venerdì 5 febbraio 2016

PER RISPETTO DI SCOLA, FASSINOMANTIENILAPAROLA


La società odierna è fatta di piccoli eroi quotidiani.
Piccoli perché non esistono più i Che Guevara o i Berlinguer (o chi volete voi) che sollevano le masse, ma esistono ancora persone, cittadini, compagni in lotta che decidono di non abbassare la testa e mettere la dignità del proprio lavoro e di se stessi davanti a tutti.
Noi torinesi abbiamo la fortuna di avere come concittadino Federico Altieri, licenziato senza giusta causa e con intimidazioni (lo dice nella sentenza definitiva la quarta sezione penale del tribunale di Torino), dalla REAR di Laus, pagato 4 euro l’ora. Licenziato perché si lamentava. Si accesero le luci sulla vicenda quando Ken Loach si rifiutò di venire a ritirare il premio al Museo del Cinema di Torino ed Ettore Scola consegnò il premio al Sindaco Fassino dicendo di venirlo a riprendere quando la questione si fosse risolta. Quel premio è ancora sulla scrivania del Sindaco, Ettore Scola purtroppo non c’è più, ovviamente omaggiato dai più alti esponenti nazionali del Partito Democratico dopo la sua recente scomparsa.*
La questione non è ancora chiusa, la prossima udienza del processo che vede coinvolta la REAR di Mauro Laus, Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte ed esponente di spicco del PD, si terrà il 9 febbraio e la sentenza arriverà verosimilmente tra un paio di mesi.
La scorsa settimana apparve su “La Stampa”, a firma di Letizia Tortello, un ulteriore “riassunto” ed aggiornamento della vicenda; il nostro Federico ha colto che vi fossero, dal suo punto di vista, delle incongruenze nelle parole di Laus virgolettate nell' articolo che ha voluto sottolineare in questa lettera indirizzata ai principali protagonisti.
Sistema Torino pubblica con orgoglio la missiva, esprimendo così la vicinanza del collettivo ad ogni piccolo passo che Federico Altieri sta compiendo nella sua lotta di libertà e giustizia.

Collegno, 25/1/2016

Al Presidente del Consiglio Regionale
Signor Mauro Laus
epc Sindaco Piero Fassino, Direttore Museo del Cinema Alberto Barbera
epc Governatore Sergio Chiamparino
epc capigruppo
epc comm. cultura comune torino Luca Cassiani
epc Sindaco Collegno Francesco Casciano
epc La Stampa Letizia Tortello 

Scrivo questa mail per rispetto dell’Impegno Civile di Ettore Scola

Giovedì u.s. su La Stampa di Torino, in un articolo a firma Letizia Tortello, Lei, Presidente, ha rilasciato alcune dichiarazioni non rispondenti al vero o, nella migliore delle ipotesi, molto imprecise
Lei dichiara, virgolettato:" oggi uno dei ragazzi è stato ripreso, con un contratto migliore. Mentre c'é qualcun altro che non lascia in pace nemmeno la morte di un grande maestro". Non commento lo stile e le Sue opinioni personali ma:

Giuseppe Arena il mio ex collega NON è stato riassunto (ripreso, come dice Lei) OGGI, MA a ottobre 2013, lo accompagnai io da Lei, Presidente.
Giuseppe Arena NON venne riassunto con un contratto MIGLIORE rispetto a quello che aveva prima di essere licenziato ma con lo stesso contratto (Unci) di prima.  
Solo successivamente,nel 2014 venne cambiato il contratto e aggiunta un indennità che migliora un pochino la paga (di quanto, solo un esperto paghe e contributi potrebbe dirlo con precisione).

Al sottoscritto non venne sottoposto un contratto migliore del contrato Unci.
IL Lettore de La Stampa avrà forse pensato che io abbia rifiutato la riassunzione con un contratto migliore!?? Sarebbe grave.
IL Lettore de La Stampa avrà forse pensato che Ettore Scola (e Ken Loach) abbiano intrapreso una "battaglia civile" (Tortello) in favore di lavoratori che rifiutano contratti migliorativi??!

Questo sì offenderebbe la morte di un Grande Artista ed il Suo Impegno Civile

Diffido chiunque dal dire che io abbia rifiutato un contratto migliore. Io contestavo il contratto Unci ed ancora lo contesto, in tribunale (come correttamente riportato nell’articolo di giornale).


La invito, Signor Laus ed invito il Sindaco Piero Fassino a offrirmelo un Contratto Migliore, se questa era la Vostra intenzione (lo era?).
Piero Fassino, che, come Sindaco, quando parla, rappresenta i torinesi, aveva PROMESSO che avrebbe risolto la nota questione. Lo promise a me ed al Maestro Scola di cui conserva, pro tempore, il premio alla carriera.

Un sindaco (o candidato tale) può non mantenere la parola data?
Non sono mai stato e non sarò di certo io la persona che impedirà al Sindaco Fassino di mantenere LA SUA PROMESSA.


Distinti saluti

                                                                                                            Federico Altieri

Ps: #fassinomantienilaparola 

* Ecco il link al video relativo alla consegna del premio:
https://www.youtube.com/watch?v=Yar4DMGbDFE&feature=youtu.be

mercoledì 3 febbraio 2016

TORINO CAPITALE DELLO CHARME


Il 2016 sembra essere foriero di idee meravigliose per la città pronta a ricevere nuove ondate di turisti. Dopo la scritta TURIN sulla collina della città, arriva la splendida figata del caffè di charme sul tetto che scotta di Palazzo Madama.
Chissà se dalla caffetteria di charme a Palazzo Madama si riuscirà a vedere l'ostello di charme della Cavallerizza.
Si attende il responso della Sovrintendenza ma l'auspicio mainstream è sempre lo stesso: speriamo che non si metta di traverso perchè, caspita, è importante "mettere a reddito" i beni storico-culturali pubblici!
Perchè ormai siamo alla spettacolarizzazione ed alla monetizzazione di qualsiasi bene pubblico, forse perchè sono le ultime cose rimaste ad una città sempre più strangolata dal debito (non ascoltate chi vi parla di "soglie psicologiche" superate, il cappio intorno al collo finanziario della città vale sempre intorno ai tre miliardi di euro): il trend è quello dello "show culturale" di cui Renzi è capostipite in Italia, avendo fatto scuola a Firenze con casi limite come la Ferrari che monopolizza il Ponte Vecchio per un pomeriggio per cifre risibili. A tal proposito, non mi stancherò mai di consigliare a tutti la lettura dei libri di Tomaso Montanari, “sistemista ad honorem”, che con uno storytelling affascinante confuta la narrazione dei nostri sistemi di potere che si belano delle loro capacità di mettere a frutto economico il patrimonio comune.
Con le dovute proporzioni, è quello che può fare chiunque a Torino sposandosi a Palazzo Madama stesso. O quello che fece Unicredit mesi fa quando decise di fare una giornata di formazione al management bancario riservando per sé l’intera (e splendida) Villa della Regina.
Certo, qui si tratta “solo” del tetto di Palazzo Madama: quale fastidio può dare un bar sul tetto della struttura? Bah, forse nessuno. Ma bisognerebbe forse girare la domanda e chiedersi se ha senso  “riservare” un bene che appartiene, secondo la Costituzione (in alcune sue parti è ancora la più bella del mondo, per ora noi non abbiamo fatto il salto di Roberto Benigni), a tutti i cittadini italiani (e per estensione a tutti i cittadini del mondo) e non solo a chi potrà permettersi l’ingresso a Palazzo ed il salasso che potrebbe valere un caffè con quella veduta.
Per cui preferiamo girare la domanda e chiederci: abbiamo davvero bisogno di trasformare i beni pubblici in “qualcosa-di-charme”?

martedì 26 gennaio 2016

CERCASTI CASA MA TROVASTI LA LEGGE.....O LA REPRESSIONE?"

C’era un tempo in cui le persone manifestavano sotto i palazzi istituzionali per chiedere  diritti, per protestare o per porre l’attenzione su un determinato problema; da qualche anno a questa a parte le rimostranze si sono spostate davanti alle aule dei tribunali.


Martedì 26 gennaio a Torino si è svolto a Palazzo di Giustizia un presidio in solidarietà agli occupanti dello Spazio Popolare Neruda e agli attivisti per il diritto all'abitare colpiti da misure restrittive in seguito a una resistenza antisfratto, svoltosi questa estate. Giovedì 21 gennaio infatti sono stati notificati obblighi di firma e divieti di dimora, misure repressive che vanno a limitare le libertà personali e politiche.

Il diritto alla casa è ormai a Torino una vera e propria emergenza: nel 2014 sono stati 4632 gli sfratti, di cui 4530 per morosità. Siamo la seconda città italiana per numero di provvedimenti in rapporto agli abitanti. Ed è così che ad occuparsi del diritto all'abitare ci sono i cittadini che si autorganizzano con strumenti come  gli sportelli, pronti a raccogliere le esigenze delle fasce più deboli che non hanno una rete di protezione e di sostegno. Nascono le occupazioni degli stabili lasciati in disuso dalla pubblica amministrazione e così anche le resistenze agli sfratti.

Ed è ciò che è successo in Corso Ciriè, dove si trova l’ex Istituto Tecnico Industriale per  conciari “G. Baldracco”, da anni abbandonato al degrado e all'incuria dallo stesso Comune, all'interno del quale è stato ritrovato uno dei primi laboratori chimici-tecnologici di conceria sperimentale. L’edificio è stato occupato da alcuni mesi da più di cinquanta famiglie italiane e migranti, che stanno facendo rivivere un bene comune, utilizzandolo per un’esigenza collettiva.
L’amministrazione è rimasta ancora una volta a guardare l'autorganizzazione delle persone, non mettendo in piedi iniziative concrete ed incisive come ci si potrebbe aspettare da chi ha il ruolo di occuparsene.

Che fine ha fatto la politica, intesa come strumento e luogo per la risoluzione di problemi sociali ed economici?
La politica pare che abbia abdicato al suo compito fondamentale, ovvero occuparsi delle necessità delle persone. Tutto è incentrato solo sull'essere capitale di qualcosa, crogiulandosi spesso per articoli di testate straniere che promuovono il feudo sabaudo come città a vocazione turistica. Chi amministra si dimentica  delle periferie e del disagio di una parte sempre più crescente di popolazione.

In questo vuoto di responsabilità si inserisce la magistratura che viene investita, con una tacita delega, ad occuparsi della cosa pubblica, diventata nel frattempo problema. Ancora una volta assistiamo a questo passaggio di competenze, già visto in altre lotte come quella all'alta velocità.
Il potere giudiziario quindi colpisce e reprime chi osa fare resistenza e chi lotta per un diritto sacrosanto.
Questo meccanismo si è trasformato in  un vizio che rischia di diventare pericoloso. Pericoloso perché da ogni iniziativa di dissenso non nasce un dialogo con le istituzioni, ma il potere sordo e cieco, trasforma le giuste istanze in un problema di ordine pubblico, sminuendo l’importanza dei diritti, delle lotte e quindi delle persone.

Quando la politica tornerà ad occuparsi di Politica?


venerdì 22 gennaio 2016

Parco Michelotti: da ex-zoo a ex parco pubblico

Parco Michelotti - fonte Wikipedia
(fonte: Wikipedia)
Giovedì 21 gennaio nella VI Commissione del Consiglio Comunale di Torino ha avuto luogo l'audizione dei titolari del progetto ZOOM per un approfondimento relativo al bando per l'assegnazione del Parco Michelotti, da loro vinta (anche in quanto unici partecipanti) a fronte di un'offerta di 5.000 € al mese e della manutenzione e “riqualificazione” dell'intera area.

Forti di una previsione di 250-300 mila ingressi all'anno, gli imprenditori si candidano a gestire (in modo semi-privatistico) l'intera area del Parco Michelotti, pari a circa 60.000 metri quadri, di cui la metà ospiterà il parco vero e proprio, con accesso posizionato nel vertice verso la Gran Madre. La restante parte dell'area verrà risistemata per attività sportive, “panchine di street art” e sculture artistiche di animali provenienti dalla collezione di ZOOM.

Il “bio-parco” che vi sorgerà (o, per meglio dire, “zoo didattico” come lo definisce l'Amministratore Delegato della società) rappresenterà un nuovo e importante attrattore turistico, inserito in una prestigiosa rete europea, che nelle loro ottimistiche previsioni andrà a posizionarsi (per ingressi) subito dopo il Museo Egizio e il Museo del Cinema, e si impegna fin d'ora a portare lustro alla città, “nuova capitale cultural-turistica” d'Italia. Inoltre il progetto porrà finalmente rimedio alla incresciosa situazione di trentennale degrado, del quale la Circoscrizione si dice decisamente stufa e di cui non è chiara la responsabilità da parte dell'Amministrazione, assoluta titolare dello stato di manutenzione di un parco urbano a 300 metri da Piazza Vittorio, ex sede dello zoo chiuso a metà degli anni Ottanta e negli ultimi anni sede di numerose e variegate iniziative di varia natura, tipo i dinosauri di plastica.

Le opinioni dei Consiglieri, chiamati a esprimersi a fronte delle belle slide, sono state fra il favorevolissimo” e l'”entusiastico”, nonostante una perplessa introduzione alla Commissione da 
parte del Presidente Trombotto, non del tutto imparziale agli occhi (e soprattutto alle orecchie) del Consigliere Laterza, il quale ha sottolineato come i 50-80 posti di lavoro preannunciati dal progetto (le cosiddette “ricadute sociali su territorio”) saranno ben viste dai laureati e ricercatori del territorio stesso (lui ha già un cugino pronto a inviare il CV, ma secondo il Consigliere Viale è abbastanza ovvio, essendo Laterza “abbastanza meridionale”...SOB!).

Al di là dei dubbi dei “soliti animalisti” (dai quali l'Assessore Lavolta si è detto recentemente apostrofato come “assassino”), che lamentano l'idea obsoleta di sfruttare animali (nati e allevati in cattività) come attrazione turistica, e sostengono non sia il luogo ideale per una “fattoria urbana europea” (ma ci saranno anche quella “vietnamita” e quella “azteca”, oltre a una simulazione 
del Rio delle Amazzoni che “dialogherà col il Fiume Po”), praticamente tutti i membri della Commissione sono apparsi molto favorevoli ad un'iniziativa privata che finalmente valorizzerà e 
riqualificherà un parco oggettivamente abbandonato a se stesso e al degrado. Decisamente meglio che non la discoteca all'Ippopotamo o gli zingari in via Asti. Per averne conferma, basti dire che 
perfino Vittorio Bertola è apparso non particolarmente perplesso.

Numerosissime le domande rivolte ai rappresentanti di ZOOM (protrattesi fin oltre le ore 12:00), e numerose anche le richieste in merito alla sostenibilità economica (di quella ambientale non si è assolutamente parlato, anche perché i promotori dell'operazione ne citano gli “indiscutibili risvolti scientifici e naturalistici”, certificati a loro dire dal dialogo con Università e Politecnico e addirittura verificati da osservatori terzi), a fronte di un annunciato investimento di 15 milioni di euro per lo sfruttamento commerciale della durata di trent'anni.

Di cosa si tratta, quindi? Di un'iniziativa innovativa in ambito urbano (con citazioni di Parigi, Vienna e Rio delle Amazzoni...) o della messa a reddito di uno spazio pubblico, colpevolmente lasciato al degrado da chi se ne sarebbe dovuto occupare?

Infine, un dettaglio da tutti apparentemente considerato secondario: è una buona idea posizionare un “attrattore di traffico” da 300.000 presenze annue lungo Corso Casale, a pochi metri dalla Gran Madre, asse importantissimo per la viabilità urbana e già sottoposto a forte stress?

Non si tramuterà in una fonte di mala-sosta e pullman di scolaresche che fanno allegramente inversione a U? Occorrerà fare un tunnel anche lì, come per il Palazzo del Lavoro e del Lusso?

Potrebbe essere un ottimo motivo per “dover” fare la Tangenziale Est, in effetti. Però vuoi mettere, poter vedere la Serra delle Farfalle e la Foresta Amazzonica alluvionata, l'habitat (?) del maialino vietnamita e la Children City Farm?
AS YOU WANT

martedì 19 gennaio 2016

NOMINE NELLE PARTECIPATE: BANDI DI FINE STAGIONE

Il Comune di Torino ha pubblicato il 12 gennaio scorso sul suo sito internet l'avviso per la ricerca di candidati tra i quali selezionare i propri rappresentanti negli organi di enti, aziende o istituzioni di cui fa parte o è socio. I cittadini interessati a partecipare alla selezione possono  presentare la domanda entro il 26 prossimo. 
L'avviso elenca  una ventina di entità di cui al 31 dicembre è scaduto il consiglio di amministrazione, il direttivo oppure il collegio dei revisori dei conti, tra  le quali SAGAT, TRM, SMAT, IREN, AMIAT, la Fondazione per la Cultura, l'Urban Center Metropolitano, le fondazioni De Fornari e Burzio, le finanziarie Centrale del Latte e FSU S.r.L. - Finanziaria Sviluppo Utilities. E anche  la Compagnia di San Paolo, fondazione bancaria azionista di Intesa San Paolo.
Il rinnovo  degli organi sociali con l'ingresso dei nuovi rappresentanti del Comune avverrà entro il 30 aprile prossimo, termine ultimo dato dalla legge per lo svolgimento delle assemblee di approvazione dei bilanci consuntivi   e, appunto, elezione degli organi sociali scaduti. Organi la cui durata in carica è triennale, motivo per cui le nomine  avranno valore fino al 31 dicembre 2018 e verranno rinnovate nell'aprile seguente. 
La legge, come poi disciplinato da un apposito Regolamento  comunale,  attribuisce al Sindaco la titolarità della scelta  dei rappresentanti del Comune.
Sulla base delle domande arrivate, recita sempre il Regolamento, “Il Sindaco, eventualmente anche avvalendosi del supporto di esperti da lui interpellati, individua il candidato prescelto esplicitando (...) le ragioni di preferenza dello stesso rispetto agli altri partecipanti al procedimento in ragione dei seguenti criteri:  a. rappresentanza di genere; b. competenza ed attinenza del curriculum vitae rispetto al profilo della carica, anche in relazione all'età anagrafica ed all'anzianità professionale del candidato;  c.  indipendenza ed assenza di conflitti d'interesse.” 
La presentazione delle domande, accompagnata da curriculum, può essere fatta unicamente tramite Posta Elettronica Certificata, anche se il Regolamento prevederebbe la possibilità di utilizzare una funzione apposita sul sito internet comunale che però non è stata attivata. Per ottenere una PEC è necessario attivare un abbonamento a pagamento presso un fornitore di servizi  in rete.
Chi vuole saperne di più su come presentare la propria candidatura può iniziare dall'avviso pubblicato il 12 gennaio scorso. 
Nell'elenco delle entità partecipate oggetto del bando di ricerca candidature, in corrispondenza di ognuna sono anche indicate le domande già pervenute, come previsto sempre dal Regolamento. 
Le nomine, una volta diventate effettive con l'approvazione nelle assemblee sociali, saranno poi rese pubbliche tramite le schede a cui si accede dalla pagina del  sito del Comune di Torino contenente l'elenco di tutti i bandi  susseguitisi negli anni 
Confidiamo  che il mandato dell'attuale amministrazione comunale si concluda quindi con una selezione adatta a fornire ancora per gli anni a venire, qualunque sia l'esito delle prossime elezioni, una solida e duratura rappresentanza del Sistema Torino nelle maggiori società di gestione dei servizi pubblici locali e non solo, in modo da garantire sempre e comunque la stabilità e la solidità che hanno caratterizzato gli ultimi 25 anni di governo cittadino. Anche se, per la tempistica, quello che scade il 26 gennaio potrebbe sembrare un bando di fine stagione.

lunedì 11 gennaio 2016

Da Colonia a Porta Palazzo: le tribù etniche e la paura del diverso


Se la lettura del quotidiano è la preghiera laica del mattino, gli affezionati de “La Stampa” con il cappuccino della domenica si sono ritrovati ribaltati indietro di qualche secolo nel praticare il loro rito, con richiami osceni al tribalismo barbarico che invade l’Europa e la retorica del “noi contro loro” che riporta alla mente il fascismo vero novecentesco e quello strisciante nella società in crisi di oggi. 
I fatti di Colonia sono lì pronti per essere strumentalizzati, si è già detto tutto ed il contrario di tutto ma il punto di riferimento giornalistico di ogni torinese decide di fare un salto di qualità così ardito da meritare la citazione diretta da parte de “Il Giornale” di Alessandro Sallusti. 
Ma procediamo con ordine: sulla cronaca di Torino la giornalista Letizia Tortello decide di fare un reportage d’inchiesta dalla zona di Porta Palazzo e ci riporta uno specchio della realtà che lascia di stucco chi, uomo o donna che sia, è abituato a frequentare questo ed altri quartieri della città. L’incipit rende subito l’idea di dove si andrà a parare: “Diciamo così, qui non ci siamo più abituate”. Qui dove? Noi chi? Eppure sono le stesse strade che la mia compagna, le mie amiche, finanche mia sorella con la mia nipotina sono arrivate a frequentare ogni sabato tra il mercato della frutta e verdura e quello dell’usato del Balòn: raramente le ho sentite raccontare la lunga serie di molestie verbali che vengono collezionate in questo articolo. 

Molestie che arrivano da “ragazzo sulla quarantina di origine marocchine” (SIGH!), perché dai, si sa, se sei negro resti comunque un ragazzo e arrivi dal Marocco anche se sei nato a Tunisi o vicino Algeri; come se non bastasse, si passa poi alla differenziazione etnica dei comportamenti con i cinesi che si fanno i fatti loro e gli africani che fanno affari con armi droga e donne insieme a “qualche italiano” (ci siamo anche noi ma siamo di meno, siamo più bravi), ed i marocchini che continuano a fare categoria a parte (Il Marocco non fa parte dell’Africa secondo la stereotipizzazione comportamentale etnica). La chiosa riguardo l’abbigliamento con tacco otto rossetto e cappotto per fare la spesa al Balòn è un capolavoro che permette al principale giornale sabaudo di esplicitare il diritto di ogni cittadina ad avere paura, terrore, a pensare che alla fine con quelli lì in giro sia meglio chiudersi in casa e fare acquisti solo nei centri commerciali. Chiariamoci da subito: una donna deve (DEVE, lo voglio urlare) essere libera di andare in giro vestita come vuole, dove vuole, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non c’è molto da aggiungere, è tutto così semplice e disarmante. Le molestie ammiccanti sono un reato, sono la dimostrazione palese dell’arretratezza culturale del maschio, del maschio in quanto tale, mica solo del marocchino di Porta Palazzo. E qui sta la fallacia del combinato Tortello/Molinari di ieri: vi confesso che rileggendo le molestie citate ho pensato ad alcuni commenti sulla barista uditi al bancone del locale il sabato sera e tocca ammettere che la distanza non è così siderale da permetterci di dare lezione di civiltà e di parità di genere a nessuno.
Qui però l’obiettivo sembra un altro, e per questo entra in ballo la ventata di novità portata dal nuovo Direttore: l’editoriale domenicale esorta a salvare l’Europa dal ritorno alla barbarie causato dall'arrivo di migranti e richiedenti asilo. Illuminante questo passaggio: “Fra chi arriva vi sono portatori di usi e costumi che si originano dalle lotte ataviche per pozzi d’acqua, donne e bestiame. Le conseguenze sono nelle cronache di questi giorni: dagli abusi di massa a Colonia al grido di «Allah hu-Akbar» per intimorire il prossimo a Brescia e Vignola”. A questo punto il gioco di sponda tra editoriale e cronaca locale è evidente a tutti: il parallelismo tra Porta Palazzo e fatti di Colonia è fin troppo chiaro. Le zone popolate da immigrati di lingua araba sono un pericolo, è un conflitto tra la civiltà (la nostra) ed il loro tribalismo atavico che, diamine, neanche con un sano colonialismo siamo riusciti ad estirpare. Chissà quanto avrà goduto il “giornalista” de “Il Giornale” nel richiamare stralci del pezzo de “La Stampa” mettendo in neretto le parole “ragazza torinese” (LE NOSTRE DONNE!), “nigeriani” e “Yassin da Marrakech”. Un bel cortocircuito che eleva la percezione del pericolo a scienza esatta, che porta la paura direttamente nelle case degli italiani, in un periodo in cui (come si può vedere dal grafico) i cittadini temono maggiormente ciò che ha minor probabilità di incidenza sulle loro vite: siamo ormai sicuri di incontrare la morte per colpa di un attacco terroristico o di un incidente aereo, mentre le cause di morte più diffuse sono ben altre, e non sono per nulla correlate all “invasione dello straniero” o al supposto scontro di civiltà.
Mai come oggi i mezzi di comunicazione hanno una responsabilità importante nel “tenere a bada” ansie e paure che non hanno ragion d’essere, o perlomeno non meritano di essere amplificate oltremodo. I ”cani da guardia del potere” dovrebbero diffondere la conoscenza della realtà e non prestare il fianco a retoriche populiste e xenofobe che rischiano di essere dei pericolosi detonatori sociali.

giovedì 10 dicembre 2015

CAVALLERIZZA OCCUPATA: A CHE PUNTO STIAMO?

Dopo un anno e mezzo di occupazione, le mattinate alla Cavallerizza Reale scorrono via placide e tranquille: la colazione viene scandita dallo sfogliar della margherita pre-elettorale “ci sgomberano prima di giugno - non ci sgomberano - ci sgomberano - non ci sgomberano” accompagnata dai dilemmi sul futuro del complesso patrimonio storico dell’umanità UNESCO. 
 In realtà Assemblea Cavallerizza non ha bisogno di alcuna “attività di spionaggio” per comprendere quali saranno le azioni future del “sistema Torino” (no, non noi, quello vero!), perché proprio in una mattina qualsiasi di fine novembre l’Assessore al Bilancio Gianguido Passoni si è presentato con équipe al seguito all’interno del complesso ed ha illustrato quali sono i piani dell’Amministrazione a sei mesi dall’appuntamento elettorale. 
Dopo la lunga fase di studio, di progettazione e di partecipazione “che più democratico non esiste" (ipse Assessore dixit) affidata agli architetti di Homers s.r.l. e agli economisti di Equiter, è arrivato il colpo di scena che non ti aspetti: contrordine compagni, il Comune si ricompra la Cavallerizza, anzi la “strappa dalle mani delle banche” (cit. da mass media locali in brodo di giuggiole) e la riporta alla sua destinazione e proprietà pubblica (sempre cit. dalle stesse fonti). 
Rientrerà di gran carriera il Teatro Stabile attraverso un probabile project financing (vituperato contratto di partenariato pubblico-privato, che maschera sotto l’azione pubblica una privatizzazione de facto di beni culturali nazionali), “si allungherà” l’area espositiva del Polo Reale fino a qui (operazione all’interno della quale rientra la Cassa Depositi e Prestiti), mentre restano valide le ipotesi conosciute da tempo: una residenza universitaria (privata?), probabili hotel e ostelli non si sa quanto di charme e di lusso e (il virgolettato è citato quasi fedelmente dall’articolo di Beppe Minello su La Stampa di qualche giorno fa) “spazi per l’attività culturale cui potranno partecipare anche associazioni di cittadinanza attiva, magari pure gli attuali occupanti”. Eccolo qua! Ci sembrava strano che non potesse spuntare uno spaziettino che potesse far ingolosire qualche occupante, magari speranzoso di conquistare una fetta di futuro attraverso il presidio permanente di questi mesi.
Dunque, parliamoci chiaro: tale svolta (il futuro ci dirà quanto ampia) da parte dell’Amministrazione Comunale è certamente una prima vittoria da parte dell'occupazione che da un anno e mezzo ha riaperto e mantenuto vitale il complesso. Una grande vittoria se pensiamo ai mesi in cui dall’interno del Palazzo Civico la voce che si levava era “Da dove cavolo prendiamo i soldi per ricomprarcela?”. 
Ecco, ferma un attimo: da dove arrivano quei soldi? Piero Rodolfo ha vinto al Superenalotto e non ce l’ha detto? Non conosciamo l'origine prima della somma necessaria a decartolarizzare il bene (1,5 milioni di euro circa) ma è notizia contemporanea quella del blitz in borsa che ha portato nelle casse comunali 150 milioni di euro. Sulla borsa di Londra, sempre in una mattinata qualsiasi che scorreva via placida, le obbligazioni convertibili in azioni Iren con scadenza a cinque anni venivano piazzate alla velocità della luce, rimpinguando le casse esangui di Torino. 
Principale protagonista dell’operazione finanziaria è l’Assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco, orgogliosissima della “valorizzazione” della città. Sembra che buonissima parte degli introiti serviranno a coprire pregressi debiti in scadenza, mentre gli avanzi potrebbero servire per operazioni di lifting elettorale, come potrebbe essere appunto l’esempio il questione: sarebbe curioso scoprire che un bene pubblico, cioè l’Iren, è stato messo sul mercato finanziario per riprendersi un altro bene pubblico, cioè la Cavallerizza.
Certo, non siamo agli “scandali derivati finanziari” del passato, dato che le condizioni sono pre-fissate. I titoli durano cinque anni e potranno essere convertiti in azioni Iren oppure essere rimborsati al 100% del loro valore nominale. Difficilmente in ogni caso ci si abitua a operazioni del genere, tantomeno sotto elezioni, per quanto non ci sia nulla di finanziariamente “oscuro” né occultato dai nostri gestori della cosa pubblica.
Tornando alla Cavallerizza, quali sono le prossime mosse? In piazza Palazzo di Città fervono i preparativi come neanche al matrimonio della primogenita di una famiglia tradizionale: la “riqualificazione” partirà dalla riapertura dei Giardini a settembre. Settembre? Scherzetto! Ovviamente i giardini riapriranno prima delle elezioni comunali, penserete mica di avere a che fare con degli sprovveduti....
Nel contempo l’Ordine degli Architetti lancia un concorso internazionale  per “impreziosire” la facciata di quella che fu utilizzata come sala del Teatro Stabile: una contaminazione  vecchio-nuovo che fa molto glamour e molto “città europea”.
Dopo aver parlato di azioni “dirette” del Comune di Torino, di enti di prim’ordine come Teatro Stabile piuttosto che di Cassa Depositi Prestiti e società vicine alla Compagnia di San Paolo, ci si chiede quale sia il ruolo del cittadino. Ve lo diciamo noi: partecipare massicciamente e pieni di idee alla ASSEMBLEA PLENARIA DI DOMENICA 13 DICEMBRE ALLE ORE 18 nei cortili della Cavallerizza.
Assemblea Cavallerizza 14:45 ha l’obiettivo di riportare in auge lo spirito democratico e ampiamente partecipato delle origini della occupazione, in un momento storico caldissimo e delicatissimo, durante il quale la mobilitazione della cittadinanza è quanto mai necessaria e impellente.
Sistema Torino, da sempre vicino all'occupazione e alle iniziative pubbliche tenute all’interno del complesso, partecipa convintamente a tale processo democratico e invita tutte e tutti, cittadini ,associazioni e corpi intermedi, a fare altrettanto.
Domenica 13 dicembre, ore 18,00, Cavallerizza Reale: vi aspettiamo

mercoledì 2 dicembre 2015

LA LOTTA NO TAV NON E' TERRORISMO: è giunta l'ora di deporre le armi?


C'era una volta un Paese che per cercare di sedare le proteste legittime di una Valle decise non di affidarsi ai classici strumenti della politica (ascolto, dibattito, risoluzioni prese sui numeri e non sugli interessi) ma decise che il CASO VALSUSA doveva finire nelle mani di polizia e magistratura.
E così accadde. La politica se ne lavò le mani. La polizia manganellava e intossicava i manifestanti con i gas CS.
Per completare il quadro repressivo intervenne la Signora Magistratura.
Arrivarono gli arresti, le perquisizioni, i fogli di via, le restrizioni delle libertà personali.
Ma la gente non mollava, forte della bontà delle sue ragioni.
Quindi un giorno Stato, Magistratura e Polizia dissero: "proviamo con il Terrorismo”!
Lo spauracchio, la parola che evoca i periodi più bui del nostro paese. Nella loro testa quella poteva essere la carta vincente per stroncare la protesta della Valsusa.
Così un danneggiamento ad un compressore finì per essere definito un atto terroristico.
Ed è così che 4 ragazzi si fecero il carcere duro per un anno, e altri tre sono ancora alle prese con questo processo.
Un anno fa il Tribunale smontò l’impianto accusatorio della Procura di Torino e condannò gli attivisti per danneggiamento. Niente terrorismo. Ma la Procura, non doma, porta avanti questa sua battaglia, quella di cercare di stroncare la protesta no tav, in questi giorni infatti si apre il processo d’appello per i 4 ragazzi.
La Cassazione ieri si è pronunciata nuovamente su questo caso. Quegli atti non volevano fare del male alle persone ma danneggiare i mezzi. Per questa ragione la Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Torino contro l’ordinanza del Tribunale della libertà che aveva disposto la scarcerazione dei tre attivisti No Tav accusati di attentato per finalità terroristiche.
Fuori dalle aule torinesi si respira evidentemente un altro tipo di aria. Dove forse il potere giudiziario rimane all’interno delle proprie competenze.
Forse è ora che la politica riprenda in mano seriamente il dibattito sull’utilità della Torino – Lione, mettendo da parte gli interessi delle lobby, per tornare così ad occuparsi veramente degli interessi di questo Paese.
Luana Garofalo

TORINO CAPITALE DEL CIBO DI LUSSO

A volte mi annoio da solo. Capisco di essere molesto, mia sorella me lo dice da vent’anni ma non ce la faccio. Leggo del nuovo “concept store” che apre in Galleria San Federico e faccio finta di nulla, leggo l’Assessore Lo Russo che dichiara trionfante “Un ulteriore intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana a Torino. Un grande investimento privato di chi ha voglia di scommettere sul futuro della Città” ma provo a passare oltre, anzi gli do ragione: beh, che sarà mai, si creano nuovi posti di lavoro no? 


E poi vendere le carote fresche in centro potrebbe anche essere pedagogico. Solo che poi guardo la patinata galleria fotografica del megafono Repubblica e vedere un supermercato al posto dello storico Cinema Lux (errata corrige: di una parte del Lux) mi fa quasi scendere la lacrimuccia, anche solo nel ripensare a quante dormite ed alle prime limonate adolescenziali fatte lì dentro. 
Ma oltre a tutto questo romanticismo, ad un tanto attonito quanto disincantato “ma davvero c’è bisogno di un supermercato anche in centro? In piena Galleria San Federico?”, vi è alle spalle una ideologia, un concetto profondo di mutazione della società: il FiorFood in piena città è l'esempio perfetto del cibo che diventa un lusso. O meglio, del cibo sano solo per pochi. E gli altri che mangino merda comprata nei discount che “rilanciano” Barriera Milano e le altre periferie profanate dai templi del consumo.
Nello stesso giorno i cantori dei successi delle sinergie pubblico-privato dedicano incenso e miele all’ altra notizia agro-alimentare sabauda: il Salone del Gusto Terra Madre si farà per le vie di Torino, en plein air. Scrivemmo qualche settimana fa a proposito della diatriba tra GI Events e Slow Food riguardo il costo dell’affitto del Lingotto, scommettendo (abbiamo indovinato, bene, anzi male, troppo facile essere profeti in patria sabauda) sulla disponibilità di Chiampassino a farsi patrocinatori e sostenitori della città data in pasto a chi fa del cibo un brand. Proprio Piero Fassino ci ha tenuto a rimarcare la liason tra l’Expo milanese e l’evento torinese di Carlin Petrini: “L’enorme successo dell’Expo dedicato alla nutrizione e la grande attenzione riservata proprio in questi giorni alla conferenza mondiale sul clima, a Parigi, testimoniano che esiste una nuova e più ampia attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e alimentare. Terra Madre Salone del Gusto, forti della credibilità acquisita, potranno essere riferimento in una edizione rinnovata per tutti coloro che aspirano ad un ambiente migliore e vogliono un cibo 'buono pulito e giusto”.
E’ stato in questo momento che ho deciso di scrivere, perché il corto-circuito è stato palesato dai suoi stessi protagonisti: quindi state cercando di dirci che come contrasto all’inquinamento, al junk food, ai territori devastati in altre parti del mondo la risposta è la Fiera Internazionale delle multinazionali? E ad essa possiamo quindi tranquillamente assimilare la versione edulcorata di Slow Food? Bene, buono a sapersi, almeno sgomberiamo il campo dai fraintendimenti e sappiamo da che parte stare. No perché è Petrini stesso a dichiarare: “Expo? Un’ opportunità persa, mancano i contenuti: è il trionfo del capitalismo". Ma forse questo lo sostiene nei giorni dispari, mentre nei giorni pari passa all’incasso.
That’s capitalism baby.
Paolo Tex

giovedì 26 novembre 2015

TORINO FILM FESTIVAL (E POLITICA): E PER NULLA AL MONDO TORNEREI SUI MIEI PASSI (seconda e ultima puntata)

Mauro Laus, il potente presidente della Cooperativa Rear nonché consigliere regionale del Partito Democratico, lo stesso partito del sindaco Piero Fassino, nel 2012 dichiarò di voler querelare Loach e lo ribadì nel 2013: “E per nulla al mondo tornerei sui miei passi” disse il battagliero Laus, dalle righe de La Stampa, 6 novembre 2013 pagina 55.

Avrà avuto ragione il ruspante politico di sinistra(?)? Perché nessun giornalista osa andare in Consiglio Regionale oppure al Torino Film Festival a porre questa legittima domanda? Com’è andata a finire? Aveva ragione Laus oppure Loach?

Ken Loach è stato forse condannato? È stato assolto? Ha forse rinunciato, il buon Laus e forse s’è ritirato dalla scena politica? No, in totale assenza di contraddittorio, in questo nostro malato paese, Mauro Laus è stato eletto dai sodali del PD, Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte.

“Arduo contestare il significato ritorsivo, implicitamente intimidatorio delle sanzioni subite dai lavoratori Rear del Museo del Cinema (sentenza n. 31001/11 del  21.5.2013)”. E poi, gli scarni stipendi, i licenziamenti illegittimi, tutto ciò, se lavori sodo,  e fai parte del sistema, è titolo di merito per presiedere il Consiglio della Regione Piemonte. Parlapà!

La differenza, la distanza siderale tra la narrazione edulcorata di questi giorni  riguardante il TFF, emanazione di questa politica, che s’affaccia sui problemi del mondo (Levantesi Kezich) ma mai osa risolverli (spesso se ne nutre), e le verità di queste sentenze giudiziarie è la vera cifra del Sistema Torino. 

Il Premio del TFF attribuito a Ettore Scola e lasciato dal Maestro sulla scrivania di Piero Fassino affinché si prodigasse per far riassumere i lavoratori licenziati dalla coop del suo compagno di partito Mauro Laus è dunque un simbolo, il simbolo del corto circuito di questo sistema che è disposto a sacrificare e offendere non solo i lavoratori ma anche l’intelligenza  dei Maestri che fino a un minuto prima aveva celebrato. 

L’ultima domanda: cosa farà il nuovo Sindaco di Torino con il Premio che Fassino lascerà sulla scrivania di piazza Palazzo di Città?
federico altieri

"Rear, licenziamenti illegittimi. Condannata la coop", da Il Manifesto, 19.9.2014