turisti vengono di più con il parcheggio. Ma cosa vengono a fare scusi, se il posto è rovinato?? Verranno Alla beuty farm con centro servizi commerciale. Ma scusi cosa c'entra la beuty farm, il parcheggio e il centro servizi con po? E qui arriviamo alla ciccia, al cuore delle ragioni per cui l'Italia è demolita. Mi dice così: i comuni sono senza soldi, non possiamo sopravvivere con le bici; io guido pure lo scuolabus ma se andiamo avanti così non ci saranno più soldi pr il gasolio. Quindi l'unica è vendere il territorio, fare parcheggi e centri commerciali, domando. Io non so cosa fare, mi spiace, risponde allargando le braccia. Ma scusi sindaco questo è il territorio più ricco d'Italia, in tutti i paesi che ho attraversato ho incontrato più banche che bar. Non so cosa dirle, noi stiamo per fallire e chiudere. Esco, proseguo, evito le cacche di piccione, torno alla bici e muovo verso ovest.


Giorno quinto. Da Mantova a Ferrara.

Oggi gran varietà televisivo. 

Attraversare la pianura padana in bicicletta per raccontare cosa essa oggi è scatena curiosità ed entusiasmi. Sono sempre più lontano dalla prospettiva malinconica del maestro Paolo Rumiz è del suo Morimondo. di solito arriva il sindaco o qualche assessore di qualche paesotto per raccontarmi mille cose e a offrirmi l'ennesimo bicchiere di rosso in riva a Po. oggi a Cremona è giunta la TV locale! Incuriosita dallo spettacolo teatrale EXPORTO 2022 e dalla mia sgambata mi hanno voluto intervistare. Dopo aver spiegato perché vogliamo allegare la pianura padana con il mare - a proposito state facendo le donazioni/biglietto?


Occhio che non ci sono molti posti - mi hanno domandato cosa mi è piaciuto maggiormente in questi primi 350 km. Subito ho pensato all'anguilla, una vera scoperta! Ma che spettacolo ragazzi, bella fritta, me la mangio pure stasera mi sa! Ma poi ho pensato che dovevo pur sempre fare la persona seria e così mi sono venute in mente le decine di uomini e donne che mi hanno raccontato il fiume. Un'unica, immensa, voglia di raccontare Po: storie di personaggi che potrebbero tranquillamente vivere nei libri di Calvino, avventure di ogni tipo, pesci mostruosi, maschere, ciucche epiche, inondazioni, nutrie, fossili di dinosauro, feste, gente passata con la zattera, ragazzi malati che possono vivere solo nel fiume e quant'altro.
Ma soprattutto ho raccontato i moltissimi giovani di Po che tentano di creare un'economia sostenibile e di qualità, lontani mille miglia dalla logica predatoria che, probabilmente, è quella incontrata da Rumiz.
Maurizio Pagliassotti

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OPERETTE AMBIENTALI - IL PONTE SULLO STRETTO

3.300 metri di ponte che collegano la punta dell’Italia Meridionale alla Sicilia. Il più grande ponte sospeso del mondo. Una vecchia storia che risale ai tempi dei Romani, che dagli anni 60 si sta cercando di far diventare realtà e che ora sta tornando in auge dopo la messa in liquidazione, nel 2013, della Stretto di Messina SpA.
2 coste, 2 pilastri, 399 mt d’altezza, 2 coppie di cavi d’acciaio. 2 passaggi pedonali, 6 carreggiate, 6.000 veicoli all’ora e 2 binari ferroviari per lasciar scorrere 200 treni al giorno.

Costo dell’opera: 8.500.000.000 di euro. Finanziamento in project financing, da ripagare con le entrate provenienti dai pedaggi.
500.000.000 di € già spesi.  Progetto bloccato.
700.000.000 richiesti in risarcimento dal Consorzio Eurolink allo Stato italiano per l’annullamento del progetto.  Robetta rispetto a EXPORTO 2022. 


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sabato 19 settembre 2015

2, EXPORTOUR - VIAGGIO NELLE TERRE DI EXPORTO

Giorno secondo. Da Barricata a Papozze. Km 65



Per prima cosa devo dire che vorrei che mi raggiungeste tutti. Anche chi non mi conosce. 

Sto attraversando posti incantati tra stormi di fenicotteri, ponti di barche senza tempo, panorami mozzafiato e cosa altro. Dovevate esserci oggi quando, oggi pomeriggio, imboscato per un piccolo bisogni no, ho sentito urlare da un'isola piantata in mezzo al Po un uomo evidentemente straniero, evidentemente alticcio. “Come Come Friend”. 
Ma tra me e lui c'è il fiume. Così lui prende una barca, una zattera, e viene verso di me. Giunto sulla riva si fanno le presentazioni e poi decide che devo andare in quello che chiama The Village. Salgo sulla zattera con la bici e l'energia enorme, pronto a tutto. The Village è un vero accampamento di tende dove soggiornano venti persone più o meno dedite all'ombreto". 

In da Village stasera si festeggia e vogliono condividere con me, primo essere umano che si affaccia dopo giorni, un grande evento. Il tizio, John, alza il braccio e dalla sua mano pende un pennuto a testa in giù. Un fagiano, fresco fresco. Ne ho incontrati decine pedalando, bestiole di allevamento che vengono liberate per far contenti i cacciatori tra pochi giorni. Bestiole a cui potranno arrivare ad un cm dalle penne, tanto sono selvatiche. E poi spararsi. 
Dalla quantità di fagiani presenti in da Village stasera sarà un vero banchetto. Bevo la birra, mi fanno la foto manco fossi un animale esotico e poi proseguo. 

Giungo in un baretto fermo nel tempo, assetato dove chiedo una Coca Cola. Il bar man, un uomo veneto che continua ad evocare divinità canine, mi porta una lattina rossa. Faccio notare che è succo di lampone di marca a me ignota. E qui ecco la lezione, la prassi Gramsci, mi fa: ma “Ghe se a stesa cosa, (censura) Can!” E poi mi racconta del grande freddo del 29, così, a caso. 

Giungo finalmente a Papozze, stremato, e mi avvicino al campeggio. Chiuso da quattro anni. Chiedo a una signora che passa se mi fa dormire nel fienile, senza successo. Approdo a "La zanzara" dove trovo sistemazione. I due proprietari, straordinari, mi raccontano che la Regione Veneto è contraria alla VenTo, la pista ciclabile lungo il Po, per non precisate ragioni economiche. 
Oggi ho attraversato enormi viadotti in piena laguna in totale solitudine, o in scia a un trattore. 
Dai, allora, Venite? È veramente straordinario il Po!

Maurizio Pagliassotti

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Operette Ambientali - 16 conflitti ambientali e storie di resistenza da Sud a Nord


In Italia sono oltre 100 i conflitti ambientali documentati grazie all'accurato e partecipato lavoro di comitati territoriali, ricercatori, giornalisti e dipartimenti universitari. 
L’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali li raccoglie e categorizza secondo 10 criteri. 

Tra i conflitti documentati, 16 sono dovuti ad opere infrastrutturali e cementificazione. Ogni territorio interessato racconta la storia di una violenza subita ma anche l’impegno e la forza che i movimenti per la giustizia ambientale stanno portando avanti. 

Da Sud a Nord 16 disastri e 16 storie di resistenza. 

Il Ponte Sullo Stretto, Il Progetto TAP, Il Gasdotto Rete Adriatica, La Strada a Scorrimento Veloce Calore-Salerno, Il Tratto Autostradale Roma-Latina, L’elettrodotto Villanova-Gissi, Il Progetto di Lottizzazione Nathan, Il Centro Commerciale Megalò, La Gestione del Post Terremoto in Abbruzzo, Il Nodo Ferroviario Alta Velocità di Firenze, il MOSE, il Progetto Grandi Navi, il Passante di Mestre, l’autostrada Orte-Mestre, EXPO 2015, La TAV. 


Nessuna di queste operette ambientali è minimamente paragonabile a ciò che sarà Exporto 2022: la Grande Opera a impatto ambientale nullo. 
16 storielle, a confronto dell’Opera definitiva, ma che vale la pena raccontare aspettando EXPORTO 2022.

14, 15, 16, 17 ottobre 2015, ore 21,00 - Sala Gabriella Poli, Centro Studi Sereno Regis, Torino

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giovedì 17 settembre 2015

1. E' iniziato l'EXPORTOUR, viaggio in bicicletta nelle terre di EXPORTO 2022

mercoledì 16 settembre - 1^ puntata 
(di Maurizio Pagliassotti)

Il viaggio nelle terre di Exporto inizia oggi da Mestre.
Percorrerò circa 800 km in bicicletta lungo l’asta del Po. 800 km che verranno poi raccontati in una serie dei reportage cartacei e su un breve ebook.
Mi preme ringraziare tutta l’organizzazione di Sistema Torino, Fabio DS Saracino per i consigli tecnici, Giancarlo Parolin e famiglia per la bici su cui sto pedalando.
Al momento mi trovo lungo una retta che procede verso l’infinito: la statale che collega Marghera a Chioggia. Retta funestata da una pendenza dell’1% che mi fa sembrare questo tratto di strada il Mortirolo, per il peso della bici che sfiora i 30 kg, causa bagagli.
Probabilmente il posto più pericoloso della terra per un ciclista. 
Qui, a ogni rotonda, anche i più indefessi atei mangiapreti riscoprono il valore della fede, dei santi, delle icone, di tutto ciò che può dare una spinta verso l’uscita dalle immani rotatorie.

Saluti dall’evocativo Malcontenta, procedo verso Chioggia e la Lanterna Vecchia di Gorino, estremo lembo del delta del Po.

lunedì 14 settembre 2015

EXPORTOUR: in bicicletta nelle terre di EXPORTO 2022, un viaggio da Venezia a Torino


Sistema Torino è lieto di presentare "EXPORTOUR, viaggio nelle terre di EXPORTO 2022" un viaggio di circa 800 km lungo l'asta del Po. In bici.
Attraverseremo la terra dell'iper velocità e dell'iper produttività a ritmo blando, pedalando e osservando.
Il fiume della Pianura Padana, oggetto di infinite manomissioni è per questo ormai pienamente appartenente al reame delle Grandi Opere.
Eppure, ne siamo convinti, il canale di scolo dell'Italia industriale mantiene intatta la sua bellezza, perché volutamente separata dalla civiltà del cemento in cui viviamo.
Il Po nasce dal Monviso, piramide di granito che torreggia su Torino, e si dipana verso est.
Noi faremo il percorso inverso, da Venezia a Torino, in circa dodici tappe.
E lo racconteremo in un libro di prossima pubblicazione.
Storie, leggende, ricette, percorsi sterrati, argini e briglie, bellezza e bruttezza, centrali nucleari dismesse, foreste e risaie, ponti, centri storici e campanili, autostrade, lucci, anguille e pesci siluro, gufi e rondini, barcaioli, liquami e acqua cristallina, isole e chissà cosa altro.
Questo sarà il libro.
Un testo a metà tra la guida turistica, il romanzo, e l'approfondimento.
Una prima versione sarà disponibile in digitale per i sostenitori di EXPORTO 2022, lo spettacolo teatrale di Sistema Torino.
In seguito una versione più articolata si potrà acquistare il libreria.
Maurizio Pagliassotti partirà da Venezia mercoledì 16 settembre.
Seguiteci, e magari l'ultimo tratto lo faremo insieme.

mercoledì 26 agosto 2015

Lettera di Pro Natura: "Gli incendi del Palazzo del Lavoro sono colpa della “Burocrazia”?"

(fotografia da lamole.it)
Lettera aperta

-  Al Sindaco del Comune di Torino 
-  Alla Giunta Comunale di Torino 
- Ai Consiglieri Comunali di Torino 
- Al Presidente della Circoscrizione 9 di Torino
-  Al Sindaco del Comune di Moncalieri
-  Ai mezzi di informazione


Ancora una volta l’attenzione mediatica si concentra in questi giorni sul Palazzo del Lavoro di Torino e ancora una volta si dà la colpa del suo abbandono alla “burocrazia” e alla Giustizia Amministrativa, che ne rallenta la trasformazione in un grande centro commerciale, abbandonando l’edificio di Nervi al degrado e al vandalismo: ma non è forse chi ha la titolarità di un bene tutelato dalla Soprintendenza a doverne garantire la sicurezza? Altre volte siamo intervenuti sul tema, ma vogliamo ribadire alcuni elementi importanti, affinché i roghi nonsiano un pretesto per proseguire in scelte urbanistiche sbagliate.

Un progetto nato nel 2008, partito come Variante Parziale al Piano Regolatore, poi ritenuto illegittimo nei suoi fondamenti, è stato riattualizzato sotto forma di Accordo di Programma e
di Variante Semplificata (art. 17bis della Legge Urbanistica Regionale). Se nel progetto originario veniva gravemente compromessa l’area verde e alberata circostante il Palazzo, destinata a essere spianata per costruirvi un parcheggio interrato, la successiva proposta di trasformazione porta la Superficie Lorda di Pavimento da 28.000 a 43.000 metri quadrati, inglobando una buona parte del Parco di Italia ’61, del quale inspiegabilmente in questi giorni si dichiarano l’abbandono (?) e il presunto degrado come “porta Sud della Città”. Così un parco in buone condizioni manutentive, con tutti gli edifici esistenti (tranne il Palazzo del Lavoro) resi fruibili, intensamente frequentato dai cittadini del quartiere e dagli sportivi, viene proposto per una “riqualificazione” che comporterebbe la realizzazione di buona parte dei posti auto necessari al nuovo centro commerciale (1.570) proprio sotto le aree verdi circostanti il Palazzo a Vela. Ennesima riproposizione di “verde su soletta” in luogo del verde in piena terra. Come se non bastasse, si vorrebbe collocare nel parco pure la mitica “Ruota Panoramica”, Il Palazzo del Lavoro diventerebbe un centro commerciale classico, mentre prima era presentato impropriamente come “centro commerciale naturale”. 

I problemi viabilistici sono molto complessi, e giustamente la città di Moncalieri teme che in buona parte si scarichino sul suo territorio, mandando definitivamente in crisi l’asse di corso Trieste e la rotonda Maroncelli. Pone come giusta condizione la realizzazione di un sottopasso (costo 8-10 milioni di euro!) che risolva almeno in parte i problemi viabilistici, legati ai nuovi flussi di traffico che si creerebbero nella “Porta Sud” di Torino. Ma Torino ha davvero bisogno di un ennesimo centro commerciale, che segna emblematicamente il definitivo passaggio da “città del lavoro” a città dei “centri commerciali”? Tante funzioni potevano e potrebbero trovare collocazione del Palazzo di Pier Luigi Nervi: funzioni museali ed espositive, attività di ricerca ed aule universitarie, spazi per la “Città della Salute”, attività sportive; e - perché no - il fantomatico “Centro Congressi” da 5.000 posti che dovrebbe sorgere nell’area Westinghouse di Spina 2. Ma nessuno ci ha seriamente provato: l’edificio, di proprietà del Demanio, è stato trasmesso a FINTECNA, e infine ceduto alla Società Pentagramma costituita in quote paritetiche da GEFIM e Cassa Depositi e Prestiti Immobiliare s.r.l. (pur sempre una società pubblica). Un edificio pubblico, destinato a funzioni pubbliche, viene “valorizzato” dal punto di vista esclusivamente immobiliare e commerciale, mentre nella proposta di Accordo di Programma l’interesse pubblico non è chiaro in cosa consisterebbe.

I problemi ambientali e i danni al patrimonio verde, con ingenti scavi per diversi piani di parcheggi interrati, si scontrerebbero poi con possibili contaminazioni del terreno sottostante, che prima di Italia ’61 ospitava la vecchia discarica della Città. Sappiamo davvero cosa è presente in profondità sotto l'attuale parco? Nel momento in cui i vari Enti titolati sono coinvolti nella fase di specificazione della Valutazione Ambientale Strategica chiediamo che si valutino approfonditamente tutti gli aspetti
ambientali, viabilistici, paesaggistici e socio-economici che si riverserebbero su questa parte di città e del territorio metropolitano, insieme con il Grattacielo della Regione, il raddoppio di Eataly, la realizzazione della “Città della Salute” sull’area della FIAT Avio, i parcheggi di interscambio per la Metro 1 in piazza Bengasi, ed altre trasformazioni in arrivo.

Il Vicepresidente e referente per l'Urbanistica
di Pro Natura Torino Onlus
(Emilio Soave)

lunedì 17 agosto 2015

Leggete l'Unità?

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Affrontare l'Unità è affrontare il paradosso di Zenone.
Il presocratico disse una cosa che più o meno faceva così: “Un numero infinito di passi può farci percorrere una distanza finita”.
Zenone voleva dimostrare l'impossibilità del movimento.
L'Unità è l'Angelo Sterminatore, Achille e la tartaruga.
Partiamo però dai numeri dell'Unità
1924 e 92, data di fondazione e anni di vita.
Un infinito numero di passi che ha portato a un punto addirittura antecedente alla partenza: all'impossibilità del movimento, al “eterno ritorno del sempre uguale” per dirla con altre parole nobili e di destra.
Partita da Gramsci è arrivata a Renzi.
Partita dal comunismo, l'Unità è tornata al liberalismo tardo ottocentesco.
Siamo perfino oltre Zenone.
Ma noi siamo di sinistra perché siamo galileani, pitagorici. Va bene così? Così più nessuno si turba e pensa alla barba di Marx, ai gulag, ai bambini bolliti.
Noi siamo tutto questo e affrontiamo la questione l'Unità con approccio scientifico.

giovedì 6 agosto 2015

Compagnia di San Paolo: si rispettino le regole (scritte) nelle nomine

La folle privatizzazione del sistema bancario sta per essere completata.
La Compagnia di San Paolo, tra poche settimane, dovrà cedere ulteriori quote del suo patrimonio e, con ogni probabilità, perderà il primato nella composizione societaria di Intesa Sanpaolo, il primo gruppo bancario italiano.
Al primo posto salirà l'hedge fund "Black Rock". Sistema Torino ha già scritto e commentato ampiamente questo ulteriore volto alla dilapidazione completa del patrimonio pubblico italiano.
La Compagnia, anche se indebolita, rimarrà comunque l'unico potere forte torinese.
Il Sindaco di Torino e l'intero Consiglio Comunale non hanno un'oncia del potere del Presidente e del Consiglio Generale della Compagnia.
Perché la Compagnia, di fatto, fa il bello e il cattivo tempo di tutte le politiche sociali e culturali della città.
E' l'unica che può farlo, perché ha a disposizione le risorse provenienti dalla banca madre, Intesa Sanpaolo: risorse non infinite ovviamente, ma molto sostanziose.
Sistema Torino da tempo analizza l'intreccio perverso tra istituzioni debitrici strozzate dagli istituti di credito che però fanno l'elemosina attraverso le fondazioni bancarie.
Ma questo è un altro discorso, mettiamolo da parte.
Senza i soldi della Compagnia a Torino non esisterebbero molte delle politiche di welfare che rendono questa città civile, né buona parte dell'offerta culturale.
Lo Stato si sta ritirando da tutto, taglia tutto, rimane, come si diceva, l'elemosina delle fondazioni.
E' uno schema religioso, di chiara impronta cattolica.
Ovviamente questi finanziamenti, soprattutto quelli per i grandi eventi culturali e turistici, finiscono di fatto per finanziare la campagna elettorale permanente della maggioranza politica torinese, che si bea quindi di attività pagate con soldi della Compagnia o delle aziende partecipate dal Comune.
Circolano sempre più insistenti le voci che i vertici della Compagnia di San Paolo possano essere rinnovati a breve, un anno prima della naturale scadenza prevista dopo le elezioni comunali del 2016. Se così fosse, il sindaco di Torino, Fassino, verrebbe quindi chiamato a fornire l'indicazione per la nomina del Presidente.
Ciò significherebbe che questa figura, proposta da un sindaco ormai al termine del suo mandato, resterebbe nel cuore del potere cittadino anche qualora, e noi lo speriamo, Fassino non fosse più sindaco dopo le prossime elezioni amministrative.
Domanda: se quindi fosse eletto a sindaco, appunto, un candidato differente da Fassino?
Se vincesse un candidato che ha come primo punto del programma elettorale la ristrutturazione del debito della Città di Torino proprio con Intesa Sanpaolo, di cui, come si diceva, la Compagnia è (era?) primo azionista?
Se vincesse un candidato sindaco che vuole fermare il carrozzone dei grandi eventi e avesse politiche culturali diverse? Che non vuole vendere la Cavallerizza Reale? Contrario alla partecipazione delle fondazioni nella Cassa Depositi e Prestiti?
Accogliamo quindi l'appello di Ugo Mattei che chiede il mantenimento dello status quo nella composizione dei vertici della Compagnia di San Paolo fino all'elezione del prossimo nuovo Sindaco di Torino, rispettando la scadenza naturale prevista statutariamente.

martedì 4 agosto 2015

5 - POLVERIERA MURAZZI 2015: C'E' VITA DOPO GIANCA? Intervista a Max Casacci

Davvero c’è bisogno di spiegare il motivo dell’intervista a Max Casacci sulla questione Murazzi, Giancarlo e dintorni? No, non credo. Max fa un interessante excursus riassuntivo di quanto avvenuto recentemente, dagli ultimi bagliori del “vero Giancarlo”, a quelli che potrebbero essere i Murazzi futuri passando per Parigi ed altri modelli europei. Buona lettura.

1) Scardiniamo l’ordine temporale degli eventi e partiamo “dal fondo”: Gianca occupato è stato sgomberato un paio di settimane fa, simbolicamente un’epoca che si chiude. Cosa ne pensi? 
Max Casacci. Pensa che per scongiurare lo snaturamento dello storico Giancarlo e il rischio che finisse destinato a pura attività commerciale, o comunque completamente stravolto, avevamo addirittura ipotizzato, insieme ad una serie di avventori e protagonisti storici (la lista includeva anche alcuni degli occupanti), una cordata last minute "salva Gianca" che potesse partecipare al bando. L'idea era quella di dare sostegno a chi, presentandosi con tutti i requisiti del caso, si impegnasse a non cambiare nemmeno un chiodo più del necessario. Ma da veri murazziani siamo riusciti ad arrivare allo scadere dell'ultimo giorno con due fatali ore di ritardo. 
L'occupazione di Giancarlo ha avuto il merito di riaccendere le luci su un luogo memorabile. Sapere che quel posto esiste ancora uguale a se stesso, con il suo carico di Storia, potrà servire da monito a chi si è aggiudicato la gestione di quello spazio. Non so se i nuovi gestori saranno intenzionati a preservarne almeno l'atmosfera. Se così non fosse, credo che si attirerebbero non poche antipatie. Comunque Giancarlo o non Giancarlo di certo i nuovi Murazzi dovranno essere qualche cosa di complessivamente diverso dagli ultimi anni.

sabato 1 agosto 2015

SPIFFERI SU TERRA DEL FUOCO E VIA ASTI: CUI PRODEST?

“Compagni ricordiamoci che i nostri nemici stanno a destra, sono i Salvini e i fascisti!”.
All'ombra del "il nemico è la destra", la presunta sinistra in Italia e a Torino fa le peggio cose. Quella presunta sinistra che si comporta da destra e mette in pratica le stesse distorsioni di potere e di sistema: quella che confonde associazioni e movimenti politici, che baratta accordi in incontri segreti a Palazzo Civico per appoggi elettorali che sanno di foglia di fico su un Partito della Nazione versione sabauda che ha bisogno di una sverniciata di rosso per potersi dire progressista.
Di cosa stiamo parlando? Dai, lo sapete tutti, di Via Asti, ça va sans dire. Per avere un piccolo riassunto della situazione, basta leggere l’ultimo articolo di Riccardo de Caria su “Lo Spiffero”.
“Ragazzi, ma quello è qualunquismo di destra! Via Asti è memoria, è mensa sociale, è aula studio, come si fa a criticarla?”.

martedì 28 luglio 2015

Via Asti uguale Cavallerizza. O no?

Sarebbe carino che le seguenti righe non fossero oggetto di alate critiche tipo "affermazioni a un passo dalla Procura".

L'occupazione di via Asti pareva aver preso una via molto positiva. Assegnazione diretta a Terra del Fuoco da parte della proprietà, la Cassa Depositi e Prestiti, con avallo politico del Comune.
Un progetto di assistenza per gli sfrattati la base su cui costruire il futuro.
Bene.
Stonava un po' che l'occupante fosse già assegnatario di vari fondi per progetti sul territorio, e che l'ex presidente Michele Curto sia oggi un valente esponente della maggioranza.
Un conflitto di interessi.

venerdì 24 luglio 2015

4 - POLVERIERA MURAZZI 2015: C'E' VITA DOPO GIANCA? Intervista all'Assessore Gianguido Passoni

La discussione relativa ai Murazzi assume sempre caratteri romantici, a volte nostalgici, o comunque emozionali: è il cuore a parlare per primo quando tiri fuori l’argomento con gli amici. Sguardo perso verso il vuoto e via di ricordi adolescenziali, di serate clamorose e di eventi culturali storici, o più semplicemente di divertimento “da movida”. I Murazzi, e la movida stessa, sono anche, e soprattutto, un argomento da approfondire nella sua natura economico-finanziaria: basti pensare alle centinaia di migliaia di euro che frutteranno i bandi commerciali, o ai costi delle licenze dei locali. Per questo abbiamo pensato di parlarne direttamente con l’Assessore al Bilancio Gianguido Passoni, che risponde ai diversi dubbi ed interrogativi emersi in proposito.

Chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, e capire la natura e la portata del bando di inizio luglio, può andare a “sfogliare” il documento ufficiale sul sito del Comune:
http://www.comune.torino.it/comuneaffitta/bandomurazzi/

martedì 21 luglio 2015

1 - POLVERIERA MURAZZI 2015: C’E’ VITA DOPO GIANCA?

Domenica 23 marzo 2014 decisi di rimanere nel salotto di casa mia, affacciata sul Lungo Po, a girare nervosamente sigarette di Golden Virginia verde davanti al pc portatile e riflettere sul dilemma morettiano (mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte?), mentre la mia compagna apriva le finestre per lasciar entrare le note della musica di Subs, Africa Unite e soci, tutti insieme a suonare per la rinascita dei Murazzi (esatto, sto proprio descrivendo “quel giorno lì”). In quel momento io ero appunto alle prese con la scrittura dell’articolo Murazzi: salviamoci dagli zombie in cui con protervia e sicumera irridevo gli zombie reduci dagli anni 90 che chiedevano, attraverso un maxi concerto in Piazza Vittorio accompagnato da una giornata di attività lungo il fiume, la rinascita delle arcate storiche del nostro Lungo Po. La mia posizione era chiara, netta, così sfrontata da diventare virale e permettermi di conoscere quei ragazzacci che oggi sono i miei compagni di Sistema Torino. Ecco, tutta quella mia certezza di sé oggi svanisce di fronte all’inverosimile: i Murazzi hanno chiuso con il passato e stanno per rinascere grazie ad un bando dal quale sono stati esclusi i vecchi proprietari, Giancarlo è stato occupato dai suoi sostenitori ed attivisti storici per un paio di mesi e sgomberato mercoledì 15 luglio su ordine del PM Padalino (e quindi per via giudiziaria e non per scelta politica), ed infine il CSA Murazzi verrà inserito in un lotto a bando a settembre. Chi l’avrebbe mai detto? Quanti complottisti, pronti a vedere il sistema ovunque (il Sistema Torino appunto), avrebbero scommesso su una ipotesi del genere? Rispondo io per tutti: nessuno. E quanti invece si sarebbero giocati la birra (magari bevuta proprio da Gianca) sul fatto che “i soliti noti” avrebbero trovato un salvacondotto per continuare ad libitum a far rivivere quella terra di mezzo tra Torino del passato e del futuro, tra vita quotidiana ed evasione notturna, e tra movida e cultura? Siamo stati smentiti, tocca ammetterlo: certo, la mia è stata una semplificazione, la realtà è sempre più complessa di come ci appare. Proprio per questo ho deciso di approfondire la questione andando a parlare con i maggiori protagonisti della vicenda, ovvero Beppe  Melchionna a rappresentare “Amici del Po Giancarlo” e la relativa occupazione, Max Casacci che lì vi nacque artisticamente (la sua intervista arriverà nei prossimi giorni) e l’Assessora Ilda Curti, mente e braccio del bando che ha assegnato ai privati le prime arcate della nuova era. L’interrelazione tra eventi, situazioni, culture ed epoche diverse è così ampia che rende difficile assumere una posizione netta ed univoca, in particolar modo se pensiamo allo smarrimento che comunque provoca la scomparsa dei luoghi storici di riferimento.
Partiamo dai fatti acclarati: il bando di luglio ha assegnato le prime arcate per scopi commerciali. Il miglior offerente in termini economici ha vinto la gestione di ogni singolo lotto. Tra questi, vi è anche Giancarlo, ora nelle mani di un “semplice” privato che potrà farne quel che gli pare. E’ stata sventata l’ipotesi gelateria, e sembra che il nuovo gestore vorrà mantenere la vocazione culturale di quel luogo. Già, quanto vi era ancora di culturale in quel luogo? E quanto ce ne sarà ancora? A detta dei vecchi animatori di quelle mura, nulla è possibile senza coloro che conoscono ed hanno vissuto in prima persona quell’esperienza. D’altro canto le epoche, cittadine e musicali, si susseguono ed evolvono, o perlomeno così ha pensato la nostra Amministrazione che ha deciso di recidere i legami con la cultura del passato ed aprire le porte a chi ha deciso, certamente con coraggio e sfrontatezza, di assumersi la responsabilità di agire in prima persona, proprio colà ove nessuna altra aquila aveva mai osato. Siete tra quelli che considerano “Gianca” e “Muri” sinonimi indissolubili? Bene, allora tenetevi forte perché sta per arrivare il colpo del KO: il CSA, il centro sociale ove tutti noi alternativi abbiamo bevuto birre e coca rum solidale ballando al ritmo di concerti di musica underground (certamente di qualità), vedrà il proprio spazio riassegnato all’interno del bando di settembre che valuterà la qualità dei progetti culturali proposti dalle singole associazioni.
La questione è tanto semplice quanto brutale: gli occupanti storici del centro sociale, così come gli operatori del vecchio circolo ARCI Giancarlo, al momento (o comunque a breve) non possono più contare sui loro spazi di riferimento. La novità consiste nel fatto che dovranno concorrere insieme ad altre realtà, e vincere il bando, per poter proseguire la loro attività, artistica culturale e di intrattenimento (parola che forse suona come una bestemmia alle orecchie dei diretti interessati).
Da quanto emerge dalle interviste, il destino di queste due esperienze storiche sembra segnato, o perlomeno ha quell’unica direzione di salvezza. Come si potrà sciogliere questo nodo gordiano? Difficile a dirsi. Personalmente non mi sento di fare il tifo per una esclusione a priori di CSA e vecchia gestione di Gianca (non vi sarebbe motivo alcuno per tale inutile accanimento): tantomeno mi sentirei però di augurarmi una qualche forma di salva-condotto, un corridoio preferenziale in nome del lucente passato. E questo proprio in virtù ed in coerenza con quanto affermammo quando scoppiò la polemica nel marzo scorso: Sistema Torino orgogliosamente rivendicò il successo dell’aver acceso i riflettori su questa vicenda, facendo emergere le potenziali criticità di quel fil rouge che legava i vecchi gestori dei locali all’Amministrazione comunale della città. Ora quei legami sembrano essersi spezzati (e per fortuna oserei aggiungere) e tutto sta accadendo alla luce del sole. Bene, anzi benissimo: quali sono i possibili sbocchi futuri? Il quadro poc’anzi delineato sembra rimandare a settembre il possibile esito della vicenda, quando verosimilmente (mi gioco la stessa birra di prima) gli “esclusi eccellenti” potranno rientrare in gioco dalla finestra del bando che premierà i progetti culturali migliori. Inutile dire che forse nessuno in città ha in mano delle carte così pesanti come quelle che possono calare sul tavolo CSA e Gianca: è un riconoscimento tanto scontato quanto ovvio. Altrettanto banale e sacrosanto è affermare che proprio questa scelta sarà il fulcro, l’anima e il cuore dei Murazzi 2.0 che verranno: da inguaribile ottimista idealista quale io sono, voglio immaginare questo processo decisionale come uno sviluppo che avvenga di fronte “alle luci della ribalta” e con un orecchio teso all’ascolto della volontà della cittadinanza tutta. Mi piacerebbe assistere ad una scelta pubblica priva di condizionamenti del passato e di vicinanze sistemiche tra i diversi protagonisti: se questo avverrà, sarà di sicuro giovamento per la città e per tutte le parti in causa, a prescindere da quanto ognuno di noi attualmente auspica e da quel che sarà l’esito finale.
Paolo Tex



2 - POLVERIERA MURAZZI 2015: C’E’ VITA DOPO GIANCA? Intervista all’Assessora Ilda Curti

I Murazzi - Torino
Luglio 2015, data storica del nuovo corso murazziano: ad inizio mese sono state assegnate le prime arcate tramite asta pubblica, altre concessioni verranno definite nei prossimi mesi. Una prima tappa certo difficoltosa, densa di problematiche e potenziali polemiche infinite. Non a caso la comunicazione dei vincitori dell’asta pubblica è stata preceduta da una sorta di “vademecum per una buona lettura” dell’esito politico, diramato dall’Assessora Ilda Curti: è un risultato parziale (assegnate sei arcate su otto previste per la parte commerciale), che verrà seguito dal bando di settembre relativo agli spazi a destinazione associativa/culturale e mista (commerciale non prevalente ma da reinvestire nelle attività associative). I concessionari sono associazioni/cooperative sociali e piccole società con soci giovani; tra questi vi sono almeno tre progetti belli ed innovativi (dal coworking ad aule studio con caffetteria, attività musicali live, all'affitto di bici e piccole imbarcazioni). Nonostante le voci che circolavano in città, non ci sarà alcuna gelateria (qualcuno paventava il rischio coni misto frutta al posto dei gin lemon da Gianca), nessun Eataly e una sola piccola arcata prevede una hamburgheria (nessuna major, sembra una piccola ditta individuale). Siamo al punto di partenza di una nuova era, quello di un coraggioso strappo col passato del quale Ilda Curti si assume, nel bene e nel male, tutte le responsabilità. Vediamo nell’intervista seguente attraverso quali modalità.